TORBJORN OVERLAND AMUNDSEN.
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I BAMBINI DEL CREPUSCOLO.
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Titolo originale: BIAN SHEN.
Traduzione di: Alice Tonzig. Con Alessandro Storti.
2014. Adriano Salani Editore. MILANO.
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Questo libro  stato pubblicato con il contributo di NORLA (Norvegian Literature Abroad, Fiction and Non-Fiction).
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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SONO SOLO QUATTROCENTOVENTUNO IN TUTTO IL MONDO.
NASCONO, VIVONO, MUOIONO E SI REINCARNANO NEL CORPO DI BAMBINI.
SONO INCREDIBILMENTE INTELLIGENTI, MA NON POSSONO DIVENTARE ADULTI.
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Il sogno spar in un attimo.
Arthur era completamente sveglio, e c'era qualcosa di sbagliato, Non aveva bisogno di aprire gli occhi per sapere che si trovava nella stessa casa, nello stesso letto, nello stesso corpo di quando si era addormentato.
Si mise una mano sul cuore ed espir profondamente. C'era sempre una spiegazione.
Domani, come sempre, Arthur morir e si sveglier nel corpo di un neonato da qualche parte nel mondo.
Ha un'intelligenza e una memoria prodigiose e ha accumulato un sapere smisurato in settemila annidi reincarnazioni.
 uno dei "Bambini", individui che non diventano mai adulti, ma migrano da un corpo all'altro ogni quattordici anni. Sono sparsi in tutto il pianeta e comunicano attraverso un network segreto e altamente tecnologico. Il loro sapere  custodito in una biblioteca che raccoglie decine di migliaia di libri e si trova in un luogo segreto a Parigi.
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Nathaniel, un brillante studente universitario americano, ha elaborato un algoritmo che individua i Bambini, e da ora in poi la sua vita non sar mai pi la stessa. Ben presto, infatti, si trova catapultato insieme ad Arthur dalla Norvegia a Parigi, dal Galles al Parco di Yellowstone, per cercare di fermare Paolo, un Bambino capace di un odio divorante e deciso a distruggere il mondo. Un grande intreccio, a met fra il thriller e il mondo fantastico della tradizione del Nord Europa. Un fantasy innovativo e originale, con un ritmo scandito da una suspense inesorabile, alternata alle riflessioni del protagonista sulle scelte drammatiche che  chiamato a compiere. Un romanzo ricco di atmosfera e di suggestione, erede della grande tradizione di Philip Pullman e Jostein Giarder.
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L'AUTORE.
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Torbjorn Overland Amundsen, ha trentacinque anni, vive a Oslo ed  un giramondo. Si  laureato in Tecnologie dell'informazione alla Norvegian University of Science and Technology, ma ha anche studiato psicologia e filosofia. Scrive da quando aveva quindici anni, sia in norvegese che in inglese. I Bambini del crepuscolo  il suo primo romanzo, ispirato da un'idea che ebbe a venti anni, quando il suo interesse era rivolto soprattutto verso la psicologia e la filosofia.
 stato candidato dal Ministero della cultura norvegese al Premio per il miglior debutto del 2013 fra i libri per ragazzi.
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I BAMBINI DEL CREPUSCOLO.
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Dedicae ringraziamenti: Ad Anette e Arild, Ida Knapstad, Igor Dunderovic, Christian Fjellstad: senza di voi sarebbe stato un libro tutto diverso.
Grazie a Tord Ketilson Overland, Nikola Heitmann, Andreas Christensen, Kjersti Corneliussen, Synnpve Fjeldaas, Maria e Andr Grana, Grete Hasvold e Sanne Mathiassen.
Grazie di cuore a tutti quelli della Gyldendal che mi hanno aiutato con il libro, e un ringraziamento particolare
a Marianne Koch Knudsen che ha creduto in questo progetto fin dall'inizio.
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Prefazione.
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In realt non avevo pensato di aggiungere una prefazione,
ma scrivere un libro  un viaggio al termine del quale
l'autore pu ritrovarsi in un luogo completamente diverso
da quello che aveva programmato.
In questo libro ci sono due storie. Ogni capitolo  preceduto
da una piccola sezione contraddistinta da un numero
romano. Non voglio rivelare di cosa trattano queste
sezioni, ma sono scritte in modo tale da poter essere lette
in tempi diversi. La cosa pi naturale  leggerle nell'ordine
delle pagine del libro, ma si possono anche leggere
tutte assieme una volta finita la storia principale. Qualcuno
forse preferir fare entrambe le cose. Per correttezza
devo menzionare anche l'ultima alternativa, che  di non
leggerle affatto.
Qualunque sar la tua scelta, spero che la storia ti dar
tanta soddisfazione quanta ne ha data a me.
Cordiali saluti,
Torbjorn Overland Amundsen.
www.rilchned.com.
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1.
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Mi sveglia l'odore acre e mi ricordo che cos'.
I denti bianchi luccicano al bagliore della dea del cielo. Mi aspetto un ruggito, un ringhio, ma la mandibola si limita a
scendere verso la mia gamba e sparire. La mia testa batte contro il terreno mentre vengo trascinato via, ma non sento dolore. Alcune voci gridano il mio nome, ma la mia non c' pi. Il cielo  terso, tutti gli di abbassano lo sguardo su di me. Chiedo loro di salvarmi, di portarmi via, ma loro scompaiono nelle tenebre.
Ci fermiamo.
Sento soltanto il fiato corto che esce dalle narici. Ho una sensazione strana alla gamba, come se non fosse la mia. La bestia
molla la presa e si volta a guardarmi. Gli occhi brillano come fiammelle nel buio. Non vedo altro, ma sento che saltano gi
dagli alberi, corpi invisibili in uno stormire di fronde e in uno spezzarsi di ramoscelli.
Poi mi sono addosso, e per la prima volta urlo.
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Capitolo 1.
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Il sogno spar in un attimo. Arthur era completamente
sveglio, e c'era qualcosa di sbagliato. Non aveva bisogno
di aprire gli occhi per sapere che si trovava nella stessa
casa, nello stesso letto, nello stesso corpo di quando si
era addormentato. Si tir a sedere nel letto con un ansito.
Aveva in bocca un sapore di ferro e gomma. La luce
della radiosveglia, di un neon azzurrino, dava alla sua
pelle un colorito malato. 06,42. Mancavano ancora quarantotto
minuti al suono della sveglia. Arthur and alla
finestra e sollev la tenda avvolgibile. La luce gli fece male
agli occhi. Il quartiere era ancora silenzioso. Si mise
una mano sul cuore ed espir profondamente. C'era
sempre una spiegazione.
Si ricordava il giorno in cui era nato in quella famiglia.
Era stata una giornata strana. Quando lo avevano visto
per la prima volta, i genitori erano stati felici e addolorati
allo stesso tempo. Felici per l'arrivo del primogenito,
addolorati per la perdita di un padre e di un suocero.
Il nonno di Arthur era morto poco prima della sua nascita,
e il dolore era evidente sul volto del padre. No, non
aveva sbagliato data. Arthur sedette alla scrivania e guard
il diario, che stava nascosto alla bell'e meglio sotto alcuni
fumetti. Quante volte si era immaginato quella mattina?
I genitori e le sorelle che sarebbero venuti a svegliarlo
cantando, la colazione e i regali, solo per essere
testimoni di un tragico mistero che avrebbe segnato il resto
delle loro vite. Fece scorrere le pagine con il pollice.
Molte erano riempite con fotografie fatte da lui stesso. Si
ferm alla pagina con la grande macchia bruna. Ricordava
bene che sua sorella ci aveva versato sopra un bicchiere
di coca, e cominci a piangere. La carta era corrugata,
e faceva pensare a una lingua scritta che il mondo aveva
dimenticato da tempo. La sua grafia era veloce e incurante,
ma non priva di una certa eleganza. Pi che leggerle,
le parole se le ricordava.
Sono io che sono strano quando mi chiedo come dev'essere
morire? Sono strano quando mi domando come dev'essere perdere
un genitore o una sorella? Mi immagino come sarebbe, come
mi sentirei. Una parte di me teme che non sarei triste. Non
ho alcuna paura della morte. Essere morti  cos diverso da dormire
per sempre? Se tutti gli esseri umani morissero in contemporanea,
sarebbe triste? Non  forse chi rimane, i congiunti, a
soffrire? Ma anche questo passa, dicono. Tutto passa. Tutti
muoiono. E tutti dobbiamo usare il tempo che ci  concesso nel
miglior modo possibile.
Arthur sapeva che non tutto passa, non completamente,
ma qualche volta era meglio crederlo. Non aveva
scritto quel diario per se stesso. Era destinato alla sua famiglia,
perch potesse in qualche modo alleviare il loro
dolore. La foto che lo ritraeva sulla scrivania era del suo
scorso compleanno, e Arthur fissava qualcosa sulla sinistra
del fotografo, non ricordava cosa. Un normalissimo
tredicenne, alto per la sua et, con i capelli biondo scuro,
gli occhi blu-verdi e un naso un po' storto che nessuno
sapeva da chi avesse preso. Gett il diario sul letto.
06,47. Non ricordava l'ultima volta che aveva provato
ci che provava in quel momento.
Paura? Panico?
And in bagno. Dal viso l'acqua fredda gli gocciol sul
petto, facendogli accapponare la pelle. La faccia allo
specchio era ancora la stessa, cos'altro si era aspettato?
Aveva cominciato a crescere presto, come sempre. Sua
madre diceva che era grande per la sua et, cosa di cui lui
non dubitava, anche se non per gli stessi motivi. Studi
minuziosamente ogni singolo dettaglio di se stesso, cercando
un qualsiasi elemento che potesse rivelare che in
effetti qualcosa era cambiato dal giorno prima. Non trov
nulla.
Aveva sul serio compiuto quattordici anni?
Si pass le mani sul viso. Entro una mezz'ora la famiglia
sarebbe entrata nella sua stanza con regali e auguri, e
per qualche ragione lui era ancora l, vivo. Aveva fatto
piani a lungo per quel giorno, preparandosi a ritrovarsi
ancora una volta imprigionato in un corpo indifeso e appena
nato.
Ma per quella situazione non aveva alcun piano.
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2.
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Urlo.
Mi fa male dappertutto, ma il corpo non mi sembra il mio.
Cerco di aprire gli occhi, ma le palpebre restano immobili. Tutti
i suoni sono attutiti, come sul fondale di un fiume. E sono bagnato,
ma non mi trovo sott'acqua. L'aria fredda sulla pelle
cancella per un istante il dolore, mentre il gelo mi attraversa
e mi scuote. Rumori dappertutto, rumori che non ho mai sentito.
Vengo sollevato e scagliato in aria, il mondo rotea. I miei occhi
vengono aperti a forza. Un bruciore. Ombre enormi passano
davanti a me come demoni nella notte. Vedo qualcosa avvicinarsi,
un gigantesco volto bianco che sghignazza. Un altro urlo mi svuota i polmoni.
Sono giunto nel regno dei morti.
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Capitolo 2.
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La sedia fin sul pavimento con un rumore a met tra il
canto di una balena e la sirena di un battello a vapore, e
Nathaniel rabbrivid dentro, anche se stava ascoltando
musica con gli auricolari. Christian si alz, stiracchi le
braccia, sbadigli rumorosamente e disse qualcosa. Nathaniel
si sfil gli auricolari e soffi via la frangia dagli occhi.
Cosa hai detto?
Ho detto che  ora di cominciare il fine settimana.
Erano quasi le tre e mezzo, e Nathaniel fu sorpreso
che il suo compagno d'ufficio non avesse gi cominciato
ufficialmente il weekend da un bel po'.
Hai piani per il fine settimana? chiese Christian.
Devo lavorare.
Lavori gi abbastanza. Hai bisogno di una festa. Anche
ai geni serve una pausa ogni tanto, lo so benissimo.
Fa bene al cervello farsi distrarre un po'. Specialmente
da ragazze carine del primo anno. Chiedono di te, sai?
Nathaniel non era sicuro che alle piccole carine facesse
altrettanto bene essere distratte da Christian. Quanto
a lui, doveva ancora incontrarne una con cui fosse davvero
interessante parlare. A volte si chiedeva se Christian
mettesse volutamente in giro storie su di lui. Mezzo
afroamericano, un quarto indiano, un quarto bianco,
cento percento misterioso.
I satelliti saranno pronti entro oggi, quindi...
Davvero? Entro oggi?
S rispose Nathaniel, e si pent subito di averlo detto.
Ok, allora capisco. Wow. Chi l'avrebbe creduto?
Io, per esempio?
Be', certo. Allora speriamo in risultati positivi, e...
Nathaniel si alz di scatto spingendo indietro la sedia
con un nuovo raschio stridente. Andr bene. In bocca al
lupo per stasera,  una festa grande.
S, sar fantastico.
Non ne dubito. Mi racconterai luned.
Non lo intendeva sul serio, ma qualsiasi cosa era meglio
che parlare dei risultati che aspettava. Christian spar
fuori dalla porta, in ritardo come sempre. Nathaniel si
prese dell'acqua dal bollitore. Il dipartimento era gi
vuoto, per fortuna.
Mancava poco alle sei quando inizi a sentire i morsi
della fame. A pensarci bene, non mangiava dalla colazione.
Non rimaneva altro da fare che aspettare i risultati.
Se tutto era andato secondo i piani, i satelliti dovevano
aver svolto il proprio lavoro. Certo, ci voleva del tempo
per la trasmissione dei dati, ma nemmeno tantissimo. Le
dita gli prudevano dal desiderio di scrivere una mail per
sapere se la trasmissione era andata a buon fine, ma lasci
perdere. Per per sicurezza compose la mail e la salv
nelle bozze. La pazienza poteva pure essere una virt,
ma non ancora una delle sue.
Spense il computer, controll di avere le chiavi, il portafoglio
e il cellulare e usc. Sul prato la gente si godeva il
sole, circondata da borse, vestiti, termos e pile di libri e
carte. Due persone si lanciavano a vicenda un frisbee, irritando
tutti gli altri. Nathaniel era felice di aver finito il
periodo degli esami.
Scelse una direzione che gli permetteva di avere il sole
in faccia, e si incammin.
Dopo quattro anni aveva provato quasi tutte le combinazioni
di ciascun percorso del campus, ma gli piaceva la
sfida di ricordarsele tutte e di crearne di nuove. Si ricordava
il primo giorno in cui era arrivato, un ragazzino sedicenne
dagli enormi riccioli neri. Se li era subito tagliati.
Sembrava una vita fa. Solo quando si era seduto sull'erba
davanti all'istituto con i libri appena comprati aveva
realizzato di aver cominciato gli studi universitari. Era facile
ricordare quella sensazione. La pensava come un'immagine,
ma era molto di pi di una semplice fotografia.
Non gli piacevano le comuni fotografie: quando vedeva
quelle della sua infanzia non si ricordava mai nulla, tranne
quello che gli era stato raccontato. Perfino le foto dei
primi anni dell'adolescenza non corrispondevano a veri
ricordi. Che senso avevano i ricordi se non erano i suoi?
Cos, invece di una macchina fotografica, Nathaniel possedeva
una sua propria tecnica. Anche se forse non era
corretto dire che era sua, perch non la controllava del
tutto. Quando era il momento giusto, o quando una sensazione
lo colpiva mentalmente e fisicamente, si fermava
ad assaporare l'attimo, e sapeva che avrebbe potuto ricordare
quell'esatto momento in seguito. Qualunque cosa lo
poteva far scattare: la sensazione delle gocce di pioggia
sul viso, capire un problema di matematica, l'odore di
un libro nuovo o sentirsi felice senza alcun motivo apparente.
Perch funzionasse, perch lui fosse in grado di ricordare
con precisione quegli attimi a distanza di tempo,
non lo sapeva.
Due ricordi gli balzarono in mente mentre camminava.
Il giorno che aveva avuto l'idea del progetto, e la notte
in cui aveva finalmente risolto le equazioni necessarie
per portarlo a termine. Si ricordava soprattutto la notte,
perch si era ripromesso di tenere a mente l'attimo in cui
aveva finito. Era passato pi di un anno, e da allora aveva
svolto ancora una quantit incredibile di lavoro, ma in
quel preciso momento aveva avuto l'assoluta convinzione
di essere nel giusto. Tutti i dubbi erano scomparsi per
non ritornare mai pi. Neppure il suo maestro e mentore,
che alla fine era arrivato a chiamare l'intero progetto
pseudo-scienza, rifiutandosi di parteciparvi, era riuscito
a convincerlo del contrario. Nathaniel si fidava nel modo
pi assoluto della matematica. Una prova matematica
non si poteva ignorare, come non si poteva negare che
uno pi uno fa due. Lo aveva deluso che il mentore
non avesse capito le formule, nonostante Nathaniel gliele
avesse spiegate per ore. A dire il vero non le capiva
nessuno. Ma da quel giorno non ne avrebbero avuto bisogno,
i risultati avrebbero parlato da s. Avrebbero parlato
per lui. Per la prima volta nella storia si sarebbe saputo
esattamente quanti abitanti ci fossero sulla Terra.
Be', quasi: la gente moriva e nasceva a ogni secondo, e
il sistema non poteva venir aggiornato in continuazione.
Ma il suo nome sarebbe stato associato per sempre a
qualsiasi censimento. Tir fuori il cellulare e controll
che le impostazioni di avviso fossero giuste. Si chiese se
quella capacit di controllare e preoccuparsi per cose che
in fondo sapeva essere a posto non l'avesse ereditata da
uno dei genitori. Dubitava che fosse toccata a Martha, la
sorella maggiore, ma una volta doveva chiederlo a Emma.
Era lei la pi simile a lui.
Quando il cellulare finalmente squill, Nathaniel si
trovava dalla parte opposta del campus. Torn all'ufficio
sudato e affannato, e si mise subito a scaricare i dati. Da l
a poco tutto fu pronto: non gli rimaneva che eseguire il
programma che avrebbe confermato il suo trionfo. Doveva
solo scrivere la riga di comando e premere Invio. Pens
che una piccola fanfara sarebbe stata appropriata, ma
tutto quello che accadde fu che la riga di comando spar.
Perch non aveva inserito una qualche sorta di indicatore
che mostrasse l'avanzamento del processo? Non era un
errore, ma il non averci pensato lo irritava. Allo stato delle
cose, era impossibile vedere con che velocit venivano
elaborati i dati. L'unica indicazione che qualcosa stava
succedendo era il rumore dell'hard disk, che sembrava
voler fuoriuscire dal suo piccolo guscio metallico. E
non era un suono rassicurante. Nathaniel prese in mano
The Reality Dysjunction di Peter F. Hamilton ed estrasse alcune
bustine di t dal cassetto. C'era ancora acqua nel
bollitore, ma la butt via e ne fece bollire di nuova prima
di tornare a sedersi. Come al solito aveva dimenticato il
segnalibro e cominci a scorrere le pagine cercando il
punto a cui era arrivato. Trov il paragrafo, ma c'era
qualcosa che non andava. Gli ci vollero alcuni secondi
per realizzare che era il silenzio a disturbarlo. L'hard
disk mostrava una mancanza di attivit alquanto sospetta.
Nathaniel rimosse il salvaschermo, e un breve messaggio
lo inform che tutto era stato eseguito correttamente.
Apr la mappa e vi trov cinque file di immagini,
proprio come si aspettava. Eppure non poteva essere
giusto. Per comporre tutti i file il computer avrebbe dovuto
impiegare almeno qualche ora. Nathaniel clicc due
volte sul file, cos lentamente che invece di aprirlo cominci
a redigerne il nome. Imprec tra s a voce bassa.
Lo schermo venne coperto da un'immagine dell'Africa
di Google Earth che aveva gi visto troppe volte in passato.
Aveva creato lui stesso il programma che permetteva
di collocare le localizzazioni del GPS sulla carta geografica.
Non fu sorpreso che l'immagine fosse la stessa
di sempre. Avrebbe dovuto essere piena di puntini bianchi,
ciascuno rappresentante una persona, ma naturalmente
non poteva funzionare al primo tentativo.
Avvi uno degli altri programmi.
Controll l'insieme dei dati grezzi ed estrasse alcuni
singoli risultati. Le coordinate arrivarono, una dopo l'altra.
Dopo trenta risultati lasci perdere. Doveva esserci
qualche errore nel disegno sulla carta. Ingrand le dimensioni
di uno dei puntini bianchi e inser il risultato
di un test nel centro dell'Africa. Anche quello funzion
come doveva. Nathaniel appoggi il gomito destro sulla
scrivania e si sostenne il viso con la mano, mentre con la
sinistra si tamburellava sulla coscia. Avvi il programma
da capo, ritrov il suo libro e bevve un sorso di t tiepido.
Ottenne lo stesso risultato.
Il mondo non aveva abitanti, ma i test indicavano che
tutto era a posto. Anche se era una cosa stupida, ingrand
la dimensione di tutti i puntini e apr di nuovo l'immagine.
Si riappoggi all'indietro sulla sedia.
In Africa si trovavano circa ottanta persone.
Questo spiegava un problema, ma ne poneva almeno
uno nuovo. A Nathaniel si torse lo stomaco. Non aveva
voglia di avviare l'ultimo programma che aveva preparato.
Era quello che avrebbe dovuto fornire la cifra di cui
tutto il mondo avrebbe parlato nei giorni successivi,
quello che avrebbe dovuto essere il suo trionfo.
Quattrocentoventuno.
C'erano quattrocentoventuno persone sulla Terra. Nathaniel
si mise a ridere. Era una bella cifra, ma non esattamente
una cifra che il mondo avrebbe notato. Le dita
cercarono la frangia e la tirarono di lato. Ci sarebbe voluta
un'eternit per controllare i dati, per non parlare di
ripetere tutto il processo matematico, ma non aveva molte
alternative.
Erano le cinque di mattina quando torn a casa a dormire.
Non c'era nemmeno un errore. Nathaniel non sapeva
se questo doveva tranquillizzarlo o allarmarlo. I dati producevano
ogni volta la stessa quantit di risultati, e solo
un segnale era forte abbastanza da poter essere collocato
con relativa precisione. L'ultima cosa che Nathaniel fece
fu mandare una mail alla persona di riferimento con un
nuovo programma di controllo per verificare la calibrazione
dei satelliti, assieme alla richiesta di poter effettuare
un nuovo test. Clicc su Invio con uno strano presentimento.
Il cellulare lo strapp al sonno con la suoneria consueta.
Non pens neanche a che ore fossero prima di controllare
la mail. Non era quello che aveva sperato. Il direttore
d'istituto, Reynolds, voleva incontrarlo per discutere il
futuro e il proseguimento del suo lavoro. A Nathaniel
la formulazione non piacque per nulla. Reynolds suggeriva
di vedersi in un piccolo caff appena fuori dal campus
quella domenica. Gi di per s questo era strano, ma
Nathaniel rispose di s: se non altro, forse Reynolds poteva
aiutarlo a procurarsi pi tempo con i satelliti.
Gli serviva pi tempo.
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3.
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Sono vivo.
Gli di hanno ascoltato la mia preghiera e mi hanno restituito
la vita. Ho il corpo di un bambino. Braccia e gambe fanno ci
che vogliono loro, ma ci vedo e ci sento come prima. In questa
terra di di parlano una lingua tutta loro. Tutti sono stranamente
pallidi e bianchi. Non ho mai freddo, ma il calore non
 nemmeno cos forte da fare dell'ombra la mia migliore amica
nelle ore diurne.  tutto tanto diverso. La notte non hanno paura
della foresta, ma ridono e danzano davanti alla dea del cielo, che splende su di noi.
Tutti i giorni ringrazio gli di per la mia nuova vita fra i loro prescelti.
Ma sembra che non sappiano dove sono, che cosa mi  stato donato.
Vedono solo un bambino.
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Capitolo 3.
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Tanti auguri, ragazzo mio.
Il pap si chin in avanti per abbracciarlo. Arthur si
sforz di produrre un sorriso sincero. Il pap, la mamma,
Julie ed Emilie gli si sedettero intorno a semicerchio.
Emilie stringeva in mano il suo regalo. Anche i genitori e
Julie avevano un regalo ciascuno, ma prima che Arthur
potesse aprirli dovevano mangiare la colazione che avevano portato con s.
Possiamo aprire i regali adesso? chiese Emilie impaziente,
finito di mangiare. Aveva cinque anni ed era
la pi piccola delle due sorelle. Julie ne aveva dodici.
 Arthur che apre i regali oggi disse la mamma.
Emilie riflett guardando il pacchetto che aveva in
mano. Ma questo lo posso aprire io per lui annunci con un gran sorriso.
La mamma indic Arthur con la testa. Devi chiedere
ad Arthur se ti d il permesso.
Arthur, posso aprire il pacchetto? chiese Emilie
strascicando le parole. Per piacere aggiunse in fretta.
Solo se fai molta attenzione rispose Arthur.
Emilie si lanci ad aprire il pacchetto con la massima
prudenza, cosa che avrebbe richiesto un certo tempo. Julie
gli diede il suo regalo assicurandolo che poteva cambiarlo
se non gli piaceva. Era una scatola, ma era fatta apposta
per ingannarlo, perch dentro c'era un libro di
elettronica con esperimenti del tipo fai da te'. Un'idea
creativa, per essere di Julie, e Arthur non fu sorpreso
di ricevere un kit di elettronica dai genitori.
Spero che ti piaccia. Il tizio che lo vendeva ha detto
che forse era un po' complicato per un quattordicenne,
ma abbiamo pensato che te la saresti cavata bene disse il pap.
Grazie mille. Mi sembra molto bello.
Arthur rimase a fissare la scatola, coi pensieri che gli si
affollavano nel cervello. E se Bian Shen si fosse verificato
all'improvviso in quel momento? Oppure se fosse successo
a scuola? Di colpo si rese conto di quanto avesse il corpo
irrigidito e di quanto fosse stato perso nel proprio mondo.
Grazie mille disse di nuovo, protendendosi verso la
madre per abbracciarla.
Ti tremano le mani, sai? fece lei.
Lo vedeva anche lui: tremavano leggermente. La madre
gli mise una mano sulla fronte. Febbre non ne hai.
I Bambini non venivano colpiti dalle malattie. Erano
immuni a tutto, e Arthur non era stato ammalato neppure
un solo giorno in quel corpo, cosa che la madre di
quando in quando menzionava con orgoglio.
Che strano. Arthur tese le mani davanti a s e le
guard. Non credeva alle casualit.
Ti fa male da qualche parte? domand la mamma.
Arthur fece finta di controllare. No, sono solo stanco.
Sei stato di nuovo alzato fino a tardi ieri?
Non stanco per il sonno. Stanco nel corpo. Come se
avessi sciato tutto il giorno.
La mamma guard il pap, che si strinse nelle spalle.
Emilie aveva finito di scartare il regalo, e gli gett un
libro in grembo. Ecco disse, sorridendo soddisfatta.
Arthur guard il libro. Era un romanzo di Umberto
Eco, un libro che una volta en passant aveva detto al pap
di voler leggere. La mamma si alz dal letto e sollev la
tenda avvolgibile. Per un attimo tutti socchiusero gli occhi
a causa del sole.
Vedi se ti passa quando ti alzi disse la mamma.
Non pass. In un attimo di assurdit Arthur chiese al
padre se era sicuro che lui fosse nato in quella data. La
situazione non avrebbe dovuto inquietarlo cos tanto: dopotutto
non era che un giorno di ritardo. Un ritardo, per,
che non si era mai verificato nel corso di migliaia di
anni. Di per s avrebbe dovuto essere una piacevole sorpresa,
ma il corpo non era d'accordo. Non si faceva la comune
illusione di avere il controllo, come la maggior
parte delle altre persone, e si era trovato in situazioni veramente
incontrollabili abbastanza spesso da sapere come
gestirle. Ma sapeva anche che tutti hanno bisogno
di una certa sensazione di sicurezza, reale o meno. E
ora che uno dei pilastri della sua vita stava per crollare,
sentiva il suo controllo sparire con una rapidit inquietante.
Perch aveva ancora tanta sete?
Scese in cucina e tir fuori il latte dal frigo, ma il cartone
gli scivol tra le mani, come se tutte le forze l'avessero
abbandonato, e gli atterr sul piede schizzando latte
tutt'attorno. Arthur si fiss le mani. La macchia di latte si
allarg sul pavimento, incanalandosi nelle fughe tra le
piastrelle. Gli fece venire in mente un vecchio sistema
di irrigazione che aveva costruito una volta. Dov'era stato?
Persia? Cina?
Arthur, puoi prepararmi un panino da portar via per
il pranzo? La voce della madre dal corridoio. Arthur?
La madre entr in cucina, mentre Arthur carponi sul
pavimento asciugava il latte con una spugnetta e carta assorbente.
Cos' successo?
Mi  caduto.
La mamma non disse nulla, ma Arthur sapeva che la
sua preoccupazione aveva raggiunto il punto in cui non
se la sarebbe scrollata di dosso con facilit. Christian,
puoi star dietro a Emilie? chiese.
Certo rispose il pap allegramente.
La madre and nella stanza della lavanderia, torn
con uno straccio, lo depose sulla macchia di latte e fin
di pulire. Arthur si sedette al tavolo e cerc di sembrare
spossato, cosa che gli riusc pi facile di quanto avesse
creduto. La madre tagli in fretta alcune fette di pane.
Posso rimanere a casa oggi? chiese Arthur.
La madre si ferm e lo guard. Non hai febbre. Esit.
Ti senti davvero cos poco bene?
Non sono riuscito a tenere in mano un cartone di latte.
Noi andiamo! grid il pap.
Ok. Torna a letto. Ti telefono pi tardi. La madre lo
abbracci e usc dalla cucina, senza il panino.
Il pranzo! le grid dietro Arthur.
La situazione non gli piaceva per nulla. Probabilmente
Bian Shen si sarebbe verificato la notte successiva. Conosceva
sua madre: si sarebbe rimproverata per il resto della
vita di non aver capito che lui stava male sul serio.
E se non avesse trasmutato?
Non voleva pensarci, ma era difficile non farlo. Era mai
accaduta una cosa simile a qualcuno dei Bambini? Non
c'era alcuna possibilit di collegarsi al Network. Il suo conto
veniva chiuso automaticamente il giorno del suo quattordicesimo
compleanno e non veniva riattivato prima di
diciotto mesi esatti, quando aveva di nuovo un anno e
mezzo. Poteva provare a contattare alcuni degli altri attraverso
un normale account MSN o Skype, ma ci sarebbero
volute ore prima che fossero disponibili.
Quando alla fine anche Julie usc, sent chiudere a
chiave la porta. In casa c'era un insolito silenzio. Le mani
gli tremavano ancora. Cosa gli stava accadendo? Non c'erano
molte certezze nella sua vita, ma il fatto che non
aveva mai vissuto il giorno del suo quattordicesimo compleanno
era una di queste. Nessuno nel Network discuteva
pi il perch fossero cos, ma non erano mancate le
teorie. Vivevano in eterno come bambini, senza alcun
motivo apparente. Ma ci doveva pur essere una ragione.
C'era sempre una ragione. Qualcuno diceva che se fossero
diventati adulti avrebbero governato il mondo, ed era
per quello che non gli era mai concesso di crescere. Arthur
non avvertiva una grande necessit di governare il
mondo, ma per lui e per gli altri Bambini riuscire a diventare
adulti era una sorta di Santo Graal. C'erano cose
pi importanti da realizzare che scalare i vertici di una
gerarchia di potere.
Dubitava che gli altri gli avrebbero creduto.
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4.
...
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...
Finalmente i loro suoni significano qualcosa.
 una lingua tanto strana. Non hanno la parola "ma non" "dita". Solo "braccio", Fsisle un pronome per "quelli che non siamo
noi", ma non capisco chi siano costoro. Cerco di parlare con loro, ma la mia voce non mi obbedisce. Riprovo ancora e ancora, ma loro ridono di me. Mio padre mi getta in aria. E mi chiama con un nome che non capisco. Ma io non rido.
Credevo di vedere lo stesso mondo che vedono loro, ma ogni tanto ne scorgo un pezzetto e non mi sembra la stessa cosa.
Come mai gli di ci hanno creati tanto diversi?
Alcuni prescelti si sono fatti dipingere il corpo in onore di un dio, poi hanno fatto un duello all'ultimo sangue, non capisco perch. Nessuno ha pianto, nessuno ha gridato, c'era soltanto un silenzio che non capivo. Un Inno di onore, di qualcosa che continua a vivere dentro di loro. Di qualcosa che verr, da loro quando saranno adulti.
Non so se ho voglia di conoscere quest'essere.
...
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...
Capitolo 4.
...
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...
La rastrelliera per biciclette fuori dal caff era piena, e Nathaniel dovette incatenare la sua a una rete metallica un
po' pi in l lungo la via. La luce del sole rendeva impossibile
vedere attraverso le finestre del locale. Apr la porta
e fu investito da un turbine di suoni che non fece esultare il
suo bioritmo. La musica era l'unica cosa su cui era possibile
concentrarsi nella miriade di conversazioni con cui gli
studenti tentavano tenacemente di coprire il volume dei
loro vicini. Nathaniel non pot fare a meno di chiedersi
se non sarebbe stato pi semplice essere uno di loro -
uno che a malapena sapeva cosa voleva, uno che non aveva
la possibilit di cambiare il mondo e gli stava bene cos.
Ma sospettava che parecchi di quelli il mondo lo volessero
cambiare davvero, qualunque cosa ci potesse significare.
Il caff era una grande stanza rettangolare, con un
lungo bancone alla parete di fondo. Un'antiquata scala
a chiocciola conduceva al piano superiore. Gruppi di sof
scuri e logori erano sparsi dappertutto come piccole
colonie. In quel locale nessuno stava seduto da solo. Quasi
tutti sembravano occupati a discutere, e i pi infervorati
si notavano perch gesticolavano con le braccia, anzich
solo con le mani. Le pareti erano stracolme di quadri,
fotografie, manifesti e cartelli in lingue che Nathaniel
non conosceva. Nell'aria aleggiava un vago sentore
di spezie. In un certo strano modo tutto si armonizzava
bene, ma non avrebbe saputo dire se era un effetto voluto
o se i diversi elementi si fossero intrecciati assieme col
tempo, come un esperimento organico fuori controllo.
Non vide Reynolds da nessuna parte.
La scala a chiocciola era abbastanza ripida da rappresentare
un rischio per chi voleva salirci. Sopra, il volume
della musica era pi basso. Reynolds sedeva a un tavolo
vicino alla finestra e doveva essere arrivato in anticipo,
oppure aveva riservato il posto. Teneva un foglio davanti
a s con il braccio teso mentre sorseggiava cautamente
una tazza di caff. Quando vide Nathaniel, si alz.
Eccomi, buongiorno disse Nathaniel, allungando la
mano per salutare e lanciando un'occhiata ai fogli che
giacevano sul tavolo.
Buongiorno.  un bel po' che non ci si vede. Siediti.
Ho ordinato un caff: qui sono pi famosi per il t, ma io
sono sempre stato un amante del caff.
Reynolds si sedette di nuovo, riordin il blocchetto di
fogli e allung a Nathaniel un menu.
Io consiglio il sandwich al pollo tandoori,  ottimo.
Ah, s, mangiare fece Nathaniel, come se fosse qualcosa
a cui non aveva mai pensato. Come si ordina? Viene
qualcuno qui?
Si ordina al piano di sotto, e si d il numero del tavolo.
Reynolds indic una targhetta di metallo sul bordo
del tavolo su cui era inciso il numero otto.
Nathaniel scese gi al bar. Il sandwich al pollo andava
bene, come peraltro qualsiasi altra cosa sul menu, cos ordin
quello e un bicchiere d'acqua. Avevano solo acqua
in bottiglia, e non era possibile farsi dare acqua di rubinetto.
Non era nemmeno economica, e guarda caso nel
bicchiere c'erano cubetti di ghiaccio. Gli venne voglia di
domandare se avevano fatto il ghiaccio con acqua di bottiglia,
o se l'acqua normale non avrebbe forse inquinato
la sua preziosa bibita, ma il ragazzo dietro il bancone non
sembrava particolarmente ricettivo all'ironia n al sarcasmo.
Nathaniel ritorn da Reynolds, che sedeva di nuovo
sprofondato nelle sue carte.
Mi affascina la nanotecnologia.  fantastico cosa sono
gi riusciti a fare. Immagina dove possono arrivare
tra qualche anno. Ne sai qualcosa?
Non molto, ma so in cosa consiste.
Reynolds annu con forza.  uno dei campi in crescita
pi rapida. Probabilmente ci daranno abbastanza finanziamenti
per mettere in piedi un laboratorio nuovo
di zecca. Ma basta parlare di questo. Come va?
Nathaniel cominci a versare l'acqua nel bicchiere.
Bene. Sono stati mesi intensi, ma adesso credo di essere
vicino alla fine del lavoro. In un modo o nell'altro
ce l'avrebbe fatta. No, non poteva vederla cos.
Mmh, mmh... fece Reynolds mentre prendeva un
sorso di caff. E cosa hai pensato di fare dopo?
Non ci ho pensato per nulla. Prima voglio concludere
il progetto.
Lo posso ben capire.  una virt portare a termine le
cose. Ma a qualcosa avrai pur pensato.
No rispose Nathaniel, ma ebbe una piccola esitazione.
Certo, aveva sempre idee, era cos che funzionava la
sua testa, ma per il momento non gliene importava nulla.
Ci sono diversi progetti interessanti che cominciano
all'istituto tra breve, specialmente nel campo della nanotecnologia.
Ci sar un incontro informativo a questo proposito
la settimana prossima. Ti interesserebbe venire?
Be', a dire il vero... cominci Nathaniel, e vide Reynolds
appoggiarsi allo schienale della sedia con una ruga
sulla fronte. S, insomma, potrebbe essere un'idea.
Ecco,  una buona idea, no? E mercoled all'una, nella
presidenza dell'istituto. Ci sono solo pochi invitati.
Reynolds si schiar cautamente la voce. Tra l'altro, mi
hanno telefonato a proposito dei satelliti a cui ha accesso
l'universit: tu hai espresso il dubbio che fossero calibrati
in modo giusto o qualcosa del genere, vero?
Nathaniel quasi rovesci la bottiglietta d'acqua.
S, penso che non lo siano. Ho ottenuto dei risultati
strani, ma tutti i miei programmi funzionano perfettamente,
cos ho pensato che ci potesse essere qualcosa
che non andava nei satelliti.
E cos hai scritto un programma di calibrazione e
glielo hai mandato? annu Reynolds.
S, ci  voluta quasi tutta la notte, ma ormai conosco
piuttosto bene il sistema. Avrebbe anche potuto dire
"meglio di chiunque altro".
Quindi l'hai scritto solo in una notte?
S.
Reynolds scosse la testa. Be', hanno eseguito il tuo
programma, e ha funzionato molto bene.
Ah, s? E hanno trovato qualche guasto? Nathaniel
si sent la pelle d'oca sulle braccia.
Da quello che ho capito, no. Ma hanno scoperto un difetto
di regolazione che avrebbe potuto diventare un problema
se non l'avessero corretto in tempo. Sono molto
contenti del tuo programma.
Non c'era nessuna anomalia nei satelliti?
No. Funzionano come devono funzionare.
Doveva esserci qualcosa che non andava. E ne sono
assolutamente certi?
Cos ho capito. Perch credevi che ci fosse un guasto?
I mie risultati non hanno senso borbott Nathaniel
quasi tra s.
Cos' che non va? Stai cercando di localizzare gli esseri
umani via satellite perch il cervello invia una sorta
di segnale, non  vero?
No, non ... Nathaniel si ferm. Non  un segnale.
I satelliti sono stati configurati per misurare speciali interferenze
nello spazio-tempo.
Giusto, adesso ricordo. Era l'ipotesi che la complessit
e il contenuto di informazioni nel cervello sia cos
grande da influenzare perfino lo spazio-tempo, quasi come
la gravitazione?
Esatto.
Ecco com'era. E una teoria interessante.
Nathaniel sent quel che si celava dietro a quella frase,
come tante altre volte in passato. Non esisteva alcuna
possibilit di convincere le persone a parole, e nessuno
capiva la matematica.
Reynolds ricominci a parlare guardando fuori dalla
finestra. Non so se ne sei al corrente, ma c' stata una
grande discussione sul darti accesso ai satelliti. La manutenzione
costa una fortuna, e per ogni minuto che li diamo
in affitto riceviamo buoni proventi. Nessun altro studente
ha ottenuto lo stesso tuo grado di accesso. Diverse
persone si sono espresse, diciamo cos, criticamente nei
confronti di un simile impiego del tempo. Se non fosse
stato per gli algoritmi che hai scritto, che hanno ridotto
il consumo di elettricit dei satelliti, non avresti mai avuto
il permesso. Hai impiegato un mese per una cosa che
 costata ad altri enormi quantit di tempo e denaro,
senza risultato. E adesso hai scritto un programma di calibrazione
in una notte. Reynolds sorrise, ma il sorriso
era tutt'altro che benevolo. Ma nonostante questo, non
riesco a farti concedere pi tempo. Costa semplicemente
troppo, e il tuo lavoro , be', troppo sperimentale. E in
pi, dato che non puoi mostrare dei risultati concreti,
ma hai registrato solo delle interferenze casuali, c' davvero
poco che io possa fare.
Nathaniel sapeva bene quel che aveva voglia di dire,
ma non riusc a proferire parola. Non era n sorpreso
n deluso. Dal ristretto punto di vista di Reynolds, era
comprensibile, si trattava solo di interferenze casuali.
Tu sei un brillante pensatore, Nathaniel. Forse il migliore
che abbiamo avuto da anni. Non c' nessun progetto
che non ti vorrebbe come partecipante.
Nathaniel sentiva quello che Reynolds diceva, ma non
lo stava ascoltando. Una parola gli ronzava senza posa
nella testa: casuale. I pensieri gli uscirono di bocca prima
che avesse avuto l'intenzione di dire qualcosa.
Non sono casuali.
Cosa vuoi dire? fece Reynolds sorpreso.
Le mie registrazioni. Non sono casuali, non possono
essere casuali. La superficie della Terra consiste al settanta
percento d'acqua, ma tutti i miei puntini erano sulla
terraferma. Erano ben distribuiti attraverso i diversi continenti,
ergo non possono essere casuali! Si alz e tese la
mano a Reynolds. Scusi se il nostro incontro  cos breve,
ma devo controllare immediatamente una cosa. Mi
dispiace davvero. Faccio un salto nel suo ufficio luned.
I satelliti avevano captato qualcosa. Quando Nathaniel
si fiond in sella alla bicicletta, stava gi pensando a cosa
poteva essere. Solo quando fu arrivato a met della strada
per l'ufficio si ricord del panino che aveva ordinato.
Cerco di parlare con loro, ma non riesco a ricordare le parole.
Sento la mia voce,  ancora quella di un bambino: un guazzabuglio
incomprensibile, anche se so che cosa devo dire.
Loro non fanno che ridere di me.
Alla fine disegno per terra. La mano mi colpisce prima che io
abbia il tempo di reagire. Un dolore bruciante, ma in tutto quel
fiume di parole mi dimentico di piangere. I tabu, proibito. Solo i
corpi possono essere onorati con la lingua degli di, e solo quelli
che ne sono degni, dominano di di cui io non ho mai sentito
parlare, di che ti spaventano quando se ne pronuncia il nome.
Li vedo, sono come estranei per me. ma ho un solo pensiero:
perch dio mi ha mandato qui?
...
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...
Capitolo 5.
...
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...
Arthur apr gli occhi e fiss il soffitto, senza avere la pi
pallida idea di dove fosse. Poi di colpo la suoneria del
cellulare divenne qualcosa in pi di un vago ricordo
del sogno, e lo riport bruscamente alla realt.
P-pronto!
Ciao, tesoro. Perch non rispondi al telefono? domand
la madre con una punta di irritazione nella voce.
Stavo dormendo.
Cosa aveva sognato? Era tutto ancora cos vivido, riusciva
quasi a ricordarlo. Erano degli sprazzi di immagini,
ma senza senso logico.
Non puoi portarti il telefono in camera?
Arthur sbadigli. Si era gi portato dietro il telefono
proprio perch sapeva che la madre avrebbe chiamato.
Per quanto tempo aveva squillato accanto a lui, senza svegliarlo?
S, adesso lo porto con me.
Come ti senti? Va meglio?
Stanco. Ma mi sembra che le mani abbiano smesso di
tremarmi. Ma cos'era quel mal di testa?
Bene. Stai tranquillo e riposati.
S.
 strano, questa  la prima volta che sei malato, sai?
Mmh...
Ah senti, oggi sei tu che decidi il menu della cena.
C' qualcosa che desideri?
Arthur si sent chiudere la bocca dello stomaco.  lo
stesso. Possiamo fare i pancake, cos saranno contente
anche Julie ed Emilie.
Ma li facciamo a quasi tutti i compleanni! E non 
passato molto tempo dall'ultima volta. Qualcosa di pi
originale?
Decido io oppure no?
Ok, vada per i pancake. Ma adesso devo andare. Ci
sentiamo pi tardi. Ciao!
Ciao.
Ti voglio bene.
Ti voglio bene anch'io.
Gli dolevano le tempie. Era come se dei minuscoli coltelli
fossero al lavoro giusto sotto la sua pelle. Il tremito
non era scomparso del tutto, ma Arthur preferiva quello
al mal di testa. Non era abituato a quel genere di dolore.
Un taglio profondo al braccio, nessun problema. Mal di
testa, ed era fuori combattimento. C'era una certa ironia
in tutto ci. Si alz: nella stanza l'aria era calda e pesante,
avvolta nell'odore di sonno. Non c'era da stupirsi che
avesse mal di testa. La lingua sembrava volerglisi appiccicare
al palato. Avrebbe dato chiss cosa per svegliarsi nel
buon vecchio corpo a cui era abituato. Impossibile cercare
di riaddormentarsi. Arthur guard fuori: in cielo c'erano
nuvole, ma sottili e velate. Apr la finestra, e l'aria fresca lo
fece sentire pi leggero. Erano quasi le dodici: poteva tentare
di contattare Lilith in Giappone, ma non in quel momento,
non in quella stanza, con quel mal di testa.
Scese gi, prese le scarpe da ginnastica e usc in veranda.
I raggi del sole avevano appena girato l'angolo della
casa. Gli unici suoni provenivano dal giardino della babysitter
tre case pi in gi. Arthur si incammin nella direzione
opposta. Cosa avrebbe detto agli altri Bambini?
C'era una parte di lui che si era risvegliata dal letargo.
Vecchie idee, pensieri su un'esistenza da adulto tornavano
improvvisamente in vita come se lui non li avesse mai
respinti.
Cominci a correre.
La sicurezza del Network si basava in parte sul fatto
che loro non arrivavano mai a vivere il giorno del loro
quattordicesimo compleanno. Avevano sempre avuto la
convinzione che qualcuno o qualcosa li controllasse. La
lunghezza della loro vita era prestabilita e seguiva sempre
il calcolo del tempo attuale, come se qualcuno li sorvegliasse
e adattasse di conseguenza le regole cammin facendo.
Cosa succedeva negli anni bisestili? Arthur non
era mai nato il 29 febbraio, ma a qualcuno doveva pur
essere capitato, no?
Quando avevano messo in piedi il Network il motivo
della loro esistenza era stato dibattuto fino alla noia,
ma le discussioni somigliavano troppo a dibattiti religiosi.
C'erano elementi che potevano far pensare che i Bambini
fossero stati creati per uno scopo, ma in fondo era
una questione di fede. Quanti anni aveva ormai Arthur?
A occhio e croce settemila, cosa che lo rendeva uno dei
pi vecchi. Di molte delle prime vite ricordava ben poco,
con qualche importante eccezione. Si ricordava ancora la
sua prima rinascita, e la sensazione che aveva provato:
un miscuglio di paura, meraviglia e impotenza. L'unica
cosa che ricordava della sua prima vita era la sua morte.
Tuttora non gli piacevano i gorilla. Della sua seconda vita,
al contrario, ricordava tutto. In un certo senso era stata
quella la sua infanzia, e al tempo stesso un risveglio a
qualcos'altro. Quante tracce si era lasciato dietro nella
valle dell'Indo, quanti pensieri e quante idee? Il piccolo
bambino che spaventava tutti, perfino il suo proprio padre,
che era il gran sacerdote.
Aveva vuoti di memoria anche per i periodi di pazzia,
ma non sapeva se fosse perch non permetteva a se stesso
di ricordare. Tutti i Bambini in certi periodi avevano
perso il contatto con la realt, per poi ritrovarlo ciascuno
a proprio modo. Forse era inevitabile, dal momento che
facevano cos tante esperienze. Vivevano molte vite, ma
non c'era mai nemmeno un indizio che facesse pensare
che fossero parte di un disegno pi grande. Gli esseri
umani andavano e venivano, ma i Bambini restavano.
Migliaia di anni di solitudine.
Il bosco era silenzioso. Arthur afferr un ramo, strapp
tutte le foglie e le gett a terra. Sulle dita gli rest l'odore
di linfa e di verde. Un giorno supplementare di vita,
in particolar modo uno splendido giorno di primavera,
avrebbe dovuto essere una gradita sorpresa. Dopotutto
si era aspettato di risvegliarsi in un'esistenza indicibilmente
noiosa e monotona, dentro un corpicino con arti
che non rispondevano ai comandi e una vista che registrava
solo ombre. Ci che gli stava accadendo in quel
momento era in tutti' i sensi infinitamente meglio, ma
al tempo stesso non sembrava sufficiente. Doveva parlare
con qualcuno. Pi di tutto voleva parlare con Raven, ma
probabilmente non sarebbe stata raggiungibile prima di
qualche ora. Doveva accontentarsi di Lilith, o Natsuyo,
che era il suo attuale nome giapponese.
La stanza era ancora troppo calda, ma grazie all'aria era
in ogni caso vivibile. Il mal di testa c'era ancora, ma pi
debole. Arthur accese il computer. Conosceva il normale
account MSN di Lilith: il punto era se lei avrebbe accettato
l'invito. Cre un nuovo account che chiam Phoenix.
Poi si ricord che quello era un soprannome gi in
uso tra loro, ma era troppo tardi. L'invito era un messaggio
privato in giapponese. Con sua sorpresa, fu accettato
quasi istantaneamente.
Chi sei?  apparve subito sullo schermo.
Era la prima volta che Arthur doveva servirsi di un
protocollo d'emergenza. Scrisse in inglese usando il nome
con cui era conosciuto tra i Bambini.
Ciao, qui Eshu. Ho risolto l'ultimo rebus su quel sito
web. Le lettere sono GRWQNKL.
Poteva vedere nella finestra della chat che l'altra aveva
cominciato a rispondere, ma poi cancell tutto.
Quel rebus  impossibile. La risposta esatta  YQRCXWA.
Arthur sorrise allo schermo. Niente  impossibile, secondo
me. Che ne dici di IIKRVUT?
Si scambiarono i successivi cinque codici senza troppi preamboli.
Baka!
Strano come alcune parole quasi si traducevano da sole.
Lei continu in giapponese. Come hai potuto sbagliarti sul giorno del tuo compleanno?
Non mi sono sbagliato. Compio quattordici anni oggi.
Ah, ah, divertente.
Comparve un invito a iniziare una conversazione.
Arthur trov il microfono e accett. Moshi moshi
disse in giapponese. Ci fu un crepitio nelle orecchie, come
se qualcuno strisciasse un dito sul microfono. Mi
senti? chiese.
S, prima volevo solo sentire la tua voce. Il tuo senso
dell'umorismo  parecchio peggiorato.
Magari fosse una battuta, ma non sto scherzando.
S, bella questa.
Davvero, non sto scherzando. Perch dovrei mentire
su una cosa del genere?
Nessuna risposta.
Lo so quello che puoi pensare, e credimi, ho controllato
e ricontrollato, ma il fatto  che sono nello stesso corpo.
E ho quattordici anni.
Devi esserti dimenticato qualcosa.
Hai mai sentito di qualcuno che si sia dimenticato il
proprio compleanno?
Dimenticato? No. Qualcuno che non sapeva esattamente
in che giorno cadeva? S.
Come se io appartenessi a una trib della giungla
vissuta migliaia di anni fa? No, sono sicurissimo. Per
qualche strana ragione stanotte non sono trasmutato, anche
se era arrivata l'ora.
Hai informato qualcun altro?
No, non ho accesso a nessuno dei normali sistemi, lo
sai che adesso sono tagliato fuori.
Ma ne parlerai con qualcuno?
Credo di s. Il tremito delle mani era ricomparso, forte.
E adesso cosa fai?
Non c' molto da fare. Aspetto.
Strano... Perch dovresti trasmutare adesso se non
l'hai fatto al momento giusto?
Non ne ho la pi pallida idea. Mica lo so perch sta
accadendo questo. Arthur si appoggi allo schienale
della sedia. Era una frase stupida: in realt non sapevano
neanche perch rinascevano.
Forse Nishanu una volta tanto ha ragione.
 il tipo che ha quella teoria che potremo crescere
solo quando avremo imparato qualcosa di importante
sulla vita?
Esatto.
Arthur non aveva voglia di abboccare all'amo.
A proposito, ti senti diverso?  successo qualcosa di
particolare? chiese Lilith.
No. La risposta fu un po' troppo categorica, Arthur
stesso se ne rese conto.
Ok. Suppongo che tu abbia pensato alle conseguenze.
Difficile non farlo. Ma non voglio pensarci, non ancora.
Pu essere che sia successo prima, e che il Consiglio
abbia deciso di non dircelo.
Quante probabilit ci sono?
Quante probabilit ci sono che succeda quello che ti
 capitato?
Su questo hai ragione, ma sarebbe strano. Perch l'avrebbero
tenuto segreto?
Non lo so, sto riflettendo ad alta voce.
In effetti Arthur a questo non aveva pensato. E se fosse
gi successo in passato, e lo avessero tenuto nascosto? In
quel caso Raven lo avrebbe saputo, faceva parte del Consiglio
da tempo. Non che necessariamente lo avrebbe
raccontato a lui.
Senti, vuoi che mandi a Raven un messaggio da parte
tua? Immagino che tu voglia parlare con lei il prima
possibile.
 senz'altro la cosa migliore. Potrei provare il suo account
privato, ma se lei non ha mai sentito di un evento
simile c' il pericolo che si rifiuti di parlarmi. A volte  un
po' paranoica.
Lilith si mise a ridere. Non  forse per questo che
svolge quel lavoro? Sotto tutta quell'arroganza, sa quello
che fa.
S, s. Arthur sorrise. Lilith e Raven non condividevano
la stessa filosofia in quel campo.
A proposito, lei dov'?
Da qualche parte negli USA. Su due piedi non ricordo
con precisione. Vicino a Boston, credo.
Ok. Ti fai sentire pi tardi?
S, ma se non lo faccio, sai il perch.
Speriamo. A dopo!
C'erano sei ore di differenza tra lui e Raven, e Arthur
aveva poca speranza di contattarla prima di sera tardi.
Poteva cominciare a scrivere un rapporto o qualcosa di
simile, ma non ce n'era motivo. Non ancora. Se avesse
trasmutato l'indomani, sarebbe stato come creare una
tempesta in un bicchier d'acqua. Per non parlare del fatto
che tutti lo avrebbero preso per uno scemo che non si
ricordava il giorno del suo compleanno. C'erano modi
migliori per impiegare il tempo: poteva cominciare a
leggere il libro che aveva ricevuto, ma aveva la sensazione
che i suoi pensieri non si sarebbero concentrati sul
contenuto, e in quel momento aveva bisogno di distrarsi.
Un videogioco era pi efficace. Fece partire un turno di
Civilization 5, stavolta al livello di massima difficolt. Se
doveva conquistare il mondo, gli servivano delle sfide.
E d'un tratto eccolo, il linguaggio. Un fiume di parole, canzoni
che mi salgono alle labbra come se le avessi imparate tanto tempo
fa. Non riesco a trattenermi dal cantare.
Mia sorella si gira e mi fissa. Cos' questa scemenza che stai
cantando? mi chiede, prendendomi per mano.
 la mia canzone rispondo.
Lei incespica, per poco non cade. Io rido e subito ride anche
lei. Cantala di nuovo mi dice. La mia voce  chiara e flebile,
ma le note e le antiche parole sono ancora l. Vedo gli sguardi
confusi e spaventati degli altri, ma non riesco a fermarmi.
Canto fino a liberarmi, liberarmi da un mondo di silenzio e ringraziare il mio dio.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Nathaniel sedeva in una posizione yoga al centro del pavimento
nel suo appartamento, e fissava la lavagna bianca
che aveva appeso alla parete. Era piena di lunghe
equazioni. Numeri, lettere e simboli matematici, scritti
in piccolo con cura in pennarello nero e rosso, in linee
perfettamente rette come se al di sotto ci fossero state
delle righe invisibili. Poco o niente rivelava il caos di idee
e pensieri che c'era dietro. Nathaniel gir il cellulare, che
era appoggiato sul pavimento accanto a lui. Era pi tardi
di quanto avesse creduto, nonostante avesse notato che la
stanza si era fatta pi buia. Si rialz con un gemito: uno
dei piedi gli si era intorpidito, e formicolava sotto la
pianta. Nathaniel accese la luce, che lo fer agli occhi.
La matematica purtroppo non era di nessun aiuto. Aveva
controllato i risultati pi volte, e tutti erano della stessa
intensit, con una eccezione. Qualcosa che probabilmente
era significativo, solo che non sapeva il perch. Era
tuttora convinto che il satellite avesse rilevato degli esseri
umani. In ogni caso non si trattava di interferenze casuali:
se lo fossero state, circa la met dei risultati sarebbe
stata sparsa sopra il mare. La superficie della Terra dopotutto
consisteva per il settanta percento di acqua, quindi
quasi trecento risultati avrebbero dovuto essere localizzati
sull'acqua. Per sicurezza Nathaniel aveva anche
controllato bene cosa si trovava nelle aree dove la carta
indicava dei rilevamenti: pi di cento zone, e su ottanta
di queste c'era una citt. Nemmeno uno dei luoghi si trovava
in un'area disabitata. Dovevano per forza essere
persone quelle che i satelliti avevano registrato.
C'erano diverse possibilit, ma al momento Nathaniel
aveva solo una teoria: c'erano quattrocentoventuno persone
nel mondo con un cervello abbastanza complesso
da imprimere nello spazio-tempo quella specifica impronta
che lui andava cercando. Per molti versi quella teoria
si adattava anche ai suoi calcoli: aveva formule per calcolare
il livello di complessit necessario per essere rilevato,
ma non esisteva uno studio completo del cervello.
Quella che i satelliti dovevano percepire non era una
complessit qualsiasi: ci voleva una combinazione di segnali
elettrici generati organicamente, del tipo emanato
dai neuroni. Ma stabilire la quantit di neuroni che costituiva
un cervello era una forma avanzata di tirare a indovinare
alla cieca. La stessa cosa valeva per la quantit di
connessioni tra di loro. Il grande punto di domanda era
se esistessero connessioni diverse a livello fondamentale,
come per esempio campi elettrici che reagivano a contatto
gli uni con gli altri, o - Dio non volesse - un'interazione
a livello quantistico. Avrebbe dovuto pensarci prima. Nel
peggiore dei casi ci avrebbe indicato un limite assoluto, e
alcune persone non sarebbero mai state rilevate dalla ricerca.
E cosa significava davvero complessit in quel caso?
Aveva trovato le persone pi intelligenti del pianeta, oppure
erano persone con una struttura cerebrale radicalmente
diversa dagli altri? In realt Nathaniel sperava nella
seconda ipotesi, perch non c'era neppure un singolo
rilevamento nelle vicinanze di una qualche universit,
neppure la sua.
La stranezza era quel misterioso rilevamento, forte
quasi il doppio degli altri. Quella persona non poteva
avere un cervello doppiamente complesso rispetto al
normale, ma c'era in ogni caso un aumento della complessit
pari al trenta percento circa. Una differenza che
avrebbe dovuto essere fisicamente impossibile, a meno
che la persona in questione non avesse una qualche malattia
che gli faceva crescere troppo il cervello.
Nathaniel era bloccato. Non aveva idea di cosa fare.
Gli brontol lo stomaco. Per un attimo valut di cancellare
la lavagna, ma lasci perdere. Non ce n'era bisogno,
fintantoch non aveva nient'altro da scriverci sopra.
Quella poteva aspettare, al contrario di tante altre cose.
Credono che io sia un messaggero degli di.
Maedoc, il saggio, mi ha accolto in casa sua. Ogni giorno gli
racconto le mie esperienze precedenti. Lui mi fa domande alle
quali non so rispondere. Provo a dirgli che non sono in contatto
con gli di, ma lui non vuole capire. Quando gli parlo delle cose
che ho visto, quando canto le mie antiche canzoni, lui fa uno
strano sorriso e fissa il cielo, poi chiude gli occhi e annuisce.
Il villaggio mi detesta.
Anche i miei genitori mi guardano come un estraneo. Forse
hanno ragione. Non vogliono sapere che cos'ho visto e sentito
adesso o prima, non mi fanno domande. Secondo mia sorella,
credono che gli di li guardino attraverso i miei occhi.
Non so che spiegazioni dare.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
La chiave entr nella serratura senza alcun intoppo. Raven
aveva temuto che la qualit dell'impronta non fosse
sufficiente per farne una copia, ma la porta si apr con un
lieve cigolio. Ogni parete era ricoperta di scaffali, stipati
di tutti i generi di articoli di pulizia. Era qui che B. doveva
averlo nascosto. Raven aveva controllato tutti gli altri
posti suggeriti dagli indizi di B. senza trovare nulla, ma
non aveva intenzione di arrendersi.
Eccolo: naturalmente stava in cima al ripiano pi in alto
in fondo allo stanzino.
Poteva non sembrare saggio arrampicarsi a un'altezza
tre volte superiore alla propria, ma se ce l'aveva fatta lui,
ce l'avrebbe fatta anche lei. Si assicur che i ripiani reggessero
il suo peso e cominci l'ascesa. Aveva gi deciso il
luogo del prossimo nascondiglio, e il pensiero la fece
sorridere. Pensava che a B. non sarebbe stato facile scovare
un nascondiglio migliore di quello, ma lo aveva gi
sottovalutato in passato.
Nel momento in cui afferr la coppa, bussarono alla porta.
Raven salt gi subito, sedette sul pavimento e aspett.
Per un attimo si chiese se dovesse gridare aiuto, ma
non accadde nulla. La coppa stava a malapena dentro
la tasca della giacca. Prese un paio di pacchi di carta igienica
e apr la porta, uno spiraglio pi sottile possibile, si
gir cos da uscire camminando al'indietro con entrambe
le mani piene e richiuse la porta con un piede, una
tecnica che la diceva lunga su quante altre volte prima
doveva averlo fatto, nel caso fuori ci fosse qualcuno di
diverso da B.
Come pensavo. La voce aveva un tono soddisfatto.
Raven si volt e non fece alcun tentativo di nascondere
il sorriso. Non ti sarai mica aspettato che non fossi all'altezza
di questa sfida?
Era una sfida. Forse non difficilissima, ma dobbiamo
procedere a piccoli passi, non trovi?
B. fece quell'espressione che Raven odiava. La prima
volta che l'aveva vista era uno dei primi giorni di scuola,
quando avevano giocato a scacchi insieme. Non aveva solo
perso, era anche stata beffata.  vero che di solito vinceva
lei, ma non era quello l'importante. Raven non lo
aveva riconosciuto per quello che era. Neppure quando
lui l'aveva guardata con lo stesso sguardo di adesso, dicendo
che dopotutto era pi vecchio di lei di un intero anno,
il pensiero l'aveva sfiorata.
Ok. Allora hai ventiquattro ore di tempo per trovare
il prossimo nascondiglio disse B.
Raven si gir e se ne and. Non riusciva mai a capirlo
sul serio. Non erano per nulla amici cari, anche se condividevano
lo stesso destino. Non avevano mai parlato di
quel che avevano vissuto in precedenza, e a lui il Network
non interessava minimamente: ne faceva parte, ma la cosa
si fermava l. E aveva scelto di chiamarsi B. Doveva esserci
dietro una storia, supponeva Raven. Ma condividevano
l'interesse per quel genere di sfide. Era stata un'idea
di B., anche se era stata lei a mettere in moto la cosa
rubando la coppa che B. aveva vinto a un torneo. L'aveva
collocata nell'armadio a vetri con serratura assieme a tutti
i trofei che aveva vinto la scuola, e ci aveva attaccato un
bigliettino con la scritta Tocca a te.
Un allarme a basso volume dal cellulare le ricord che
di l a poco sarebbe cominciata la lezione. Non vedeva
l'ora. La scuola non era mai stata cos divertente come in
quel posto. Talmente divertente che Raven era tentata di
ripetere nella sua prossima vita lo stesso errore che l'aveva
fatta arrivare l, se era possibile. Molte volte si era
chiesta cos'era successo, perch non era da lei commettere
errori del genere. Il padre le aveva dato un foglio e dei
pennarelli. Perch avesse cominciato a scrivere una poesia
non riusciva a capirlo, ma l'espressione che si era dipinta
sul volto del padre la faceva ancora sorridere. Lei
aveva s e no un anno e mezzo. La madre naturalmente
non aveva creduto alla storia assurda del marito, e quando
lui aveva messo gi la figlia sul tavolo della cucina con
carta e penna, aveva cominciato a chiedersi se si sentisse
bene.
Su, Noorah, da brava, scrivi qualcosa per mamma e pap.
Lei aveva tracciato alcuni ghirigori, concentrandosi
per non scoppiare a ridere davanti ai genitori. La mamma
l'aveva presa in braccio e aveva guardato stranita il
pap. Non c' che dire, vedo il suo grande talento.
Il danno era fatto. L'idea che il padre d'ora innanzi l'avrebbe
sorvegliata a ogni passo era insostenibile. Raven
aveva afferrato una busta che sporgeva dalla borsa della
madre, e aveva letto ad alta voce il nome della ditta mittente.
Poi aveva fatto un bel sorriso. Non si aspettava che
la mamma per la sorpresa quasi se la lasciasse sfuggire dalle braccia.
Ma tutto era andato bene. Oltre ogni aspettativa. Una
volta superato lo shock, i genitori l'avevano presa in modo
razionale. Si erano rivolti a esperti, i quali avevano dichiarato
che lei era una bambina prodigio con un quoziente
d'intelligenza fuori dal normale. Per fortuna non
era stata sottoposta a bizzarri esperimenti, ma l'avevano
mandata a una scuola speciale quando aveva compiuto
tre anni. Anche se avevano scoperto che era "un po' al di
sopra della media", come erano soliti dire i genitori, Raven
non aveva mai fatto capire a nessuno esattamente di
quanto. Era convinta di essere la pi intelligente della
scuola. Perlomeno finch non aveva incontrato B.
Tir fuori lo zaino dall'armadietto e si avvi all'aula di
fisica. Il portatile emise un pling familiare. Raven pens
che fosse una mail di informazione da parte della scuola,
ma il nome del mittente attir subito la sua attenzione:
Lilith non aveva l'abitudine di scriverle.
Eshu non ha ricevuto nessun regalo per il suo compleanno.
Forse dovresti mandargliene uno?
Raven dovette rileggere la frase pi volte. Se non avesse
saputo che Lilith odiava gli scherzi, non l'avrebbe mai
presa sul serio. Perch quello, be', proprio quello non succedeva
mai. Eshu doveva aver sbagliato la data. E poi voleva
che lei lo contattasse? E in che modo poteva mai aiutarlo?
Raven controll l'orario scolastico di B. sul sito internet
della scuola e abbandon l'aula di fisica. L'insegnante
la segu con lo sguardo, ma non disse nulla.
B. si trovava nel posto che gli piaceva di pi durante le
ore di studio individuale: davanti a un pianoforte. Non
sembr accorgersi che Raven era entrata nella stanza,
ma lei sapeva che era solo apparenza.
Raven si distese sul pavimento davanti al pianoforte e
guard il cielo attraverso il grande soffitto di vetro. Capiva
come mai B. andasse sempre l. Le note sgorgavano
nella stanza, rincorrendosi a vicenda come pedine di domino
senza altra scelta se non quella di cadere. Fantasia.
Improvviso. Il nome le venne in mente di colpo, nell'attimo
in cui il pezzo sfoci nel primo movimento lento.
Raven chiuse gli occhi e si lasci fluttuare sostenuta dalla
musica.
B. concluse il brano, e cominci a giocare con gli accordi.
Cosa penseresti se uno di noi non trasmutasse il giorno
del suo quattordicesimo compleanno? chiese Raven.
La nota si protrasse un po' troppo a lungo. Chi?
Eshu.
Mi verrebbero delle idee.
Ovvio, ma quali idee?
E chi lo sa?
Perch Raven se la prendeva tanto a cuore? Con ogni
probabilit era solo un malinteso.
Non dirmi che non credi che ci sia dietro una ragione.
Nessuno di noi  mai arrivato a compiere quattordici
anni, e poi succede cos, all'improvviso?
Non deve per forza significare qualcosa. E se anche
cos fosse, dubito che noi lo verremmo a sapere. Non
ha senso pensarci. Ma davvero non  mai successo prima?
Cosa vuoi dire?
Tu fai parte del Consiglio. Avete mai sentito di una
cosa del genere?
No.
Raven non ne aveva mai sentito parlare, ma gli altri
membri del Consiglio erano l da molto pi tempo di
lei, e non erano sempre disposti a condividere le loro storie.
Era quello il motivo per cui Eshu voleva parlare con
lei? Per chiederle se lei fosse a conoscenza di avvenimenti
simili? No, Raven non voleva parlare con lui, non ancora.
Ma se invece era vero... allora cambiava tutto.
...
.
...
8.
...
.
...
Dalla montagna sono scesi degli spiriti.
I loro corpi bianchi e trasparenti si estendono verso il basso come
lunghi serpenti, si posano sulla regione come foglie sull'acqua.
Maedoc dice che dobbiamo parlare con loro, scoprire perch si
sono turbati. Ci conduce dentro essi, dice che dobbiamo respirarli
in modo che possano spiegarci che cosa vogliono. Io non sento
altro che un freddo appiccicoso.
Mangiamo insieme.
La bevanda ha un sapore amaro. Voglio andare a casa, ma
lui dice che dobbiamo restare. Mi chiede di bere ancora, dice che
 la bevanda degli spiriti. I suoi occhi si spalancano, la sua risata
mi spaventa. Cerca di afferrare qualcosa a mezz'aria, parla
con spiriti che io non vedo n sento, racconta loro che cos' successo,
parla di me, risponde a domande che non odo. Voglio andare
via, ma non ho il coraggio di allontanarmi da solo.
Lui si alza e urla: Gli di hanno sete!
Di cosa? chiedo io.
Lui non risponde, ma tende le braccia verso il cielo e lancia
un grido. Torniamo nella luce del dio del cielo. Lui mi tiene una
mano su una spalla, mentre mi spiega che cosa vogliono gli di.
Maedoc chiama a raccolta gli anziani.
Mi siedo al suo fianco e capisco che sanno gi che cosa avrei
detto. Parlano l'uno sopra l'altro, cantano e gemono. Discutono
dell'onore da rendere, della sete da placare, ma io leggo nei loro
volti la paura: il canto non riesce a celarla, solo a mascherarla.
Volti senza luce, urla soffocate.
Non c' nulla di nascosto nelle grida dei miei genitori, mentre
loro li portano via.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Il sudore gli colava sulla fronte, anche se aveva cercato di
andare con calma con quel caldo. Era arrivato puntuale,
giocandosi la maglietta, che era completamente fradicia.
Nathaniel si pass la mano sulla fronte e se la asciug
sui pantaloni. Il dottor Jack Sorenson era stato uno dei
migliori amici dei suoi genitori, ma non gli piaceva usare
conoscenti della famiglia: se l'era cavata da solo fino a
quel momento, e intendeva finire da solo. Ma sua sorella
maggiore Martha aveva preso appuntamento per lui, e
gli aveva fatto una lunga predica al telefono su quello
che sarebbe successo se non si fosse presentato. Era gi
abbastanza che fosse sua sorella maggiore, non c'era bisogno
che si mettesse a fargli anche da madre.
Nathaniel premette il campanello, che mise in moto
qualcosa che assomigliava di pi a un carillon di campane
che a un normale squillo. La porta si apr, e Jack gli
apparve sorridente, con indosso un grembiule da cucina.
Gli tese la mano. Ciao! Benvenuto,  un bel pezzo
che non ci si vede.
Aveva un volto di et indefinibile, con un paio di occhi
azzurro intenso che attiravano tutta l'attenzione. La sua
stretta di mano era energica, e Nathaniel si sorprese a
tentare di ricambiare con altrettanta forza.
Entra, sto preparando da mangiare al nipotino.
Grazie mille disse Nathaniel ed entr.
Niente in contrario se ci sediamo in cucina? Jack vi
si stava gi dirigendo, ancor prima che Nathaniel facesse
in tempo a rispondere.
Un bimbetto dai capelli biondi e dagli occhi azzurri
tanto quanto quelli del nonno era seduto in un seggiolone
vicino al tavolo della cucina. C'erano giochi sparpagliati
su tutta la tavola, ma il bambino non sembrava
granch interessato. Invece fiss intensamente Nathaniel,
e poi gli sorrise.
Jack si avvicin ai fornelli e mescol il contenuto di
una pentola. Questo  il figlio di mio figlio, si chiama
Derek. Di' ciao a Nathaniel, Derek.
Derek sorrise ed emise una serie di suoni che potevano
assomigliare a parole.
Parla come una cascata, nella sua propria lingua, beninteso.
Dice mamma e pap, ma ancora non molto altro.
Diana e Mark sono in viaggio all'estero, perci questa
settimana io lavoro a casa e faccio il baby-sitter.
Nathaniel sedette sulla sedia accanto a Derek e prese
una macchinina che era al di fuori della portata di quest'ultimo.
I bambini erano divertenti, finch non era lui ad
averne la responsabilit. Qualche volta aveva fatto il babysitter
per sua sorella maggiore, ma dopo che si era trasferito
non si poteva dire che ne avesse sentito la mancanza.
Nathaniel fece avanzare la macchinina lentamente
verso Derek.
Brum disse il bimbo.
Le macchine noiose fanno brum. Questa  una macchina
sportiva, e fa vruuuum! spieg Nathaniel.
Derek sped la macchinina oltre il bordo del tavolo e la
fece finire a terra con un piccolo tonfo.
Forse  ora di mangiare qualcosina disse Jack, e con
una scodella di pappa d'avena in mano si sedette su una
sedia dirimpetto a Nathaniel.
Derek guard il nonno e guard la scodella con il suo
contenuto. Poi si gir verso Nathaniel con uno sguardo
che costrinse quest'ultimo a ridere.
Jack prese un cucchiaio di pappa d'avena e lo indirizz
verso la bocca del bambino: Apri la bocca! Arriva
l'aeroplano!
Alla fine Derek si arrese, ma non prima che diversi
cucchiai di pappa d'avena fossero finiti in luoghi non
previsti.
Quando il grosso fu mangiato, il nonno lo sollev dal
seggiolone e lo depose sul pavimento. Derek gatton rapido
fino a una sedia e la us per tirarsi su in piedi.
Allora, come va? chiese Jack, cominciando a riordinare
il tavolo. E passato un bel po' dall'ultima volta che
ho visto qualcuno di voi. L'ultima cosa che ho sentito 
che Emma era andata all'estero per studiare, e poi che
Martha e la sua famiglia si sono trasferiti al sud.
Nathaniel incroci le braccia e si appoggi allo schienale
della sedia. Non gli piaceva mai parlare della sua famiglia.
Era come se tutti si concentrassero sul fatto che i
suoi genitori erano morti, come se il mondo si fosse fermato
allora e non fosse pi andato avanti.
Be', le cose sono un po' cambiate, perlomeno per
Emma. Le  venuta una fissa, ha lasciato gli studi a met
anno e ora sta viaggiando con degli amici. In questo momento
sono da qualche parte in Sudamerica. Credo che
non sappia mai cosa vuole per davvero. Ho cercato di
farla studiare nella mia stessa universit, ma niente. Comunque
trover la sua strada, prima o poi. Martha e Jacob
si sono finalmente sistemati nella loro nuova casa, e
insistono pi di prima perch io li vada a trovare.
E tu, come va?
Nathaniel fece spallucce. Perch la gente si aspettava
che uno potesse tradurre la propria condizione in parole
come se niente fosse?
Derek era seduto vicino a un cassetto e cercava di
estrarlo. Aveva una specie di sicura, ma il bimbo non si
dava per vinto.
 sempre il mio vecchio progetto che assorbe la maggior
parte del mio tempo. Almeno finora.
Mi ricordi tuo padre. Credo che a volte si sia chiesto
lui stesso cosa sarebbe successo se tua madre non fosse
stata cos, ehm, tenace.
A giudicare dalla sua espressione, Jack doveva ricordare
qualcosa di particolare. Nathaniel non aveva alcun ricordo
della madre, perlomeno nessuno che potesse chiamare
suo. Ma la sua cocciutaggine, che condividevano
tutti e tre, veniva sempre imputata al lato materno.
Il padre non era stato un uomo molto paziente.
Ma hai incontrato dei problemi per cui ti serve aiuto,
se ho capito bene.
Nathaniel esit. Odiava dover spiegare il suo progetto
ad altri. Arrivava sempre il momento in cui doveva affrontare
quegli sguardi disorientati o divertiti, il chiedere
aiuto gli risultava altrettanto insopportabile quanto
tutti gli sguardi. Anzi, peggio.
S, in un certo senso.
Allora cerca di spiegarmelo meglio che puoi, e vedremo
se un vecchiardo come me pu essere di qualche
aiuto.
Jack sedette di nuovo al tavolo, e Nathaniel cominci a
spiegare la sua idea. Jack ascoltava e sorrideva, e faceva
domande quando non capiva qualcosa. Vennero interrotti
solo da Derek, che di colpo era diventato piagnucoloso
e coccolone e voleva a tutti i costi star seduto in braccio a
Nathaniel.
Con sua sorpresa, ci volle poco tempo a spiegare gli
avvenimenti delle ultime settimane.
Quindi tu sostieni che questi rilevamenti indicano
persone con un cervello particolarmente complesso, ho
capito bene?
Nathaniel annu.
Ma questo non significa per forza che siano gli esseri
umani pi intelligenti del pianeta.
Non lo so. Ma no, non per forza.
Jack si copr la fronte con la mano e si massaggi le
tempie. Nathaniel non sapeva se fosse un gesto abituale
o se Jack avesse mal di testa.
Ci sono di certo molti modi di interpretare la situazione,
ma forse si pu dire che tu non hai ancora visto i
risultati del tuo lavoro. Sei d'accordo su questo?
Non proprio. Le mie ricerche di risultati ne hanno
forniti.
Cos come sono ora, si possono usare per qualcosa?
A Nathaniel non piaceva il tono di Jack, ma non aveva
una risposta.
Comprendo che tu non voglia pensare di aver incontrato
un muro, ma per poterti aiutare dobbiamo capire
con chiarezza assoluta la tua posizione. Io non ho esperienza
di ricerca, ma ho condotto e venduto abbastanza
progetti da sapere di cosa sto parlando.
Nathaniel sapeva che Jack aveva ragione, ma ammetterlo
sembrava quasi lo stesso che arrendersi.
Ma qualcosa ce l'ho. Ci sono quattrocentoventuno risultati
che si possono verificare, se posso eseguire il test
ancora una volta. Uno dei risultati  perfino forte abbastanza
da poter essere localizzato con una certa precisione,
se faccio qualche modifica.
Puoi localizzare con esattezza i risultati? Ma questo
non me lo avevi detto prima!
No, e come ho detto si tratta solo di uno dei risultati.
 molto pi forte di tutti gli altri.
Nathaniel spost Derek sull'altra gamba, che non era
sul punto di informicolirsi.
Sei in grado di localizzare quel risultato?
No, anzi s... Ma non con enorme precisione. I risultati
hanno un raggio di approssimazione dai tre ai cinque
chilometri, ma questo sono riuscito a ridurlo a qualche
centinaio di metri.
Ah, s? E dunque dove si trova?
Nathaniel sospir demoralizzato. In Norvegia.
Norvegia ripet Jack, annuendo con entrambi i sopraccigli
alzati.
E una zona residenziale, quindi ci sono diverse centinaia
di persone. Il famoso ago nel pagliaio.
Mmh. Sai una cosa, dato che il bambino sta cos volentieri
in braccio a te, adesso metto su un caff.
Derek guard Nathaniel con aria seria e tenne un discorso
che fece scambiare ai due adulti uno sguardo meravigliato.
Per sicurezza, Nathaniel si dichiar d'accordo
su tutto.
Jack tir fuori una moka e la mise sul fornello. Mia
moglie ha comprato questo aggeggio per fare il caff come
al bar disse poi indicando una grande macchina da
caff espresso su uno degli scaffali inferiori del ripiano
da cucina. Ma io preferisco il vecchio metodo, sebbene
non possa garantire che il caff venga pi buono.
Nathaniel si chiese se dovesse menzionare il fatto che
lui il caff non lo beveva, perlomeno non l'espresso.
Non  che per caso potresti fare un caffelatte? domand
esitante.
Che ne dici di un cappuccino?
Nathaniel annu.
Nella stanza cal il silenzio mentre Jack preparava il
caff. Derek sedeva perso nei propri pensieri e non
emetteva un suono. A Nathaniel il silenzio piaceva, ma
in quel particolare frangente era come se fosse un orologio
ticchettante. Non sapeva nemmeno se desiderava
davvero che Jack trovasse una soluzione al problema.
Da quello che capisco non hai molte possibilit, Nathaniel.
Ma forse una c': puoi vendere l'intero progetto
come una ricerca delle persone pi intelligenti del pianeta.
Ce n' abbastanza di gente che per svariati motivi
sarebbe interessata a una cosa del genere. Di quanti soldi
hai bisogno per ottenere pi tempo con i satelliti?
Nathaniel si sent uno stupido. Non lo so.
Ok, informati e poi vedi se puoi dividere la somma
tra sponsor che sarebbero interessati a questa caccia all'intelligenza.
Forse ci sono dei fondi di ricerca, o dei
programmi nazionali o internazionali di contributi che
ti possono servire.
Erano suggerimenti ragionevoli, non fosse stato per il
piccolo neo che Nathaniel non si sentiva in grado di vendere
un bel niente. E in special modo sapendo che forse
stava mentendo sul prodotto.
Se ne and pedalando con la sensazione di non aver
ottenuto un granch, ma almeno Jack era stato sincero
e gli aveva dato una prospettiva pi realistica. Se per questo
Jack gli piacesse pi o meno di prima, Nathaniel non
era in grado di dirlo.
...
.
...
9.
...
.
...
Lei viene in sogno.
So di aver gi visto il suo sorriso. Le sue labbra si muovono,
ma io non sento niente. Le chiedo che cosa vuole. Le sue dita tracciano
segni nell'aria, ogni movimento resta sospeso come un simbolo.
Non ho mai visto niente del genere, ma ognuno di quei, simboli
mi parla come soltanto una lingua divina pu fare.
A un tratto la sento. Benvenuto!.
La sua voce sembra un fiume in piena.
Una domanda impensabile sfugge dalle mie labbra prima che
io abbia il tempo di fermarla. Sei tu il mio dio?
E cado a terra.
Ho molti nomi. Guardami.
Cerco di sollevare la testa, ma  come inchiodata al suolo.
Le sue mani si posano sulle mie spalle e una cascata di emozioni
si abbatte su di me, facendomi tremare tutto. Lei mi solleva.
I suoi occhi scrutano tutto, ma io non riesco a distogliere lo
sguardo. Attende a lungo, senza dire nulla. Alla fine sorride e io
spero che non smetta mai.
La sua voce  bassissima, appena un bisbiglio: Volevo incontrare
il mio presiedo, un'unica vada.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Raven gli aveva mandato un'unica frase via Skype prima
di sconnettersi di nuovo: Ci sentiamo domani.
Era in momenti come quello che Arthur desiderava
che ci fosse un tasto in grado di trasmettere una scarica
elettrica attraverso la rete. Non era difficile capire cosa
intendeva Raven, ma Arthur avvert comunque un'intensa
irritazione.
La giornata trascorse lenta, proprio come Arthur si
era immaginato. Il mal di testa persistette fino a che
non prese due pastiglie di analgesico, che ebbero solo
l'effetto di attenuarlo un poco. Era la prima volta, in quel
corpo, che prendeva pastiglie contenenti qualcosa di
diverso dalle vitamine. Non accadde nulla se non quello
che era solito accadere il giorno del suo compleanno: ricevette
gli auguri da nonni, zii e zie, e naturalmente il
suo compagno di classe Geir fece un salto a trovarlo
per fargli gli auguri e per sentire come stava, visto che
non era andato a scuola. Arthur non aveva molta voglia
di ricevere visite, ma non poteva impedire a Geir di fermarsi
per un poco. Guardarono insieme i regali, e Geir
gli mostr dei video on line. Poi ci furono pancake per
cena e gelato per dessert.
Con l'avvicinarsi della sera, il malessere fisico aument.
Il mal di testa ritorn a tutta forza, e Arthur decise di
andare a letto presto. Sia il padre che la madre vennero
nella sua stanza per fare due chiacchiere prima di augurargli
la buonanotte. Era strano quanto si sentisse goffo
Arthur nel nascondere il proprio malessere ai genitori.
Sbadigli con tutto l'impegno di cui era capace: erano
appena le dieci, e si aspettava di rimanere sveglio a fissare
il soffitto fino a notte fonda.
Fu svegliato di soprassalto dalla sveglia. Il corpo reag
come a un allarme antincendio: salt gi dal letto e
schiacci con forza il tasto per far cessare il suono, poi
si abbandon di nuovo sul letto. Non si ricordava nulla
della sera precedente, tranne di essersi sentito sveglio
come un grillo. Era un caso anomalo, come era solito dire
Geir dopo aver sentito quell'espressione in un vecchio
film. Se non fosse stato che l'allarme della sveglia gli aveva
fatto prendere un colpo, si sarebbe riaddormentato.
Cosa gli stava succedendo? Un giorno si poteva forse
spiegare, ma due? Neanche per sogno.
Entr nella doccia. I suoi pensieri inseguivano ossessivi
una risposta che non esisteva. Era come se il cervello
rifiutasse di rassegnarsi e lo costringesse a discutere
con se stesso. Era impossibile. Sopravvivere al quattordicesimo
compleanno doveva essere impossibile. Poteva
diventare adulto? Arthur scacci quei pensieri, ma gli cost
forze che non aveva.
A scuola il professore non manc di commentare che Arthur
aveva fatto la sua prima assenza, e alcuni tra i compagni
sembrarono un po' troppo contenti del fatto che
finalmente fosse stato ammalato. Non che la cosa lo sorprendesse:
Arthur conosceva molti di loro meglio di
quanto conoscesse se stesso. Le persone erano il suo unico
hobby. Era una specie di sfida che ingaggiava con se
stesso. A volte non ci voleva molto a far stare qualcuno
indicibilmente meglio. Arthur aveva la teoria che tutti
potevano giungere a un punto decisivo, una situazione
che avrebbe avuto conseguenze per gli eventi futuri, a
volte per il resto della vita. La situazione poteva rendere
la persona sicura di s, o distruggerne del tutto l'autostima.
Prepar la cartella, stanco dopo una giornata che non
sembrava voler mai finire.
Vieni con me in biblioteca? chiese Geir. Devo restituire
dei libri.
Arthur ci pens un attimo. Ok.
Non sei ancora guarito del tutto, vero?
Pensavo di s. Perch?
Hai la faccia di uno che sta per addormentarsi da un
momento all'altro, e non sei stato per niente attento a
scuola.
S che sono stato attento.
S, buonanotte. Allora vediamo, cosa dobbiamo fare
per domani?
Vuoi dire il tema?
E su cosa?
Arthur allarg le braccia. Ok, mi arrendo, non sono
stato attento. Cosa dobbiamo fare per domani?
Proprio niente. Geir parl lentamente strascicando
le vocali. Arthur sollev le sopracciglia, ma Geir continu.
Non sei stato attento. Se lo fossi stato, avresti saputo
che mi stavo solo inventando qualcosa.
Arthur non pot evitare di assumere un'espressione
sorpresa.
Geir si mise a ridere. Yeah! Finalmente ce l'ho fatta!
Era una gara tra loro che durava da almeno sei mesi. Bisognava
confondere o sorprendere l'avversario, e Arthur
era in testa due a zero, punteggio che gli pareva adeguato.
Aveva pensato di lasciar vincere un punto a Geir prima o
poi, ma fino ad allora non ce n'era stata l'occasione.
Due a uno! E cominciata la rimonta!
Ti piacerebbe, eh? ritorse Arthur, un po' pi irritato
di quanto avrebbe dovuto.
Geir continu a ridere di lui. Dai, facciamo un salto
al negozio prima di andare in biblioteca.
Era una liberazione stare in biblioteca a discutere di libri
e fumetti. Arthur sapeva benissimo perch gli piaceva
Geir: sebbene fossero molto diversi, stavano bene insieme.
Condividevano una sintonia che passava attraverso
creativit, senso dell'umorismo e premura per gli altri.
Tre qualit che a ben guardare molto spesso si formavano
con l'et e con l'esperienza, ma che potevano anche
esserne del tutto indipendenti.
Progetti per le vacanze? chiese Geir.
Arthur sollev gli occhi dal libro. Vacanze?
Oddio, non dovrebbero nemmeno permetterti di alzarti
dal letto. Le vacanze, non dirmi che non hai pensato
alle vacanze?!
Mah, le solite cose. Dormire fino a tardi, leggere libri,
giocare al computer, andare da qualche parte con
la famiglia.
Io voglio andare al campo estivo. Mio cugino c' stato
l'anno scorso, e mi ha chiesto se voglio andare anch'io
quest'anno. Vuoi venire anche tu?
Campo estivo? Arthur si sent come un pappagallo.
S, campo estivo. Una settimana. Tu scegli le attivit
che vuoi fare, una principale e altre secondarie. Io come
attivit principale voglio arrampicare. Sembra una vera
figata.
S, forse disse Arthur, facendo finta di risprofondare
nel suo libro.
Cosa avrebbe fatto se Bian Shen non si fosse verificato
per niente? Si era immaginato una vita adulta cos tante
volte da perdere il conto, ma sogno e realt erano due
cose diverse. Il campo estivo forse era un'alternativa buona
come un'altra. Una parte di lui pens che era tempo
buttato, che il tempo supplementare che gli era stato
concesso doveva essere impiegato per qualcosa di ragionevole.
Era un pensiero stupido: non poteva mica fare
qualcosa di speciale solo perch all'improvviso era diventato
un quattordicenne. Scosse la testa e si chiese se il suo
cervello avesse subito dei danni negli ultimi due giorni.
Lungo la via di casa faceva molto caldo, e si fermarono
a comprare qualcosa da bere.
Quale superpotere ti piacerebbe avere? chiese Geir,
e fece un sonoro rutto.
Superpotere? Solo uno?
S, solo uno. E niente imbrogli, niente robe alla Superman.
Quindi niente poteri divini. Va bene. Lasciami pensare,
allora. Tu sai gi cosa sceglieresti, immagino.
Io voglio essere invulnerabile.
Immortale, quindi?
Geir si ferm con lo sguardo fisso davanti a s. No,
sarebbe come barare, giusto?
Forse rispose Arthur, e fece una risata.
E tu, allora? Hai finito di pensarci?
Credo che mi piacerebbe poter vedere il futuro.
Vedere il futuro? E che razza di superpotere ?
Un superpotere utile, mi sembra.
Puoi vedere il futuro, ma non significa che puoi cambiarlo,
vero?
Mmh. Forse no.
Che bidone di superpotere!
Ok. E se ti dico che voglio conoscere la conseguenza
delle mie azioni prima di decidere se compierle?
Geir produsse un suono di fanfara tenendosi le mani
davanti alla bocca. Attenzione, passa
l'uomo-che-conosce-la-conseguenza-delle-sue-azioni-prima-di-decidere-
se-compierle! C' un mantello speciale in dotazione?
Certo. E un paio di occhiali.
E io che credevo che tu fossi un tipo sveglio. Questo 
quasi un punto a mio favore.
Quasi rispose Arthur, ma scosse la testa.
A casa fervevano i preparativi per la cena. Arthur si stese
sul divano: non ricordava di essere mai stato cos stanco
dopo una giornata a scuola. Chiudere gli occhi era una
tentazione troppo grande. Si gir verso lo schienale del
divano, affond la testa nell'incavo tra il sedile e lo schienale
stesso, chiuse gli occhi e sprofond nel sonno.
Guard in gi verso il bosco.
Gli alberi erano un mare verde che si stendeva a perdita
d'occhio. Il vento sospingeva le foglie davanti a s in
piccole onde. Il sole stava per scomparire all'orizzonte, e
presto sarebbe calata l'oscurit. Arthur si sistem sul ramo
e tir fuori il flauto. Non si era mai sentito cos a casa.
Tutto era cos grande in quel luogo, cos intenso. La natura
giocava con tutti i colori del mondo, come a dire:
guarda,  cos che dev'essere.
Arthur appoggi il flauto alle labbra e inspir lentamente.
Le note rimasero a vibrare nell'aria come gocce sul
punto di cadere. Arthur inspirava ed espirava allo stesso
tempo, lasciando la melodia libera di fuoriuscire come
voleva. Era come imbattersi in qualcosa di nuovo, sapendo
al tempo stesso come sarebbe stato il seguito.
In lontananza c'era qualcuno che canterellava sulla
stessa melodia. Arthur suon pi piano per sentire dov'era
quella persona, ma il vento disperdeva il suono attraverso
gli alberi. Non erano forse parole quelle che venivano
cantate? Sapeva che quelle parole erano importanti,
qualcosa che avrebbe dovuto ricordare. Si costrinse
a smettere di suonare, e rimase in ascolto.
Pian piano, la voce si avvicin.
 pronto!
Arthur si svegli di soprassalto.
La cena  pronta. La tavola  gi apparecchiata, manchi
solo tu. Suo padre stava chino su di lui con una mano
sulla sua spalla.
Arthur cerc delle parole, ma non ne trov nessuna.
La maglietta gli si era appiccicata alla schiena sudata, e
la testa gli martellava come impazzita. Si tir su a sedere
e si accorse di avere un rivolo di saliva in un angolo della
bocca. Immagini variopinte gli balenarono davanti agli
occhi. Cos' che aveva sognato? Cerc di ricordare, ma
il sogno era gi lontano.
Si sforz di mangiare, ma non aveva fame, solo sete.
Continui a non sentirti bene? chiese la madre.
Arthur scosse la testa. Hai degli antidolorifici nella
borsa? L'armadietto  vuoto.
Il padre si ferm con la forchetta a mezz'aria. Tu
prendi antidolorifici?
Ne ho presi due e basta.
La madre si alz, trov la sua borsa e ne estrasse un
blister. Ecco, prendi questi due.
Grazie fece Arthur.
Vai a stenderti, allora?
Non lo so. Forse. Arthur si avvi verso il corridoio.
Ah, senti, che canzone era?
Canzone?
S, quella che hai canterellato per la met della cena.
Arthur si strinse nelle spalle. Non mi ricordo, sar
qualcosa che ho sentito alla radio.
La melodia gli girava senza sosta nella testa. Dove l'aveva
sentita? Non alla radio, ne era sicuro. Non era una
vecchia ninnananna?
Sal nella sua stanza e accese il computer. Il corpo quasi
lo supplicava di poter dormire, ma quel desiderio non
sarebbe stato esaudito, non prima che Arthur avesse
mandato un messaggio a Raven. Non un messaggio lungo:
Ci sentiamo domani.
...
.
...
10.
...
.
...
Lei mi trova sulla riva del fiume, come tante altre volte.
Per poco non sobbalzo nel vederla arrivare, e cerco di nascondere
il mio sorriso. Ma non  lei a voler parlare con me.
Glielo leggo negli occhi, lo sento dalla voce.  come se lei non
fosse l, come se fosse stata trasportata altrove. Parla in una lingua
che non conosco, eppure la capisco.
Siamo i loro strumenti dice.
Lei  la loro voce, io sono i loro occhi e orecchie.
La mia nuova vita non  un dono, ma una missione.
Lei si china lentamente su di me. Io l'accolgo con un abbraccio.
So che quando si sveglier non ricorder nulla di ci che mi
ha detto. Non vuole sapere che cosa viene detto tramite lei, ma
soltanto che accada. Il mio dio mi ha parlato.
E ora perch penso soltanto a lei?
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
La casa era silenziosa. Ben presto non avrebbe pi potuto
vedere la luna attraverso la finestra, e voleva dire che
era arrivato il momento giusto. Aveva fatto stancare i
suoi genitori fin quasi all'esaurimento. Era stato divertente
tenerli svegli per diversi giorni, o piangendo e urlando
oppure parlando e ridendo ad alta voce con se
stesso nel bel mezzo della notte. I genitori erano soliti
svegliarsi al minimo rumore, ma ora non pi.
Non sopportava quei primi anni. Guadagnare faticosamente
il controllo sul corpo, aspettare prima di poter
parlare, venir nutrito a vasetti di omogeneizzati che facevano
vomitare, ed essere costretto a portare vestiti scomodi
che pizzicavano e pungevano. Non aveva piet, e
i genitori scontavano tutto ci a caro prezzo. Era una
guerra psicologica, combattuta tramite semplici condizioni.
Se credevano che la pappa d'avena gli facesse venire
il mal di pancia, che lo credessero pure, purch
smettessero di dargliela. Quelli inoltre erano genitori alle
prime armi, cosa che ben di rado migliorava la situazione:
bastava un suo colpo di tosse a farli diventare quasi
isterici. Si chiese che cosa avrebbero fatto se lo avessero
scoperto quella notte. Era un rischio, ma doveva correrlo.
Pi ci pensava, pi gli appariva ovvio. Se il suo sospetto
era fondato, era un problema di dimensioni indefinibili.
Era quasi sollevato di non poter contribuire ad affrontarlo.
Si tir su, cos da reggersi in piedi nel lettino.
La ringhiera era alta, e c'era un bel salto fino al pavimento.
Il suo controllo fisico non era sufficiente per farlo
atterrare con grazia: con un po' di fortuna sarebbe caduto
sul sedere, ma probabilmente sarebbe atterrato di
schiena. Non sarebbe stato molto piacevole, ma quello
che lo preoccupava di pi era il rumore. Fece un respiro
profondo e scavalc piano la ringhiera. Piomb gi di
faccia; e avrebbe avuto voglia di pronunciare diverse parole
mentre si rotolava di nuovo sulla pancia. Una volta,
in futuro, doveva ricordarsi di ringraziare i genitori per il
tappeto sul pavimento.
Gatton silenzioso in corridoio. Era immerso nell'oscurit,
e la porta dei genitori era aperta a spiraglio. Il
russare del padre era del tipo sommesso, ma irritante abbastanza
per chi rimaneva sveglio a sentirlo. Il cancelletto
di sicurezza non era chiuso, per fortuna. Non lo chiudevano
mai di notte. Gatton fino alle scale, si gir di
centottanta gradi e scivol senza un suono lungo i gradini.
Scendere era divertente, salire era peggio.
Sperava che il computer portatile fosse l dove il padre
l'aveva lasciato la sera precedente. Altrimenti poteva
andare tutto in malora, non aveva la possibilit di
usare il computer dell'ufficio. Solo la costruzione di
una scala di libri avrebbe richiesto ore, e se i genitori
lo scoprivano era impossibile prevedere cosa sarebbe
accaduto. Il pc stava sullo scaffale. Premette un tasto,
e la macchina si accese come previsto. Emise un sospiro
di sollievo e sorrise quando la password fu accettata. Nel
corso degli anni era entrato in possesso di molte informazioni
segrete, perch nessuno pensava che un beb
potesse capire quello che dicevano. Se avesse trascritto
tutto, avrebbe avuto almeno cinque libri in testa alle
classifiche di vendita, per non parlare di tutti i libri di
storia che avrebbero dovuto essere riscritti. Il Network
gli mancava. Tutto ora era diventato molto pi semplice:
si ricordava gli inizi, quando potevano passare molti
decenni tra una risposta e l'altra, se si aveva fortuna.
Adesso poteva usare un telefono o un computer, e la comunicazione
era istantanea. Si colleg a un account amministratore:
diversi messaggi lo attendevano nell'in-box,
e ci volle molta forza di volont per non aprirne
nemmeno uno. Compose un nuovo messaggio, digitando
lettera per lettera. Il testo ce l'aveva pronto in testa
da molti giorni. La vita di Nathaniel Wilkins avrebbe
preso una piega interessante nel prossimo futuro.
Una mezz'ora pi tardi aveva finito, e aveva perfino
potuto leggere alcuni degli altri messaggi. Il computer
era al suo posto e si stava spegnendo, quando ud il cigolio
di una porta. Riconobbe la madre dal suono dei passi,
che si diressero in bagno. L'acqua dello sciacquone scrosci
attraverso i tubi, i rubinetti del lavandino vennero
aperti e chiusi. Poi si udirono di nuovo i passi, e lui trattenne
il respiro. Ovviamente la madre sarebbe andata a
controllare.
Maledizione. Cont i secondi.
Derek! il grido della madre perfor il silenzio della
casa.
Non pot evitare di trovare la cosa un tantino divertente,
malgrado tutto. Cosa doveva fare adesso? Gatton
fino alla libreria e tir fuori uno dei libri, per bambini
dallo scaffale alla sua portata. Al secondo piano si
era scatenato il caos: la madre urlava al marito, correvano
da una stanza all'altra, e finalmente si precipitarono
gi per le scale. Lui si sedette con il libro davanti
a s, borbott soddisfatto e fece un grande sorriso
quando lo videro. Non ebbe nemmeno bisogno di simulare
una risatina: la madre scoppi a piangere dal
sollievo, mentre lo sollevava e lo stringeva troppo forte.
Il padre era pi pallido di come lo era stato durante
il parto.
Lui sper di evitare di essere messo a dormire in camera
con i genitori.
Era una speranza stupida.
...
.
...
11.
...
.
...
Sono un uomo.
L'inverno  arrivato e se n' andato tredici volte. Noi adulti
stiamo raccolti davanti al fid. Sto tremando. Lei compie due
giri intorno a tutti, poi mi conduce via. La notte ha coperto il
cielo e la dea del cielo  a malapena visibile dietro al mondo degli
spiriti. Camminiamo insieme lungo la riva. La sua pelle 
tanto morbida, il corpo  caldo. Preghiamo di avere molti figli
e molte estati fruttuose. Le nostre mani restano intrecciate per
il resto della nottata. Con i primi raggi del dio in volto, lei si
stende sopra di me. Ha uno sguardo strano e continua a baciarmi.
I nostri corpi si uniscono e lentamente lei si trasforma davanti
a me. Mi guarda come non mi ha mai guardato. Sparisco
nei suoi occhi, cerco le parole adatte ma non ne trovo nemmeno
una che sia abbastanza grandiosa, Lei annuisce e mi posa un
dito sulle labbra,
quando scende la sera, un altro pensiero mi ha avvinto e
non vuole mollare la presa. M'insegue, mi costringe a pensare
e mi d una paura che non ho mai avuto.
Che cosa vogliono gli di da noi due?
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Coordinare degli incontri non annunciati attraverso cinque
fusi orari diversi non era semplice. C'era voluta quasi
una settimana per trovare un'ora che andasse bene per
tutti. Raven guard l'orologio: ancora un minuto. Cominci
a digitare le venti cifre sulla tastiera del telefono. Tutti i
membri del Consiglio avevano un accesso speciale al sistema,
eppure Raven non era mai riuscita a scoprire com'era
costruito, anche se era lei la responsabile della sicurezza
del Network. Era uno dei tanti segreti di Gabriel e Anko,
i fondatori del Network. Era un sistema efficace: era possibile
chiamare diversi numeri gratis da tutto il mondo e
se avevi il codice giusto potevi organizzare una teleconferenza
oppure prendervi parte. Una volta ottenuto l'accesso,
attraverso il sistema era anche possibile chiamare
qualsiasi numero al mondo. Ogni membro del Network
aveva il suo proprio codice per l'accesso, mentre i membri
del Consiglio avevano un codice ulteriore per poter utilizzare
alcune delle funzioni pi avanzate.
La riunione di quel giorno si preannunciava molto diversa
dal normale. C'erano solo due casi da discutere, ma
entrambi erano cos insoliti che per una volta tanto era
impossibile prevedere l'esito dell'incontro. Il primo caso
era la condizione di Eshu, l'altro era il messaggio di Gabriel.
L'aveva spaventata: se quello che scriveva era vero,
era un problema che esigeva provvedimenti immediati.
La questione era come risolverlo.
Raven diede inizio alla conferenza. Brevi bip indicarono
che anche gli altri si erano collegati.
Hello disse Raven.
Dobroj noci. Era la voce di Anko.
Bom Dia disse Mani.
Si ud il crepitio di una linea disturbata.
Amon? chiese Raven.
Ma guarda,  in ritardo, che shock! fece Anko.
Segu ancora un bip.
Achaa disse piano Amon. Aveva il respiro pesante.
Allora cominciamo annunci Raven, e pass come
sempre all'egiziano antico.
Suppongo che tutti voi abbiate ricevuto e letto il messaggio
di Gabriel disse Anko.
Tutti risposero S.
Bene. Per farla breve, sembra proprio che l'informazione
spedita da Gabriel sia vera continu Anko con una
voce che rivelava come fosse tutt'altro che soddisfatta.
Amon e Mani cominciarono a parlare simultaneamente.
Prima tu disse Amon.
Come ha fatto Gabriel a scoprire questa cosa? E come
sappiamo che  vera? Sembra del tutto assurdo disse
Mani.
Alla prima domanda dovr rispondere Gabriel stesso
quando ne avr occasione.  assurdo o no... Io e Raven
abbiamo controllato personalmente l'informazione replic Anko.
Allora, cosa sappiamo delle ricerche di questo Wilkins?
Sto lavorando per riuscire a saperne di pi disse nRaven.
Lavorando come? chiese Mani.
Nel solito modo rispose Raven.
Per un po' nessuno disse nulla.
Questa informazione  riservata al Consiglio, vero? domand Mani.
S, per il momento rispose Anko.
Quindi Eshu non ne sa nulla?
No, e per il momento  meglio che continui a non
sapere replic Anko.
Perch no? chiese Mani.
Perch in questo preciso momento si trova in una situazione
in cui non dovrebbe venire a sapere nulla che
possa influenzarlo disse Anko.
Sono d'accordo disse Amon. Questo non farebbe
che confonderlo. Eshu  in fase di trasformazione, ma
non sappiamo in cosa si sta trasformando.
N perch aggiunse Anko.
A me piacerebbe sapere che qualcuno  in grado di
individuarmi in qualunque parte del mondo io mi trovi
dichiar Mani.
E che cosa ci faresti con questa informazione? ribatt
Amon. Te ne andresti in giro a preoccuparti ancora
di pi? No, non  proprio il caso.
Ma scusate, c' una relazione ovvia tra il fatto che
Eshu ha compiuto quattordici anni e che il suo segnale
sulla mappa  potente come un faro. Se si togliesse la vita
nel corpo in cui  ora, il faro dovrebbe spegnersi fece
notare Mani con una certa insofferenza.
S, di sicuro tutti ci saremmo suicidati se avessimo
compiuto quattordici anni comment Amon. Era difficile
superare la raffinatezza del tono ironico affinatosi
per diversi millenni.
La questione non  cosa pensiamo che Eshu avrebbe
scelto di fare, ma che lo lasciamo scegliere da solo continu
Mani, ma senza molta convinzione.
Eshu dovrebbe essere messo al corrente delle ricerche,
ma non per forza subito disse Raven.
Non avete forse contatti frequenti? chiese Mani.
E allora?
Mi chiedevo come sta.
Tutto nella norma, tranne che si sente stanco e sonnolento,
ha bisogno di dormire molto, ha mal di testa ed
 distratto e pensieroso disse Raven.
Eh, gi, perch tutto questo  assolutamente entro i
limiti della norma comment Amon.
Raven si schiar la voce.
C' qualcuno che aspetta Bian Shen la settimana
prossima. Se non va come previsto, possiamo supporre
che le cose si stiano alterando per noi tutti disse Anko.
In che senso? chiese Mani.
Nessuno rispose, ma tutti sapevano a cosa stavano
pensando gli altri. L'idea di diventare adulti era al tempo
stesso inquietante e seducente.
Tra l'altro, anche Lilith sa di Eshu. Le ho chiesto di
tenersi l'informazione per s fino a che non sapremo
se si tratta di un caso isolato oppure no disse Anko.
A Raven non sembr che ci fosse alcun motivo di menzionare
che anche B. ne era al corrente.
E lei  d'accordo? chiese Mani.
E chi lo sa? rispose Anko.  chiaro che  libera di
fare quello che vuole, quando vuole. Ma non credo che
dir nulla. Sar nello stesso stato d'animo nostro.
Raven non era sicura che tutti fossero nello stesso stato
d'animo. Alcuni di loro avrebbero dato qualsiasi cosa per
essere Eshu, nel caso fosse davvero diventato adulto.
Quanto a lei, era contenta che non fosse una reale alternativa.
Cosa facciamo con Nathaniel Wilkins? domand
Amon.
Possiamo eliminarlo,  la cosa pi semplice disse
Mani.
 una possibilit disse Anko.
Scherzavo ribatt Mani.
Sicuro?
Mani cominci a dire qualcosa, ma si ferm e ricominci
daccapo. Per prima cosa, non possiamo ammazzare
una persona perch ha scoperto qualcosa che anche altri
possono scoprire in futuro. Secondo, cosa facciamo se
quel tizio attira ancora di pi l'attenzione su di s? Cosa
pu accadere? Dal messaggio di Gabriel sembra di capire
che  proprio l'attenzione che va cercando.
Capisco cosa vuoi dire replic Anko, scoraggiata.
Ma  una possibilit.
E se lo assumessimo al nostro servizio? chiese Raven.
E se non facessimo assolutamente niente? sugger Amon.
Questa pi che una minaccia  un'occasione disse
Raven. Abbiamo la possibilit di individuare tutti quelli
come noi. Dopotutto dall'ultimo controllo che ho fatto
non risultavano quattrocentoventuno membri nel Network.
Poteva essere una minaccia pi che un'occasione,
ma una volta tanto Raven era disposta a correre il rischio.
In questo caso, come dovremmo procedere? chiese Anko.
E se gli parlassimo di Rilchned? propose Raven.
Nemmeno per sogno ribatt Amon risoluto.  un rischio stupido.
 un rischio minore comment Mani.
S, ma con conseguenze ridicole. Avanti, colleghiamo
pure fra loro le due cose al mondo che possono far capire
alla gente molto di pi di quanto dovrebbe.
E se tenessimo Rilchned al di fuori, ma ci servissimo
delle loro risorse? disse ancora Raven.
Non puoi piuttosto usare alcune delle tue, di risorse? chiese Anko.
Raven smise di giocherellare con il filo del telefono.
A cosa ti riferisci?
Penso a quel progetto a cui stavi lavorando qualche
anno fa, in Svizzera... rispose Anko, e lasci la frase incompleta.
Raven fece finta di niente, ma dentro ribolliva. La
Svizzera era stata l'inizio di tutto, ma come faceva Anko
a saperlo? Aveva rivelato esattamente quanto sapeva,
senza raccontare a Mani e Amon nulla di concreto.
Doveva rispondere qualcosa. Se il silenzio fosse proseguito,
uno di loro avrebbe cominciato a fare domande.
Ok. Ma a una condizione: lo faccio a modo mio.
Ehi, aspetta un attimo fece Mani.
O cos, o usiamo Rilchned disse Raven.
Entrambe le cose sono fuori questione dichiar
Amon. Ci sono altre alternative.
Non far niente non  un'alternativa obiett Anko.
Qualcuno sospir.
Facciamo un compromesso disse Raven. Lasciatemi
usare Rilchned solo con il nome.
E come? chiese Mani.
User il nome se pu servire, ma solo se ci sono costretta
rispose Raven. E far in modo che non si trovino
tracce, se qualcuno dovesse cominciare a cercare.
Nessuno disse nulla.
Raven sapeva che Anko non avrebbe detto niente prima
che parlasse qualcun altro, indipendentemente dalla
propria opinione. Probabile che fosse soddisfatta. Aveva
pianificato quella soluzione fin dall'inizio? E come faceva
a sapere della Svizzera?
Per me va bene disse Mani.
Raven stessa non aveva alcuna intenzione di dire qualcosa.
Fai rapporto a noi disse Amon alla fine.
S, certo convenne Raven un po' troppo in fretta.
Allora siamo d'accordo disse Anko. Ci incontriamo
di nuovo tra due settimane. Credi che riuscirai ad
avere qualcosa di pronto per allora?
Raven ci pens su. Aveva gi un piano, ma non sapeva
se si poteva portarlo a termine in due settimane. Ne dubito,
ma posso tentare.
Ok, allora abbiamo finito disse Anko.
Raven si distese sulla pancia. Le riunioni del Consiglio
la stancavano sempre. Erano cos diversi: vicini, in un
certo senso, ma lungi dall'essere buoni amici. Ma forse
era un vantaggio. Aveva spesso la sensazione che Anko
controllasse la maggior parte di quello che veniva deciso
nel Consiglio, ma neppure lei aveva potuto prevedere
quello che era accaduto. E se doveva succedere l'impossibile,
se tutti loro fossero diventati adulti, non aveva certo
pensato di lasciarsi sfuggire l'occasione, questo era poco
ma sicuro. Sicuro tanto quanto il fatto che tutti loro
avevano i propri progetti per il mondo.
...
.
...
12.
...
.
...
Lei si alza di notte.
Mi sveglio al suono dei suoi passi. Tiene le mani dinanzi a
s, non sul ventre come fa di solito. Gli occhi sono persi nel vuoto
e mi domando che cosa vedano. Mi metto davanti a lei, in
attesa delle parole che arriveranno. La sua voce mi raggela.
Parla di altri luoghi, altre trib. Devo andare a cercarle, devo capirle.
Giudicali meritevoli oppure condannali.
In che modo? chiedo.
Non ottengo risposta.
In che modo? chiedo.
Una risata che non conosco trasforma il silenzio.
Perch.
Chiudo gli occhi davanti a quel sorriso che non e il suo. Lei cade fra le mie braccia e mi accorgo di tremare.
...
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...
Capitolo 12.
...
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...
Il cortile della scuola era sempre molto pi grigio dopo
che aveva suonato la campanella. L'autista stava accanto
al vecchio pullman rosso che veniva utilizzato per le gite.
Sia lui che il mezzo sbuffavano fumo bianco nell'aria. Il
professor Knudsen era in piedi davanti alla portiera e cercava
come sempre i suoi occhiali nello zaino. La classe era
sparpagliata, suddivisa nei soliti gruppi. Il bordo del marciapiede
era duro come sedile, ma era sempre meglio che
stare in piedi. Arthur scorse la playlist: aveva scaricato diverse
canzoni nuove che voleva ascoltare, ma non ne aveva
ancora trovata una da riascoltare fino alla noia.
Knudsen cominci a leggere ad alta voce da un foglio
e disse qualcosa circa la gita, ma era difficile leggere le
labbra di uno che borbottava.
Le ragazze entrarono davanti, i ragazzi dietro. Geir gli
fece un cenno di saluto, entr e si sedette a met del pullman,
e Arthur si gett sul sedile dietro di lui. Chiuse gli
occhi e appoggi la testa al vetro.
La voce di Knudsen si propag con un suono metallico
dal vecchio sistema di altoparlanti. Il viaggio durer
quarantacinque minuti. Per il ritorno, ci incontriamo davanti
all'uscita alle quattordici. Ripeto, alle quattordici.
Ok, e adesso facciamo l'appello.
Arthur si era quasi addormentato quando venne chiamato
il suo nome. Butt fuori un Presente.
Geir lo svegli con un colpo sul braccio.
L'entrata al museo era decorata con bandiere cinesi e
norvegesi e con grandi poster raffiguranti gli antichi
guerrieri di terracotta. Arthur era gi stato in quel museo
in precedenza, e sperava che stavolta la mostra sarebbe
stata pi interessante. Sulla porta a incontrarli c'erano il
padre di una delle ragazze della classe e la direttrice del
museo. Il padre era vestito casual, ma elegante, in jeans,
camicia e blazer, e sembrava pi giovane di quello che
probabilmente era. La direttrice poteva avere quarant'anni,
e aveva cercato di vestirsi adeguatamente per l'occasione.
Knudsen la salut con entusiasmo esagerato.
Con voce alta e sottile, la direttrice diede loro il benvenuto.
Ripet in continuazione quale occasione straordinaria
avessero, grazie al signor Kristian Eriksen. Arthur
sorrise tra s: il signor Kristian Eriksen nascondeva bene
la sua superiorit. Ammicc a sua figlia Karoline, la quale
sfoggiava un sorriso da un orecchio all'altro.
Furono condotti in una grande sala, dove file ordinate
di sedie erano disposte davanti a un piccolo podio. In fondo
alla stanza c'erano gi un bel po' di persone. Alcune di
queste fecero un cenno di saluto eloquente a Eriksen. C'erano
manichini rivestiti di antiche armature cinesi, che
brandivano la tradizionale lancia. Arthur avrebbe scommesso
che fossero copie di armature datate attorno all'anno
Mille, ma non ne era sicuro. Le volte in cui si era trovato
in quei paraggi, era stato dall'altra parte del muro.
Alla classe fu detto di prendere posto sulle sedie. Eriksen
and dall'ambasciatore cinese, che stava in piedi assieme
a suo figlio e ad altri due cinesi. Arthur ricord di
aver letto sull'invito che il figlio si chiamava Pei-Fu. Indossava
un completo che sembrava di una taglia pi
grande, e aveva con s uno zainetto che stringeva un
po' troppo forte con entrambe le mani.
L'ambasciatore parlava con uno degli altri uomini. La
voce era bassa, ma c'era qualcosa di estremamente aggressivo
nel suo linguaggio corporeo. Arthur non pot sentire
cosa diceva, ma a giudicare dall'espressione del volto l'altro
uomo sembrava sia impaurito che arrabbiato, ed era
chiaro che l'ambasciatore era scontento di lui. Quando
Eriksen li raggiunse, l'ambasciatore cambi del tutto atteggiamento,
sorrise con calore a Eriksen e gli present
suo figlio. Pei-Fu aveva tutta l'aria di voler essere altrove.
Dopo una breve introduzione, l'ambasciatore cominci
a parlare. Inizi con alcune frasi fatte sull'importanza per
le giovani generazioni di imparare dalla storia. Parlava un
norvegese stentato, cosa che indusse uno di quelli seduti
dietro, probabilmente Halvard, a scimmiottarlo a bassa
voce. Questo provoc quasi uno scoppio di risa dalle retrovie,
ma un'occhiata di Knudsen lo soffoc sul nascere.
Della mostra l'ambasciatore sapeva sorprendentemente
poco. Sapeva quale periodo era rappresentato, da dove
venivano i ritrovamenti pi importanti e quali erano le
perle della collezione, ma solo perch cos c'era scritto
sul foglietto che teneva davanti a s. Strano, pareva irritato
e indispettito dalle proprie scarse conoscenze.
Per finire, vorrei presentarvi mio figlio, Pei-Fu. Ha la
vostra stessa et e si  appena trasferito in questo paese.
Purtroppo non parla norvegese. Io sono costretto a lasciarvi,
ma rimarr il mio assistente, Chen Hu, cos che
potrete fare domande a mio figlio.
Tutti applaudirono educatamente. La direttrice ringrazi
l'ambasciatore, che scomparve in corridoio insieme
a Eriksen. L'assistente era l'uomo che Arthur aveva
notato in precedenza. Non era molto contento di dover
rimanere a rispondere alle domande di una scolaresca.
Knudsen sal sul podio, lo salut e scambi qualche parola
in inglese, poi salut Pei-Fu.
Ok, per le domande o chiedete direttamente in inglese,
oppure posso tradurre io per voi, se non siete sicuri di
qualche parola disse Knudsen rivolto ad Arthur e al resto
della classe. Poi si gir verso l'assistente. Forse Pei-Fu
vuole cominciare dicendo qualcosa di se stesso?
Arthur tradusse a mente l'ultima frase in mandarino
prima che lo facesse Chen. L'assistente formul la domanda
in modo un po' diverso da Arthur, che cap comunque
con facilit cosa veniva detto. Ma c'era qualcosa
di strano nel tono tra di loro, che non riusc ad afferrare
del tutto. Pei-Fu raccont che si era appena trasferito in
Norvegia e aveva cominciato alla scuola internazionale.
Si chiedeva se dovesse imparare il norvegese, ma credeva
che avrebbe dovuto prima imparare l'inglese.
All'inizio non ci furono molte domande. Geir chiese se
leggeva fumetti, Elisabeth volle sapere che musica ascoltava.
Poi fu la volta di Elisabeth. Avete voti a scuola in
Cina?
Arthur continu a tradurre mentalmente, ma quando
Chen rivolse la domanda a Pei-Fu, dapprima non cap. Si
ripet in silenzio la domanda di Elisabeth e comprese il
motivo della propria confusione: l'assistente non aveva
fatto la stessa domanda.
Pei-Fu abbass gli occhi a terra e parl a voce cos bassa
che Arthur quasi non riusc a sentirlo: Ce la sto mettendo
tutta per i voti, e intendo migliorarli.
S, abbiamo i voti a scuola, e sono importanti per poter
entrare in certi istituti disse Chen.
E tu, cosa ne pensi dei voti? domand ancora Elisabeth.
Di nuovo, la traduzione fu completamente sbagliata, e
Arthur pot vedere come Pei-Fu lottava per trattenere le
lacrime. Era evidente che l'assistente lo faceva apposta,
solo per ferire Pei-Fu.
Anche Knudsen si accorse che qualcosa non andava,
ma aveva l'aria di non saper che pesci pigliare.
Allora Arthur afferr lo zainetto di Geir, tir fuori un
foglio e una penna e inizi a piegare il foglio per farne un "Inferno e Paradiso".
...
.
...
Nota: Inferno e paradiso  un origami giapponese fatto a stella in cui si infilano i polpastrelli sotto le punte, e poi si apre e si chiude a seconda del numero desiderato rivelando lati di volta in volta diversi per indicare delle piccole "profezie" all'interlocutore. Fine Nota.
...
.
...
Be'? fece Geir, guardandolo meravigliato. Cosa stai facendo?
Arthur salt su continuando a scrivere, e parl in fretta
e a voce alta. Professore? Avrei una domanda, ma la
vorrei fare direttamente io.
Knudsen lo guard confuso. Ah, s?
Ho sempre saputo che ai cinesi piace farsi predire il
futuro, cos ho pensato che magari potrei mostrare a Pei-Fu
un tipico Inferno e Paradiso', come li facciamo qui in
Norvegia disse Arthur, e sorrise a Pei-Fu.
Era chiaro che Knudsen non sapeva bene cosa dire, e
Arthur approfitt della sua esitazione per cominciare.
Dall'ultima fila provenirono sbuffi e risatine.
Arthur si avvicin a Chen tenendo in mano l'origami,
e gli domand in inglese di scegliere un numero. Chen
scocc un'occhiata confusa al professore, che spieg esitante
di cosa si trattava. La scelta cadde sul numero tre.
Arthur mosse l'Inferno e Paradiso tre volte, e chiese all'assistente
di scegliere ancora. Chen scelse nove. Arthur
apr l'origami e gli mostr il suo contenuto. L'assistente
indietreggi, guard Arthur e deglut, poi fiss ancora
una volta il carattere che significava slealt'.
Scelga un altro numero disse Arthur, guardandolo
negli occhi.
L'assistente apr la bocca per dire qualcosa,-ma le sue
labbra si stirarono in una linea sottile.
Arthur sorrise calorosamente. Avanti, scelga un altro
numero!
Chen lanci un'occhiata di sottecchi a Knudsen e poi a
Pei-Fu. Lentamente indic il numero cinque. Arthur gli
apr l'Inferno e Paradiso sotto gli occhi, gli mostr il carattere
per menzogna', lo richiuse immediatamente, si
gir verso Pei-Fu e allung la mano per salutarlo.
Ni hao disse.
Indicando e gesticolando, Arthur riusc a spiegare a
Pei-Fu che doveva scegliere un numero. Quattro movimenti,
un nuovo numero, e Arthur apr l'origami. Un
sorriso si allarg sul volto di Pei-Fu, e le parole gli sgorgarono
dalla bocca.
Arthur si gir verso Chen con un sorrisetto confuso.
Cosa dice?
Chen si raddrizz. Arthur sapeva esattamente perch
esitava.
Chiede se conosci la nostra lingua tradusse Chen.
Arthur guard Pei-Fu e scosse la testa. No, non conosco
la vostra lingua. Solo alcuni segni.
Si gir verso l'assistente e gli fece discretamente l'occhiolino.
Su un foglietto scrisse il proprio indirizzo email e lo
diede a Pei-Fu. Magari ci possiamo scrivere pi avanti?
Arthur mim il gesto con le mani, indicando avanti e indietro
tra s e Pei-Fu. Good luck disse infine e fece un
inchino profondo quanto bastava, solo a Pei-Fu.
Scese dal podio e gett uno sguardo alla sua classe. Lo
fissavano tutti come se non l'avessero mai visto prima. Ad
Arthur scappava pi che altro da ridere, ma con tutta
probabilit avrebbero pensato che fosse pazzo. Avevano
le facce pietrificate, colte in una comica espressione tra
la curiosit e la sorpresa. Arthur si ficc l'Inferno e Paradiso
in tasca e si sedette.
Cosa diavolo c'era scritto su quel tuo origami?!
chiese Geir.
Diverse facce si girarono e guardarono Arthur con
aspettativa.
Niente di speciale. Perch?
Non scherzare! L'assistente per poco non sveniva!
Arthur sorrise. Un piccolo trucco che ho imparato da
un amico in rete.
Dai, sul serio, cosa c'era scritto?
Arthur si appoggi allo schienale e incroci le braccia.
Nella stanza c'era uno strano silenzio. Alla fine il prof
prese la parola e chiese se c'erano ancora domande,
ma nessuno voleva dire altro.
La visita guidata and molto pi in fretta del previsto.
Era una delle curatrici a illustrare la mostra, e lo fece
con una tale ricchezza di dettagli che si sarebbe creduto
fosse stata lei a crearla. Mescolava fatti storici e vita quotidiana
in un modo che rendeva le digressioni interessanti
al pari della storia stessa. Tutta la classe segu
con interesse.
A causa del traffico pomeridiano, Arthur fu l'ultimo
della famiglia a tornare a casa. Quando arriv, gli altri
avevano appena cominciato a mangiare.
Ciao Arthur, puoi prendere una caraffa d'acqua?
chiese la madre a bocca piena.
Arthur lasci scorrere l'acqua dal rubinetto mentre si
prendeva un piatto dalla credenza.
In forno c' della carne.  calda, stai attento continu
la madre. Hai avuto una buona giornata?
Siamo stati alla mostra al museo, quella sulla Cina
rispose Arthur servendosi della carne.
Era oggi? Credevo fosse pi avanti disse la madre.
Arthur scosse la testa e si sedette al solito posto.
Non c'era anche l'ambasciatore cinese con voi? domand
il padre.
Arthur annu con la bocca piena.
Ho sentito dire che Kristian Eriksen ha mosso mari e
monti per far arrivare qui la mostra continu il padre.
Ah, s? E come? chiese la madre.
Riuscendo a convincere le persone giuste. Evidentemente
 una mostra molto richiesta in giro per il mondo
rispose il padre.
Chi  sua figlia, me lo ripeti?
Karoline rispose Arthur.
Quella con i capelli lunghi e biondi?
Arthur sospir rassegnato. Quando si trattava di riconoscere
nomi e volti, la madre era senza speranza. No.
Forse dovremmo andare a vederla disse il padre.
La cosa migliore  fare una visita guidata, altrimenti
pu risultare un po' noiosa sugger Arthur.
Emilie appoggi rumorosamente la forchetta sul suo
piatto, facendo tintinnare la porcellana. Non ne voglio
pi annunci scivolando gi dalla sua sedia.
Conosci la regola: nessuno si alza da tavola fino a che
tutti non hanno finito disse la madre.
Emilie sbuff, si arrampic di nuovo sulla sedia e guard
irritata Arthur, il cui piatto era ancora quasi pieno.
Oggi pensavamo di parlare delle vacanze disse la madre.
I genitori discutevano sempre delle vacanze con loro,
ma Arthur e le sue sorelle non avevano delle reali alternative.
In estate c'erano sempre due viaggi obbligatori:
la visita ai nonni a Bergen e sul Sognefjord, e due settimane
in un luogo che non era mai molto lontano dalle
frontiere nazionali, nei rari casi in cui uscivano dal paese.
E dove si va, allora? domand Julie.
Il padre sorrise orgoglioso. Abbiamo pensato alla Scozia.
La Scozia? ripet Julie scettica.
Abbiamo affittato una grande casa fuori da Edimburgo
continu il padre.
Andiamo prima a trovare il nonno e la nonna a Bergen,
poi prendiamo l'aereo fino a Newcastle e proseguiamo
verso nord in macchina aggiunse la madre.
Possiamo andare a Legoland invece che in Scozia? domand Emilie.
No, tesoro, Legoland  in Danimarca,  un altro paese,
ma forse possiamo andarci l'anno prossimo risposela madre.
Lo so che Legoland  un altro paese! esclam Emilie offesa.
Legoland non  un paese,  un parco si intromise
Julie con tono da saputella, sospingendo i resti del cibo
nel piatto in modo da creare dei disegni nella salsa.
Emilie a momenti salt su sulla sedia. S, invece!
Legoland  un paese, perch Line ci va per le vacanze
strill. Come sempre, Emilie non era disposta ad arrendersi tanto presto.
Legoland  un parco in Danimarca, e Line va in Danimarca disse Julie.
No, mamma, vero che Legoland  un paese? Emilie
guard piena di speranza la madre, che scocc un'occhiata
a Julie.
Legoland non  un paese, anche se il nome contiene
la parola land'. Legoland  un parco di divertimenti che
si trova in Danimarca, che  un paese.
Emilie riflett. E allora perch non possono andare a
un parco di divertimenti qui?
La faccia esasperata della madre fece sorridere Arthur.
No, non  un comune parco di divertimenti, Emilie
spieg la madre. Dopo ti mostro delle foto, se vuoi.
Emilie accett soddisfatta, e chiese ancora di potersi
alzare da tavola. Alla fine le venne concesso, a condizione
che mettesse il suo piatto nella lavastoviglie.
Che ne dite dei piani per le vacanze? domand il
padre guardando Arthur e Julie.
Mi sembrano buoni rispose Arthur.
Secondo Julie poteva andare. Arthur sapeva che finch
non si trattava di una gita in montagna con pernottamento
in rifugio, tutto poteva andare per lei. Arthur
aveva finalmente cominciato ad abituarsi all'idea che sarebbe
rimasto vivo quell'estate, ma una parte di lui ancora
opponeva resistenza. Non c'era niente che garantisse
che la sua trasmutazione non potesse avvenire da un momento
all'altro. Anche il pensiero che non dovesse trasmutare
mai pi gli si era affacciato alla mente, ma aveva
cercato di reprimerlo.
Arthur rimise via il cibo. Prese una mela, and nella
sua stanza e controll la posta. Ogni giorno inviava un
breve messaggio a Raven. Era lei che aveva insistito, e
lo aveva anche pregato di monitorare attentamente la
sua salute. Fino a quel momento, quei giorni omaggio',
come li chiamava lui nei suoi messaggi, non avevano
portato con s altro che stanchezza e mal di testa, cosa
che rendeva la parola omaggio' forse non proprio adatta
alla situazione. Raven voleva anche che Arthur si controllasse
con l'aiuto di test cognitivi, ma lui si era rifiutato.
Perch mai doveva farlo? Se stava per perdere la ragione,
se ne sarebbe accorto anche senza test. Raven era come
sempre atterrita all'idea che qualcuno potesse svelare il
loro segreto.
La serata trascorse scaricando nuovi manga da internet
e leggendo libri, oltre agli obbligatori minuti da
dedicare ai compiti per casa. Fu solo a sera avanzata che gli
venne in mente che ci potevano essere altri Bambini nelle
vicinanze di Edimburgo, e scrisse un messaggio a Raven
pregandola di controllare. Arthur non aveva niente
in contrario a parlare a tu per tu con qualcuno in grado
di capirlo.
...
.
...
13.
...
.
...
Non mi sono mai sentito cos impaurito, cos impotente.
La sento, ma loro non mi lasciano entrare.
Andr tutto bene dicono. Questo non  nulla, per un uomo.
All'improvviso un nuovo grido riempie l'aria. Lei dice che  una bambina, io non riesco a non domandarmi se mi somiglier.
La tengo per mano. Intanto siamo piccoli e indifesi! canto la canzone che ho composto per lei, la canzone che la attendeva. Lei smette di gridare, dischiude appena gli occhi. So che non ha importanza capire che cosa lei sia.
Io non posso fare altro che amarla.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
L'estate procedeva bella, calda e con lunghe giornate luminose,
eppure per Arthur ogni mattina era come l'inizio
di un giorno d'autunno buio e un po' freddo, in cui il
piumino assumeva magici poteri di persuasione e il cuscino
era il miglior amico del mondo. I genitori avevano
mormorato qualcosa a proposito dei profondi cambiamenti
nel corpo degli adolescenti, e Arthur avrebbe voluto
che fosse proprio quello a dargli tanta stanchezza e
malessere. Ma nel suo corpo c'era qualcosa che non andava.
Ogni mattina si svegliava annebbiato, a volte quasi
con allucinazioni, come se il confine tra sogno e realt
fosse sul punto di dissolversi. Il mal di testa arrivava a ricordargli
in continuazione quanto male dormisse. Andare
a letto la sera era diventato un tormento. Il sonno non
era pi una fuga dalla stanchezza, ma una via per entrarci.
Forse il suo corpo non era fatto per diventare adulto?
E se non ce l'avesse fatta fisicamente?
Non mancava molto all'inizio delle vacanze estive. La
scuola in realt le aveva gi cominciate ufficiosamente:
tutti i compiti in classe importanti erano stati svolti, e
perfino gli insegnanti avevano cambiato stile, anche se
alcuni di loro ancora tentavano di mantenere un qualche
grado di disciplina. Il giorno successivo sarebbero andati
ancora in gita, stavolta nel bosco con il prof di scienze naturali.
Arthur apr gli occhi e fiss il soffitto. Erano appena
passate le dieci, ma lui era a letto gi da mezz'ora. Si
gir su un fianco, chiuse gli occhi e tir su le ginocchia.
Sent che i genitori discutevano di qualcosa gi in salotto,
ma le voci erano troppo lontane.
La pioggia stendeva un tappeto di tamburi sulla giungla,
interrotto solo da qualche grido d'uccello. Arthur si
volt a guardare l'albero. Era pi possente che mai. Appoggi
la mano sul tronco, un tronco che aveva visto accadere
molte pi cose di lui. Anche se tutti i bambini del
villaggio si fossero tenuti per mano, non era certo che sarebbero
riusciti a circondarlo. Arthur era seduto sulla cima,
e lasciava vagare lo sguardo sul tranquillo mare di foglie
che si allargava in tutte le direzioni fin dove poteva
spingersi la vista. Il vento giocava a incidere disegni su
quell'infinito tappeto verde. In lontananza si ergevano
le montagne: lance bianche che segnavano la fine del
mondo. Al di l c'era il mondo degli di, dove ai mortali
non era permesso entrare. Ricordava l'antica fede, sapendo
al tempo stesso che si trattava di superstizione.
Sent dei colpi contro il tronco dell'albero, che assunsero
la stessa cadenza dei battiti del suo cuore. Si ud a
malapena attraverso il vento un flauto che suonava. Il
suono smorzato giungeva in riprese lunghe e sommesse.
Nel suono si indovinava una melodia, ma la successione
delle note era troppo lenta per riconoscerla. Infine Arthur
la ricord. Era una vecchia canzone per bambini.
Le parole gli ritornarono in mente, una a una.
Io son qui e tu sei l, ma che triste lontananza,
incontrarci noi possiamo e colmare la distanza.
Vola in cielo, spicca il salto, col pensiero vola in alto
di' il tuo nome e pensa a me, sar io a protegger te.
Arthur se la ricordava in diverse lingue, addirittura in
ogni singolo idioma che conosceva. Dove aveva imparato
quella canzone? Si appoggi all'indietro e canticchi tra
s e s. A ogni parola il flauto aumentava di intensit, come
se potesse udirlo suonare. Arthur apr gli occhi e si
guard attorno. La foresta era sparita, e avrebbe potuto
giurare di essersi appena svegliato da un sogno. I ricordi
c'erano tutti ma erano annebbiati, come dopo essere stati
strappati al sonno, ma in quel momento lui non era nel
suo letto.
Davanti ai suoi occhi c'era un'enorme pianura che si
stendeva piatta in tutte le direzioni. Il cielo era azzurro
e quasi ricoperto da piccole nuvole. Qualcosa lo turbava.
C'era troppo silenzio. Un silenzio innaturale, come se il
paesaggio fosse isolato dal suono. Arthur non aveva dimenticato
la canzone, si ricordava che esisteva in tutte
le lingue di sua conoscenza. Ogni piccolo dettaglio del
sogno era insolitamente nitido, e al tempo stesso tutto
era fuori posto. Non poteva essere sveglio, ma era pi
sveglio che mai. Quel luogo era reale, ma anche del tutto
assurdo. Scosse la testa: a sognare sapendo di sognare, ci
era abituato. Ma quella era una sensazione del tutto diversa.
Si pizzic il braccio nell'infantile tentativo di svegliarsi,
ma invano. Cosa stava succedendo?
La canzone gli si insinu di nuovo nella testa. Doveva
per forza significare qualcosa. Arthur ne ripercorse il testo,
parola per parola. Qualcuno voleva incontrarlo, questo
perlomeno era ovvio.
Vola in cielo, spicca il salto.
Arthur fece un balzo verso l'alto e cerc di volare. Non
accadde nulla, se non che quasi arross del proprio tentativo.
Col pensiero vola in alto.
Significava che doveva pensare di volare? Arthur sedette
sulla terra arida, chiuse gli occhi e cerc di sollevare
il corpo. Stava quasi per rinunciare, quando il corpo
perse qualunque peso e gli sembr di essere sul punto
di cadere. Apr gli occhi, ed eccolo seduto compostamente
a terra. Arthur conosceva bene l'effetto di trance e
autosuggestione, e come fossero nati i miti sui monaci tibetani
e la levitazione. In quel momento per lui non era
in trance. Prov ancora una volta, e di nuovo quella strana
sensazione di completa leggerezza. Strinse pi forte
gli occhi.
Di' il tuo nome e pensa a me.
Pensa a me? Chi era quel me'? E qual era il suo vero
nome? Ora si chiamava Arthur, ma aveva scelto il nome
di Eshu la prima volta che aveva fatto il suo ingresso nel
Network. Alcuni Bambini si identificavano solo con il nome
che si erano scelti da soli, ma lui non la pensava in
quel modo. Entrambi i nomi erano lui in quel momento,
ma non poteva dirli contemporaneamente.
Ne prov uno alla volta.
La sua voce non si ud. Arthur grid, ma sent a malapena
se stesso, come se l'aria intorno a lui proteggesse
quel silenzio innaturale. Prov a gridare ancora una volta.
Pens a persone che conosceva, cominciando con tutti
i Bambini che riusciva a ricordarsi e continuando con le
famiglie. Pian piano, nella sua testa si affollarono immagini
di persone a cui non aveva pensato da lungo tempo.
Alcune di quelle persone gli provocarono ricordi spiacevoli
e dolorosi, ma pi di tutto gioia.
Un soffio di vento lo accarezz sul viso e lo spinse quasi
ad aprire gli occhi. Il vento aument di forza, e all'improvviso
giunsero nuovi suoni. Cominci con un sussurro,
centinaia di voci diverse parlavano tutte insieme. Arthur
cerc di ascoltarne una per sentire cosa diceva, ma
ogni volta una nuova voce si intrometteva e rendeva impossibile
capire. Le parole si fecero pi forti, eppure Arthur
non riusc ad afferrarle. C'erano al tempo stesso
troppe voci che dicevano troppo. Stava per aprire gli occhi,
quando tutte le voci si fecero chiare e vicinissime. Respiri
gli sfiorarono l'orecchio, la nuca e la gola, e tutto il
corpo ebbe un sussulto di sorpresa.
Arthur fiss il suolo sotto di s.
La sensazione di essere senza peso spar, e subito ebbe
inizio la caduta. Arthur non sapeva perch lo sapesse, ma
quello non era un normale sogno. Se si fosse schiantato a
terra, sarebbe morto. Chiuse gli occhi e cerc ancora di
fluttuare, ma era impossibile. Tese il corpo e allarg
braccia e gambe, distese ogni singolo dito delle mani e
dei piedi. Il vento lo frustava e lo strattonava con braccia
invisibili che volevano rovesciarlo, fuori controllo, ma
Arthur tenne a bada la paura canticchiando la canzone.
Fece un mezzo salto mortale in aria e si guard intorno,
poi rivolse di nuovo il corpo verso la Terra. Niente poteva
salvarlo. Il suolo era un ragno che lo voleva intrappolare
nella sua rete. Arthur espir e chiuse gli occhi.
Tutte le voci si fecero limpide come il cristallo. Ud lingue
che da tempo aveva dimenticato. Ogni voce parlava
il proprio idioma, ma tutte dicevano la stessa cosa. Una
parola gli risuon nella testa: Guardiano.
...
.
...
14.
...
.
...
Loro lo umano.
Mi fanno paura.
Li abbiamo sempre consigliati bene, insieme o uno per volta.
Ma non posso cambiarli, adesso me ne accorgo. Quando mi
guarderanno, continueranno sempre a vedere qualcos'altro, solo
perch sono nato diverso. Che pensino pure quel che vogliono,
a me non importa. Sono altre le cose che mi preoccupano. Ogni
sera invio le mie preghiere. Quando ce ne andremo? Dove andremo?
Non arriva mai nessuna risposta. Restiamo qui finch
vuole lei.
Venerano mia moglie sempre di pi.
Le storie si sviluppano da s, ormai non ha pi importanza se siano vere o meno. La sua fama  dilagata al di fuori del nostro villaggio. C' chi viene da lontano, solo per vederla. Lei tratta tutti allo stesso modo, non fa promesse, ascolta e basta. Vorrei che smettesse, che smettessero. Ma non  da lei, e non  da loro.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Era fin troppo facile. Bastava premere un tasto, e mille
computer rispondevano con la velocit della luce. Raven
invi a tutti lo stesso comando e vide come lentamente ma
inesorabilmente la capacit di cui il sito web aveva bisogno
per funzionare veniva risucchiata via. Ben presto sarebbe
stato impossibile comunicare con qualsiasi entit
che avesse lo stesso indirizzo IP del sito. Raven sorrise
tra s: era solo con l'aiuto della tecnologia che commetteva
i crimini perfetti, quelli che non erano mai avvenuti. O
che nessuno era in grado di provare. Certo, chi aveva programmato
i sistemi informatici aveva piani di riserva per
simili evenienze: di l a qualche secondo avrebbero tentato
di collegarsi al server secondario. E quello sarebbe stato
accessibile, come previsto. Con la piccola, notabile eccezione
che era sotto il completo controllo di Raven, e danzava
solo al ritmo della sua tastiera. Lei non si faceva alcuno
scrupolo di rubare a gente che si approfittava delle miserie
altrui. Frodi fiscali, spaccio di stupefacenti, riciclaggio
di denaro sporco, truffe telematiche... i criminali avevano
abbracciato la tecnologia con la consueta creativit
tipica degli opportunisti. Su questo piano, le autorit erano
talmente indietro che c'era da piangere. -
Somme, numeri di conti correnti e codici apparvero
sul suo schermo. Raven somm le cifre, canticchiando
soddisfatta: quasi venti milioni di euro furono trasferiti
a conti che aveva aperto con nomi diversi. In passato
avrebbe formulato una piccola preghiera per tutte le teste
che sarebbero cadute in conseguenza di ci che stava
facendo, ma ora non pi. Era l'ironia del destino che
molte volte, nelle sue numerose vite, Raven avesse rischiato
la fustigazione per aver rubato un tozzo di pane,
o l'amputazione di una mano per aver sottratto una mela.
Non era altrettanto emozionante starsene seduti sul
proprio letto e rubare quanto bastava per sfamare un piccolo
stato per un lungo periodo. Esistevano ancora dei
rischi, ma erano gestibili.
Non era soltanto brava in quello che faceva: era la migliore.
Be', perlomeno tra i migliori. Ma non era ancora
riuscita a penetrare il sistema di sicurezza nel cuore del
Network. Questo la infastidiva, ma solo un poco. Trovava
curioso che qualcosa che era cominciato come una necessit
per sopravvivere si fosse sviluppato fino a diventare
sia un lavoro che un hobby. Raven si sentiva bene nel
ruolo di Robin Hood, anche se quest'ultimo in confronto
a lei era un dilettante. Nell'arco degli ultimi anni, Raven
aveva rubato ormai pi di un miliardo di dollari. Tutti
soldi presi a gente che meritava di vivere in povert e
in prigione, o forse nemmeno quello. Alcuni di loro pagavano
anche con la vita.
Raven non era un'ingenua: ogni furto commesso aveva
delle conseguenze. I trafficanti di droga non prendevano
alla leggera simili perdite, e si doveva sempre trovare
un capro espiatorio. Persone innocenti ci andavano
di mezzo. Anche bambini, il cui unico peccato era di avere
un padre o una madre criminale. Raven faceva quello
che poteva per evitare casi di quel genere, e faceva in
modo che i soldi da lei trafugati andassero ad aiutare altre
persone. In un mondo dove molti sostenevano che
ogni singola vita umana fosse inestimabile, c'era tuttavia
una bella differenza tra teoria e pratica. Ma il mondo era
quello che era, e anche se l'idealismo aveva un suo valore,
il pragmatismo era meglio.
Il mondo era brutale. Lo era sempre stato. Da quando
l'uomo era stato in grado di desiderare e manipolare, la
sete di potere aveva percorso il tessuto della storia come
un filo rosso. E alcuni facevano qualsiasi cosa per ottenerlo.
Raven aveva cominciato rubando dalle tasche. Una
bambina, sola, triste e incapace di ritrovare la sua mamma,
ma che con facilit sganciava un borsellino da una
cintura. Che sgusciava su tetti e pavimenti, si arrampicava
su ripide pareti. Tutto ci l'aveva imparato in un tempo
che il mondo ormai aveva dimenticato. In seguito
aveva scassinato serrature, aperto casseforti, disconnesso
allarmi, a seconda di quello che richiedeva l'epoca in cui
si trovava a vivere. Rubare rendeva pi semplice vivere
meglio, ma pi spesso ad attirarla erano l'eccitazione e
le difficolt da superare, sia sul piano tecnico che su quello
umano. Perfino ai nostri giorni, dove tutto ci che le
serviva era un computer, la capacit di ingannare le persone
era essenziale. Qualcuno la chiamava l'arte dell'ingegneria
sociale. Raven aveva senza dubbio un'esperienza
sufficiente.
Spesso erano state le circostanze a offrirle occasioni di
cui non aveva potuto fare a meno di approfittare. La sua
madre precedente era uno dei principali progettisti dietro
a uno dei sistemi che tenevano collegate fra loro le
banche di tutto il mondo. Era una miniera d'oro di informazioni
a cui Raven difficilmente avrebbe potuto accedere
altrimenti. Ed era cominciato in Svizzera. Le sarebbe
piaciuto sapere come Anko l'aveva scoperto. Ma se
non fosse stato per quell'unica circostanza casuale, non
avrebbe mai potuto mettere insieme un piano tanto complesso.
Aveva ricontrollato tutto due, tre volte. Tutto era
pronto, restava solo da mandare una mail e fare una telefonata,
e avrebbero avuto i satelliti a disposizione per il
resto dell'anno, e l'opzione di un nuovo contratto per
l'anno successivo.
Era costato molto di pi del previsto, quasi cinquanta
milioni di dollari, la maggior parte della sua disponibilit
liquida. Diversi progetti in Africa dovevano essere rimandati
a causa di quel prosciugamento delle finanze.
Ancora pi irritante era essere dipendenti da quel Nathaniel
Wilkins. Raven si era impadronita degli algoritmi
e delle formule matematiche dietro al suo lavoro, ma
non ci aveva capito nulla. Era come se il lavoro fosse ancora
incompleto. Mani e Amon erano sempre contrari al
coinvolgere Rilchned, ma a giudicare dalla personalit di
Nathaniel non sembrava che avessero altra scelta: Wilkins
era disperato, questo s, ma non era il tipo da lasciarsi
convincere con il denaro. E poi avevano bisogno
di lui, non solo del suo sistema. Raven non aveva ancora
trovato alcun legame tra Nathaniel ed Eshu, e con ogni
probabilit non ne esisteva nessuno. Ma se Eshu fosse diventato
adulto, doveva avere il sistema di Nathaniel
pronto a sua disposizione: allora finalmente i Bambini
avrebbero avuto la possibilit di influenzare il mondo
in modo totalmente diverso. Se si fossero messi d'accordo,
beninteso.
A Eshu sarebbe toccato l'enorme lavoro di rintracciare
tutti quelli che non facevano gi parte del Network.
Quattrocentoventuno persone erano state registrate dal
sistema di Nathaniel. Di questi erano riusciti a identificarne
centocinquanta attraverso le informazioni che i
Bambini inserivano essi stessi nel sistema del Network
quando vi accedevano per la prima volta dopo Bian
Shen. Il Network aveva duecentonovantatr membri,
dunque ne mancavano ancora molti, se erano soltanto i
Bambini a essere rilevati dal sistema di Nathaniel. C'era
la possibilit che alcuni di loro si fossero tenuti
volontariamente lontano dal Network, che non fossero interessati
a entrare in contatto con qualcuno nella loro stessa
condizione, ma Raven lo trovava poco probabile. Erano
spesso coincidenze fortuite che portavano a scoprire il
Network o a esserne scoperti. Indovinare la sua esistenza
era difficile, anche se erano ormai tre secoli che i Bambini
disseminavano indizi.
Erano passati pi di centocinquant'anni da quando Raven
stessa era diventata membro, e se lo ricordava come se
fosse stato ieri. Si trovava a Parigi, era la figlia di un altolocato
professore di teologia, ben noto nei migliori circoli
della citt. Era un normalissimo giorno d'estate, e Raven
stava facendo una passeggiata con la sua tata quando aveva
visto un bambino della sua et che parlava con ragazzini
di almeno tre, quattro anni pi grandi. Erano ragazzi di
strada, o forse solo poveri, ma qualcosa in quel bambino
aveva suscitato il suo interesse. Per cominciare, gli altri ragazzini
lo guardavano con un'attenzione insolita: sui loro
volti c'era un rispetto che testimoniava una lealt superiore
a ogni altra cosa. E poi c'era qualcosa che non andava
nell'accostamento dei suoi vestiti: aveva l'aspetto di un
bambino di strada, ma con un che di artificiale, come se
vari dettagli fossero stati collocati al loro posto intenzionalmente.
Quando i loro occhi si erano incontrati, Raven
non aveva pi visto un comune bambino di strada. Nessuno
dei due aveva distolto lo sguardo fino a che qualcuno
non era passato in mezzo a loro.
Lui l'aveva seguita per il resto della giornata, senza allontanarsi
mai tanto da impedirle di sapere a ogni momento
dove si trovasse. Dal canto suo, Raven aveva fatto
in modo che lui capisse che lei sapeva dov'era. Un piccolo
cenno, un gesto della mano, un occhiolino. Un po' per
volta il ragazzino aveva reso sempre pi difficile farsi trovare.
Alla fine Raven lo aveva perso di vista, anche se era
sicura che lui la tenesse ancora d'occhio. Lei avrebbe potuto
scappare alla tata. Doveva parlare con quel bambino,
qualunque fossero state le conseguenze. Quel giorno
lui non era ricomparso, ma Raven non dubitava che sarebbe
tornato da lei.
Erano trascorsi due lunghi giorni prima di rivederlo.
Era accaduto al parco. Era giorno di mercato, e persone
di tutte le provenienze sociali si godevano il sole. La
madre l'aveva portata fuori assieme alle sue sorelle, ed
erano sedute tutte insieme sull'erba a mangiare, quando
all'improvviso il ragazzino si era materializzato, appoggiato
a un albero. L'elegante vestito nero e il suo portamento
le avevano fatto pensare che assomigliava pi a un
re o a un imperatore che a un bambino. Quasi non lo
aveva riconosciuto. Lui le aveva sorriso, aveva dispiegato
con eleganza un plaid in aria e lo aveva fatto atterrare
sull'erba verde. Raven si era staccata dalla madre con
una scusa e si era avvicinata pian piano a lui.
Ricordava ancora la prima cosa che lui le aveva detto:
E che cosa farai da grande?
Lei lo aveva guardato a lungo prima di rispondere.
Mi prender la rivincita per tutti gli anni da bambina.
L'aveva rivisto la notte successiva. Con uno zaino in
spalla, alla luce della luna fuori dalla finestra, era come
ritagliato da una fiaba.
Erano stati i quattro anni migliori che avesse mai vissuto.
...
.
...
15.
...
.
...
L'ultima lancia ne ha colpito uno al ventre. Lui barcolla all'indietro
fino ad accasciarsi in una pozza di sangue.
Impugno il coltello. Gli altri rallentano un poco, poi proseguono
verso la cima. So che cosa vogliono, ma non posso permettere
che la prendano. Non posso permettere che le facciano
ci che vogliono farle. Non  destinata a loro. A loro il suo potere
non servir. Sento il suo sguardo puntato sulla mia schiena
e so che se mi volto sar perduto. Ma non posso lasciare che la
prendano.
La mia mano vive di vita propria. Mi costringe a girare, mi
fa piroettare come una trottola. Non c' alcun rumore. Il coltello
non incontra alcuna resistenza. Il liquido rosso e caldo mi brucia
la pelle, brucia come fuoco mentre cola gi.
Mi avvento su di loro.
Devo spegnere questa risata.
...
.
...
Capitolo 15.
...
.
...
La terra era fredda sotto i suoi piedi nudi. Uno sbuffo di
vento lo colp sulla schiena, come se volesse sospingerlo.
Arthur apr gli occhi e fece un piccolo passo avanti per
mantenere l'equilibrio. Si trovava su un altopiano. Non
c'era niente, solo piccoli sassi. Attorno si stendeva un mare
di nebbia fin dove si poteva spingere lo sguardo. Il cielo
era azzurro intenso e sembrava quasi una tela dipinta, con
nuvole che assomigliavano a quelle dei cartoni animati.
Un uomo apparve d'improvviso all'estremit opposta dell'altopiano,
e per un attimo parve levitare in aria. Dava le
spalle ad Arthur, e teneva le mani dietro la schiena.
Arthur non fece il minimo rumore mentre camminava
verso di lui. L'uomo aveva capelli ricci grigio argento, ed
era vestito di una tunica che il vento gli faceva aderire al
corpo. Teneva unite le mani grinzose, in atteggiamento
pensoso. Le dita dei piedi si piegavano appena oltre l'orlo
dell'altopiano, come le zampe di un uccello su un ramo.
Arthur gli si ferm di fianco, a una certa distanza e lo
guard. C'era qualcosa di stranamente familiare in quella
figura.
Ce ne hai messo di tempo ad arrivare disse l'uomo.
Ti aspettavo prima.
La voce era chiara, con una bizzarra sonorit, come se
ogni suono fosse accompagnato dalle sue note pi alte e
pi basse. Si gir verso Arthur e si allontan un poco dall'orlo
dell'altopiano. Era alto, superava Arthur di quasi
due teste, e aveva un volto senza et, con una barba dello
stesso colore dei capelli. Le sopracciglia erano cespugliose
quanto la barba e quasi si congiungevano al di sopra
del naso. Il suo sorriso era caloroso e rivelava denti bianchi
come perle, ma il viso non era bello: i lineamenti erano
troppo asimmetrici, troppo grezzi. Al tempo stesso
era come se negli occhi mancasse qualcosa. Gli faceva venire
in mente un uomo che non era nato cieco, ma che
aveva perso la vista col tempo.
Chi sei? chiese Arthur.
Non ho un nome vero e proprio. Puoi chiamarmi come
vuoi.
Cosa sei, allora? E dove siamo?  un sogno questo?
L'uomo si avvicin di qualche passo. Per cominciare
dalla domanda a cui  pi facile rispondere: no, questo
non  un sogno, non pi. Era cominciato come un sogno,
perch  il modo pi semplice di stabilire il contatto la
prima volta. Ma in questo preciso istante non stai sognando.
Al tempo stesso sei disteso nel tuo letto. Il paesaggio
in cui ci troviamo proviene dalla tua testa, proprio
come in un sogno, ma non sei tu a controllarlo.
L'uomo teneva ancora le mani dietro la schiena, ma
ora con il suo portamento ritto ricordava piuttosto un alto ufficiale.
Dove siamo  un po' pi complicato da spiegare. In
realt non siamo in nessun luogo. Tutto ci che  intorno
a te sono immagini mentali. Si pu dire che questo luogo
 quello in cui hai pensato che dovesse avvenire il nostro
incontro. Ci incontriamo qui perch preferiamo comunicare
in questo modo. Pensalo come un mondo virtuale.
Dove aveva gi sentito quella voce? Arthur lo guard
senza dire niente. Era come se dall'uomo emanassero
dei sentimenti verso di lui. Riconobbe qualcosa che ricordava
l'orgoglio, forse il sollievo.
Rimane la domanda su cosa sono io. Non sono un
dio, nel caso lo stessi pensando. E non sono neppure vivo
nel modo in cui lo sei tu. Io sono il Guardiano.  il titolo
che mi hanno dato. Il vostro creatore mi ha affidato l'incarico
di controllare che le cose funzionino come previsto.
Arthur tent di fare ordine tra tutte le domande che
gli si affollarono nella testa.
Puoi pure definirmi un alieno, ma a voler essere precisi
sono i miei creatori a essere extraterrestri. Io sono
sempre stato un abitante della Terra. E fece l'occhiolino
con aria da monello.
Arthur si sedette, temendo che le gambe non l'avrebbero
sostenuto.  ridicolo. Questo  un sogno. Tra un
attimo mi sveglio.
Non  un sogno, anche se puoi svegliarti da un momento
all'altro. D'altra parte, un momento qui non  come
un momento l, quindi abbiamo tutto il tempo.
Arthur era irritato con se stesso. Quella era la punizione
per aver rimuginato troppo prima di addormentarsi.
And fino al bordo dell'altopiano e si mise nella stessa
posizione in cui l'uomo era stato prima, con le dita dei piedi oltre l'orlo.
Non ti consiglio di saltare da l. Non correre il rischio
pensando che riuscirai a volare, perlomeno non nella tua attuale condizione.
Arthur sent come lo strapiombo apparentemente senza
fine metteva a dura prova il suo equilibrio. Cosa intendi
dire, nella mia attuale condizione?
Tu hai paura. Non sai nulla di cosa sta succedendo, e
neghi che stia accadendo. Sei qui, ma non vuoi esserci.
Non hai idea di quanto tempo ho impiegato per farti arrivare
fino a qui. Lo sai che questo non  un sogno, ma al
tempo stesso fai il possibile per convincerti del contrario.
Stai combattendo con te stesso, dunque non puoi vincere.
Quell'uomo lo irritava tanto da fargli venire voglia di saltare sul serio.
Non abbiamo tempo per questo continu. Non ti ho fatto venire qui per divertimento.
Si guardarono. L'uomo aveva sul volto un'espressione
vuota che nessun essere vivente sarebbe riuscito a imitare.
Arthur ripens a quel che gli aveva detto: se quello
era un sogno, allora stava parlando con se stesso, e le regole
in vigore erano le sue proprie. Si sedette e chiuse gli
occhi. Lentamente, si concentr su ogni elemento che
poteva percepire attraverso i sensi, per poi ignorarlo
del tutto. Alla fine elimin anche il suolo, ma sentiva ancora
di essere seduto. A dire il vero il suo corpo ora si trovava
sospeso in aria, ma non sembrava privo di peso.
Apr gli occhi. Non c'era nulla da vedere, ma al tempo
stesso poteva percepire lo spazio intorno a s in modo
strano. Il mal di testa lo aggred di colpo, inviandogli ondate
di dolore attraverso il corpo.
Per. Non pensavo che saresti riuscito a fare una cosa
del genere tutto da solo. La voce proveniva da tutte le direzioni
e da nessuna. Hai eliminato tutti gli elementi che
vengono da te stesso, ma io non sono in te. Tu puoi tentare
di chiudermi fuori, ma io posso entrare lo stesso.
Tu sei in me, io sto parlando con me stesso.
Io non sono in te. Lascia che te lo dimostri.
Come potresti dimostrare qualcosa? O tu sei una parte
del mio cervello malato, o ti ci sei introdotto in qualche
modo. In entrambi i casi, sai quello che so io, e puoi
formare la mia realt come vuoi. Non  possibile per me
fidarmi di quello che dici.
Allora chiedimi qualcosa che tu non puoi sapere e di
conseguenza non puoi controllare nella realt. Il Guardiano
sembrava quasi allegro, come se stessero giocando.
Non capisco.
Chiedimi la risposta a qualcosa che ancora non  successo,
qualcosa che tu non puoi sapere.
Questo non prova nulla. Se tu sei dentro la mia testa,
puoi farmelo dimenticare.
Comincio a pentirmi di aver scelto te. Se non riesci a
trovare una domanda, ti ho sopravvalutato.
Arthur ci pens su. E va bene: cosa succede nella
prossima edizione di Navuto?
Cos' Naruto?
Era uno dei suoi manga preferiti. Veniva pubblicato a
cadenza settimanale in Giappone, e c'erano state allusioni
al fatto che il numero successivo avrebbe contenuto
grandi rivelazioni. L'uomo ebbe bisogno di una lunga
spiegazione, compreso come Arthur faceva a procurarsi
quelle storie. Ma pi parlava, pi la sensazione di trovarsi
in un sogno diminuiva.
Ok, in condizioni normali non avrei la possibilit di
farlo disse l'uomo, ma questo  uno di quei casi in cui
ho il permesso di infrangere le regole.
Quali regole?
Non mi  permesso darti informazioni dal mondo
reale.
Perch no?
Sono stato creato cos. Un momento.
Il tempo pass, lentamente. Arthur non sapeva quanti
minuti fossero trascorsi prima che la sua pazienza si mutasse
in frustrazione. Il mal di testa c'era ancora, ma per
fortuna si era fatto meno intenso. Prov a fare di tutto
per svegliarsi, ma nulla funzion. Alla fine richiam alla
mente l'immagine dell'altopiano. Gli sembr che avere
una montagna sotto i piedi non fosse mai stata una sensazione
tanto bella. Perfino il mal di testa si allegger.
Arthur stava sul bordo e guardava gi, quando l'uomo
comparve di nuovo, all'improvviso come prima.
Ho la risposta alla tua domanda annunci con un
sorriso soddisfatto.
E...?
Non ti sar rivelato niente, perch l'eroe riesce a fuggire.
Arthur fece spallucce. Era una risposta a cui chiunque
sarebbe potuto arrivare da solo. Ok. Da quanto tempo
siamo qui dentro?
Molto meno di quanto tu creda. Qui il tempo funziona
diversamente.
Come faccio a uscire?
Lascia che ti spieghi perch ti ho portato qui.
Forse esisti veramente, ma non significa che mi fido
di te. Non so che cosa vuoi, ma prima voglio sapere come
faccio a uscire da qui.
Pu darsi che rimpiangerai questa scelta. Non  facile
farti rientrare, senza insegnarti come funzionano le
tue nuove forze.
Ad Arthur venne voglia di assestargli un bel calcio.
Risparmiami la predica. Mi hai fatto entrare una volta,
quindi lo puoi fare di nuovo.
L'uomo chiuse gli occhi e spar. Per un pezzo non accadde
nulla. Di colpo le immagini balzarono fuori intorno
a lui, fluttuanti nell'aria, vive in un modo che nessuna
immagine televisiva poteva eguagliare. Gli si raccolsero
intorno e si fusero l'una con l'altra. Arthur non aveva
mai visto niente di simile: erano disegni pulsanti, e a ogni
pulsazione il significato cambiava. Lo capiva, ma non riusciva
a esprimerlo in parole. Era una lingua che non sapeva
esistesse. Le immagini lo avvolsero in un vortice
sempre pi rapido di colori e figure.
Guarda i motivi fin quando riesci a distinguere la sequenza
che si ripete. Quando sarai in grado di ricordarla,
saprai quello che devi fare sia per entrare che per uscire.
Le normali percezioni di spazio non avevano pi alcun
significato. Era una giostra alla rovescia: Arthur stava immobile
mentre il mondo gli turbinava intorno. Era come
leggere sapendo al tempo stesso di non capire cosa ci fosse
scritto. A poco a poco cominci a riconoscere i disegni.
Faceva freddo.
Arthur stava disteso sul piumino, con un braccio e una
gamba fuori dal letto. Il cuore gli martellava all'unisono
con il mal di testa. Aveva la lingua secca, e deglut diverse
volte per scacciare quella sensazione. L'orologio segnava
le 04,35. Arthur sbatt le palpebre, e strani ghirigori gli
rimasero impressi sulla retina.
Cosa aveva sognato?
A braccia tese si guard le mani, aprendo e chiudendo
le dita, che tremavano a un ritmo silenzioso. Lasci il letto
e sent che le gambe si comportavano come le mani.
La borsa della madre era in cucina: Arthur prese le ultime
due aspirine e trov un bicchiere nella credenza. Fece
scorrere l'acqua, ma non riusc a sentire se era calda o
fredda.
Cosa fai alzato a quest'ora?
La madre era in piedi nel vano della porta. Arthur si
gir per rispondere, ma l'espressione che le lesse in volto
lo blocc.
Oh, mio Dio fece lei.
Arthur richiuse il rubinetto. Qualcosa non andava, ma
non sapeva cosa. La madre si avvicin e gli mise una mano
sulla fronte. Perch non poteva avvertire caldo e freddo?
La madre gli prese il polso e cominci a misurargli il
battito cardiaco. Stavi poco bene quando sei andato a
letto?
Arthur scosse cautamente la testa. No, avevo solo un
po' di mal di testa.
Hai preso delle pastiglie prima di dormire?
No.
Ti fa male da qualche altra parte oltre alla testa?
Potrei stare meglio. Arthur cerc di sorridere.
Andiamo al pronto soccorso.
E perch?
Perch hai la febbre alta, sono giorni che hai mal di
testa e il tuo polso batte all'impazzata.
Arthur sapeva che la madre aveva tralasciato di dire
qualcosa. Ma non mi sento poi cos male.
Lo disse, ma non era sicuro di pensarlo veramente.
Non si sentiva bene, ma non era certo una catastrofe. I
dolori nella testa non erano niente rispetto a quello
che aveva provato in passato. La madre spar in camera
e svegli il padre, che venne fuori cercando a tentoni di
infilare un braccio nella manica della vestaglia. Guard
Arthur e, anche se riusc a nasconderlo bene, la sua
espressione rispecchi quella della madre.
Che c'? chiese Arthur.
Come "che c'?" ribatt lei.
Arthur li guard con aria assente. And in bagno e fiss
la sua immagine allo specchio: gli occhi erano un reticolo
di capillari rossi, la faccia grigio cenere. Avrebbe
potuto essere truccato per Halloween. Si riconobbe a malapena.
Qualcosa gli solletic l'interno del naso. Piccole
gocce rosse schizzarono sul lavandino. Arthur fece appena
in tempo a chiudersi le narici prima che il sangue cominciasse
a colare. Prese della carta igienica, la appallottol
e se la ficc nel naso.
Mettiti dei pantaloni e un maglione e andiamo disse
la madre, gi vestita.
Il percorso in macchina fu poco piacevole. La vista di
se stesso non aveva diminuito il malessere nel corpo. Doveva
per forza essere legato al fatto che Bian Shen non si
era verificato. Per la prima volta aveva compiuto quattordici
anni, e per la prima volta si era ammalato. Appariva
sempre pi probabile che in lui ci fosse qualcosa di seriamente
sbagliato. Non gli piaceva pensarci, e domande
gli affioravano alla mente: e se all'improvviso c'era qualcuno
o qualcosa che faceva in modo di tenere vivi i Bambini?
Stava per diventare adulto, in un suo modo strano,
o stava per morire per sempre? Quando finalmente entr
in ambulatorio aveva ripreso colore in viso e gli occhi
erano solo un po' arrossati, ma il mal di testa permaneva.
Il medico fece qualche domanda e gli fece un prelievo di
sangue per un controllo. La febbre non era tanto alta da
costituire un pericolo, cos poterono ritornare a casa.
La madre lo accompagn fino in camera.
Arthur chiuse gli occhi. Per un qualche motivo, l'idea
di dormire lo spaventava tanto quanto il pensiero di essere
malato.
...
.
...
16.
...
.
...
In questo corpo non colano lacrime.
Grido contro il mondo, ancora una volta imprigionato in un
colpo, con sensi che non so controllare. Non riesco a chiudere gli
occhi, a dormire senza sognare, a respirare senza vedere l'immagine
di loro davanti a me. Perch devo vivere, se lei  dovuta
morire? Mia figlia  altrove, in un luogo dove gli uomini credono
di parlare con di assetati di sangue e invidiano chi ne 
davvero capace.
Non  questo che volevo.
Non  questo che voglio.
Non c' nessun posto dove fuggire, non c' nessuna parola
che giovi.  la sua canzone, quella che sento prima di addormentarmi.
Mi nascondo nelle melodie, poso le note una sopra
l'altra fino a costruire un edificio che possa contenere il dolore.
...
.
...
Capitolo 16.
...
.
...
Le vibrazioni del cellulare si propagarono attraverso il
comodino fino alla sua testa. Butt fuori un braccio per
farle cessare. Il piccolo bip lo svegli di colpo.
Pronto? disse una voce dal telefono.
Cerc di schiarirsi la voce il pi silenziosamente possibile,
pur sapendo che era impossibile. Pronto, sono Nathaniel,
chi parla?
Buongiorno, mi chiamo Isaac Franklin e chiamo dallo
studio legale Hammersmith, Davids e Franklin. Parlo
con Nathaniel Wilkins?
S?
La chiamo per conto di un cliente che  interessato al
suo lavoro. Con il suo permesso, le farei qualche domanda.
Non di nuovo! A Nathaniel venne voglia di mettere
gi il telefono. Mi dispiace, ma non sono in grado di
trovare alieni, Nessie o lo Yeti.
Ci fu un attimo di silenzio.
Ok. Credo che non siano queste le aspettative del
mio cliente. Ma forse potrebbe rispondere ad alcune domande
sulla compressione di informazioni?
Nathaniel si tir su a sedere sul letto e guard il numero
sul display: non era locale. Come ha detto?
Il mio cliente  molto curioso di come il suo sistema
riesce a gestire l'enorme quantit di informazioni generata.
Pu essere pi specifico?
L'uomo fu molto specifico. Nathaniel riusc a malapena
a riflettere tra una domanda e l'altra. Le domande si
fecero sempre pi dettagliate, molte a proposito di cose a
cui quasi non aveva pensato. Aveva idee concrete su come
si sarebbe servito della tecnologia? Possedeva del capitale
proprio da investire? Quali clausole sulla segretezza
sarebbe stato disposto a sottoscrivere? Poteva spiegare
come gli era venuta l'idea?
La conversazione fin. Anche con tre ore scarse di sonno,
ora Nathaniel era del tutto sveglio. Brividi gli scorrevano
attraverso il corpo. Aveva risposto in modo razionale
a tutte le domande? Franklin aveva promesso di richiamarlo
quella sera stessa alle sette, e aveva pregato Nathaniel
di annotarsi le sue eventuali domande, per poterle
riguardare insieme. Il cliente voleva avere tutte le informazioni
disponibili nel caso si decidesse di procedere a
un accordo.
Un accordo.
Pi di tutto Nathaniel aveva voglia di mettersi a saltare
sul letto, ma non os farlo. Era troppo bello per essere
vero. E se era qualcuno che per l'ennesima volta cercava
di prenderlo in giro? No, le domande erano troppo dettagliate,
e chiunque fosse quel Franklin, di sicuro non era
uno studente.
La giornata fu una tortura. Nathaniel era troppo stanco
per star bene, e troppo eccitato per dormire. Fiss l'orologio
del computer, che veniva aggiornato da un orologio
atomico al cesio da qualche parte nel mondo. Alle
sette e due secondi il telefono squill. Franklin era decisamente puntuale.
Pronto?
Buonasera, sono di nuovo Franklin. La disturbo? Sar breve.
Fu come se lo stomaco gli si attorcigliasse intorno alla
colonna vertebrale. S, volentieri, cio no, ok. Voglio dire, adesso va benissimo.
Bene. Il mio cliente ha esaminato le sue risposte, e
desidera apportare una piccola modifica. Posso dirle
che sono molto interessati sia a lei che al suo prodotto,
se cos possiamo chiamarlo. Pu pure farmi delle domande
ora, ma  possibile per lei venire da noi domani?
Le spese di viaggio saranno naturalmente rimborsate.
Venire da voi? Perch? Voglio dire, s, certo.
C' un treno alle nove domattina, se pu andar bene.
O forse preferisce venire in auto?
Be', la macchina non ce l'ho, quindi...
In altre parole, treno. Ha delle domande?
Nathaniel apr la bocca per far uscire le parole, ma
scosse la testa e si arrest. Toss, se non altro per dare l'idea
che stesse accadendo qualcosa. Scusi. S, ne ho una:
dove devo andare?
Un attimo di silenzio fu seguito da una risatina attutita.
Mi perdoni, ho dimenticato di dirglielo. Il nostro ufficio
 a Manhattan. Si vede che siamo entrambi alquanto
impazienti.
Nathaniel non aveva altre domande. Si fece dare l'indirizzo
e lo scrisse su un tovagliolino di carta incastrato
nell'angolo di una scatola della pizza. Poi lo cerc subito
in rete: non era il quartiere pi economico, ma per fortuna
era semplice arrivarci in metropolitana. Gli venne
in mente che era venerd. Cosa poteva essere tanto urgente
da indurli a volerlo incontrare di sabato?
La sua immagine riflessa lo fissava dalla superficie azzurrognola
della porta a vetri. Si aggiust il collo della camicia
e sfil le braccia dal blazer. Si soffi la frangia via dagli
occhi, cambi idea e prov a scompigliarsi i capelli
con le dita. New York non era tra i posti preferiti di Nathaniel.
Le massicce porte erano sorprendentemente facili da
aprire. Un uomo vestito in uniforme era seduto alla reception,
e alla vista di Nathaniel accanton la rivista
che stava leggendo. Il suo nome era sulla lista, e il portiere
gli apr l'ascensore.
L'ufficio era al quarto piano. Una piccola targa elegante
accanto alla porta gli conferm che era arrivato nel
posto giusto. Suon il campanello. Di l a poco una serratura
elettronica scatt, e la porta si apr. Un uomo, forse
di poco meno di quarant'anni, spalanc del tutto la
porta e gli porse la mano tesa. Indossava jeans, sneakers,
una T-shirt che pendeva sopra la cintura e sul viso aveva
una barba di tre giorni. L'enorme orologio d'oro al polso
sembrava quasi rubato.
Nathaniel, suppongo. Sono Isaac, entri.
Un semplice gruppo di divani con enormi cuscini occupava
uno degli angoli. Sul tavolo c'erano giornali e riviste,
e una coppetta con piccoli cioccolatini accuratamente
confezionati. Le pareti erano decorate con fotografie,
manifesti e quadri. Isaac compariva in diverse foto.
La stanza non era un'ostentazione, ma lasciava colpito
il visitatore, cosa che Nathaniel immagin fosse l'effetto
voluto. Tutto dava un'impressione di professionalit, ma
anche di genuino impegno. Gli piacque.
Il viaggio  andato bene? Nessun problema a trovare
il posto?
No, tutto bene.
Posso offrirle qualcosa? Un sandwich, qualcosa da
bere?
Volentieri una coca-cola, se c'.
E un sandwich al prosciutto? Sono buonissimi.
S grazie, va bene anche quello.
Franklin apr la porta di quella che era la cucina e torn
con coca-cola e sandwich.
Andiamo nella sala riunioni.
Questa era un grande ufficio d'angolo con vista su
Central Park. Un lungo tavolo ovale dominava la stanza.
A un lato c'erano due pile di fogli. Franklin si sedette davanti
a una di queste e appoggi il cibo sul tavolo.
Niente come lavorare di sabato, eh? Franklin sorrise
come per uno scherzo segreto. Scart il sandwich e ne
stacc un bel morso. Nathaniel si sedette. Non pot fare
a meno di guardare la prima pagina della pila davanti a
lui. La parola contratto' gli balz agli occhi.
Lei  molto pi giovane di quel che credessi disse
Franklin. Ci diamo del tu?
Nathaniel non sapeva bene cosa rispondere. Apr la
bottiglietta e bevve un sorso fissando il foglio.
Franklin continu: Ok, suppongo che tu abbia delle
domande. Io posso cominciare spiegandoti un po' chi
siamo noi, e poi ti parlo del nostro cliente, se vuoi.
Nathaniel annu e scart il suo sandwich.
Hammersmith, Davids e Franklin  un piccolo studio
legale specializzato soprattutto in brevetti e in contratti legati
ai brevetti. In altre parole abbiamo una grande esperienza
con partner che desiderano collaborare allo sviluppo
tecnologico, e alla ricerca e raffinamento del prodotto.
Non siamo una grossa azienda: con la nostra segretaria
siamo solo in quattro, ma ci consideriamo tra i migliori
del ramo. Puoi vedere le nostre referenze, se lo desideri.
Franklin stacc un altro piccolo morso del suo sandwich
lanciando a Nathaniel un foglio attraverso il tavolo. Al
mio cliente non piace molto ricevere attenzione, e desidera
perci porre alcune condizioni legate alla riservatezza.
Il foglio davanti a te  un accordo che stabilisce che tutto
ci che verr detto in questo incontro deve essere tenuto
segreto, a meno che entrambe le parti non siano d'accordo
nell'annullare il contratto.
Aha? Nathaniel prese il foglio e cominci a leggere.
C'erano diversi riferimenti a leggi di cui non aveva mai
sentito parlare, ma in sostanza c'era scritto che lui si impegnava
a mantenere segreto l'accordo.
Posso rifiutarmi?
Non se vuoi sapere che cosa ti offrono.
Fu il modo in cui Franklin disse offrono' che spazz
via gli ultimi dubbi. Franklin si tolse una penna dalla tasca
interna e l'appoggi sul tavolo. Nathaniel firm, ripieg
le dita intorno alla penna e spinse il foglio verso
Franklin.
Bene, allora possiamo cominciare. Prima di tutto devo
dire che il mio cliente paga anche perch tu possa
usufruire dei miei servigi. Puoi domandarmi qualsiasi
cosa legata all'argomento di cui tratteremo, e io mi sono
impegnato a risponderti in modo neutrale.
Nathaniel diede qualche colpetto con la penna sul bordo
del tavolo e poi si ferm. Non sar un po' strano?
Franklin si appoggi all'indietro e annu. In che senso?
Come posso fidarmi di te? Non mi intendo di diritto,
ma in realt non posso rivolgermi a terzi per un parere
senza rompere l'accordo che ho appena firmato, giusto?
Giusto. Hai ragione,  un tantino insolito, ma il mio
cliente mi ha chiesto di dirti e di fare questo. Se mi fai
una domanda, io ti rispondo, e star a te decidere se credermi
o meno. A essere sincero non  questa l'unica cosa
strana.
Ah, no? E cos'altro c'?
Franklin si schiar la voce. Ci sono diverse cose che
mi hanno sorpreso. Per cominciare, ci hanno fatto avere
un abbozzo di contratto che non era da meno di quello
che avremmo potuto scrivere noi, e questo gi la dice
lunga. Pu sembrare un vanto da parte nostra, ma se
lo desideri puoi controllare quello che sto dicendo. E
poi il contratto ... come posso dire? Eccentrico' forse
 un termine adeguato. Io non ho mai visto niente del
genere. Scosse piano la testa.
Nathaniel lo guard, aspettando che continuasse.
Il contratto dice che verr creata una societ per la
promozione della tua ricerca. A te spetta il cinquanta
percento delle azioni, e in cambio tu lavorerai per la societ
per tre anni. Come dipendente riceverai un salario
annuale di duecentocinquantamila dollari pi un compenso
una tantum di cinquecentomila dollari. Il capitale
iniziale della societ  di un milione di dollari, stanziati
dal mio cliente, con possibilit di aumento. Tu sarai l'unico
impiegato e potrai gestire la tua ricerca come meglio
credi. Farai un rapporto scritto al mio cliente ogni
mese. Un revisore di conti terr la contabilit. Il consiglio
di amministrazione sar composto da noi pi due
persone esterne. Puoi leggere il contratto tu stesso, 
quello che trovi davanti a te.
Nathaniel guard la pila di fogli come se questa stesse
per morderlo. Le cifre gli turbinavano in testa.
Non capisco disse, attirando lentamente a s i documenti.
Sanno qual  l'oggetto della mia ricerca?
Certamente.
Ma conoscono i miei ultimi risultati?
Ho trasmesso loro tutte le informazioni che mi hai
dato. Sanno perfettamente in cosa stanno investendo.
E non ci sono svantaggi di alcun tipo?
Franklin sfogli rapido il contratto. Ci sono naturalmente
delle condizioni. Alcune possono essere considerate
svantaggiose.
E quali sono?
C' una condizione assoluta che devi accettare; n tu
n il mio cliente avete il permesso di pubblicare informazioni
sul tuo lavoro, senza prima avere l'autorizzazione
scritta di entrambi.
E perch?
Non lo so.
 normale?
Franklin scosse rassegnato la testa. Quando si crea
una societ come questa,  normale che una delle parti
si assuma un rischio maggiore, e quindi desidera anche
averne il controllo. In questo caso, visto che l'investimento
 di diverse decine di milioni, a te viene dato tanto
controllo quanto al mio cliente, cosa a dir poco inaudita.
Diverse decine di milioni?! Nathaniel sent di aver
parlato a voce troppo alta.
S, forse ho dimenticato di dirlo. La ditta ha anche
accesso permanente ai satelliti.
Non poteva essere vero.
Accesso permanente ai satelliti??? Per me?
S, fa parte del contratto, a pagina quattro.
Ma... ma  ridicolo!
Franklin non sembr condividere il bisogno di ridere.
Significa che ho tutto quello di cui ho bisogno per
completare la ricerca!
S, l'intenzione  questa.
Nathaniel quasi balz in piedi. Non capisco. Io per
quel che mi riguarda so che funzioner, ma chi mai 
pronto a investire cifre simili in qualcosa che non si sa
ancora se avr un esito?
Il mio cliente  un'organizzazione chiamata Rilchned.
Forse ne hai sentito parlare? Franklin pronunci
il nome in un modo che a Nathaniel ricord il francese.
No, non credo. Cosa fanno?
Rilchned  un'organizzazione che lavora perlopi
con investimenti, brevetti e opere di beneficenza. Il nome
non  conosciuto al di fuori del mondo della finanza,
dato che in generale preferiscono mantenere un profilo
pubblico basso. Hanno molti brevetti, e assegnano ogni
anno ingenti somme a scopi diversi.
E allora chi possiede l'organizzazione?
Si possiede da sola. Non c' alcuna propriet legata a
persone fisiche. Si pu essere soci, e da quello che ho capito
 piuttosto difficile entrarci. Ci sono statuti che si 
tenuti a seguire, e c' un consiglio di amministrazione.
Pi di questo non so.
Posso incontrarli?
Nel contratto  stata inserita una clausola che dice
che potresti essere costretto ad andare a Parigi per incontrarli,
ma normalmente tutte le informazioni verranno
trasmesse via mail o per telefono. Anche io sar disponibile
a rispondere a eventuali domande per un certo periodo
di tempo.
Quante clausole ci sono in tutto?
Franklin apr la sua copia del contratto. Possiamo vedere
assieme tutti i punti.
Ci impiegarono meno tempo di quello che Nathaniel
aveva creduto. Non c'erano cos tante frasi complesse come
si era aspettato, e le poche che non capiva gliele spieg
Franklin. Non ebbe bisogno di riflettere nemmeno su
un'unica domanda. Per tutto il tempo ebbe la sensazione
che quel contratto fosse troppo bello per essere vero, ma
non trov nulla scritto nei fatidici caratteri piccoli. E questo
lo preoccupava. Gli davano tutto ci che voleva e molto
di pi, a condizione che tutto venisse tenuto segreto,
fino a che le parti non si fossero messe d'accordo sull'utilizzo
della tecnologia. Entrambe le parti avevano pieno diritto di veto.
Perch insistono tanto sulle restrizioni per l'utilizzo?
domand Nathaniel.
Be', di tutta la tecnologia si pu abusare. Considerano
la tua particolarmente potente, cos desiderano una
garanzia contro l'abuso. Perlomeno questo  ci che hanno
detto.
Nathaniel aveva rimuginato su molti modi in cui utilizzare
la tecnologia per individuare le persone, ma
non aveva mai valutato la possibilit di abuso. Ciononostante
non dubitava che fosse possibile.
C' una cosa disse.
S?
Non  forse un po' troppo vantaggioso per me questo
contratto?
Franklin si alz e apr una finestra, poi rest in piedi
dietro la sedia. Esit un attimo. Avevo consigliato a
Rilchned di modificare l'accordo, ma non ne hanno voluto
neanche sentir parlare. Ho domandato il perch, ma
non desideravano discutere. Vogliono te e la tua ricerca.
 evidente che si fidano di te e della tua capacit di produrre
risultati che giustificheranno il loro investimento.
Nathaniel si contorse sulla sedia. E se non sar all'altezza
delle aspettative?
Sei assunto per tre anni. Se non potrai mostrare dei
risultati dopo quel periodo, si rescinde il contratto.
Ok. C' anche un'altra cosa che mi chiedo: la mia ricerca
 pubblica, dato che costituisce parte della mia tesi
di dottorato presso l'universit. Come si pu evitare che
qualcuno faccia uso improprio di quello che trovano l?
Quell'aspetto  gi risolto. Verr stilato un accordo
con l'universit. Tutte le parti hanno gi approvato il
contenuto.
Nathaniel non aveva mai sentito nulla di simile, ma gli
venne il sospetto che certa gente all'istituto avrebbe accettato
volentieri del denaro per sbarazzarsi del suo progetto.
Sorrise pensando a come avrebbero reagito il giorno
in cui si fossero accorti di cosa avevano fatto.
Tu che cosa mi consigli di fare?
Franklin inclin leggermente la testa da un lato. Suppongo
che tu abbia delle alternative, ma non posso immaginarmi
che siano migliori di questa.
Posso prendermi del tempo per riflettere?
Certo: hai una settimana per decidere. Nel frattempo
puoi telefonare quando vuoi, ma apprezzerei molto
non venir svegliato di notte rispose Franklin e strizz
un occhio.
Conclusero l'incontro, e Nathaniel ricevette una busta
di plastica per metterci dentro i suoi fogli.
Un'ultima cosa disse Franklin quando furono sulla
porta.  davvero possibile realizzare quello su cui hai
fatto ricerca? Sulla fronte gli era apparsa una profonda
ruga.
S, certamente. Altrimenti perch saremmo qui?
Franklin rise brevemente. Gi, perch?
Nathaniel lasci l'ufficio con le sue carte, un'altra coca-cola
e un sandwich. Sapeva di non aver ancora realizzato
pienamente quel che gli era successo. Era solo
qualcosa che era accaduto, come tutto il resto. Usc in
strada e guard le persone intorno a s. Quella nota
sensazione lo pervase di colpo, e tutti i sensi confluirono
assieme a formare un ricordo. Doveva solo firmare,
e avrebbe potuto mantenere se stesso e tutta la sua famiglia
per lungo tempo. Una ragazza gli pass davanti,
e lui non pot trattenersi dal sorriderle. Lei ricambi il
sorriso. Nathaniel sent come quel sorriso gli si propagava
a tutto il corpo. Libert economica. Il suo nome
sulla bocca di tutti.
Forse New York stava cominciando a piacergli.
Franklin entr nel suo ufficio e si mise al computer. Trov
la mail e compose il numero di telefono che gli era
stato inviato. Ci volle molto tempo prima che dall'altro
capo gli giungesse un suono, e mentre faceva squillare
il telefono Franklin apr il mobile bar e si vers uno
scotch. Alla fine una voce maschile disse pronto', con inconfondibile
accento tedesco. Il tedesco di Franklin era
cos cos, ma per principio cercava sempre di parlare la
lingua del suo interlocutore.
Guten Abend, sono Isaac Franklin, desidererei parlare
con Herr Kolkrabe.
L'uomo rispose con voce profonda: Ah, Guten Tag.
L'aspettavo. Com' andato l'incontro con Wilkins, abbiamo
un accordo?
Al momento non ancora, ma non vedo alcun motivo
per cui non dovrebbe firmare. Sembrava propenso.
Come ha reagito al contratto?
Con un misto di gioia, shock e incredulit, si pu ben
dire. Comprensibilmente.
Bene, mi faccia sapere quando il contratto sar firmato.
Franklin aveva cominciato a dire qualcosa, quando
sent un clic all'altro capo e tutto ci che rimase fu una
nota prolungata. Prese un gran sorso dal suo bicchiere
e si sedette sul divano. Strano contratto, strana gente,
ma quanto a pagar bene, niente da eccepire.
...
.
...
17.
...
.
...
Tu non puoi venire.
Elam sorride agli altri, dopo aver detto questa cosa.
Tu non sei uno di noi.
Io non dico niente. Cos' stato, a dare inizio a tutto questo?
Qualcosa che ho detto o fatto?
Lui ha due anni pi di me,  il pi grosso di tutti. Uguale a
suo padre: non conoscono altra lingua che la forza fisica. Ma
non vedono mai che cosa accade alle loro spalle. Quant' debole,
con tutte queste occhiate malcelate, per assicurarsi che gli altri
sorridano assieme a lui. Mi minaccia, mi sfida, come se fossimo
gi guerrieri. Lo lascio vivere nel suo delirio.
So che non vede paura in me, e la cosa lo spaventa.
Quant' ingenuo.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Arthur guardava fuori dalla finestra. La pioggia cadeva
in goccioloni pesanti cos radi che ogni volta che venivano
colpiti i fiori parevano ridestarsi da un profondo sonno.
Le vacanze estive erano arrivate e avevano portato
con s nubi cariche di pioggia, come per puro piacere
di far dispetto. Da tempo non si sentiva cos in forma.
Il mal di testa era scomparso e dormiva bene. Restava solo
una sensazione di inquietudine di cui non riusciva a
sbarazzarsi del tutto. A volte era arrabbiato ed esasperato
con se stesso. Il peggio era di notte, quando sogni e realt
si mescolavano e producevano mondi che ormai da
tempo non sognava pi, smettendo di sperare che si sarebbero
mai realizzati. Per non parlare di paure che aveva
dimenticato, e che venivano risvegliate. Gli era anche
venuto il bisogno di fare pi sport, con grande sorpresa
di Geir. Calcio, basket, jogging, qualsiasi cosa. La sospirata
rottura del tran-tran quotidiano portata dalle vacanze
estive era diventata un buco che occorreva riempire.
Tutti parlavano di viaggi.
Arthur avrebbe voluto spostare il tempo in avanzamento
veloce di l a quattro anni, direttamente al suo diciottesimo
compleanno, quando avrebbe potuto scegliere
cosa fare della sua vita. Non aveva paura di fare delle
scelte. Quello che lo spaventava era non avere la possibilit
di scegliere. Tutti i Bambini si rendevano conto di
quanto poco umanamente si comportassero quando era
questione di vita o di morte: quando la morte era un
semplice concetto, poteva spaventarli solo fino a un certo
punto. Ma ora Arthur poteva avvertirlo sulla pelle. La
morte era un cacciatore che raggiungeva sempre la sua
preda. La questione era quanto tempo ci avrebbe messo
stavolta. Era una forma sottile di ansia, ma non era quella
che lo tormentava di pi in quel momento.
L'irrequietezza rodeva inesorabile la sua pazienza, e
Arthur si impegnava pi che poteva a combatterla. Le
mail giornaliere che lui e Raven si scrivevano erano un
valido aiuto. Un giorno s e uno no si scambiavano nuove
idee su ci che lui avrebbe potuto fare da adulto: Raven
aveva suggerito che poteva diventare un politico, anche
se non era sicura di quanto sarebbe stato utile in un
piccolo paese come la Norvegia. Arthur non aveva la minima
inclinazione a fare il politico, a meno che non potesse
diventare un supereroe della politica internazionale
che parlasse tutte le lingue e potesse riconciliare culture
e religioni, ma Raven non aveva fiducia nemmeno
nella NATO. Allora era meglio che Arthur diventasse un
uomo d'affari dietro ai brevetti sviluppati dai Bambini, e
dirigesse Rilchned in un modo che a tutt'oggi era impossibile
per loro. Arthur aveva la sensazione che fosse
quello il desiderio del Consiglio.
Lui ancora non sapeva cosa voleva.
No, non era del tutto vero. Voleva troppe cose. Cos
tante che era impossibile realizzare tutto. Si sentiva responsabile
nei confronti del Network, ma non voleva
neppure farsi manovrare dal sistema. Il Consiglio non
aveva detto nulla di specifico, ma non era difficile capire
che avevano cominciato a pensarci. C'era qualcosa che
Raven non gli diceva, era chiaro. Forse erano incerti
quanto lui.
I suggerimenti meno seri erano molto pi divertenti:
fondare una nuova religione mondiale; diventare una superstar
di una portata tale che il mondo non aveva mai
visto, una che brillasse nel campo di film, musica, letteratura,
ricerca, politica e arte culinaria. L'obiezione di Arthur
era che qualunque campo avesse scelto, un ruolo del
genere avrebbe probabilmente portato a una morte precoce:
era un classico. Raven dovette ammettere che temeva
che un giorno Arthur sarebbe stato trovato morto
in una stanza d'albergo, la prima vittima al mondo di
una overdose di fumetti o qualcosa di simile. Ma tra
una proposta spettacolare e l'altra si insinuavano dei
pensieri inquietanti. Li discutevano di rado, perch entrambi
sapevano di non essere d'accordo su quali mezzi
era lecito usare per raggiungere uno scopo. Diventare
adulti implicava una serie infinita di scelte, ma le scelte
comportavano anche responsabilit. Arthur non si illudeva
che le sue scelte non avrebbero avuto conseguenze
di vita o morte per altri... forse perfino per molti altri.
Sal nella sua stanza e controll i soliti siti web. Il manga
Naruto della settimana era pronto. Gir lo schermo e
si sistem per bene con il piumino e i cuscini dietro la
schiena. Per una volta tanto, aveva grandi aspettative.
Si sarebbe finalmente svelata l'identit dell'eroe? A met
dell'episodio l'immagine cominci ad apparire strana.
Linee di diversi colori attraversavano lo schermo. Solo
per brevi istanti, ma davano abbastanza fastidio. Arthur
arrest il filmato, ma le linee rimasero sullo schermo.
Poi si estesero a tutto il resto. Il mondo era uno schermo
televisivo di cattiva qualit. Arthur balz in piedi dalla
sorpresa, solo che il corpo non gli obbed.
La stanza si divise in strani colori e forme.
Qualcosa gli si stacc nella testa. Ora poteva finalmente
arrivare a placare un prurito che a malapena sapeva di
avere. Le immagini giunsero pi veloci di quanto lui riuscisse
a formulare i pensieri in parole. I ricordi sfilarono
a velocit frenetica come pedine di domino in caduta libera.
Arthur chiuse gli occhi, per ripararsi dalla luce accecante,
ma non serv a nulla. Ciascun istante gli si present
con tale chiarezza che era come se avesse potuto
entrarci dentro e vedere ogni singolo dettaglio, come
se i ricordi potessero essere riavvolti avanti e indietro e
arrestati in qualunque punto.
Respir pesantemente nell'aria rarefatta.
Bentornato.
Arthur non ebbe bisogno di aprire gli occhi per sapere
chi era. Diverse parole, tutte con lo stesso significato, gli
stavano sulla punta della lingua, ma non riusc ad aprire
la bocca. Davanti a lui, il Guardiano annu, le labbra congiunte
in un mezzo sorriso.
Arthur si mosse pi rapido di quanto credeva fosse
possibile.
Il Guardiano blocc il suo calcio senza sforzo con la
mano, molto prima che il movimento potesse acquistare
forza. Arthur gir su se stesso, tutto il corpo pi rapido e
forte di quanto fosse verosimile. Avvert la potenza nella
rotazione, la concentrazione della forza nella gamba.
Avrebbe potuto staccare la testa da un corpo con un calcio
simile, ma era troppo tardi per fermarsi.
La mano del Guardiano scatt cos veloce che nemmeno
la vide, e gli blocc il piede, che afferr come fosse
una pallina. Arthur rimase appeso in aria a testa in gi.
Il Guardiano lasci la presa.
Arthur piomb a terra malamente, impossibilitato ad
attutire la caduta.
Non credo di meritarmi questo benvenuto disse il
Guardiano.
La sua voce era secca come la polvere e la ghiaia appiccicate
sul corpo di Arthur.
Va' all'inferno. Gli faceva male una spalla, ma non
sanguinava da nessuna parte.
Sembra che almeno ti ricordi di me.
Se ti aspetti che mi prostri al tuo cospetto, hai davvero
sbagliato i calcoli.
Evidentemente fece il Guardiano, ridacchiando.
Arthur si rialz, sput e si stropicci gli occhi.
Bian Shen: non  cos che lo chiamate quando cambiate
corpo? Non siete stati creati stupidi, quindi suppongo
che tu capisca che c' un nesso tra quello che ti
sta capitando ora e il fatto che hai compiuto quattordici
anni. Non ho pi esperienza di te in questo campo, quindi
fammi tutte le domande che vuoi e andiamo avanti.
Stavolta non rifiuterai le conoscenze che acquisirai qui.
Arthur non era sicuro di cosa intendesse il Guardiano
con questo campo'. Dove siamo?
A voler essere precisi non siamo in nessun luogo. Il
tuo corpo  ancora dov'era prima. Questo posto esiste
in te e tra di noi, come parte del canale che usiamo
per comunicare.
E che cos'?
Tu potresti chiamarlo telepatia, ma non lo . E pi
semplice paragonarlo a un'onda radio.
Cosa vuoi da me?
Il Guardiano allacci le mani dietro la schiena e fiss
per un attimo l'aria.  una lunga storia. La versione
corta  che ho bisogno del tuo aiuto.
Sentiamo quella lunga.
E pi facile se posso mostrarti.
Arthur si strinse nelle spalle. E allora mostrami.
Il Guardiano gli tese la mano. Arthur la sfior appena
con la punta delle dita.
Chiudi gli occhi.
Arthur obbed solo dopo che il Guardiano ebbe chiuso
i suoi. Poteva avvertire l'energia che scorreva verso di lui.
Dalle loro dita puntate le une contro le altre si allarg un
fascio di luce, ed era come se un fiotto di acqua calda gli
scorresse sul dorso della mano. Nel flusso sorse un impulso,
qualcosa che lo sospinse in avanti. Si lasci condurre
in un certo senso, senza sapere del tutto cosa stesse
facendo.
Guarda disse il Guardiano, afferrandogli forte la mano.
Arthur vide il mondo da una posizione impossibile.
Vide il globo terrestre al tempo stesso da tutte le angolature,
senza inizio n fine, e nessuna mappa era pi affidabile.
Non c'era nord, sud, est o ovest. Apparvero dei
fili argentati, che si allungavano da luoghi apparentemente
casuali sulla Terra come lunghe ragnatele di nebbia
che vibravano all'unisono, e si raccoglievano tutti in
un punto molto al di sopra del mondo, in un gomitolo
che lentamente attirava i fili dentro di s.
Ogni filo che vedi  uno di voi disse il Guardiano.
Ce ne dovevano essere diverse centinaia. Il punto di
vista si avvicin alla Terra, verso il continente europeo.
Un filo era pi scuro di tutti gli altri, e Arthur lo segu
fino al luogo in cui aveva abitato per gli ultimi quattordici anni.
Questo sono io disse il Guardiano. Di colpo si trovarono
a guardare direttamente la sfera dove si raccoglievano
tutti i fili. Io sono parte di quella macchina che
fa in modo che la vostra coscienza si sposti in giro per il mondo.
Quindi tu sei una macchina?
Non provo sentimenti nel modo in cui li provi tu, ma
posso pensare bene quanto te.
Un'intelligenza artificiale, dunque?
Non c' nulla di artificiale nella mia intelligenza.
Arthur non era in vena di sofismi filosofici. Guard la
sfera bianca che risucchiava a s ogni filo, e si accorse che
non c'era nessun filo che ne usciva. Forse accadeva solo in occasione di Bian Shen?
Dov' questa macchina? domand.
Non si trova in un solo luogo,  sparsa tutt'intorno.
Non ho intenzione di dirti dove. E no, non pu essere
scoperta n distrutta.
Allora non c' nessun problema con la macchina?
chiese Arthur.
Ogni cosa intorno a loro si fece bianca, e Arthur riconobbe
se stesso e il Guardiano. Una stanza fu calata sopra
le loro teste, e un attimo dopo avevano un pavimento
sotto i piedi. Davanti a loro crescevano delle colonne, distribuite
in modo simmetrico come filari di alberi. Avevano
una superficie metallica che scintillava in tutte le possibili
sfumature di colori. Erano almeno due volte pi alte del Guardiano.
Quest'ultimo cominci a camminare, e Arthur lo segu.
C'erano diversi metri tra una colonna e l'altra.
Erano fantastiche.
Erano vive, pulsanti. Dai fusti emanavano sensazioni
di gioia, dolore, fascinazione, calma e tutto il resto, quasi come odori diversi.
Quando ho detto che la macchina non pu essere distrutta,
intendevo dire dagli uomini. Non avete la tecnologia per farlo.
Arthur si ferm. Ma il Guardiano prosegu, e Arthur
dovette affrettarsi per raggiungerlo. Aveva finalmente
deciso cosa gli avrebbe domandato, quando scorse la colonna.
Era completamente nera.
Arthur pot avvertire la sensazione di vuoto dentro di
s in modo altrettanto tangibile di quanto lo registrasse
la vista. Un brivido gli percorse la schiena. Per la sua evidente
diversit, la colonna strideva con tutto ci che la
circondava, eppure Arthur se ne sent stranamente
attratto. E se le colonne erano i Bambini, e quella nera era
lui? E se era quello il motivo per cui Bian Shen non si era
verificato? E se stava per morire?
Il Guardiano si ferm davanti alla colonna nera e la tocc.
Arthur non sapeva cosa si era aspettato che succedesse,
ma trasal quando il Guardiano accarezz la colonna
con la mano e richiam alla vita alcune strisce.
Ogni colonna  uno di voi.
Arthur si avvicin di un passo. Ora vide che la colonna
non era del tutto nera. Dappertutto c'erano delle piccole
strisce di colore, ma sia al tatto che alla vista la colonna pareva sostanzialmente morta.
Questo  il luogo in cui io analizzo e controllo la vostra
esistenza disse il Guardiano. Le diverse strisce di colore rappresentano i vostri ricordi, e sulle altre colonne
vedi il risultato di ricordi di oltre mille anni. Ma su questa colonna puoi notare che manca qualcosa.
Cosa significa?
Ho perso il contatto con uno di voi.
Me?
Il Guardiano volse lo sguardo a terra. No, non so chi sia, e ci fa parte del problema. Ogni colonna rappresenta
i ricordi di uno di voi, non  i vostri ricordi. Puoi pensare a questo luogo come il mio campo di lavoro. I ricordi
vengono prelevati dal sistema cos che io possa vederli, senza influenzarli.
Quindi la persona in questione non ha perduto la memoria?
No, il ragazzo non l'ha perduta.
Ragazzo? Come sai che  un maschio?
Il Guardiano lasci scorrere la mano su una delle poche strisce colorate sulla colonna nera, e questa ebbe un
barbaglio di vita. Ho accesso ad alcuni ricordi, cos so che  un maschio. So anche un po' di altre cose, che  il
motivo per cui ti ho tirato fuori dal ciclo e ti ho fatto venire qui.
Fuori dal ciclo? Cosa vuoi dire? Fuori da Bian Shen?
Posso morire?
Il Guardiano lo guard negli occhi per un breve attimo.
Non diventerai di nuovo adulto se muori. Non adesso.
Era una mezza risposta, che conduceva ad altre domande
che Arthur non sapeva se voleva fare.
Cosa siamo veramente? Perch esistiamo?
Siete senz'altro esseri umani. Alla domanda del perch
esistete si pu rispondere in molti modi, perch
non  una domanda sola. Tu, invece, sei diventato qualcos'altro
perch ti ho risvegliato, ma non sei ancora niente
di pi di quello che un qualsiasi essere umano pu diventare.
Cosa dobbiamo fare, allora? Tu dici che mi hai risvegliato,
che diventer adulto. In altre parole, tutti noi possiamo
diventare adulti disse Arthur, incerto se stesse facendo
una domanda o esprimendo un fatto. Ma qual  la condizione?
Arthur avrebbe giurato che il Guardiano per un attimo
emanasse una sensazione di orgoglio, ma per il resto era
triste. Non lo so. Non ho accesso a quel genere di dati.
Cosa sai, allora? Chi ci ha creato? E perch?
Non li chiamo con un nome. Per me, come per te, sono
i creatori. Non so da dove vengono, dove sono, e se torneranno.
Hanno creato me, voi, e hanno proseguito oltre.
La mia funzione  di controllare. L'ho fatto fino a che la
mia programmazione mi ha dato un ordine diverso.
Ma che cosa  cambiato? Che cosa fai tu ora?
 difficile tradurlo in parole. I nostri creatori viaggiarono
a lungo per l'universo, e vi trovarono altre forme di
vita. Una delle loro molte esperienze fu che nessuna forma
di vita raggiungeva il loro livello, cosa che li stup e li
deluse. Solitamente le forme di vita si estinguevano molto
tempo prima che entrare in contatto con loro potesse
divenire interessante. I creatori giunsero alla conclusione
che il motivo, nella maggior parte dei casi, era la stessa
forma di vita. Altre volte entravano anche in gioco delle
casualit, legate ai cicli naturali, ma quelle semmai erano eccezioni.
Intendi dire che si autodistruggevano?
Il Guardiano annu. Possiamo dire cos. Man mano
che una forma di vita raggiungeva una tecnologia sufficientemente
avanzata, aveva la possibilit di autodistruggersi,
come ce l'avete voi oggi. Si possono fare progressi
tecnologici anche se le condizioni della societ non sono
stabili: voi stessi sapete bene quali progressi sono avvenuti
a causa delle guerre. E anche in tempi di pace si verificano
crisi, casualit che possono precipitare il mondo
in un mare di problemi. Nel corso del tempo si manifesterebbero
troppo spesso eventi che porterebbero al collasso totale.
Arthur non sapeva cosa pensare. Non c'era alcun motivo
per fidarsi del Guardiano. D'altra parte, non riusciva
nemmeno a trovare nessuna ragione per cui dovesse mentire.
Forse tu hai capito qual  la funzione dei Bambini? chiese il Guardiano.
Arthur non aveva formulato i propri pensieri in modo preciso, ma l'idea in s era evidente.
Il Guardiano gliel'aveva quasi gi rivelato: i creatori desideravano stabilit.
Noi siamo storia, in senso letterale rispose. Probabilmente non  un caso che siamo esistiti prima delle pi
antiche civilt. Nessuno conosce il genere umano meglio di noi. Siamo una sorta di valvola di sicurezza: a un certo punto diventeremo adulti, e con la nostra esperienza faremo s che l'umanit sopravviva alla catastrofe che ha
davanti. Noi facciamo i baby-sitter per qualcuno che desidera molti compagni di gioco.
Dalla colonna nera provenne un barbaglio, e apparve una nuova striscia di colore. Il Guardiano ci appoggi una mano.
 un incarico che comprendi? domand.
Ma Dio mio, che differenza farebbe? Posso scegliere
di uscire da questa situazione? No.
La rabbia lo assal all'improvviso. Non aveva chiesto
lui questo destino. Nessuno dei Bambini l'aveva chiesto.
Sapeva comunque che non avrebbe scelto diversamente,
ammesso che ci fosse stata la possibilit di scegliere, e
tuttavia la sensazione di essere sfruttato era schiacciante.
 un'arroganza assurda. Con quale diritto si sono proclamati di?
La faccia del Guardiano divenne una maschera senza
espressione. Tu presupponi troppo. Devo dunque concludere
che non desideri aiutarmi? Preferisci piuttosto rinascere?
Arthur fu sul punto di mettersi a saltellare per il nervoso.
Risparmiami le domande cretine, sai benissimo
che non ho alcuna scelta.
No. C' sempre una scelta. E tu lo sai. La scelta non 
meno reale anche se tu neghi che sia cos.
 un'idiozia pura. Voglio dire, io non posso mica diventare...
S che puoi. Il fatto  che non vuoi, e sai bene qual 
la differenza.
Arthur sapeva che il Guardiano aveva ragione, e la sua
rabbia era diretta tanto contro se stesso quanto contro il
Guardiano e ci che egli rappresentava.
Si fissarono negli occhi, e alla fine Arthur dovette distogliere
lo sguardo.
Lasciami sottolineare che non ti ho detto tutto. Possiamo
parlarne di pi, ma prima  importante farti capire
cosa c' in gioco. Prelevare uno di voi dal ciclo  la mia
ultima risorsa, e lo posso fare solo se l'intera vostra esistenza
 in pericolo.  l'ultima spiaggia.
Mi sembrava che tu avessi detto di aver perso uno di noi, e non che stavamo per morire.
Non hai capito bene.  vero che anche i Bambini sono in pericolo, ma quando ho detto voi, intendevo il genere umano.
Cosa?!
Uno di voi ha intenzione di distruggere l'umanit.
Arthur sorrise, ed era sul punto di fare una risata.
Ah, ah, certo. Sembra molto probabile.
La probabilit non riguarda cose che sono gi accadute.
Decifrare l'espressione del Guardiano era impossibile.
Quindi uno di noi avrebbe pensato di uccidere tutti
gli esseri umani sulla Terra? E come dovrebbe accadere?
Questo non lo so.  quello che tu devi scoprire, e fermare.
Aspetta, fammi capire: tu sai che uno di noi ha intenzione
di uccidere ogni singolo essere umano, ma non sai
come? E semplicemente ridicolo.
Perch ridicolo?
Arthur allarg le braccia. Perch non ha nessun senso!
Punto primo, perch questa persona dovrebbe volere
una cosa simile? Punto secondo, se non hai nessuna indicazione
di come intende raggiungere il suo scopo, capisci
bene che diventa impossibile valutare l'entit della minaccia.
Il Guardiano chiuse gli occhi e rimase a lungo in silenzio.
Posso mostrarti cosa intendo disse alla fine, quando li riapr.
Ah, s?
Quando comunichiamo in questo modo, ho la possibilit
di farti vedere i ricordi degli altri. Posso trasferire
un ricordo dentro la tua mente, fartelo rivivere.
Non capisco del tutto.
Quello che voglio dire  che quando riceverai un ricordo,
sar tuo. Non  come vedere delle foto o un film:
te lo ricorderai, come se fossi stato tu a vivere realmente
quell'esperienza.
E perch mai dovrei volerlo? E poi sembra una forma
di stupro mentale. I Bambini avevano discusso della
possibilit di una simile tecnologia in futuro, e non
avrebbe mai portato a nulla di buono.
Perch  l'unico modo in cui puoi comprendere.
Stronzate. Forse tu sei una macchina senza empatia,
ma non esiste una situazione che io non possa comprendere,
non dopo tutte le vite che ho visto e vissuto. Non
ho bisogno di entrare nella psiche degli altri per capirli.
Ho provato di tutto, perfino la pazzia. Credimi, capir,
se solo me lo puoi spiegare.
Non vuoi nemmeno prendere in considerazione l'ipotesi
che tu ti stia sbagliando?
Arthur ci pens su. Era bravo a comprendere le persone:
aveva la capacit di mettersi nei panni degli altri, di
capire cosa sentivano e cosa pensavano, perfino gli altri
Bambini. Ma non poteva dimenticare che in quel preciso
momento stava parlando con un'entit diversa da un essere
umano, e che le regole dell'eternit erano cambiate.
Eppure si trattava di uno di loro, non di un marziano.
S, ma lo trovo altamente improbabile. In ogni caso
non voglio invadere la mente altrui.
Gli occhi del Guardiano si illuminarono di un baleno
innaturale. Allora spero che mi capirai in seguito. Si
mosse cos veloce che Arthur non fece in tempo a reagire.
Gli imprigion entrambe le mani nelle sue con una
presa ferrea, come se fossero state murate nel cemento.
Arthur lo sent arrivare, anche se non lo poteva vedere.
Era come un ago che penetrava attraverso barriere che
lui non sapeva di avere. Poi tutto si fece nero.
...
.
...
18.
...
.
...
Uno scroscio di risate.
Jabot si rende conto di ci che ha fatto, lo capisce molto prima
degli altri. Eppure non scappa.
Il volto grondante di Elam si solleva dal fango e raggela tutto.
Era solo questione di tempo, Jubai mi guarda per un istante.
La testa, il collo, l'intero busto, tutto esprime la stessa cosa,
quanto ci somigliamo, eppure siamo tanto diversi.
La pietra sfreccia prima che qualcuno si accorga di cosa sta
accadendo.
La gamba si frattura con un brutto rumore. Jubai si accascia
senza un grido. Io vedo soltanto la seconda pietra, retta da una
mano sanguinante. Elam si alza lentamente, il suo sguardo ha
gi ucciso. Mi metto davanti a lui, ma non basto a ostacolare la
sua furia. Colpisce, ma io sono troppo veloce per lui. La terra lo
colpisce agli occhi, ma tanto  gi cieco. Leva di nuovo il braccio,
sta per assalire Jubai, cos io lancio la mia pietra. Lui cade a
terra. Qualcuno degli anziani si  finalmente accorto dell'accaduto,
ma  troppo tardi. Non so come faccio a saperlo.
Nessuno di loro sopravviver.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
Si chin in avanti sulla sedia. La camicia umida fu trattenuta
dalla tappezzeria della sedia, per poi incollarglisi di
nuovo sulla schiena con una disgustosa sensazione di bagnato
che gli provoc prurito. Gocce di sudore gli colavano
dalle tempie. Si pass la lingua sui denti, portando
dentro la bocca il sapore salato. Gli bruciavano gli angoli
della bocca. Aveva bisogno di acqua, ma ne era rimasta
una bottiglia sola, e non poteva uscire da solo a prenderne
ancora.
Che quello fosse l'albergo migliore dei dintorni la diceva
lunga sul postaccio in cui si trovavano. Perfino con
un condizionatore d'aria funzionante era un maledetto
angolo di inferno. L'alto soffitto non veniva lavato da anni,
evidentemente nessuno si prendeva la briga di arrivare
fin l. Le pareti un tempo erano state bianche, e i mobili
costosi. Ora puzzavano come tutto il resto di fumo
stantio e sudore.
Bussarono alla porta. Tre volte, con una pausa in mezzo.
Lui apr la valigia sul tavolo, trov la pistola e tolse la
sicura prima di aprire pian piano. Fuori c'era Mercer che
cincischiava una cartellina e dei documenti, i vestiti ancora
stirati e con la piega impeccabile come quando era
partita.
Com' andata?
Mercer non rispose, and al minibar e si vers una dose
di whisky che butt gi in un colpo solo, poi riemp di
nuovo il bicchiere. Il caldo non sembrava disturbarla per
nulla.
Lui chiuse la porta e rimise la pistola nella valigia.
Pi o meno come previsto disse lei alla fine. Si sono
bevuti i tuoi argomenti, anche se uno di loro si  dovuto
far convincere.
Kahyll?
Mercer annu.
Fuck.
Non era affatto sorpreso. Kahyll era uno di quelli che
non sapevano arrendersi. Troppo avido, troppo intelligente,
troppo stupido.
Ci sar d'impiccio?
No, se non risuscita il terzo giorno.
Sei stata tu?
No, gli altri, quando hanno capito che o tutti accettavano
l'accordo, o non se ne faceva niente. E Kahyll aveva
gi pestato i piedi a molti di loro.
Bene.
Le cose andavano secondo i piani, a parte quello stupido
incidente a Johannesburg. Ancora non sapeva se c'era
un collegamento tra il virus che si era beccato il turista australiano
e quello a cui stavano lavorando, ma a ogni buon
conto avevano dovuto interrompere l'intera operazione.
Non era detto che fosse poi un male. Non credeva veramente
che il virus Marburg fosse la soluzione. Doveva esistere
un virus pi mortale da qualche parte.
Si alz e and in bagno. Il volto nello specchio era abbronzato
e lentigginoso, e i capelli biondo chiaro erano
tagliati corti. Aveva l'aria stanca. Gli occhi azzurri erano
un po' spenti, ma c'era anche dell'altro. Era come
se dietro vi si nascondesse qualcosa.
Arthur si sent tirare.
Di colpo fu scaraventato in un'altra realt. Vide il
mondo da due prospettive: vide se stesso, ma era cosciente
di non essere lui. La faccia allo specchio era
del tutto sconosciuta. Arthur avvert il desiderio di ritornare
a una sola coscienza, ma qualcosa in lui lottava disperatamente
per evitarlo. Non capiva perch.
Lasciati andare, devi vivere tutto gli sussurr all'orecchio
la voce del Guardiano. Usi troppe energie per
evitare il peggio.
Vivere tutto? Di cosa stava parlando? Non stava opponendo
resistenza!
Va' dietro quegli occhi, senti e vedi tutto.
Arthur cap d'improvviso cosa intendeva dire il Guardiano,
ma non voleva farlo. Non aveva la minima idea
del perch, ma sapeva di volerlo evitare a qualsiasi costo.
Poteva sentirsi oscillare tra due coscienze, due mondi che
non andavano d'accordo. Uno che era il suo, l'altro quello
di quel Bambino. C'era una sorta di confine tra loro,
un confine che lui stesso poteva spostare.
Per un attimo il mondo rimase immobile. Il tempo si
ferm.
C'era solo quell'unica immagine: un ragazzino che si
guardava allo specchio, fissando i suoi stessi occhi. Arthur
sent un misto di curiosit e timore, una convinzione
che certe porte non si dovrebbero mai aprire, assieme alla
consapevolezza che stavolta doveva farlo. Spinse il
confine pi in l possibile, e si lasci andare.
Il mondo riprese a funzionare, come un vecchio grammofono
a cui venga data la carica.
Arthur si guard negli occhi.
Fu aggredito da tutti i lati allo stesso tempo e sospinto
in un'oscurit cos fredda che ogni cosa si irrigid. Ogni
singolo sentimento fu risucchiato fuori di lui.
Tutto ci che rimase fu un vuoto, un buco nero, che
allargava sempre pi finch non rimase pi nulla. Era
un dolore che Arthur non aveva mai conosciuto, peggiore
di qualunque altra cosa. Perfino la pazzia era meglio,
perch non c'era alcuna razionalit. Fatic a trovare
le parole per esprimere ci che sentiva, ma infine arrivarono.
Odio. Un gelido odio calcolatore.
Arthur lott per riprendere il controllo. Si allontan
dal ricordo quanto gli fu possibile, ma sentiva di esserne
ancora pervaso. Quella non era tortura. Arthur l'aveva
vissuta, ed era dolore fisico nella sua forma pi pura.
Ci che stava vivendo in quel momento era qualcos'altro,
qualcosa a cui non credeva.
Era l'inferno.
Qualcuno lo stava scuotendo.
Svegliati! Arthur, svegliati!
La voce di Julie era alta e penetrante, soffocata dal
pianto e molto lontana. Arthur sollev lo sguardo verso
di lei e sent come la lingua secca gli si era incollata al palato.
Faceva male guardarla. Brevi flash di quello che aveva
visto e sentito gli tornarono davanti, e il corpo ebbe
dei sussulti al ritmo di quei barbagli.
Arthur chiuse gli occhi e lott contro il bisogno di gridare.
Prese la mano di Julie e la strinse.
Aiutami a tornare a letto disse. Si tir su a sedere e
tese il braccio, cos che Julie potesse aiutarlo a rialzarsi.
Chiama il pap e digli di venire subito a casa. E poi
chiama un'ambulanza, per sicurezza.
Julie and alla scrivania, per poi scomparire alla sua
vista assieme al resto del mondo. Pi di ogni altra cosa,
Arthur desiderava fuggire da tutto. Ma una voce si fece
strada fino a lui, una voce che Arthur in quel momento
non voleva sentire.
Tua sorella far ci che le hai chiesto. Non so perch
sei voluto ritornare qui, ma  il posto sbagliato per te, visto
che  qui che il problema ha avuto origine. Mi dispiace,
ma era necessario. Andr tutto bene, ma non mi
aspettavo che saresti riuscito a lottare contro il ricordo
per cos tanto tempo.
...
.
...
19.
...
.
...
Il villaggio  in subbuglio.
Tre uomini sono morti, due sono feriti, e non credo che la cosa
finir qui. Ci che  cominciato con un battibecco fra due bambini
ha portato il villaggio a una guerra. Non capisco che cosa
succede. I miei genitori non vogliono parlarne. Si tratta di
un 'antica storia, ma nessuno me la racconta, nessuno ha il coraggio
di dire il perch, nessuno osa dire che questa  una follia.
Da dove viene la sete di sangue di queste persone?
Credo che nessuno se lo ricordi.
Credo che nessuno voglia ricordare.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
Lo svegli la luce. Il riverbero rosso gli bruciava le palpebre
inviandogli piccole ondate di nausea attraverso il
corpo. Cerc di girarsi dall'altra parte, ma n la testa
n il corpo gli obbedirono. La bocca era secca e senza vita,
le labbra incollate. Quando le schiuse sent aprirsi dei
piccoli tagli. Il suono che emise non somigliava neanche
lontanamente a una parola.
Controvoglia, apr gli occhi: c'era meno luce di quello
che si era aspettato, ma in compenso faceva pi male.
L'indolenzimento provocato dalla cannula sul dorso della
mano gli aveva gi fatto capire che si trovava in un
ospedale. Non c'era nessuno nella stanza, cosa che lo stup.
A giudicare dalla luce che entrava dalla finestra, la
giornata doveva essere circa a met. Alla sua sinistra c'era
una sedia su cui Arthur riconobbe la giacca della madre.
Da quanto tempo si trovava l? Aveva pi sete che fame,
anche se la flebo gli iniettava del liquido direttamente
nel sangue. Pi di tutto era stanco.
Si ricordava ogni cosa.
Il solo pensiero fece riaffiorare sensazioni che Arthur
non voleva rivivere, ma non riusc a evitarlo. Come era
possibile odiare tanto? Com'era concepibile vivere con
un simile odio e vuoto interiore senza diventare pazzi?
Non poteva ricordarne il nome, anche se l'aspetto del ragazzino
era pi vivido nella sua memoria perfino del suo
stesso. Strano: ricordava ogni minimo dettaglio con insolita
chiarezza. Sapeva che esistevano persone dalla memoria
perfetta, ma se era cos che ricordavano le cose,
dovevano viverla come una maledizione. Arthur stesso
aveva odiato qualcuno attraverso i secoli, ma mai come
faceva quel ragazzino. Quello era un odio per tutto e tutti,
incluso se stesso. Un odio talmente divorante che Arthur
si sarebbe rifiutato di credere alla sua esistenza, se
non l'avesse sperimentato.
La madre entr nella stanza fissando il telefonino che
teneva in mano. Arthur sollev la mano e si sforz di sorridere,
ma entrambe le cose gli fecero male. Lei sollev
gli occhi. L'espressione del suo viso gli disse tutto ci che
doveva sapere. Era sollevata, ma non era stata atterrita.
Gli prese la mano e si sedette sulla sedia, e sembr che
alternasse la ricerca di qualcosa da dire allo sforzo di trattenere
le lacrime.
Sete disse Arthur nel tono infantile che usavano per
scimmiottare Emilie.
La madre proruppe in un sorriso, ridendo e singhiozzando
un poco al tempo stesso. Adesso li chiamo, aspetta
solo un po'. E tir la cordicella a fianco del letto.
Come ti senti?
Ancora sete rispose Arthur, stringendole la mano.
Questo l'abbiamo stabilito. Ma per il resto?
Come se qualcuno mi avesse infilzato con un grosso
ago, mi avesse fatto camminare per venti ore in montagna
e avesse detto al mio cervello che la luce del sole fa
male agli occhi. Potrei star meglio.
La madre scosse la testa. Non fai mai le cose a met,
tu. Se devi ammalarti, ti ci metti d'impegno.
Posso dare la colpa alla mia educazione?
Allora piuttosto puoi cominciare ad assomigliare a
tuo padre, mi sembra.
Arthur sollev le sopracciglia e guard la madre con
aria interrogativa, ma non senza l'ombra di un sorriso all'angolo
della bocca.
Non c' bisogno che tu ripeta questa frase quando arrivano
gli altri aggiunse la madre facendo l'occhiolino.
Per quanto tempo sono rimasto qui?
Da ieri.
Un uomo giovane si present alla porta, sorridendo un
po' troppo. Ma guarda un po'. Buongiorno, signori!
Ha sete, potremmo avere un bicchier d'acqua? chiese
la madre.
Ma certo, vado anche a chiamare il dottore.
Grazie.
Arthur si tir su a sedere. La madre gli sistem un cuscino
dietro la schiena.
Che problema ho?
Eri estremamente disidratato quando sei arrivato
qui. Hanno fatto degli esami per scoprire il perch e,
be', vedremo cosa dicono.
Quanto tempo devo restare qui?
Non pensare a questo, tesoro.
Arthur si ricord le ultime parole del Guardiano. Quella
situazione era causata da qualcosa collegato al ricordo,
giusto? Prima o poi avrebbe avuto una risposta, ma stare
all'ospedale comportava una serie di problemi. Gli esami
avrebbero rivelato qualcosa di insolito in lui? Alcuni dei
Bambini in precedenza avevano temuto che vi fosse qualcosa
di strano nella loro fisiologia, dato che non si ammalavano
mai e i corpi si sviluppavano comunque. Arthur sarebbe
guarito, secondo il Guardiano, ma a pensarci bene
gli aveva dato anche un avvertimento. Quella era l'unica
vita che aveva come adulto.
Doveva scoprire cosa gli stava succedendo, e tornare
dal Guardiano il pi presto possibile. Ma non se una delle
possibili conseguenze era la sua morte.
Come sta Julie? domand.
Si  spaventata, ma adesso sta bene. Stanno venendo
qui tutti.
C'erano un po' di cose che Arthur aveva voglia di chiedere
a Julie, ma aveva la sensazione che la sorella non sarebbe
comunque stata in grado di rispondere.
Il medico era una donna poco al di sotto della cinquantina
che non amava fare conversazione. Visit Arthur in
fretta senza dire una parola, poi tir fuori la cartella clinica
e cominci a fare domande: cosa aveva mangiato, se
di recente era stato malato, se qualcuno a scuola o a casa
era malato, se era stato in qualche luogo insolito.
Alla fine la madre la interruppe e chiese quanto rilevanti
fossero quelle domande. Arthur suppose che la dottoressa
fosse confusa perch non avevano trovato nulla
che potesse spiegare il motivo della sua disidratazione.
Crediamo che abbia contratto un virus disse la dottoressa,
con un tono che indicava che quella visita era pi
una formalit che una premura. Ma pu tornare a casa
domani. Lo teniamo qui ancora una notte in osservazione.
E spar dalla stanza tanto in fretta quanto c'era entrata.
La normale cortesia non  normale qui? domand
Arthur scoraggiato.
La madre per un attimo fiss il muro. Fintantoch fa
il suo lavoro, per quanto mi riguarda pu pure alzarsi
con entrambi i piedi sbagliati. Ma come vita non  un
granch. Poi lo guard meravigliata. A proposito,
non l'aveva gi detto qualcuno?
Detto cosa?
Quella storia della normale cortesia? L'ho gi sentita.
Arthur si strinse nelle spalle.
Il padre e le sorelle avevano con s cose da leggere e dolciumi:
due libri, due riviste e un grande sacchetto di caramelle
gommose dolci e salate. Emilie non era molto a
suo agio nel vedere Arthur in un letto d'ospedale, ma le
pass quando ebbe il permesso di sedersi sul letto e scopr
che poteva rubacchiare qualche caramella.
Julie fiss sgomenta la flebo nel braccio del fratello.
Non  pericoloso, e i dottori dicono che non succeder
di nuovo la tranquillizz Arthur, e guard la madre
per un attimo. Ma  un bene sapere che sono in buone
mani. Caramelle? Allung il sacchetto. Lei sorrise
cauta e rovist fino a pescare la sua preferita, che evidentemente
sapeva essere da qualche parte sul fondo del
sacchetto.
Cos'hanno detto veramente i dottori? domand il
padre, guardando la madre.
Dopo rispose lei, dando al marito un bacio leggero
sulla bocca.
Bleah fece Emilie, arricciando il naso.
Rimasero fino alla fine dell'orario di visita. La madre
avrebbe voluto passare la notte in ospedale, come la precedente,
ma Arthur le aveva assicurato almeno dieci volte
che non era necessario. Era meglio cos, dato che lui
aveva intenzione di scoprire come stavano le cose il pi
presto possibile. Non sapeva con sicurezza in quale stato
appariva mentre comunicava con il Guardiano, ma sperava
di avere l'aspetto di uno che stava semplicemente
dormendo. In caso contrario, era meglio che lo scoprisse
un infermiere piuttosto che sua madre.
Aveva gi cominciato ad analizzare il ricordo mentre la
sua famiglia era l. C'erano dei dettagli che notava per
la prima volta adesso, come se la sua attenzione non fosse
stata sufficiente quando aveva sperimentato il ricordo.
L'accento di Mercer, il modo in cui si muoveva, il rimanente
contenuto della valigia, il giornale gettato sulla sedia,
i titoli, la data e l'anno: 1975. Sudafrica. Lui a quell'epoca
si trovava in Cile.
Non dubitava pi di quello che aveva detto il Guardiano:
c'era uno di loro che intendeva distruggere il genere
umano. Arthur non era un esperto di ricerca sui virus,
ma ne sapeva abbastanza per conoscere il virus Marburg.
Guerra biologica. Rabbrivid al solo pensiero. Molti dei
Bambini avevano i loro settori speciali, o lavori, come insistevano
a chiamarli. Era diventato facile, ora che le informazioni
erano cos disponibili. Alcuni di loro erano al
livello dei migliori esperti mondiali, altri li avevano sorpassati
gi da tempo, perlomeno per quel che riguardava
i quesiti teorici. L'idea che uno di loro stesse usando le
proprie capacit per far ricerca su un virus con l'intenzione
di provocare il maggior danno possibile era a dir
poco spaventosa.
Arthur pass in rassegna tutto ci che sapeva. Il ragazzo
del ricordo aveva una motivazione, anche se non capiva
cosa potesse provocare un simile odio. Aveva aiuto e
soldi. Questi ultimi erano semplici da procurare, quando
si aveva a disposizione il tempo illimitato dei Bambini,
ma era l'aiuto a preoccuparlo. In che razza di modo
era coinvolta quella donna? Arthur non aveva dubbi
che lei sapesse di Bian Shen. C'era qualcosa nel tono
tra i due che indicava rispetto, ma anche sottomissione
da parte di lei. Arthur supponeva che Mercer in quell'episodio
del 1975 avesse circa trentacinque anni, ma
avrebbe potuto essere sia pi giovane che pi vecchia.
Cosa avevano fatto lei e il ragazzino negli anni che erano
intercorsi?
D'improvviso ricord le parole del Guardiano: Prelevare
uno di voi dal ciclo  la mia ultima risorsa.
La nausea minacci per un attimo di travolgerlo, ma
Arthur si distese sul letto, con la testa ben appoggiata
al cuscino, e chiuse gli occhi. Le immagini arrivarono ancora
pi rapide della volta precedente, e lui si ritrov sull'altopiano.
Anche il Guardiano era l, ma c'era qualcosa di diverso
in lui, che Arthur non riusc a definire con esattezza.
Ti piace davvero questo posto disse il Guardiano.
Cosa vuoi dire?
Visto che mi chiedi sempre di venire qui.
Non  il luogo d'incontro, questo?
Il Guardiano scosse la testa e sorrise. Il luogo d'incontro
 dove tu vuoi che ci troviamo. Dipende da te.
Posso modificarlo quando voglio?
S, puoi fare quello che vuoi.
Arthur non si sentiva a suo agio sull'altopiano. Chiuse
gli occhi e prov a immaginarsi un luogo in cui si sentiva
sicuro. L'aria calda lo colp come una forte spanciata, e di
colpo ud suoni che non sentiva da un'eternit. Apr gli
occhi e lasci vagare lo sguardo sulla savana. Tutti i rumori
provenivano dalle sponde di un lago l vicino, dove
c'erano branchi di animali di varie specie. L'orizzonte
tremolava lontano, come se il mondo fosse un apparecchio
televisivo che non riceveva bene il segnale. I dettagli
erano cos numerosi che gli venne il dubbio se davvero si
ricordava tutto questo, o se aveva supplito con la sua fantasia.
Quella era senza dubbio l'Africa, ma Arthur non
aveva idea di dove fosse di preciso.
Il Guardiano si materializz al suo fianco.
Perch sei diverso dall'ultima volta? chiese Arthur.
Sono diverso ogni volta, perch sono in primo luogo
un prodotto delle tue aspettative.
Ma come potevo avere un'aspettativa di qualcosa che
non sapevo esistesse?
Hai sempre saputo di me, ma non avevi accesso ai ricordi.
Arthur diede un calcio a una pietra. Sai perch stanotte
sono quasi morto?
Il Guardiano raccolse un filo d'erba, ne mastic un
pezzetto e guard in direzione di alcuni ippopotami
che stavano sdraiati sulla riva non lontano da loro. Saresti
comunque sopravvissuto, anche senza il soccorso
medico, ma i sintomi erano una reazione a un uso spropositato
delle tue capacit. In pi, alcune reazioni inconsapevoli,
chiamiamolo pure il tuo inconscio, hanno contrastato
le sensazioni che hai provato durante il ricordo.
Il tuo cervello non ha finito di svilupparsi, e per questo
motivo hai avuto una reazione.
Arthur non sapeva bene cosa dire, ma la conclusione
era abbastanza chiara. Ok. Quindi io ho un cervello
che sta cambiando. Ci sono altre cose che dovrei sapere?
Il Guardiano lo guard e strizz un occhio. Cosa volesse
significare di preciso quel gesto, Arthur non lo cap.
Sebbene il Guardiano fosse una macchina tecnologicamente
avanzata, sembrava avere problemi a relazionarsi
con le persone in modo normale.
No. Non ti accorgerai di nulla fino a quando tutti i pezzi
del puzzle non saranno andati a posto, per dirla cos.
Pezzi del puzzle?
Non  il giusto modo di dire? Credevo che fosse
un'espressione in uso da voi.
Dimmi solo cosa succeder quando tutti i pezzi saranno
a posto.
Si sono verificati dei cambiamenti in te dopo che hai
compiuto quattordici anni. Hai gi sperimentato la possibilit
del contatto con me, e del trasferimento dei ricordi.
A poco a poco ti accorgerai anche che i tuoi sensi saranno
diventati oltremodo acuti. Ci sono anche altre cose,
ma ne possiamo parlare... pi avanti.
Arthur non era sicuro se il Guardiano davvero non ne
sapesse di pi, o se ritenesse che il resto non fosse importante
in quel momento.
E quando andranno a posto i pezzi, allora?
Il Guardiano si strinse nelle spalle. Difficile a dirsi.
Fra le tre e le sei settimane, forse.
La precisione non era evidentemente una delle funzioni
di cui era dotato il Guardiano.
Arthur raccolse una pietra da terra e la ripul dalla
polvere, poi la lanci in aria un paio di volte. Stammi
a sentire. Se io devo collaborare con te, devi darmi le informazioni
di cui ho bisogno per fare quello che vuoi che
io faccia. Non puoi aspettarti che io cominci a correre in
giro per il mondo per trovare questo ragazzino senza
avere almeno un'idea di cosa mi stia accadendo. E poi
non capisco bene come pensi che io possa riuscire a trovarlo.
Anche il Guardiano raccolse una pietra da terra e la
guard con attenzione. Oltre a quello che gi ti ho detto,
diventerai pi intelligente. Ma con ogni probabilit
non te ne renderai del tutto conto, perch avverr per
gradi. Piuttosto, ci saranno altre cose che cambieranno
radicalmente rispetto a oggi. Una di queste sar una
nuova abilit, che si pu descrivere come controllo della
propria percezione temporale. Sarai in grado di modificare
la velocit del tempo soggettivo di cui fai esperienza,
o in parole pi semplici penserai pi in fretta. Molto
pi in fretta. Il tuo corpo per non pu reggere quel ritmo,
e ci pu comportare problemi. Vedremo. Non l'ho
mai visto nella realt. Il Guardiano fiss assente la pietra
che teneva in mano.  ovviamente l'abilit che stai
usando ora, solo che la puoi utilizzare nel tempo stesso
in cui stai facendo altre cose. Ah, e poi potrai volare.
Volare?!
No, stavo scherzando.
Arthur non sapeva cosa pensare. Un'intelligenza artificiale
poteva essere pazza? Era anche un po' deluso che
fosse solo uno scherzo, e ci lo stupiva. Forse aveva nutrito
un sogno infantile di qualcosa di ancora pi grande.
Ma il tempo soggettivo sembrava un concetto sia bizzarro
che interessante. In ogni caso, non capiva come tutto
ci avrebbe potuto aiutarlo.
Non mi hai detto niente su come far a trovare questo
ragazzino.
 qui che entrano in gioco i ricordi. Speravo che tu
avresti potuto trovarlo aiutandoti con quelli.
Arthur strinse la pietra cos forte da farsi male. No,
grazie, basta con quelli. Li puoi tenere per te.
No, io sono in grado di ispezionare i vostri ricordi solo
in maniera superficiale: non ho la possibilit di riviverli
come puoi fare tu. Io comprendo solo le parti,
non il tutto.  per questo motivo che ti ho risvegliato.
Per questo, e per il fatto che tu puoi influenzare il mondo,
cosa che io non posso fare.
E allora dammi le parti.
Il Guardiano si mise le mani sulla schiena e cominci a
camminare su e gi. Non servirebbe. Io posso selezionare
le parti che ritengo rilevanti, ma tu devi per forza
sperimentarle. Se il Bambino dev'essere fermato, devi
entrare nella sua testa, capire come pensa.
Arthur chiuse gli occhi. Avrebbe potuto ingoiare tizzoni
ardenti, e ciononostante si sarebbe sentito meglio.
 un problema? domand il Guardiano.
S,  un problema.
 per questo che ti sei opposto ai ricordi?
Quel bambino  un pazzo furioso.
Il Guardiano si sedette. No, non  pazzo, me ne accorgerei.
Se smette di pensare razionalmente,  facile vederlo.
Non intendo questo. Mi riferisco ai suoi sentimenti.
 pazzia pensare come lui.
Perch?
Quel Bambino odia se stesso e il mondo in maniera
del tutto irreale. Come possa pensare e agire in modo razionale,
per me  un mistero. L'ho sperimentato per un
attimo, e ancora non posso pensarci senza sentirlo in tutto
il corpo. Lui, io, desideravamo morire. Potevi minacciare
di uccidermi, e ti avrei ringraziato con tutto il cuore.
Posso aiutarti con i sentimenti.
Arthur pens di aver sentito male.
La mia conoscenza del cervello umano non  completa,
ma presumo di saperne abbastanza per aiutarti
su questo punto. Troveremo una soluzione.
Arthur scagli la pietra con forza sopra la savana.
Non ho alcuna intenzione di rivivere ancora un singolo ricordo.
Il tono del Guardiano cambi di colpo. E invece lo farai.
Arthur si raddrizz automaticamente. Gabriel era l'unico
dei Bambini ad avere la stessa capacit: ti faceva capire
quando ti comportavi in modo infantile.
Non ti ho scelto a caso continu il Guardiano. Tra
tutti i Bambini sei tu il pi adatto a questo scopo, per svariati
motivi. Lo farai, perch sai che  la cosa giusta da
fare.
Arthur apr la bocca, ma non trov le parole.
Il Guardiano ritorn se stesso. Dunque, cominceremo
l'allenamento non appena sarai di nuovo a casa. A
poco a poco imparerai ad affrontare i sentimenti. Ma
ok, niente ricordi per un po'. C' qualcos'altro che vuoi sapere?
C'era qualcosa che non voleva sapere?
Ma una cosa lo preoccupava pi di tutto. Chi  Mercer,
e come mai ha a che fare con il Bambino?
Il bambino si fa chiamare Paolo. Non so come quei due si siano incontrati.
Perch no?
Ho accesso solo a una minima parte della sua memoria,
quindi posso analizzare solo ricordi casuali. La maggior
parte sono troppo vecchi per avere una qualunque
rilevanza.
Ma come la mettiamo con quell'odio? Deve avere
una causa. L'odio, evidentemente,  la ragione per cui
vuole distruggere l'umanit. Scoprirne il motivo  l'unico
modo per fermarlo.
Alla lunga s. In questo momento per non abbiamo tempo per pensarci.
Arthur si sporse in avanti e guard il Guardiano.
Non abbiamo tempo? Cos' che non mi hai detto?
Circa il 98,3 percento, credo. Non posso mostrarti altri
ricordi qui sui due piedi, ma posso affermare che Paolo
ha pensato di usare tutte le armi possibili per eliminare
ogni singolo essere umano dalla faccia della Terra, e
con ogni probabilit  gi nella fase finale dei suoi piani.
Non chiedermi come sono arrivato a questo: te lo mostrer,
ma non ora. Tutto ci che desidera  morire, e
ho paura che possa riuscirci.
Arthur comprese cosa voleva dire il Guardiano. Era
uno dei dibattiti che si erano accesi nel Network all'inizio:
i Bambini avevano discusso l'eventualit che potessero
morire sul serio. Reincarnazione dopotutto non significava
vita eterna. Se non si trovava un essere in cui rinascere,
il sistema crollava. Se una meteora avesse colpito la
Terra distruggendo ogni forma di vita, anche i Bambini
sarebbero morti. Su questo la maggior parte di loro era
d'accordo.
Dio mio esclam Arthur. E se Paolo fa parte del
Network? Allora magari lo conosco! Si maled per non averci pensato prima.
Ne dubito. Ho controllato, e nessuno di quelli che
utilizzano il Network in tempi moderni  questo Bambino.
Ma pu essere venuto a conoscenza del Network prima,
e poi essersene allontanato.
Arthur era confuso. E perch l'avrebbe fatto?
Se  per questo, c' pi d'uno di voi che lo fa. Non a
tutti interessa avere contatti con gli altri.
Ho sentito voci sull'esistenza di Bambini cos, ma
questo Paolo vorr pure aver accesso alle risorse del Network?
Per non parlare del nostro livello di conoscenza.
Il Guardiano non aveva alcuna risposta.
E dimmi, qual  la probabilit che uno di noi casualmente
sparisca dal tuo sistema, o come vuoi chiamarlo, e
che questa persona voglia ammazzare tutti quanti?
Credo che sia pari allo zero. Il Guardiano sembrava
soddisfatto, ma Arthur ebbe l'impressione che si aspettasse
che fosse lui a continuare.
E questo non suggerisce forse qualche scenario inquietante?
Probabilmente non tanti quanti ne immagini tu.
Cominciamo con i tre pi scontati. O c' qualcosa
che non va nel sistema, o lui l'ha violato, o qualcuno l'ha aiutato a farlo.
Il Guardiano annu, sempre soddisfatto. E tu per quale propendi?
Arthur allarg le braccia. Questo non  un reality
show! Non puoi dirmelo e basta?!
Il Guardiano ridacchi. Arthur sent i pugni che si serravano.
Non  possibile che abbia violato il sistema, ed  improbabile
che qualcuno l'abbia aiutato dall'esterno. Posso
solo supporre che tutto sia dovuto a un guasto del sistema.
Il Guardiano sollev la mano nell'attimo in cui
Arthur stava per cominciare a parlare.  improbabile
perch chi possedesse una tecnologia tanto avanzata da
eludere i sistemi di sicurezza e apportare simili modifiche
sarebbe anche in grado di cancellare la Terra premendo
un grande bottone rosso, per cos dire.  impossibile
perch la tecnologia che permetterebbe a una persona
di arrivare a far questo si trova a un numero imprecisato
di millenni nel futuro.
E se i nostri cari creatori avessero deciso di divertirsi
con un bel giochetto?
Non impossibile, ma improbabile. Non  nella loro
natura sperimentare in quel modo.
Arthur non sapeva se mettersi a ridere o a piangere, ma
a quel punto non ne poteva pi. Scomparve dalla savana e
torn in ospedale. Erano trascorsi solo pochi minuti, ma
sembravano delle ore. Il sonno giunse immediato.
E in sogno lo attendevano ancora altre domande.
...
.
...
20.
...
.
...
Gli anziani si sono riuniti.
Si parla di giustizia, di onore. Del patto che tutto questo debba
finire. I due capiclan gridano rabbiosi, ma una parola del pi
anziano li zittisce. Nessuno di loro pagher, nessuno ammetter la propria colpa.
All'improvviso mi metto davanti a loro. Hanno sguardi assassini,
e per un istante non so che cosa dire.
Puniteli entrambi, per il male che hanno fatto al villaggio.
Stavolta le grida erompono da quasi ogni bocca, anche da alcuni
dei pi anziani. Parole e sassi grandinano sull'unico bersaglio che ora hanno in comune.
Il pi anziano si alza.
Il silenzio che segue  doloroso. Non ho il coraggio di guardare altrove che a terra.
E a chi andr ci che devono pagare?
Non capisco che sta parlando con me, fino al momento in cui
mi posa una mano su una spalla. Alzo lo sguardo sui suoi occhi
che cercano di capire. Le mie parole arrivano appena alle sue
orecchie. Mi toglie la mano dalla spalla, si volta e leva il bastone
sopra la testa, stringendolo con ambedue le mani. Le parole riecheggiano nel silenzio.
Che siano loro a pagare il villaggio.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Il cellulare giaceva a fianco del cuscino, come al solito.
Nathaniel era riuscito a resistere a non guardarlo fino
a quel momento. Erano le quattro passate, questo voleva
dire che erano almeno due ore che se ne stava a fissare il
soffitto. Perch era tornato a casa? Avrebbe potuto benissimo
rimanere in ufficio a fissare il muro. L almeno aveva
accesso a tutte le macchine.
D'altro canto il suo corpo non aveva beneficiato della
vita che aveva fatto nelle ultime settimane: sonno scarso
e irregolare e troppo pochi pasti gli avevano procurato
una sorpresa quando si era visto allo specchio una mattina.
N le occhiaie scure n le labbra secche donavano alla
sua faccia rotonda con la barba incolta. Dopo che aveva
firmato il contratto, nel giro di due giorni gli avevano dato
ufficio, computer e accesso ai satelliti che potevano fornire
nuovi risultati del test. Nathaniel non sapeva quanto
tempo aveva passato in ufficio. L'unico rapporto che aveva
avuto con il mondo esterno, a parte le sorelle, era con
un tecnico della Rilchned, e comunque solo via mail.
Non riusciva a vedere la soluzione.
I risultati erano coerenti, proprio come aveva previsto:
quattrocentoventuno rilevamenti, di cui soltanto uno si
poteva fissare su una carta con coordinate precise. Il resto
aveva un margine di insicurezza fra i tre e i cinque chilometri.
Su richiesta di Rilchned, Nathaniel aveva creato un
programma che elaborava i risultati di pi ricerche e cercava
di calcolare la posizione esatta di una persona, ma
andava a rilento. La domanda era cosa dovessero fare
con quell'unico segnale forte abbastanza da essere localizzato.
Aveva comunicato i risultati a Rilchned, e loro
gli avevano risposto di aspettare e di continuare a cercare
di migliorare i risultati. A Nathaniel sembrava impossibile:
non si poteva migliorare il modello esistente, la matematica era quella che era.
Negli ultimi giorni aveva anche cominciato a dubitare
dell'intera teoria. E se non erano persone quelle che registrava
il sistema? C'era solo un modo di confermarlo, e
significava che doveva andare in Norvegia. La questione
era se Rilchned gliel'avrebbe permesso. Poteva partire di
sua iniziativa, ma questo si sarebbe potuto interpretare
come rottura del contratto. E anche se avesse avuto la
conferma della localizzazione di quel singolo individuo,
in realt non risolveva il problema. Un sistema in grado
di individuare quattrocentoventuno persone in quel modo
era forse una rivoluzione scientifica, ma di dubbia utilit.
Forse qualche ricerca sugli individui localizzati
avrebbe potuto suggerire il motivo per cui i satelliti avevano
registrato proprio loro. Nathaniel avrebbe voluto
avere una conoscenza pi approfondita della neurologia.
Se non riusciva ad andare avanti da solo, avrebbe dovuto
chiedere a Rilchned di far entrare nel progetto altri
esperti. Ma non voleva chiedere, non ancora.
Doveva pur esserci una soluzione.
Tutto ci che doveva fare era semplificare il problema
in parti minori e pi gestibili, ma stava per raggiungere
il punto estremo di saturazione. Una volta quella situazione
gli era sembrata attraente, ora era pi come un nodo
gordiano che gli pendeva sopra la testa.
Si stropicci gli occhi e usc dal letto. Il pavimento era
freddo e sgradevole. And al frigorifero, prese latte e cacao
in polvere e si sedette davanti al computer. Erano
arrivate diverse mail, una di queste era dal suo contatto a
Rilchned. La lesse in fretta: uno dei dirigenti, una donna,
sarebbe venuto a trovarlo, in tutta segretezza, l'indomani.
Desideriamo discutere gli sviluppi del progetto, e
fornire una spiegazione di cosa  all'origine dei segnali.
Nathaniel dovette rileggerla diverse volte. Non aveva
senso. Si abbandon all'indietro sullo schienale e rimase
a fissare lo schermo. Non poteva essere vero. Se gi lo sapevano,
perch non lo avevano detto subito?
No. No, no, no...
Quasi gli sfugg il bicchiere di mano quando fu colpito
dalla rivelazione. Quelli di Rilchned sapevano ci che lui
aveva trovato, in realt lo avevano saputo fin dall'inizio.
Ecco perch gli avevano offerto quel contratto. Nathaniel
aveva sempre dato per scontato che quei rilevamenti fossero
persone, dopotutto era quello lo scopo dell'intero
progetto. Ma nella mail loro avevano usato la
parola "cosa", non "chi".
Che cosa mai aveva trovato?
A Rilchned stava molto a cuore trovarla, qualunque cosa
fosse. E il giorno dopo gliel'avrebbero rivelata.
Una volta tanto, l'ufficio aveva un aspetto ordinato. Nathaniel
aveva stipato pile di riviste e articoli dentro un armadio,
e buttato i libri in un cassetto. La dirigente doveva
venire alle due del pomeriggio, ma l'ora era gi passata
da dieci minuti. Non gli avevano dato alcun numero
di telefono, e nessuno l'aveva contattato per modificare
l'ora dell'appuntamento. Prov a tranquillizzarsi col pensiero
che i direttori erano persone molto impegnate. Il
contratto era sul tavolo davanti a lui.
Alcuni paragrafi li sapeva a memoria, ma non era
riuscito a trovare alcuna scappatoia. Aveva anche cercato di
scoprire qualcosa di pi riguardo a Rilchned, ma invano.
Rifuggivano dai media, a dir poco. Un indirizzo registrato
in Svizzera era tutto ci che aveva trovato come contatto.
C'era stato un momento in cui gli era venuta la tentazione
di scoprire chi o che cosa si celasse dietro l'indirizzo
email attraverso cui comunicava con loro, ma poi aveva
lasciato perdere.
Che ne era della dirigente?
Nathaniel guard fuori dalla finestra e in strada,
quando bussarono alla porta.
Respira a fondo, abbassa le spalle, non c' motivo di essere nervoso.
Emma aveva detto che era impossibile sentirsi stressati
in fase di espirazione. O era di inspirazione?
Nathaniel si sistem il nodo della cravatta che aveva
lasciato allentata intorno al collo, e si infil meglio l'orlo della camicia dentro i pantaloni.
Apr la porta.
Quasi subito questa colp qualcosa, e Nathaniel ud qualcosa cadere.
Mi scusi! La porta si apre all'infuori.
Sent che il proprio tono di voce era stranamente alto,
e si chiese se sarebbe riuscito a dire subito altre cose banali.
Vide il davanti di una bicicletta che veniva raddrizzato
e tirato un po' indietro. Una ragazzina la reggeva
per la sella. Aveva un grosso zaino sulla schiena e un casco
che le creava una frangia bizzarra. La prima impressione
di Nathaniel fu che fosse latinoamericana, con lunghi
capelli scuri e occhi castani, ma a guardar meglio era
pi probabile che avesse tratti medio-orientali.
La ragazzina appoggi la bicicletta al muro e gli sorrise.
Salve disse, tendendo la mano.
Nathaniel ricambi il sorriso e gliela strinse. Ciao, in
cosa posso aiutarti?
Noorah Lamborn al-Bahri disse lei seria.
Definitivamente Medio Oriente.
Nathaniel Wilkins replic Nathaniel, senza riuscire
del tutto a reprimere un sorriso confuso.
Era una nuova tattica di vendita del reparto femminile
degli scout? La bambina non poteva avere pi di dieci
anni.
Scusami se sono un po' in ritardo, ma ci ho messo un
po' di pi di quanto avevo previsto a venire in bicicletta.
Scusa?
Dovevo arrivare alle due. Vengo da Rilchned.
Nathaniel si guard intorno in corridoio. Hai detto
Rilchned?
S.
Molte domande gli si affollarono sulla punta della lingua.
La maggior parte cominciava con un ma'.
 una specie di test? chiese.
S, in effetti lo .
Cosa vorresti dire?
La bambina lo guard e fece un breve sorriso. Forse
possiamo continuare nei nostri locali?
Nathaniel rimase impalato a fissare la stanza dietro
di s.
Capisco la tua confusione, ma tutto diventer chiaro
quando ti avr spiegato. Hai visto questa?
Gli tese un foglio. Era la stampa della mail che gli avevano
mandato. Nathaniel non aveva idea di cosa dire, ma
fece un passo di lato. La bambina entr, appese la giacca
e si sedette sul divano. Nathaniel la segu, sempre cercando
qualcosa di ragionevole da dire.
Lei tir fuori un pc portatile e lo accese. Non e che
per caso hai un cavo internet?
Nathaniel ripesc il cavo che aveva gettato dietro il divano
e glielo porse.
Allora, posso rimanere fino alle sei di stasera, e non 
molto tempo considerato quello di cui dobbiamo parlare.
Siediti.
Nonostante gli sembrasse stupido farsi comandare da
una ragazzina, Nathaniel obbed.
Questo sar difficile da digerire, quindi comincio direttamente.
Il tuo sistema indica quattrocentoventuno rilevazioni,
distribuite in modo abbastanza uniforme in
tutto il mondo.
Gir il computer verso di lui. Sullo schermo c'era
un'immagine del mondo con le rilevazioni sotto forma
di puntini rossi. Non era la stessa carta che utilizzava
lui, ma Nathaniel non ebbe alcun problema a riconoscere
il modello. Come avevi supposto tu, ogni rilevamento 
una persona. Quello che non sai  che tutti i risultati sono
bambini tra gli zero e i quattordici anni. La bambina premette
un tasto, e uno dei puntini rossi divent blu. Questa
sono io, Noorah, nel caso ti fossi dimenticato il mio nome.
In aggiunta, abbiamo confermato con buona probabilit
centodiciannove persone, non contando quella
che emette un segnale molto pi forte delle altre.
Premette ancora una volta, e altri puntini blu apparvero
tra l'altro negli USA, in Norvegia e in India. Nathaniel
non pot fare a meno di fissare il punto blu sopra la Norvegia.
Bambini? domand.
Bambini.
Perch?
Non so bene cosa mi stai chiedendo, ma diciamo che
chiamarci bambini non  del tutto esatto.
Ah, no?
Noorah gli lanci un'occhiata indagatrice e gir di
nuovo il computer senza interrompere il contatto visivo.
Viviamo da diverse migliaia di anni.
Nathaniel si appoggi all'indietro e cominci a ridere
sommessamente. Ma davvero. Avrei puntato su alieni
travestiti o qualcosa del genere. Hai con te una macchina
fotografica? Vuoi che saluti e faccia ciao ciao? Non riusc
a nascondere l'irritazione nella voce. Cos' che vogliono
davvero ricavare loro da tutto questo?
Chi sono loro?
Rilchned,  ovvio.
Rilchned  un anagramma.
Nathaniel fiss Noorah senza capire. E allora?
Noorah gir di nuovo il pc verso di lui. Il nome Rilchned
copriva quasi lo schermo intero, poi tutte le lettere
cambiarono di posto in continuazione.
Non mi aspetto che tu mi creda, ma non c' alcun
modo facile in cui spiegarlo.
Era facile rimescolare le lettere, ma Nathaniel lo rifece
pi e pi volte.
Devi esserti scervellato non poco su cosa esattamente
rilevi il tuo sistema, e io ho formulato la mia mail in modo
tale da spingerti a fare proprio quello. Noi non sappiamo
perch il tuo sistema sia in grado di localizzarci,
ma abbiamo le nostre teorie. Capisci di certo perch volevamo
il controllo della tecnologia. Gir di nuovo il
computer verso di s.
E io dovrei credere a questa storia?
Dipende da te, ma intendo darti informazioni che si
spera ti convinceranno. Dopotutto tu lavori per noi adesso.
Guard l'orologio. L'orario del nostro incontro
d'altra parte non  stato scelto a caso. I satelliti ci rileveranno
tra meno di un'ora.
A quello Nathaniel non aveva pensato per nulla, ma la
bambina aveva ragione: il rilevamento sarebbe avvenuto
di l a un'ora, ma ci sarebbero volute diverse ore prima
che i risultati fossero pronti.
Non desiderava stare l un secondo di pi, ogni fibra
del suo essere si opponeva, ma c'era qualcosa in quella
bambina che gli impediva di andarsene.
La via pi facile  che io ti spieghi le cose fondamentali
prima che tu inizi a fare domande. Suppongo che tu
conosca il concetto di reincarnazione.
Nathaniel annu suo malgrado.
Be', esiste. Io ormai sono vissuta per settemila anni,
in diversi corpi sparsi in tutto il mondo. Non sono mai
arrivata a compiere quattordici anni. Morire  come dormire,
finch mi risveglio a una nuova nascita. Sono sempre
femmina, e ricordo le mie vite precedenti. Parlo tutte
le lingue principali del mondo pi una sessantina di lingue
minori o estinte. Come me ce ne sono altri, non ho
mai saputo esattamente quanti, perlomeno finch non
sei arrivato tu. Non sappiamo perch o come ci reincarniamo,
non abbiamo altre conoscenze se non quelle di
cui abbiamo fatto esperienza, o che ci siamo immaginati.
Siamo bambini, ma non siamo bambini. Siamo esseri
umani, ma siamo anche qualcos'altro. Scusa, hai da
bere?
C'era qualcosa nella voce di lei, nel suo linguaggio
corporeo. All'inizio Nathaniel l'aveva giudicato un atteggiamento
da saputella, ma c'era qualcosa di pi. Lo guardava
come se fosse stato lui a piombare attraverso la porta
chiedendo chi e dove fosse. C'erano in lei un'arroganza
e un'aggressivit che a stento aveva trovato in altri. Sapeva
esattamente cosa stava accadendo, e Nathaniel era
sicuro di non piacerle.
E lei gli aveva appena fatto una domanda, si ricord
improvvisamente. Bere? S. Cosa vuoi?
Quello che hai. Volentieri del t.
Nathaniel accese il bollitore e tir fuori una bottiglietta
di coca, che apr e mise sul tavolo davanti a s.
Il modo pi facile di provare ci che ti ho detto sarebbe
naturalmente che io mi togliessi la vita, per poi telefonarti
quando avr due anni e darti informazioni che
solo tu e io possiamo conoscere, ma ci sono un paio di
motivi per cui non lo faccio. Il primo  che non mi piace
particolarmente essere un beb, e l'altro  lo spreco di
tempo.
Nathaniel prese la bibita, sprofond di nuovo nel divano
e rimase seduto a fissarla.
Tranquillo, mi crederai.
 una situazione troppo assurda.
Noorah sollev un sopracciglio. Ho una certa comprensione
per il tuo punto di vista. Ma finch non mi crederai
non potremo andare avanti, dunque abbiamo un
problema.
Ecco, su questo preciso punto possiamo essere d'accordo.
Ecco perch devo convincerti adesso. Non domani,
non tra una settimana, ma adesso.
Nathaniel stava per dire buona fortuna', ma prima
c'era una domanda che doveva fare. Cos'ha di speciale
quella persona in Norvegia?
Per una volta tanto fu lei a non essere preparata. Non
lo so rispose esitante.
Nathaniel non aveva idea se lei stava mentendo o no,
ma qualcosa doveva pur sapere.
Quindi tu non conosci quella persona?
E uno dei miei migliori amici.
Per un breve attimo Nathaniel non vide una bambina
seduta sul divano, ma un'altra cosa. Qualcosa che lo spavent.
Ma di colpo davanti a lui c'era di nuovo una ragazzina.
Lo sgradevole silenzio fu interrotto dal borbottio
del bollitore. Nathaniel and a prendere una tazza e delle
bustine di t, oltre allo zucchero.
Se quello che dici  vero, non capisco bene perch
me lo racconti. Non  un segreto?
Qualcuno ti crederebbe, se gli raccontassi quello che
ti ho appena detto?
Probabilmente no, non fino a quando gli avessi mostrato
le ricerche e spiegato il nesso tra i rilevamenti.
E perch lo faresti?
Perch magari la gente dovrebbe saperlo? Se si venisse
a sapere che ci sono delle persone che vivono in eterno,
di sicuro molti dovrebbero cambiare la propria visione
del mondo. Per non parlare della vostra conoscenza: 
inestimabile. Quante lingue hai detto che conosci?
Lei lo fiss. Abbiamo valutato se eliminarti.
Lo disse come se stesse rispondendo a uno che le aveva
chiesto l'ora. Un mezzo cucchiaino di zucchero fin
dentro la sua tazza. Nathaniel era sicuro che Noorah intendeva
veramente ci che diceva, ma la cosa era troppo
assurda. Si limit a scrollare la testa e a sorridere rassegnato,
poi si alz in piedi.
Noorah sorseggiava il suo t.
Nathaniel si risedette, pi che altro perch non sapeva
perch si era alzato.
E cos avete valutato se eliminarmi. Fantastico.
Certo che lo abbiamo fatto. Pensaci bene. Supponi
che tutto quello che ti ho detto sia vero. Cosa credi che
ci farebbe la gente se venisse a sapere la verit?
Nathaniel si contorse sul divano. Ma io per voi valgo
di pi da vivo.
Non era sicuro se quella fosse una domanda a cui in
realt non desiderava ricevere risposta, o se volesse farla
sembrare una constatazione.
S, e abbiamo concluso che saresti stato in grado di
reggere a quello che ti avremmo detto.
Cos mi avete fatto una specie di psicanalisi?
Noorah si strinse nelle spalle. Sarebbe dare troppo
credito a Freud, ma s, qualcosa del genere.
Cos' che devo fare per voi?
Per cominciare, quello che hai fatto fino a ora: continuare
il progetto.
E poi?
Questo lo discuteremo. Ci sono molte possibilit.
Be', io mi ritiro. Nathaniel la scrut cercando una
reazione, ma non registr nulla.
Perch? domand Noorah.
Tutto ci non  di alcun interesse per me. Quindi mi
ritiro, potete tenervi il progetto. Il lavoro  fatto. Il sistema
funziona, solo che non fa quello che avevo pensato.
Si alz di nuovo dal divano, e stavolta rimase in piedi.
Noorah era assorbita da qualcosa sul computer.
Quindi d'improvviso mi credi, ma non sei minimamente
curioso?
Non so a che cosa credo, ma in ogni caso questa non
 roba per me. Una voce nella sua testa protest forte e
chiaro, ma la decisione ormai era presa.
Che cosa ti spinge veramente a ritirarti?
 importante?
Nathaniel aveva molti motivi. Non la sopportava. Non
gli piaceva chi era, cosa era, e in definitiva non gli piaceva
che avesse rovinato il suo progetto.
Non c' niente che io possa dire per convincerti del
contrario?
No. Una piccola parte di lui avrebbe voluto che ci
fosse.
Avrei capito se tu non fossi stato in grado di reggere
la sfida, ma non  questo il tuo problema, vero? E credevi
davvero di avere una scelta?
Gir il computer verso di lui.
Nathaniel era troppo lontano per vedere chi fosse la
persona nella foto di sinistra, ma la ragazza in quella di
destra l'avrebbe potuta riconoscere anche con un occhio
solo e malfunzionante. Anche a distanza, su quel profilo
non ci si poteva sbagliare.
Entrambe le foto sono state scattate ieri, come puoi
vedere dalla data.
Era come se le braccia e le gambe fossero pronte a
esplodergli, come se il suo corpo aspettasse un segnale.
Lavori per noi, che tu lo voglia o meno disse Noorah.
Il corpo scatt come per un riflesso. In un attimo Nathaniel
le fu accanto. Le strinse la mano attorno alla gola
e la sollev dal divano spingendola contro il muro, dove
lei rimase sospesa scalciando in aria con espressione sbalordita,
e il suo respiro lamb la faccia di Nathaniel come
un'aria calda e umida. Lui le strinse la gola tanto da farla
annaspare, ma solo una volta.
Gli occhi di lei incontrarono i suoi con uno sguardo
curioso del tutto privo di paura.
Nathaniel allent un poco la presa cos che Noorah
pot appoggiare i piedi a terra, ma la tenne inchiodata
al muro. Era molto pi alto di lei, ma lei lo guardava senza
alcun timore. Alla fine Nathaniel la lasci andare, si
volt e sollev il computer.
La foto di Martha era stata fatta davanti a casa loro.
Stava uscendo dalla porta.
Nella foto di sinistra Emma stava in piedi davanti a
delle amiche e gesticolava, come faceva sempre. Il suo
sorriso mostrava denti bianchi e perfetti, e tutto il corpo
emanava gioia.
Nathaniel si gir verso Noorah. Lei lo stava ancora
guardando con la stessa espressione.
Tocca le mie sorelle, e... cominci Nathaniel. Non
era ben sicuro di quale minaccia potesse far effetto su
di lei.
Noorah si risedette tranquilla sul divano. Non mi
aspetto che tu capisca, non adesso. Ma credo che il punto
ti sia chiaro. Da certe cose ci si difende con ogni mezzo.
Nessuno ha interesse a finire in una situazione lose-lose.
Tu forse non vedi questa come una situazione win-win,
ma posso garantirti che non te ne pentirai.
Nathaniel scagli la bottiglietta contro il muro con tale
forza che i frammenti di vetro schizzarono dappertutto.
Ci volle molto tempo prima che si calmasse. Lo riempiva
una mescolanza di sensazioni mai sperimentata prima:
rabbia, paura, confusione, curiosit. Avrebbe potuto
scoppiare a piangere, ma a tutto c'era un limite. Si sedette
di nuovo.
Cominciamo disse Noorah, come se nulla fosse accaduto.
Le ore trascorsero molto pi in fretta di quanto aveva creduto
possibile, ma quando Noorah lo lasci, Nathaniel
non aveva ancora la minima idea di come rapportarsi a
tutta quella storia. Il mondo non era cambiato. Era logicamente
impossibile. Il mondo era quello che era sempre
stato. Era lui stesso la variabile dell'equazione. E allora
perch non si sentiva cos?
Le settimane passarono senza che Noorah si rifacesse
viva. Poi arriv un pacco per lui in ufficio. Nathaniel fiss
i passaporti: uno era il suo, ma lui non si chiamava pi
Wilkins. L'altro apparteneva a un teenager chiamato Arthur.
Avevano dato a entrambi lo stesso cognome. I passaporti
erano chiaramente falsi, ma tutto, dall'ologramma
alla carta, faceva pensare che fossero veri. Quanto
potere avevano quei bambini, o qualsiasi cosa fossero?
Noorah lo aveva chiamato "l'inizio di una nuova vita
davanti a lui". La possibilit di comprendere il mondo come
solo pochi erano in grado di fare. Nathaniel non aveva
nessuna intenzione di chiudere la vita vissuta fino a
quel momento, ma il mondo del giorno prima gli sembrava
gi molto, molto lontano.
Noorah pedal per dieci minuti prima di chiamare il taxi
con cui si era accordata perch venisse a prenderla. Su
quasi tutti i fronti Nathaniel era stato esattamente come
previsto, ma lei non aveva calcolato il suo temperamento.
In quello aveva sbagliato a giudicarlo. La questione
era se lui fosse uno che si lasciava governare dalla rabbia,
o se fosse lui a governarla. Era senz'altro abbastanza intelligente
da farle passare la voglia di averlo come nemico,
soprattutto se lui era un tipo calcolatore.
Una possibile amicizia era probabilmente gi andata
perduta.
...
.
...
21.
...
.
...
Mi sveglio.
Sono sicuro che sto ancora sognando. Niente  come dovrebbe essere. Il corpo non risponde come dovrebbe. La verit mi colpisce come un pugno. Cerco di ricordare cos' successo l'ultima volta, ma niente da fare. Mi sono coricato assieme agli altri. L'ultima cosa che ricordo  il cielo pieno di stelle nitidissime.
Non capisco. Ero di nuovo un giovane di quattordici anni, pronto per andare a caccia con mio padre. E invece eccomi qui,
in un luogo dove il gelo  un dolore pungente e sento il vento che ulula come un animale.
Maledico gli di per questa vita, ma maledico di pi chiunque mi abbia ucciso.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
Arthur era stato in ospedale quattro giorni. I sintomi erano
un piccolo mistero per i dottori, che intuivano la sgradita
presenza di un qualcosa, ma gli esami effettuati non
mostravano nulla di particolare. Ora Arthur si sentiva abbastanza
bene e non era preoccupato. Il Guardiano gli aveva proibito di comunicare con le proprie forze.
A casa da una mezza giornata, avrebbe avuto ampiamente
occasione di contattare Raven, ma ancora non l'aveva
fatto. Probabilmente lei pensava che Bian Shen si
fosse verificato. Cosa doveva dirle? La verit? Non aveva
idea se esistesse una qualche verit. Ma aveva bisogno di
parlare con qualcuno, qualcuno che lo conosceva, cos alla
fine si decise a chiamarla.
Pronto? la voce di Raven.
Ciao, sono io.
Era ora. Si pu sapere cos'hai fatto negli ultimi giorni?
Sono stato in ospedale. Son tornato a casa oggi.
Come mai?
Perch il mondo era stato capovolto da bizzarre creature.
Sono stato ammalato.
Per ammalato intendi investito da una macchina, o ti sei rotto una gamba?
No, malato. Disidratato, se vogliamo essere precisi.
E perch?
Non lo sanno. L'esito di tutti gli esami  pi o meno normale.
E tutto  come al solito?
C'era qualcosa nella sua voce che per un attimo lo stup.
Vuoi dire tranne l'ovvia constatazione che da un momento all'altro posso ammalarmi?
Bah, non  pi strano del fatto che in effetti tu ora hai quattordici anni. Ma stai meglio adesso?
S.
Be', non ci aspettavamo che tu morissi o qualcosa del
genere. Niente scommesse o simili.
Ah, ah... e quanto hai vinto?
Non tanto, ma qualcuno mi deve un favore o due.
La sua risata era irritante.
Sempre buono a sapersi che posso fidarmi del tuo ottimismo
sul mio conto. La frase suon molto pi dura
di quanto fosse nelle sue intenzioni.
Gi, vero? Ma cosa posso fare per te? O hai qualcosa
di importante da dirmi?
No. Nient'altro se non che sono ancora vivo. Pensavo
che magari vi sareste preoccupati dopo quattro giorni
senza mie notizie.
Non sono neppure la tua baby-sitter. Ormai sei davvero
diventato grande.
Arthur avrebbe voluto che quella fosse una videotelefonata,
cos che avrebbe potuto vederla. C'era qualcosa
di strano nel comportamento di Raven.
Molto divertente. Come mai sei cos allegra?
E tu come mai sei cos depresso? Sei tu che stai crescendo.
Resta da vedere. C' qualcosa che dovrei sapere, gi
che ci siamo?
Forse. Qualcuno di noi vuole andare a Parigi. Non
avresti la possibilit di venire anche tu?
Arthur non seppe cosa dire. Non era stato pi a Parigi
da quella volta. Ma chi era che voleva andare alla Biblioteca,
e perch volevano che ci andasse anche lui?
Eh gi, perch  facile per me fare una gitarella di un
giorno a Parigi. Perch ci volete andare?
Non posso dirti il perch, ma  importante che tu ci
sia. All'aspetto pratico della cosa ci penso io.
Arthur si chiese che cosa volesse Raven. Non era possibile
che sapesse qualcosa di ci che gli era capitato, del
suo incontro col Guardiano. Allora cos'era? E perch
proprio lui?
Parlarono insieme per quasi un'ora. Tutto il tempo Arthur
aveva in mente Paolo e i suoi piani, e pi di una volta
fu sul punto di raccontare a Raven quello che sapeva,
ma non ci riusc. Raven gli fece un riassunto delle ultime
discussioni che si erano tenute nel Network, ma niente di
interessante.
Niente che potesse essere messo in relazione a ci che
aveva appreso dal Guardiano. Raven non lo disse con
chiarezza, ma Arthur cap che il Consiglio era in subbuglio
perch lui ancora non era trasmutato. Non si sarebbe
sorpreso che avessero dei piani pronti gi da molto
prima di sapere che lui poteva diventare adulto. In realt
ormai c'era ben poco in grado di sorprenderlo. Ma c'erano
molte cose che lo annoiavano.
Le vacanze estive procedevano come al solito. Arthur
era contento di avere tempo di fare quello che gli pareva,
ma a volte il troppo tempo libero era un problema. Dopo
il ricovero in ospedale aveva a malapena incontrato qualcun
altro al di fuori della famiglia, e sfruttava quella scusa
il pi possibile.
Di regola era fuori casa solo quando andava a correre,
come in quel momento. Scelse un percorso lungo il quale
era poco probabile incontrare conoscenti: in quel periodo
riusciva a rilassarsi del tutto unicamente quando era
da solo. Per brevi attimi si perdeva nei sogni e si immaginava
come sarebbe stato vivere da adulto. C'era qualcosa
di assurdo in tutto ci, perch sullo sfondo c'erano
sempre i ricordi. Non era possibile sottrarsi all'incarico
conferitogli dal Guardiano, un incarico per cui Arthur
non si sentiva pronto. Faceva gli esercizi che il Guardiano
gli aveva assegnato per tenere a distanza i ricordi, e l'allenamento
si faceva sempre pi intensivo. Lentamente
guadagnava un controllo sempre maggiore, ma era spesso
stanco, irritabile e impaziente. Perfino Emilie se ne accorgeva.
Arthur si sentiva in colpa, e questo non migliorava
la situazione. Gli sembrava che niente fosse come
doveva essere.
Era proprio grazie alla mancanza di controllo che Arthur
si era sempre permesso di affezionarsi alle sue famiglie.
Ogni vita era di breve durata, ma lui non aveva la
possibilit di cambiare quel fatto. Il pensiero di abbandonare
la famiglia di sua volont era molto pi difficile di
quanto avesse pensato.
Adesso aveva le pulsazioni al massimo. Era tutto bagnato
di sudore e quasi svuotato di ogni forza, ma non
aveva intenzione di arrendersi prima di essere arrivato
sullo spiazzo antistante alla casa. Se non si prefiggeva
chiari obiettivi, non si sforzava abbastanza.
C'era una macchina sconosciuta fuori dal garage. Vernice
nera metallizzata, Lexus, nuova fiammante. I suoi
genitori avevano visite.
Arthur si ferm di fianco alla macchina, si accoccol
sulle ginocchia piegate e recuper il fiato. Poi and verso
l'ingresso e apr il rubinetto della pompa da giardino.
Non valeva la pena rischiare di disidratarsi di nuovo.
Fiotti d'acqua gli si riversarono in parti uguali in bocca
e sul corpo. Si sfil la maglietta, la strizz, si asciug alla
meglio ed entr in casa. Accanto alla porta c'erano un
paio di eleganti scarpe di pelle nera. Arthur si deterse il
sudore dalla fronte con la maglietta, gett quest'ultima
nella lavanderia e si avvi verso la cucina. Lanci uno
sguardo in salotto: i genitori erano seduti sul divano e
leggevano una pila di fogli. Su una sedia era seduto un
uomo, che indossava un completo scuro dall'aria troppo pesante.
L'uomo si accorse di Arthur, si alz e gli fece cenno di
avvicinarsi. Arthur, presumo.
I genitori guardarono il figlio ciascuno con un'espressione
diversa: la madre come se lui ne avesse combinata
una, il padre semplicemente sorpreso. Arthur si asciug
la mano sui calzoncini e la tese all'uomo. Lo sconosciuto
gliela strinse forte, come fa solo chi ci mette intenzione.
Einar Wilhelmsen. Piacere.
Salve replic Arthur a bassa voce.
E cos fai jogging con questo caldo? Complimenti.
Gli lasci la mano e si risedette sulla sedia.
Io rappresento il gruppo Children's Initiative in
Norvegia. E fece una pausa, come se ci avesse un significato speciale.
Arthur guard i suoi genitori, e i suoi genitori guardarono lui.
Okay? Gli venne un brutto sospetto.
Come ho spiegato ai tuoi genitori, e come tu gi sai,
la Children's Initiative  un'organizzazione che lavora
per i bambini di tutto il mondo, con la particolare intenzione
di aiutarli a far sentire la propria voce.
Arthur fece un cauto cenno di assenso.
Forse hai capito perch mi trovo qui adesso? L'avvocato
guard la madre di Arthur e sorrise orgoglioso.
Arthur avvert una preoccupazione crescente. Imprec
dentro di s e fece un sorriso teso alla madre. Decise di
non dire niente. Quella era opera di Raven. Avrebbe avuto
occasione di dirgliene quattro pi tardi.
Sei mesi fa hai partecipato a un concorso per ragazzi
fra i dodici e i quindici anni, e hai inviato un tema. Be',
per farla breve il tuo tema  stato notato, e ho il piacere
di invitarti a una conferenza che l'organizzazione tiene a
Parigi. Tutte le spese saranno coperte, e in aggiunta riceverai
una piccola somma che potrai utilizzare durante il
viaggio. Desideriamo che le famiglie non debbano sostenere alcuna spesa.
Pass troppo tempo perch uno scoppio di gioia potesse
sembrare naturale, ma neppure la nonchalance
era una buona reazione. In ogni caso, fintantoch lui
non diceva niente, avrebbe parlato qualcun altro. L'avvocato
perlomeno non sarebbe stato zitto.
Ho appena spiegato ai tuoi genitori che devono darti
il permesso di partire, ma che durante il viaggio sarai assolutamente
al sicuro. Come ho detto, tutte le spese saranno
coperte, e avrai un compagno di viaggio.
Un compagno di viaggio?! esclam Arthur.
L'avvocato annu. Uno dei direttori ti accompagner dalla Norvegia.
Il primo pensiero di Arthur fu in una lingua che nessuno
avrebbe capito, e poi sarebbe certo stato improprio,
cos si limit a un sorriso confuso. Raven non avrebbe
potuto almeno discuterne con lui, prima che le saltasse
in mente di sorprendere i suoi genitori a quel modo?
E che cosa diamine significava quella storia dell'accompagnatore?
Lo stavano guardando tutti.
Il contrasto tra l'entusiasmo dell'avvocato e lo scetticismo
della madre sarebbe stato perfetto per un film muto.
Per fortuna, non sembrava che il padre condividesse
l'atteggiamento di sua moglie.
Arthur aveva deciso di non dire ancora niente. Se cercava
di insistere per averla vinta, la madre avrebbe potuto
opporsi.
Vide che lei desiderava dire qualcosa. Arthur, avresti
potuto chiedercelo prima di partecipare a un concorso di
questo tipo.
Arthur guard il pavimento, poi la parete, poi si tocc
la testa. Non mi aspettavo certo di vincere.
Il padre ridacchi improvvisamente per qualcosa che
aveva letto, e lanci un'occhiata di sottecchi alla moglie,
che ricambi invece con uno sguardo alquanto duro. Il
padre cerc di assumere un'espressione seria, ma non ci riusc.
Punt invece sull'avvocato. Quanto tempo dura questa conferenza?
 divisa in due parti, ciascuna delle quali dura due
settimane rispose l'avvocato.
Un mese?! proruppe la madre. Non se ne parla nemmeno.
L'avvocato sorrise tranquillo ed equilibrato.
La conferenza dura un mese, ma Arthur  invitato a partecipare
solo alla prima parte.
La madre guard il padre, e di colpo si fece insicura.
Arthur applaud l'avvocato dentro di s.
Certo che  un programma molto nutrito disse il padre.
S,  abbastanza unico nel suo genere. Non  una
chance che si presenta spesso nella vita..L'avvocato si
chin in avanti con i gomiti sulle ginocchia giungendo
i polpastrelli, e guard la madre. Mi rendo conto che
siete preoccupati per Arthur, ma ho parlato con il suo accompagnatore,
e posso garantire che vostro figlio sar in
ottime mani.  ovvio che ha un talento a cui si deve dare
l'opportunit di svilupparsi. D'altro canto, capisco bene
che questa  una cosa a cui dovete pensare e di cui dovete
discutere tra voi. Non ho bisogno di una risposta nei
prossimi giorni, ma devo sottolineare che questa  un'occasione unica per Arthur.
Arthur sapeva di cosa era preoccupata la madre. Se
non fosse stato male di recente, tutto sarebbe filato molto pi liscio.
C' del materiale che posso leggere? chiese Arthur.
Certo,  qui, assieme alla copia del tuo tema.
Arthur lanci una rapida occhiata alla prima pagina e
lesse il titolo. Pot quasi avvertire il sangue affluirgli alle
guance: Sui bambini e la sessualit in una prospettiva storica.
Cominci a scorrere veloce le righe: era ben scritto, serio
ma con passaggi umoristici, ma pi di tutto Arthur era
ammirato dal modo in cui Raven era riuscita a imitare
il suo stile. La mamma non poteva aver letto molto, perch
c'erano cose che l'avrebbero fatta sentire in imbarazzo.
Raven aveva pescato liberamente dal contenuto delle
lettere che si erano scambiati.
L'avvocato si schiar discretamente la voce.  un testo
incredibilmente maturo, e non solo:  anche audace. Io,
personalmente, non ho nessun problema a immaginare
un grande futuro per te, se questo  un talento che desideri
coltivare. Ma come ho detto, leggete il materiale informativo,
e io vi contatter di nuovo tra qualche giorno.
Chiaro che potete telefonarmi in qualsiasi momento: il
mio biglietto da visita  insieme al materiale.
Nessuno sent il bisogno di aggiungere nulla. I genitori
accompagnarono l'avvocato fuori di casa e lo ringraziarono
di essere venuto. Arthur and in cucina e lasci
scorrere l'acqua dal rubinetto mentre si prendeva un
grande bicchiere. Guard il dpliant che reclamizzava
la conferenza. Raven aveva fatto un lavoro minuzioso:
c'era perfino il nome dell'accompagnatore, e anche un
numero che i genitori potevano chiamare in caso avessero delle domande.
I suoi entrarono in cucina e sedettero al tavolo.
Hai gi scritto cose simili in passato? domand il
padre, tra lo scettico e l'ammirato.
Arthur si strinse nelle spalle.
Dipende da cosa intendi. Forse.
Ma non ci hai mai mostrato niente del genere, giusto?
No. Arthur strascic la sillaba come se stesse pensando
a qualcos'altro mentre rispondeva. L'acqua aveva
raggiunto il massimo del freddo. Riemp il bicchiere a
met, bevve tutto d'un fiato e lo riemp di nuovo. Mi lasciate partire?
Dobbiamo pensarci rispose il padre alla fine.
Parigi. Arthur non c'era preparato. Erano passati quasi
settant'anni dall'ultima volta che c'era stato. Da allora
erano cambiate molte cose, ma alcune sarebbero state
ancora le stesse. Aveva la sensazione che tutto ci che
gli accadeva fosse fuori dal suo controllo, ma al tempo
stesso era lui a esserne al centro. Dietro al viaggio a Parigi
c'era Raven, ma evidentemente con gli auspici del
Consiglio. E che cosa mai ci stava a fare l'accompagnatore?
Non lo avrebbe sorpreso che quel Nathaniel Wilkins fosse solo una delle invenzioni di Raven.
...
.
22.
...
.
...
Me ne vado.
Sono passate cinque estati. Il viaggio non ha meta, ma devo compierlo. Rubo una tonaca e lascio che siano gli di a decidere
che cosa succeder.  strana la facilit con cui gli altri si lasciano influenzare da un semplice sguardo e da qualche parola. Le strade sono ancora pericolose, ma  sempre meglio che vivere con quel senso d'impotenza, la tonaca mi permette di procacciarmi il cibo e anche danaro, se lo desidero. Qualcuno mi ha dato un nome.
Le dicerie sulle mie risposte si sono sparse lungo le strade. Non viaggio pi da solo, ma mi pento di aver scelto questa vita.  come se loro avessero bisogno di un simbolo, di qualcosa in cui credere. Non me la sento di giudicarli: in fin dei conti, anch'io sono alla ricerca.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
Arthur fiss la cartina geografica che Raven gli aveva
spedito. La mail era arrivata un quarto d'ora dopo la
partenza dell'avvocato. L'immagine mostrava il mondo
intero, e c'erano sparsi sopra diverse centinaia di puntini
bianchi. Raven aveva mandato anche un file criptato con
la spiegazione di cos'era la carta, e questa lo spaventava
tanto quanto lo affascinava. Non era difficile trovare il
puntino che rappresentava lui stesso, ce n'era uno solo
in tutta la Scandinavia. Rilesse per l'ennesima volta
quanto esatto era il sistema. Tutti i rilevamenti avevano
un margine di approssimazione di almeno tre chilometri.
Non era una precisione notevole in un'epoca in cui
si poteva installare il GPS sul telefonino, ma era comunque
fin troppo buona. Arthur non dubitava che se avessero
effettuato sufficienti rilevamenti la notte e li avessero
sovrapposti per poi estrapolare la posizione precisa,
avrebbero trovato i letti dei Bambini, incluso il suo.
Non sapeva dire perch accettasse la spiegazione della
carta senza obiezioni. Fino a qualche mese prima si sarebbe
rifiutato di crederci, ma ora era solo l'ennesima
stramberia che si aggiungeva all'insieme delle precedenti.
Si sforz di ricordare le immagini che aveva visto dal
Guardiano. Gli sfocati fili nebbiosi partivano dalla Terra,
ma non riusciva a mettere a fuoco i dettagli necessari per
ricordare da dove venissero.
Non poteva essere una coincidenza: al Guardiano serviva
aiuto per trovare uno dei Bambini, e all'improvviso
saltava fuori una tecnologia che rendeva possibile individuare
ogni singolo componente del loro gruppo? Il
Guardiano aveva detto di non poter far niente nel mondo
reale, ma per Arthur quello era affidabile tanto quanto
la capacit di Emilie di non mangiare i dolciumi del
sabato tutti in una volta.
Finalmente capiva perch il Consiglio desiderava che
qualcuno andasse a Parigi. Ma non sapeva decidere qual
era la sorpresa pi grande: che lui fosse l'unico Bambino
che avrebbe preso parte a quel viaggio, o che avessero
scelto di coinvolgere quel Nathaniel Wilkins.
Raven aveva cose pi importanti da fare, ma non scriveva
cosa questo volesse dire. Gli aveva spedito dei documenti
che spiegavano in dettaglio la tecnologia alla base
della carta geografica, quello che avrebbero fatto a Parigi
e una valutazione di Nathaniel. Non diceva nulla sul perch
volevano che proprio lui, Arthur, andasse a Parigi;
avrebbe avuto pi senso che ci andasse Raven stessa. E
perch poi avevano deciso di raccontare tutto ci a Nathaniel?
Quel ragazzo li aveva accidentalmente scoperti,
 vero, ma ci non spiegava i rischi che il Consiglio stava
correndo. Ci doveva essere qualcosa che non gli avevano
detto. O si lasciava influenzare troppo da quello che sapeva?
Dopotutto era lui stesso il depositario dei segreti
pi importanti. Anche se a volte si pentiva del proprio
silenzio, sapeva che si sarebbe pentito ancora di pi se
avesse rivelato qualcosa. Quando quella porta fosse stata
aperta, non ci sarebbe stato pi ritorno, e Arthur non era ancora pronto.
C'erano molte cose per cui non era ancora pronto.
Arriv la sera.
Arthur aveva gi raggiunto il controllo di cui aveva bisogno
per gestire le sensazioni provocate dai ricordi, ma
voleva essere meticoloso. Il pensiero dell'ultimo ricordo
lo atterriva molto pi del fatto che i piani di Paolo fossero reali.
Si distese sul letto e chiuse gli occhi.
Il mondo spar in uno spazio vuoto, e la sgradevole ma
familiare sensazione di essere risucchiato verso qualcosa
giunse quasi immediata. Arthur impieg il tempo necessario
per prepararsi, poi si lasci andare.
Sent la propria coscienza scomparire, e un'altra prese il sopravvento.
Il sole era basso sull'orizzonte, e lui strizz gli occhi
verso l'alta torre. Era il suo unico punto di riferimento
in quella citt. Si sporse oltre l'orlo della grande terrazza
sul tetto e guard in basso verso il selciato bianco. Il profumo
di pane appena sfornato che proveniva dalla famiglia
del primo piano aveva raggiunto anche i due bambini
che stavano giocando a scalone. L'aria marina era mite
e si arricciava sulla pelle come una coperta invisibile.
Una leggera brezza sollev la cenere dalla vicina griglia
e deposit uno strato di particelle grigie sulla ringhiera
della terrazza. Lui ci premette sopra un dito ottenendo
un'impronta perfetta, che soffi via. La cenere si disperse nell'aria e scomparve.
Fimbulvinter. Sol ter sortna, sigr fold imar. sussurr piano.
...
.
...
Nota: Il Fimbulvinter , nella mitologia norrena, uno dei segni che annunceranno la venuta del Ragnark, la fine del mondo. Letteralmente significa "terribile inverno", e consister appunto in un primo inverno che avr la durata di ben tre anni, senza altre stagioni in mezzo, in cui il sole non dar n luce n calore. Seguir quindi un secondo inverno di altri tre anni, in cui tutti i legami sociali cadranno in rovina: Il sole si oscura, la terra  inghiottita dal mare.
...
.
...
Si ud una voce da una finestra aperta al piano di sotto,
e i due bambini si precipitarono dentro il portone sbattendolo
contro il muro, con uno schianto che echeggi
per l'intero cortile. Lui si sedette al tavolino e apr il raccoglitore
che c'era sopra. Sul foglio c'era un cerchio grande,
circondato da tanti piccoli. Segu la linea che da un
cerchio al margine portava a quello grande al centro,
dentro cui campeggiava una F. C'erano diciotto cerchi
in tutto, e dentro dodici di essi c'era una X. Anche i cerchi
piccoli erano collegati fra loro da linee. Lui aveva un nome
per ciascuno di essi. Era una ragnatela di cui il mondo
non aveva mai visto l'uguale. Faceva quasi tristezza pensare
che nessuno mai avrebbe capito il nesso logico.
Guard l'orologio.
Che ne era di Mercer? Aveva voglia di mettere un'altra X in un cerchio. Si alz, si sporse dalla ringhiera e guard
di nuovo la strada sottostante. I bambini erano tornati,
stavano seduti su uno scalino, ciascuno con la sua
enorme fetta di pane in mano. Potevano essere gemelli.
Divorarono il pane fino all'ultima briciola, con un'urgenza
che possono avere solo bambini affamati che non hanno
il tempo di mangiare. Innocente ignoranza, semplice
piacere. Quanto avrebbe dato per provare la stessa sensazione!
Della sua propria infanzia lui non si ricordava pi.
Non si ricordava cosa si prova ad avere un fratello, una
sorella, una madre o un padre. Quei bambini si sarebbero
ricordati la propria infanzia come felice e spensierata?
Una volta adulti, avrebbero ricordato momenti come quello? Ne dubitava.
Il cellulare sul tavolo squill.
S?
Vogliono il doppio.
Perch dovevano sempre essere cos prevedibili?
Dagli il trenta percento, cinquanta se consegnano in tempo.
E se non accettano?
Convincili.
La linea cadde. Lui tracci una X dentro il cerchio e
sorrise. Non avrebbero consegnato nei tempi prestabiliti,
e pi tardi avrebbero preteso di pi. Nessuna delle due
cose era un problema. Non erano stupidi, ma avidi, e
questo comportava sempre dell'imprudenza. Accese lo
stereo, e con Verdi che si propagava in tutto il vicinato
cominci a preparare la cena.
Arthur apr gli occhi. Le ultime note del quartetto di archi
gli si ripetevano in continuazione nella testa. Pi di
tutto era sollevato. Era rimasto calmo ed equilibrato durante
tutto il ricordo: non aveva riconosciuto la citt, ma
credeva che fosse in uno dei vecchi stati dell'Unione Sovietica.
Qualunque fosse la cosa che quei due avevano
fatto l, era andata a buon fine.
L'immagine dei tanti cerchi era chiara come il cristallo
nella sua mente. Non sapeva nulla di cosa ci fosse dietro
ogni singolo cerchio, ma sapeva che tutto partiva dal cerchio
nel mezzo e si allargava come anelli concentrici nell'acqua.
Il fatto pi preoccupante era il numero di cerchi
con dentro una X. E che cosa volevano dire fimbulvinter e
le parole che aveva sussurrato? Fimbulvinter era legato all'antica
mitologia norrena e al Ragnark, ma Arthur non
conosceva il significato delle parole. Le cerc su Google, e
il risultato fu: Volusp. Un antico poema norreno sulla fine
del mondo. I due primi versi di una strofa. Accanto c'era la
traduzione: "Il sole si oscura, la terra affonda nel mare, le
stelle splendenti cadono dal cielo. Il vapore sibila con quel
che alimenta la vita, l'alta vampa gioca con il cielo stesso".
Era una tipica profezia da giorno del giudizio, ma Arthur
dubitava che Paolo fosse religioso.
Continu a cercare informazioni su fimbulvinter: secondo
la mitologia era un rigido inverno che sarebbe giunto
a preannunciare il Ragnark, dove tutti gli esseri umani
sarebbero periti. No, non tutti, ne sarebbero rimasti due.
Significava qualcosa di particolare? Ricordava in modo
sospetto l'inverno nucleare, ma Paolo non poteva certo
riuscire a provocare una guerra atomica. Era impossibile.
Doveva essere impossibile.
I pensieri gli turbinavano nella testa, ma ce n'era uno
che si presentava ripetutamente: in quanti cerchi c'era la
croce, adesso?
...
.
...
23.
...
.
...
Ho smesso di contare i giorni.
E anche i mesi. E anche gli anni. Non mi ricordo quante vite ho vissuto, ma adesso so che non diventer mai adulto. Sono in
prigione per vedere queste persone che si fanno la guerra l'una con l'altra, senza che nessuno intervenga, senza che nessuno le punisca. Sono costretto a vivere in un corpo senza potere, in un mondo nel quale il potere  l'unica cosa che conta davvero. In tutto il mondo c' gente che crede agli di, senza averne mai incontrato uno. Io ho incontrato una dea, ma non credo in lei. Per quale motivo mi ha creato, se non vuole servirsi di me?
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Arthur percorse la hall dell'aeroporto con la valigia in
una mano e il cellulare nell'altra. Lanci un'occhiata alla
piccola foto di Nathaniel che gli aveva spedito Raven. Si
erano messi d'accordo di trovarsi al gate. I genitori di Arthur
gli camminavano a fianco, ciascuno da un lato: avevano
insistito per accompagnarlo, se non altro per conoscere
Nathaniel. Arthur aveva protestato, alla solita maniera
degli adolescenti, assicurandogli che ce l'avrebbe
fatta benissimo da solo, ma invano. Sperava che quel Nathaniel
sarebbe stato in grado di comportarsi in maniera
normale.
Nathaniel si era seduto in un angolo con un libro e
cuffie nelle orecchie. Sulla sedia accanto c'era una piccola
montagna di pezzi di carta stropicciati. O era un mangione,
o era seduto l da un pezzo. Arthur chiese ai genitori
di aspettare mentre andava a prenderlo.
Ehi! disse, agitandogli la mano davanti agli occhi
per fargli alzare lo sguardo.
Sul viso di Nathaniel non c'era neanche l'ombra di un
sorriso. Arthur gli tese la mano.
Nathaniel si alz e richiuse il suo libro in edizione tascabile.
Arthur.
Nathaniel.
Il mondo nuovo di Aldous Huxley fece Arthur quando
vide la copertina del libro. Un classico. Ti piace?
Per un attimo, Nathaniel sembr essere da tutt'altra
parte. Gir il libro e ne guard il retro, come se l ci dovesse
essere una risposta. Non lo so.
Risposta onesta ribatt Arthur, sorridendo. Sei
pronto per Parigi?
Nathaniel lo guard come se fosse l'incarnazione della
stupidit. Evidentemente non aveva intenzione di rendergli
le cose facili, cosa che Arthur poteva anche comprendere.
Salutiamo dei genitori preoccupati e mandiamoli a
casa disse Arthur. A proposito, negli ultimi giorni
hai avuto lo stomaco sottosopra e non ti sei sentito bene.
Poi si gir e ritorn dai genitori.
Nathaniel lo segu, dopo aver raccolto uno zainetto.
Non  in gran forma,  appena guarito da qualche
giorno di disturbi intestinali annunci Arthur ai genitori.
Si salutarono, e Nathaniel riusc finalmente a sorridere,
sebbene in modo tirato. La madre gli domand da
dove veniva, cosa faceva e come era entrato a far parte
di quell'organizzazione. Arthur si preoccup per un
istante, ma senza motivo. Nathaniel aveva le risposte
pronte. Alla fine il padre li interruppe dicendo che era
ora di tornare a casa. Si scambiarono abbracci, e poi Arthur
e Nathaniel rimasero soli.
Ti vogliono molto bene comment Nathaniel, in tono
quasi sorpreso.
E io voglio bene a loro.
Ma non sanno niente?
Certo che no.
Nathaniel fu sul punto di dire qualcosa, ma cambi
idea. Arthur poteva forse immaginare a cosa stava pensando.
Fecero qualche spesa prima dell'imbarco, senza
parlarsi molto. Sull'aereo non avevano posti vicini, cos
Arthur approfitt del tempo per leggere. Arriv quasi
a met del libro di Umberto Eco prima che l'aereo atterrasse
al Charles de Gaulle. Nathaniel stava accanto al nastro
del ritiro bagagli con la frangia negli occhi e i capelli
di dietro che gli stavano sparati in fuori con una piega
innaturale. Sbadigli e si stropicci gli occhi.
E adesso che si fa? domand, quando entrambi ebbero
ritirato le proprie valigie.
Sai cosa dobbiamo fare qui?
No, Noorah ritiene che non mi serva saperlo. Non
sono nient'altro che un alibi per te.
Scusa. Noorah pu essere un po' difficile.
Un po' difficile?
Non prenderla sul personale,  cos con tutti.
Ah, ecco, questa s che  un'attenuante.
Arthur non era sempre d'accordo sul modo in cui agiva
Raven, ma in quello preferiva non immischiarsi.
Indic il cartello dell'uscita. Possiamo noleggiare una
macchina o prendere un taxi, come preferisci.
Taxi rispose Nathaniel risoluto.
Arrivarono all'hotel e si registrarono, ciascuno in una
stanza. Era quasi mezzanotte, ma Arthur non voleva ancora
andare a letto: l almeno poteva parlare con Nathaniel
a tu per tu senza che nessuno li ascoltasse.
Buss alla porta e Nathaniel apr. Teneva in mano un
pc portatile, e indossava ancora la giacca e le scarpe. Lo
guard strano.
Cosa c'? chiese Arthur entrando.
Nathaniel gli porse il computer senza dire una parola.
Lo schermo mostrava un ingrandimento della carta geografica
dell'Europa, su cui erano sparsi diversi puntini.
Uno era grande quasi il doppio degli altri, e copriva quasi
tutta l'area di Oslo.
Continuo a non capire fece Arthur.
Ingrandisci ancora.
Arthur clicc sullo zoom, e al tempo stesso il puntino
si rimpicciol notevolmente, solo qualche pixel di grandezza.
Il suolo si avvicinava sempre pi, e a poco a poco
non fu difficile riconoscere l'aeroporto di Gardermoen.
Alla fine non fu pi possibile ingrandire ulteriormente
l'immagine.
Guarda l'ora disse Nathaniel.
Ci volle un po' prima che Arthur capisse il senso di tutta
quell'operazione. Ma com' possibile?! Il sistema ha
un margine di approssimazione di diversi chilometri, ma
questo puntino mostra quasi perfettamente dove mi trovavo!
Il tuo segnale  molto pi forte di tutti gli altri.
Non capisco.
Il tuo segnale  molto pi forte di tutti gli altri.
Arthur lo guard disorientato.
La domanda : perch il tuo segnale si distingue? Il
fatto che stai diventando adulto ha chiaramente avuto
delle conseguenze su di te.
Era solo quello che Raven non gli aveva detto, o c'era
dell'altro?
Tu sai il perch, vero? chiese Nathaniel.
Cosa dovrei sapere?
Nathaniel si riprese il computer e si sedette sul bordo
del letto. Non sembri tanto sorpreso che il tuo segnale
sia molto pi forte, e qualcosa mi dice che tu ne sai il perch.
Non ne ho idea.
Io non sono bravo a leggere le espressioni, ma Noorah
mi ha spiegato in dettaglio quali segni dovevo osservare
in questo caso.
Arthur inarc le sopracciglia. Sarebbe interessante
sapere cosa siano questi segni.
Be', se tu mi dici perch non sei sorpreso, io ti riferisco
quello che ha detto Noorah.
Ma io sono sorpreso.
S, ma non abbastanza.
Arthur si volt a guardare la porta che aveva gi chiuso
dietro di s. Da quanto tempo Raven sapeva?
Non  che per caso negli ultimi tempi sei diventato
estremamente intelligente o qualcosa di simile? domand Nathaniel.
Mi spiace, ma credo che possiamo affermare con certezza
che quella parte della tua teoria non  vera.
Meno intelligente, allora. Sul viso di Nathaniel si
diffuse un lieve rossore. Cio, non era... non intendevo in quel senso.
Arthur non pot fare a meno di sorridere. Chi lo
sa? A volte sento che sto per diventare definitivamente pazzo.
Nathaniel non parve soddisfatto di quella dichiarazione.
Perch tu in realt sai che cos' veramente?
Scusa, adesso ti ho perso. So cos' cosa?
Cosa c' in voi che fa scattare il rilevamento. Perch
non tutti gli esseri umani vengono registrati dal sistema?
Ad Arthur fu evidente che quella domanda lo tormentava,
proprio come aveva detto Raven nella sua descrizione
di Nathaniel.
Non so cosa sia, so solo che  in relazione a quello che siamo.
Ma perch il tuo segnale  tanto pi forte di quello di
tutti gli altri? Cos'hai tu di speciale?
 proprio quello che mi chiedo anch'io.
Nathaniel non parve credergli, ma non fece altre domande.
Lo stomaco di Arthur emise un forte brontolio. Gli
avevano dato un pasto caldo sull'aereo, ma piuttosto
scarso, e il suo appetito era cresciuto parecchio nelle
ultime settimane. Ho bisogno di mangiare qualcosa. Tu hai fame?
S, tra le altre cose. Ma prima vorrei sapere cosa dobbiamo
fare in questo posto.
S, hai ragione. In poche parole, dobbiamo implementare
il tuo sistema nel nostro Network. Ecco. Ora andiamo a mangiare?
 tutto? Facciamo tutto questo per l'upgrade di un sistema
informatico?
Aspetta e vedrai. E un po' pi complicato di cos.
Ok, andiamo allora.
Mi sembra che abbiamo passato un ristorante a un isolato da qui.
Nathaniel si alz. No, andiamo a sistemare questo
Network. Perch aspettare? Il mio ritmo sonno-veglia 
ancora scombinato dal jet-lag, sono sveglio come un grillo.
Possiamo trovare qualcosa da mettere sotto i denti
lungo la strada, mica ci saranno solo ristoranti chic in questa citt?
Arthur non si era preparato ad andare subito alla Biblioteca,
ma forse dopotutto non era una cattiva idea.
Ok, ma ci vuole una mezz'ora di cammino.
Sicuro? chiese Nathaniel, improvvisamente un po' scettico.
S, perch no? Devo solo prendere una cosa dalla valigia
e chiamare casa, altrimenti mia madre va in tilt.
Non ne dubito ribatt Nathaniel, e per la prima volta
da quando si erano incontrati fece un sorriso genuino.
Aspettami alla reception tra dieci minuti. E porta il computer.
La temperatura era perfetta per una sera d'estate. Si sarebbe
mantenuta sopra i venti gradi per il resto della
notte, quindi la giacca non serviva. Per le strade ferveva
la vita, la gente si godeva appieno la serata estiva.
Sei gi stato a Parigi? domand Arthur.
Nathaniel camminava con le mani in tasca e guardava
pi per terra che in qualsiasi altra direzione. No.
 una bellissima citt. Io ci ho abitato verso la fine degli
anni Trenta. Anzi, guarda, non era lontano da qui, circa
quindici minuti a piedi nella direzione opposta. A proposito,
parli qualche altra lingua oltre all'inglese?
No.
Arthur non sapeva cosa si era aspettato da Nathaniel,
ma una parte di lui era rimasta delusa. Allo stesso tempo
vedeva l'ironia della situazione: finalmente aveva incontrato
una persona che sapeva la verit sul conto dei Bambini,
sapeva cosa erano. Ora che poteva perfino parlarne
in libert, non sapeva pi bene cosa fosse lui stesso, dato
che il suo processo di crescita non si era arrestato.
Passarono davanti a un chiosco che vendeva crpe, e
Arthur non pot fare a meno di comprarsene due col ripieno di cioccolato.
Una la diede a Nathaniel, che la guard storto.
Cos'?
Una frittella dolce con ripieno di cioccolata. Assaggiala.
Arthur ne prese un grosso morso, lo inghiott soddisfatto e prosegu il cammino.
La citt era cambiata, ma una certa atmosfera era ancora
la stessa. Persone che non sembravano accorgersi
del mondo intorno a loro, e altre che non facevano altro
che lasciarsi intossicare da tutti gli stimoli: musicisti di
strada, artisti, saltimbanchi. Erano vestiti secondo la loro
epoca, ma immutabili nella loro natura.
Tu parli un francese perfetto disse d'improvviso
Nathaniel. Quante altre lingue parli?
Vive o morte?
Diciamo quelle utili.
Sapere una lingua, anche se morta,  utile di per s,
dato che una lingua forma il modo in cui pensiamo. Ma
okay, mmh... tutte le lingue principali, almeno, tranne
l'indonesiano. Perfettamente, aggiungerei.
Voi siete tutti cos, immagino.
Cos come?
Sapete tutto, siete manipolatori, avete sempre una risposta
pronta, siete cinici.
Certo. Dobbiamo prendere il controllo del mondo,
cosa credi? rispose Arthur con un'espressione troppo
seria. No, ovviamente siamo diversi fra noi, come tutti.
Per fortuna.
Forse pi diversi di altri, se doveva essere onesto. Sper
che Paolo fosse un'eccezione molto particolare.
Nathaniel non era sicuro di credere ad Arthur. Non si era
preparato psicologicamente all'esistenza della sua famiglia.
Aveva due sorelle, proprio come lui, e un padre e
una madre che sembravano adorarlo. Lo avevano informato,
ma l'incontro con i genitori glielo aveva fatto capire
sul serio. Una piccola parte di lui non riusciva a non pensare
che era ingiusto, sapendo al tempo stesso che si trattava di un pensiero idiota.
Ormai da tempo aveva perso la cognizione della strada
che avevano percorso. Avevano attraversato un fiume e
costeggiato quello che doveva essere un enorme parco.
Era come se fossero entrati in un altro mondo dove i secoli
si mostravano sotto forma di enormi alberi ed edifici che
parevano aver visto molto. Eppure doveva essere solo una
minuscola frazione di ci che aveva visto quel ragazzino.
Strano come quegli oggetti avessero un tale effetto su di
lui, ma Arthur no. Non ancora, perlomeno. Lui e Noorah
erano davvero diversi, cosa di cui era grato.
Per strada non c'era quasi nessuno. Attraversarono vicoli
secondari dove lui non avrebbe osato avventurarsi
neanche di giorno, ma era chiaro che Arthur sapeva esattamente
dove si trovava, anche se una volta erano dovuti
tornare indietro perch una via era stata chiusa dalla recinzione di un edificio.
Si fermarono davanti all'ingresso di una palazzina.
Sembrava un condominio qualsiasi, ma doveva significare
qualcosa per Arthur. Era facile capirlo dal modo in cui appoggi
la mano su uno dei due enormi portoni alti almeno
tre metri, e la fece scivolare lungo il legno. I cardini di
ferro erano macchiati di ruggine, e il legno scheggiato
sembrava quasi marcio. L'entrata a fianco era di data molto
pi recente: su un lato c'era la debole luce del pannello
di un citofono. Arthur si avvicin e digit un codice.
Dalla porta si ud un forte ronzio, e Arthur spinse il
battente. Entrarono in un piccolo corridoio che conduceva in un enorme cortile.
Fu come penetrare in un mondo che Nathaniel associava
ai dipinti e ai film. Il cortile interno assomigliava
pi a un orto botanico: c'era un rigoglio di fiori di ogni
colore, e i muri erano ricoperti di edera verde. Solo i balconi
luccicanti, che seguivano un disegno a spirale su tutto
il lato interno, rivelavano una superficie metallica.
L'erba si stendeva da un muro all'altro, interrotta solo
da lastre di pietra che marcavano piccoli sentieri. Ovunque
c'erano cespugli e alberelli, e al centro si ergeva un
grande ciliegio giapponese circondato da vecchie panchine di legno.
Nathaniel sbirci dentro le finestre. Sembrava che il
tempo nell'edificio fosse trascorso in modi diversi: al primo
piano c'era una cucina dei tempi andati, con semplici
mobili di legno e lucenti paioli di rame appesi al soffitto;
al piano superiore si poteva in parte scorgere un soggiorno
dove metallo e superfici nere brillavano in tale quantit
che la presenza umana sembrava fuori posto.
Arthur entr nel giardino e avanz fino a una scultura
che Nathaniel non aveva notato: era una fontana, illuminata
fiocamente da luci che dovevano essere sott'acqua.
Arthur si sedette sul bordo, affond la mano a coppetta,
e schizz l'acqua verso la scultura.
Nathaniel non era un esperto d'arte, ma quando la vide
cap che era eseguita con un livello di abilit manuale che
aspirava alla perfezione. Rappresentava una ragazza giovane,
con un vestito semplice e un grembiule allacciato in
vita. Teneva in mano un vaso da cui sgorgava un fiotto
continuo d'acqua. Non fosse stato per il biancore spettrale
della pelle, poteva sembrare viva. Il viso non era perfetto:
era reale. Nathaniel non trov una parola migliore per descriverlo.
Ma la cosa che pi lo inquiet fu che la ragazza
piangeva: una lacrima solitaria le scorreva lungo la guancia,
ma il suo viso non era triste. Assieme al dolore c'era
anche qualcos'altro. Qualcosa di enigmatico. Guardarla
faceva male, Nathaniel non sapeva perch.
Lanci un'occhiata ad Arthur. L'espressione del suo
volto rispecchiava quella della statua. Nathaniel voleva
domandare molte cose, ma non riusc a dire nemmeno una parola.
Arthur si alz e prosegu attraverso il giardino. Nascosti
in un angolo c'erano dei gradini che parevano scolpiti
nella roccia e scendevano fino a una porta. Arthur si mise
a rovistare nel suo zaino alla ricerca di qualcosa, e cominci
ad armeggiare con la serratura.
Persa la chiave? chiese Nathaniel in tono mezzo scherzoso.
Non c' nessuna chiave.
Arthur premette un interruttore, e un corridoio che
sembrava inusitatamente lungo venne illuminato da tre
semplici lampadine che pendevano da una volta arcuata.
Nathaniel pot intravedere una porta all'estremit opposta:
le pareti erano nude, e avevano lo stesso colore grigio
del soffitto e del pavimento. C'era polvere dappertutto,
ma c'erano un paio di impronte che andavano fino alla
porta e tornavano indietro. Vecchie impronte. Dovevano
appartenere a un uomo, a giudicare dalla taglia.
Arthur chiuse la porta dietro di s, e la serratura scatt
da sola. Si incammin lungo il corridoio, si ferm dopo
qualche metro fissando il muro sulla sinistra. Le sue dita
tastarono la parete cercando qualcosa, poi appoggiandosi
con entrambe le mani al muro Arthur si chin in avanti.
Dalla parete si ud un piccolo scatto, e delle sezioni del
muro scorsero di lato rivelando un pannello numerico.
Un pannello numerico di legno.
Nathaniel lo fiss e richiuse la bocca.
Riusc a sentire le ruote dentate fare clic una dentro
l'altra come piccoli orologi. Doveva essere tutto meccanico.
Di colpo non fu sicuro di voler essere l. La gente veniva
ammazzata per segreti ben pi piccoli di quello.
Dove stiamo andando? chiese.
Arthur non rispose, e cominci invece a digitare cifre
a una velocit incredibile. Usava tre dita, e Nathaniel
non aveva la minima possibilit di seguirlo. Dopo che
il pannello fu scivolato di nuovo a posto senza emettere
un suono, Nathaniel non riusc a vedere nient'altro che
una comune parete, pur sapendo della sua esistenza.
Alcuni di noi la chiamano Biblioteca. Altri la chiamano casa.
Arthur and alla porta e l'apr. Dietro c'era un piccolo
ascensore. Non c'era alcuna indicazione di piani, solo un
pannello simile al precedente. Arthur digit diverse cifre,
e l'ascensore inizi a muoversi, ma Nathaniel ebbe
una strana sensazione.
Ci stiamo muovendo... di lato? chiese.
A dire il vero verso il basso, in diagonale.
Nathaniel stava cominciando ad avvertire una certa
claustrofobia, quando le porte finalmente si riaprirono.
Fuori era tutto buio, ma la luce dell'ascensore gli permise
di vedere i contorni di un corridoio con il soffitto arcuato
che si congiungeva alle pareti. Uscirono nel corridoio, e
Arthur trov un interruttore: con un cenno del capo e un
gesto cortese delle mani, indic a Nathaniel che doveva
andare avanti lui. Quando quest'ultimo giunse alla fine
del corridoio, si affacci in una stanza tanto grande
che non era sicuro che la parola stanza' fosse appropriata.
Doveva essere cos che i gladiatori del Colosseo si sentivano
la prima volta che prendevano parte ai combattimenti.
Alla luce fioca poteva a malapena intravedere il
muro dall'altra parte. Tutt'intorno allo spazio aperto c'erano
colonne che sostenevano un piano dopo l'altro.
Nathaniel cont fino al quarto prima che il buio gli
impedisse di arrivare oltre, e ciascuno dei piani doveva essere alto almeno tre metri.
Fuck gli sfugg di bocca.
La parola si innalz nel grande spazio vuoto.
Fiat lux! esclam Arthur, e gir un interruttore.
Le lampade si accesero in successione ascendente, un
piano dopo l'altro, e Nathaniel cominci a ridere. C'erano
ben sette piani! Scalette a chiocciola li collegavano tra
loro, mentre una normale scala a pioli appoggiata a un
muro portava al primo livello. Le ombre indistinte che
aveva visto nel centro della stanza diventarono tavoli, sedie
e sof. Era semplice capire perch alcuni la chiamavano
Biblioteca: ogni parete era un unico grande scaffale,
e cos continuava anche al secondo piano. Nathaniel
immagin che cos fosse per tutti gli altri piani. Dovevano
esserci decine di migliaia di libri, forse centinaia di migliaia.
Benvenuto nel luogo dove tutto ha avuto inizio disse Arthur.
Tutto?
Questo  stato il primo posto alla cui costruzione abbiamo lavorato insieme.
Vuoi dire che esistono altri posti del genere?
No, non proprio come questo.
Nathaniel si chiese cosa significasse, ma l'interesse per
i libri prese il sopravvento. Che genere di libri ci sono qui?
Tutti i generi possibili. Troverai prime edizioni di
autori mai notati, vecchi libri di cucina, trattati scientifici,
prime edizioni di romanzi noti in tutto il mondo e altre
cose che secondo alcuni di noi valeva la pena conservare.
Ma pi importanti di tutto sono le nostre storie, quelle che abbiamo scritto noi.
A Nathaniel si rizzarono i peli sulle braccia e lo assal
un senso di vertigine tanto forte che dovette sedersi.
Quindi voi avete raccolto delle cose qui? Storie? E scritto storie? Le avete pubblicate?
S,  successo anche che nei secoli qualcuno di noi sia
riuscito a pubblicare delle opere minori rispose Arthur,
in un modo che suggeriva tutto il contrario. Ma la maggior
parte  solo per noi, e non sono storie fittizie. Parlo
delle nostre storie. Tutto quello che ci  accaduto, come
abbiamo vissuto, cosa abbiamo sperimentato. I due piani
pi in alto sono dedicati alle cose scritte da noi.
Ma... ma come?! Di quanti libri stiamo parlando? Come
avete fatto a scrivere una simile quantit di roba?
Vieni. Arthur si avvicin alla scala e cominci ad arrampicarsi.
Salirono un piano dopo l'altro. Nathaniel cerc di vedere
cosa ci fosse negli scaffali, ma era troppo buio. Ogni
piano era pieno zeppo di libri, a eccezione dell'ultimo, in
cui gli scaffali erano pieni solo a met. Quando vide i libri,
rimase deluso: ciascuno scaffale aveva un nome e un
anno. I libri avevano solo un numero sul dorso. I nomi
erano insoliti, ma Nathaniel ne riconobbe alcuni: Varash, Ganesha, Cassiopea.
Arthur si arrest a uno scaffale etichettato Eshu e tir
fuori un libro contrassegnato con un decimale. Tieni, prendi questo.
Nathaniel lo apr con cautela. Non era particolarmente grosso, e aveva un aspetto sorprendentemente nuovo.
Sulla prima pagina c'era scritto: Eshu. Circa 2500 A.C.
Cosa vuol dire Eshu? chiese.
E un nome.
E la data indica il momento in cui  stato scritto?
No, indica il periodo di cui si suppone parli il libro.
Duemilacinquecento avanti Cristo? Questa  davvero
una storia accaduta quattromilacinquecento anni fa?
Pi o meno.
Nathaniel volt pagina. Inglese? Eshu  il tuo nome?
Arthur annu. E una delle prime storie che ho deciso
di trascrivere. Credo che la troverai interessante.
Nathaniel guard di nuovo lo scaffale chiamato Eshu.
Dovevano esserci diverse centinaia di libri, ed erano meno
di quelli catalogati sotto altri nomi.
Ma come siete riusciti a scrivere tutto questo?
Non  cos incredibile come pu apparire. Non ci 
mai mancato il tempo, e fino a poco tempo fa non ci
mancavano neanche i mezzi. Quando  nato il Network,
creare questo posto era uno degli obiettivi. Qualcuno voleva
che fosse una casa, o perlomeno un luogo dove
potevamo raccogliere ci che era nostro. Qui possiamo venire
a leggere le esperienze degli altri, e talvolta a rileggere
le nostre per vedere come il passare del tempo influenza
ci che ricordiamo. La maggior parte  stata
scritta nel corso degli ultimi duecento anni, e alcuni di
noi sono di gran lunga pi prolifici di altri. Arthur and
alla ringhiera e si sporse in fuori. Prima era pi difficile,
ovvio. Oggi  relativamente facile sia scrivere sia conservare
ci che si  scritto, senza doverlo stampare su carta o in forma di libro.
Non riesco a capacitarmi. Capisco che voi vivete in
eterno, ma anche cos... Come vi siete costruiti un posto
simile, come avete fabbricato i libri? Come possono dei
bambini riuscire a fare questo genere di cose? Nathaniel
ud la sua stessa voce e si rese conto di sentirsi un tantino isterico.
Chi ha detto che ci siamo riusciti da soli? Be', oggi
come oggi ci riusciamo da soli.
E cos vi siete fatti aiutare da gente normale? Voglio
dire, da adulti, come me?
Non esattamente come te, ma s, gente normale.
Ma allora anche altri sanno della vostra esistenza?
Dipende. E possibile che una persona conosca la verit,
ma non so se  ancora in vita. Nel caso lo sia, non si
trova molto lontano.
Quindi altri sapevano la verit in epoche precedenti?
E vi hanno aiutato con tutto questo? Nathaniel non sapeva
perch, ma non gli piaceva il pensiero che altre persone
normali fossero coinvolte.
Arthur indic uno degli scaffali pi in basso: nel legno
era inciso un simbolo, una squadra e un compasso con
una grande rosa al centro.
Nathaniel ebbe la sensazione di averlo gi visto. Cos'?
Magari hai gi visto qualcosa che gli assomiglia. Se al
posto della rosa metti una grande G, forse lo riconosci.
Quell'informazione non facilit granch la memoria di Nathaniel.
Con una G  il simbolo dei massoni spieg Arthur.
Nathaniel annu. Aveva letto un libro su di loro molto
tempo addietro. Esistono ancora, vero?
S.
Ma cosa significa allora il simbolo della rosa?
 evidente che non potevamo realizzare tutto questo
da soli. Possiamo pianificare e procurarci i mezzi, ma siamo
e saremo sempre bambini. Cos dovevamo farlo realizzare
ad altri, altri in grado di mantenere il segreto. Furono
suggerite diverse alternative, ma una si distinse dalle
altre. Sono sempre esistite persone che si lasciano affascinare
dal mistero, e noi abbiamo le idee chiare su che
cosa motivi gli esseri umani. Si imparano alcuni trucchi
nel corso degli anni. Arthur si mise una moneta sulla
palma, chiuse la mano, la riapr e la moneta era scomparsa.
Per farla breve, infiltrammo la Loggia qui a Parigi
e costruimmo un'organizzazione dentro l'organizzazione.
I membri furono scelti sulla base della personalit,
la posizione all'interno della Loggia e non da ultimo il
potere che avevano nella societ. Il nuovo simbolo rappresentava anche quello.
Ma voi vivete solo quattordici anni, e venite piazzati a
caso in giro per il mondo. Continuo a non capire come
sia possibile. E di quei quattordici anni forse solo otto sono effettivi.
Hai assolutamente ragione, ma la fase di pianificazione
 durata almeno dieci anni. Si pu predisporre
un bel po' di cose in quell'arco di tempo. Il piano viveva
di vita propria. Alcuni di noi hanno cominciato il lavoro,
mentre io vi ho partecipato verso la fine.
Ma qualcuno poteva scoprirvi, no?
E scoprire cosa? Nessuno sapeva per chi lavorava in
realt: credevano di lavorare per una sezione segreta della Loggia.
Be', ma potevano scoprire il posto!
Arthur gli volt le spalle, si appoggi a una delle colonne
e lasci vagare lo sguardo nella stanza. S.
E come lo avete evitato?
Il silenzio dur troppo a lungo. Nel peggiore dei modi.
Qualcosa nella voce di Arthur fece esitare Nathaniel,
che per non riusc a trattenere le parole: Voi non escludete
nessun mezzo, eh?
Arthur si gir e lo guard con un'aria strana. So che
Noorah ti ha minacciato usando la tua famiglia. Mi dispiace.
L'irritazione proruppe dal nulla. "Mi dispiace"?! Ma
fammi il piacere! Anche tu avresti fatto lo stesso!
La voce di Nathaniel sal nell'oscurit e scomparve,
per poi ritornare sotto forma di debole eco. Quando il
silenzio riprese il sopravvento, non sapeva cosa dire.
Avrebbe quasi voluto essere pi arrabbiato.
Io in realt avrei fatto le cose in modo diverso da
Noorah. Forse ci sarei arrivato ugualmente alla fine, se
tu ti fossi ostinato a non ascoltare la ragione, ma non
avrei cominciato cos come lei.
Ragione!? Nathaniel allarg le braccia. Cosa c'entrava
tutto quello con la ragione?
Per un attimo incroci lo sguardo di Arthur. Non doveva
per forza trovarsi in quella situazione.
Il libro che aveva tra le mani sembr di colpo diventato
pesante. Si appoggi al muro, lo apr e lesse le prime
righe, se non altro per evitare di dire qualcosa.
"La cima della piramide era gi abbastanza acuminata,
anche senza la punta. L'enorme folla che ci circondava
da tutti i lati ricordava il mare in tempesta, e il clamore
ci gettava nella disperazione. Mancava cos poco, eppure
ora sembrava cos lontano. Mio padre era assorto nei
suoi pensieri. Probabilmente pensava alla punizione
che gli sarebbe toccata se non avesse completato il lavoro nel tempo prestabilito".
Portatelo via se vuoi disse Arthur, e si avvi verso la scala.
Alla fine Nathaniel richiuse il libro e lo mise nello zaino.
Scesero di nuovo, ed entrarono in un altro lungo corridoio.
Voleva veramente essere l? Non gli gridava forse
tutto quel luogo di starsene alla larga?
Qui disse Arthur, fermandosi davanti a una porta.
Questa si apr con il rumore di un sigillo che veniva
rotto. L'aria nella stanza era fredda e aveva un disgustoso
odore di stantio. Il corridoio si riemp del rumore di ventilatori
e macchine che ronzavano al massimo della potenza.
Entrarono. Faceva freddo abbastanza da far accapponare
la pelle. Nella stanza c'erano almeno tanti server
quanti ne aveva l'universit nella sala principale, ma
non un solo cavo pendeva fuori posto. Sulle pareti erano
montate file di ventilatori, e grandi segnali di pericolo
ammonivano che nella stanza erano conservati dei gas. I
server erano allineati in file che confluivano verso il centro
della stanza, e il loro rumore era intenso e fastidioso.
Arthur apr un armadio e tir fuori due plaid e due
cuffie auricolari di protezione con un grande microfono a lato. Ecco. Mi senti?
Nathaniel annu armeggiando col microfono.
Ok, vediamo se tutto funziona come deve prosegu
Arthur. Prese con s due sedie da un angolo, si sistem
vicino a un armadio rack di server e tir fuori una tastiera,
un mouse e un monitor piegato. Lo schermo era tutto
nero, con l'eccezione di un puntino intermittente. In
quale sistema operativo vuoi lavorare?
Prima dimmi che cosa devo fare.
Dobbiamo innanzitutto verificare i tuoi risultati
spieg Arthur, digitando riga dopo riga i comandi.
Non c'era niente che indicasse una riga di comando
o un equivalente, e Nathaniel non capiva un accidente
di cosa stesse scrivendo Arthur. Che genere di sistema
operativo  questo?
Si chiama semplicemente OS, non si trova da nessun'altra parte se non qui. Ma adesso... Arthur premette
Invio, e lo schermo si fece di colpo riconoscibile, ... hai
Unix. Dovrebbe funzionare, no? Apr un altro cassetto e
ne tir fuori un altro terminal giusto a lato, ci inser una
chiavetta usb che aveva in tasca e si sedette sulla sedia.
Cos possiamo lavorare fianco a fianco.
Nathaniel si sedette sull'altra sedia, soffi la frangia da
un lato e guard confuso lo schermo. Ma cos' che devo fare?
Ci arriviamo. Stai attento adesso.
L'altro schermo si risvegli, e una lunga lista cominci
a scorrere. C'erano due elementi per colonna, un nome
di persona e un nome di luogo. Nathaniel riconobbe alcuni
dei nomi scritti sugli scaffali.
Nel sistema c' la localizzazione di molti dei Bambini,
circa duecento per il momento. La inseriscono loro
stessi quando e se hanno occasione di connettersi al Network.
Quello che dobbiamo fare adesso  trovare un modo
per controllare i risultati dei satelliti sulla base dei dati
registrati qui.
Nathaniel si soffi di nuovo la frangia da un lato. Non
si fa pi in fretta a stampare i risultati e depennarli a mano?
Immagino che, per esempio, Pechino possa dare molte
combinazioni sotto forma di coordinate, sai che  una
citt gigante. Non sar facile mettere in relazione le localizzazioni
con le coordinate in quattro e quattr'otto.
S, invece, se potessimo farlo una volta soltanto. Non
c' accesso ai dati di localizzazione dei Bambini attraverso
la rete, o io perlomeno non ce l'ho. E la carta viene
completamente aggiornata a intervalli di quattordici anni,
quindi dobbiamo trovare un modo per automatizzare
il processo. Noorah ha gi cominciato a lavorarci. Speriamo
che funzioni.
E quanto tempo abbiamo?
Le due settimane della durata della conferenza, naturalmente.
In quell'arco di tempo si potrebbe mettere
insieme una piccola intelligenza artificiale, dunque qualche
giorno dovrebbe bastare.
Nathaniel trattenne il respiro finch vide il sorriso di
Arthur. Aaah! Idiota!
Ammettilo, per un attimo mi hai creduto.
Purtroppo, pens Nathaniel.
Arthur si assicur che avessero spento correttamente il
sistema, e andarono a cercare la cucina: era stata rinnovata
dall'ultima volta che Arthur c'era stato, ma non c'era
niente da mangiare. Nel soggiorno c'era una TV nuova,
ma tutto era come prima. Non avevano cambiato nemmeno
i divani di pelle. Tutto era talmente impolverato
che una persona allergica avrebbe avuto un attacco soltanto
a guardarsi intorno. A eccezione di due camere
da letto, pulite di recente: Arthur immagin che fosse
stata Raven a predisporlo. Nathaniel sembr trarre le
sue conclusioni, ma non gli fece l'ovvia domanda.
Andarono a prendersi ciascuno il proprio bicchiere
d'acqua e sedettero in una delle due camere. Nathaniel
scribacchi idee o altro su un taccuino. Arthur ispezion
armadio, cassetti e scaffali, pi per noia che per altro.
Ah, senti cominci Arthur, hai salvato tutti i rilevamenti
effettuati dal satellite?
S, ce li ho tutti rispose Nathaniel, dandosi una pacca
sulla tasca dei pantaloni.
Arthur cerc di ricordare cosa aveva scritto Raven. I
satelliti percorrevano un'orbita semisincronizzata, il che
significava che nell'arco di ventiquattro ore giravano
due volte attorno alla Terra.
Circa ventidue giorni con quarantaquattro set di dati?
domand.
Quarantatr, per la precisione rispose Nathaniel.
E possiamo usarli per testare il programma quando
sar finito?
Certo.
Decisero di dormire nella Biblioteca.
Arthur si assicur di essere in una posizione confortevole
prima di contattare il Guardiano.
Se il sistema di Nathaniel funziona,  probabile che
gli dir la verit e il motivo per cui tu mi hai risvegliato
disse.
Ma tu credi che funzioner? la voce del Guardiano
sembr fin troppo vicina.
Non so, ma  meglio dei ricordi. Molto meglio. I ricordi
non mi danno altro che mal di testa e sensazioni
che non voglio provare.
Qualcosa di utile dovr pur saltar fuori prima o poi.
Dovrei riuscire a recuperare altri ricordi pi rapidamente.
Lo avevi detto anche all'inizio, e non  successo un
bel niente.
Faccio quello che posso, proprio come te.
"E non  molto, per il momento" aveva voglia di dire a
voce alta Arthur.
E con l'altro allenamento come va? chiese il Guardiano.
Non lo so. Non ho la minima idea di cosa mi stia allenando
a fare, ricordi?
Nella voce del Guardiano si insinu una nota allegra.
No, ma non ho dubbi che lo scoprirai. Devi solo continuare:
l'effetto si far sentire presto.
Arthur eseguiva gli esercizi mentali, anche se li trovava
del tutto privi di senso ed estremamente ripetitivi. Erano
diversissimi dall'allenamento che faceva per resistere alle
sensazioni provocate dai ricordi: questi erano puri problemi
di logica, si trattava di visualizzare delle forme e
metterle assieme in modi particolari. E doveva cercare
di farlo mentre si dedicava ad altro: pensiero in parallelo
lo chiamava il Guardiano.  vero che era diventato via via
pi facile, anche se stava pensando a tutt'altro, ma non
aveva ancora idea di cosa esattamente stesse esercitando.
Il Guardiano aveva detto che era meglio che non lo sapesse.
Ci non lo tranquillizzava per niente.
...
.
...
24.
...
.
...
Io non lo capisco, quest'uomo.
 da molto tempo che viaggia assieme a me, ma senza mai fare domande. Non prende parte alle conversazioni.  un asceta, ma credo che nemmeno lui sappia il perch. Si comporta come uno che sta fuggendo da qualcosa. Dedica gran parte del suo tempo alla meditazione e dice che  disposto a insegnarmela. Poco per volta mi racconta la sua storia.
Era un principe. Uno che aveva tutto, ma d'un tratto si  accorto di non avere niente. Continuo ad ascoltare, ma alla fine non gli resta pi niente da dire. La sua bocca si chiude, ma il suo corpo urla le domande che lui non osa pronunciare. Non ha il coraggio di sperare, ma non pu fare altrimenti. Cos gli regalo la mia ricerca, la mia meta.
Un luogo al di l della vita e della morte, un luogo senza dolore n gioia, al di fuori del cerchio. Un luogo di eterno, roboante silenzio.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Arthur si svegli di soprassalto e rotol fuori dal letto. Il
mondo vorticava e minacciava di cedergli sotto i piedi.
Perch non aveva sentito la sveglia? Ritrov l'equilibrio
e agguant il cellulare: l'orologio digitale segnava le
08,57. Aveva dormito solo quattro ore? Si arrampic di
nuovo a letto, affond la testa nel cuscino e lasci che
il corpo si rilassasse. Non ci volle molto tempo prima
che - stranamente - si sentisse di nuovo riposato, cos
si alz di nuovo. Si fece una rapida doccia e si vest.
Nathaniel non rispose quando buss alla sua porta.
Arthur prese un foglio, scrisse dove stava andando e lo
infil dietro la maniglia.
La stanza dei server sembr ancora pi fredda dopo la
doccia calda. Aveva ricevuto due mail, una da sua madre
e una da Raven. Arthur scrisse prima una rapida risposta
alla madre. Raven aveva scritto una sola frase: So che tu sai.
Arthur avrebbe desiderato che in quell'enunciato ci fosse
pi che un pizzico di verit. Nathaniel doveva averle
mandato un messaggio. Questo, si poteva sperare, avrebbe
semplificato le cose, ma Arthur non ne era sicuro.
Aggiunse un'altra frase al biglietto per Nathaniel e usc.
L'aria era calda, ma smossa da qualche ventata fresca.
Immagini di un tempo passato si sovrapposero alla realt
mentre Arthur passeggiava lungo la via. Alcuni dei vecchi
negozi erano ancora l, anche dopo settant'anni. I ricordi
sgusciavano fuori da ogni luogo: un gradino dove
si era seduto a mangiare, un'insegna appesa a un vetro
che stava sempre un po' storta. Aveva percorso quella via
cos tante volte, da solo, proprio come in quel momento.
Aveva camminato e sperato di poter crescere e diventare
vecchio, vivere un'intera vita in quel luogo, assieme a lei.
Per quanto tentasse, non riusc a evitare la domanda.
Una vita da adulto non era pi un sogno irraggiungibile.
Ma avrebbe reagito troppo tardi, ancora una volta?
Tutti i Bambini avevano lo stesso sogno di diventare
adulti, anche se alcuni lo negavano.
Anche gli immortali non erano immuni dal rifiuto della
realt. Cosa sarebbe accaduto se fossero venuti a sapere
che era possibile? Se uno di loro era pronto a distruggere
l'umanit per poter morire, cosa sarebbero stati disposti
a fare tutti assieme per poter vivere da adulti? E se
le catastrofi che Paolo andava preparando li avessero risvegliati?
E se... no, c'erano troppi se'.
Trov una banca con il bancomat in un grande, nuovo
centro commerciale alla fine della via, e ritir mille euro.
Non era possibile vedere il saldo sulla carta di credito
che Raven gli aveva procurato, ma Arthur aveva il sospetto
che avrebbe potuto prelevare pi soldi di quanti sarebbe
riuscito a usarne in un anno. Non era difficile trovare
del cibo appetitoso, cos compr troppa roba.
La porta di Nathaniel era aperta. Lui era disteso a
pancia in gi a leggere il libro, e non si accorse di Arthur
finch quest'ultimo non appoggi i sacchetti per terra.
Buongiorno lo salut Arthur.
Nathaniel sollev a malapena lo sguardo. Questa roba
 proprio vera? e sollev il libro, come se Arthur potesse
fraintendere quello di cui stava parlando.
Pi o meno, s. In parte sono ovviamente supposizioni.
In parte mi  stato raccontato da altri, ma tutto ci
che ho vissuto  raccontato cos come lo ricordo. A che
punto sei arrivato?
Tuo padre e gli altri stanno discutendo di cosa devono
fare con gli operai che hanno smesso di lavorare, ancora
una volta. Chi mai si era immaginato uno sciopero
durante la costruzione delle piramidi?! E questo dev'essere
il primo caso di serial killer della storia.
Cosa ti fa credere che sia solo uno?
Ehi, niente spoiler!
Non me lo sognerei nemmeno. Ho comprato da
mangiare, e adesso preparo la colazione. Ne vuoi?
Nathaniel chiuse il libro per vedere quanto gli rimaneva.
Ok allora, dammi cinque minuti.
Diciamo dieci, cos fai in tempo a fare una doccia.
Nathaniel arriv con i capelli gocciolanti, e il braccio
proteso davanti a s per proteggere il libro. Arthur lo
preg di metterlo via mentre mangiavano, soprattutto
perch sapeva che alcuni di loro avrebbero visto una
qualsiasi macchiolina di grasso come un sacrilegio. Mangiarono
in silenzio, perch tra i bocconi non c'era il tempo
di dire neanche una parola.
Ho finito disse Nathaniel, e vuot in un sorso il bicchiere
di succo d'arancia.
Finito cosa? domand Arthur, ancora con la bocca
piena.
Ho finito. L'algoritmo  finito, funziona. Devi solo
inserire il codice al posto giusto, suppongo.
E funziona?
Be', funzionerebbe meglio se potessimo supporre
che ogni rilevamento relativo a una persona avviene
esattamente nello stesso luogo, ma non  realistico.
Capisco, ma si dovrebbe riuscire a trovare la casa giusta,
dato che perlomeno i beb rimangono a lungo nello
stesso luogo.
S, forse. In ogni caso ci serve ancora tempo per raccogliere
i rilevamenti.
Se c'era qualcosa che non avevano, era altro tempo.
A proposito, ci sono dei rilevamenti che sono meno
stabili di altri? domand Arthur.
Cosa intendi per meno stabili?
Rilevamenti che si spostano quando confronti i diversi
risultati tra una volta e l'altra. Si pu dedurre che
qualcuno sia in viaggio.
S, ce n' qualcuno. Tre, per essere precisi.
Davvero?
S, non  poi cos difficile confrontare i risultati e trovare
dei modelli.
Allora, come sai che ce ne sono tre?
E va bene, non lo so, ma  altamente probabile. Nathaniel
alz gli occhi al cielo. La maggior parte dei rilevamenti
sono molto stabili, ma tre variano spesso. Pare che
due di loro abitino di volta in volta in posti diversi, e un terzo
sembra avere il mondo intero a sua disposizione.
Questo me lo devi spiegare meglio.
C' solo uno di voi che spesso d rilevamenti unici.
Se hai cento rilevamenti, e novantanove sono stabili, la
logica indica che il rilevamento instabile sia dato dalla
stessa persona. Ma ci sono delle localizzazioni che si ripetono:
il tipo in questione deve certamente avere diverse
case in giro per il mondo o qualcosa del genere.
Il tipo?
O la tipa, che ne so. Con un padre ricco, immagino.
Nathaniel lo guard strano.
Che c'? chiese Arthur.
Ti senti bene?
S certo. Perch non dovrei?
Per un attimo mi  sembrato che stessi per svenire.
Gli occhi ti si sono rovesciati all'indietro, erano tutti bianchi.
Arthur non ci aveva riflettuto, ma aveva cercato d'istinto
la connessione con il Guardiano. Doveva essere
quello che Nathaniel aveva visto.
Sto bene lo rassicur.
Quindi quella roba da zombie  del tutto normale
per voi?
Forse  un effetto del fatto che sto crescendo, non so.
Nathaniel non sembr convinto. E perch stai crescendo?
Cos' che Noorah ti ha chiesto di fare, davvero?
Guarda che te l'ho domandato per pura curiosit.
Ti credo, ma non  questa la risposta alla mia domanda.
Mi ha detto di prestare attenzione a cose insolite sul
tuo conto, ma dubito che pensasse agli occhi bianchi effetto
zombie.
E tu che cosa credi?
Nathaniel non sembr avere una risposta a quella domanda,
cos Arthur si alz e cominci a sparecchiare la
tavola.
Okay, ci dev'essere una ragione.
Brillante deduzione, Sherlock comment Arthur
riempiendo il lavello d'acqua.
No, voglio dire che c' una ragione per tutto questo.
Ci che accade, accade per un motivo preciso, per uno
scopo preciso.
E quale sarebbe questo scopo?
Tu puoi veramente prendere il controllo del mondo.
Arthur scoppi a ridere e si gir a guardare Nathaniel.
Eh?
Noorah ha detto che l'unica cosa che vi impedisce di
prendere il controllo del mondo  che siete bambini.
S, suona come una tipica affermazione da Noorah.
Arthur cerc di immaginarsi Raven che credeva che lui
avrebbe preso il controllo del mondo. Il solo pensiero
lo fece ridacchiare.
Era tanto impossibile quanto assurdo.
Perch non dovrebbe essere possibile? volle sapere
Nathaniel indispettito. Con le tue conoscenze e il sostegno
dei Bambini potresti facilmente manovrare le cose
fino a diventare l'uomo pi potente del mondo.
Credo che tu debba essere nato negli USA per diventare
il presidente americano.
Come se questo bastasse a fermarvi! E poi ci sono altri
modi per diventare l'uomo pi potente al mondo.  la
tecnologia a governare ora, e voi potete governare lo sviluppo.
Mi dispiace, ma non ho in programma di governare
il mondo. Per quel lavoro non ci sono neppure tagliato.
E non  che sia stato io che all'improvviso ho deciso di
diventare adulto.
E allora chi lo ha deciso?
Gli alieni, naturalmente.
Un pezzetto di formaggio colp l'anta dell'armadio
proprio accanto alla faccia di Arthur e atterr nella schiuma
del lavello. Arthur continu a lavare i piatti. Di colpo
si sent esausto. Il sistema aveva individuato Paolo: doveva
essere lui. Arthur aveva bisogno di Nathaniel per andare
avanti, e sapeva che avrebbe dovuto dire addio ad
Arthur e alla sua famiglia, e all'idea di una normale vita
da adulto. Le idee di Nathaniel sul controllo del mondo
potevano anche essere stupide, ma un po' di ragione ce
l'aveva: esistevano Bambini che ci avrebbero davvero
provato, se ne avessero avuto la possibilit.
Aveva bisogno anche di Raven, ma come faceva a scoprire
se lei era in contatto con Paolo?
Fin di lavare i piatti e si sedette al tavolo. Nathaniel
era di nuovo assorbito dalla lettura. Tu hai due sorelle,
Emma e Martha, vero?
Nathaniel sollev lo sguardo dal libro con due occhi
stretti a fessura che fecero capire ad Arthur cosa aveva
voluto dire Raven nella sua mail con la descrizione di Nathaniel.
S?
Questa domanda ti sembrer un po' strana, ma devo
avere una risposta. Sacrificheresti la tua vita per le tue sorelle?
Cos', una nuova minaccia?
No, nessuna minaccia. Solo una domanda. Sacrificheresti
la tua vita per loro, se qualcosa le minacciasse
e tu avessi la possibilit di impedirlo?
Nathaniel mise gi il libro. S.
Aveva risposto con sincerit, ma Arthur sapeva che
c'era una bella differenza fra credere di fare qualcosa e
farlo sul serio.
Sei sicuro di voler essere coinvolto in tutto questo?
chiese.
A questo punto  un po' tardi per offrirmi la scelta tra
la pillola blu e la pillola rossa.
Capisco che tu lo dica, ma ti sbagli.  vero che d'ora
in poi sarai sempre legato a noi, ma non potrai...
Nathaniel lo interruppe colpendo il tavolo con le palme
delle mani. Emma e Martha sono in pericolo?
Assieme al resto del mondo, s.
Sarebbe a dire?
Arthur non sapeva bene da dove cominciare. Ancora
non si sentiva a suo agio riguardo a ci di cui era al corrente.
Una conoscenza impossibile da capire per gli altri.
Quanto ti ha detto Noorah sul nostro conto?
Non molto. Che avete vissuto a lungo attraverso la
reincarnazione. Non sapete perch.... Ma non hai risposto
alla mia domanda!
Ci sto arrivando. Tu prima rispondi alle mie. Ci credi
che siamo immortali?
Nathaniel si alz irritato dalla sedia. Voi rinascete
qualunque cosa vi succeda, quindi s.
E se non ci fosse nessuno in cui reincarnarsi?
Non  uno scenario probabile.
Ma se fosse cos?
Arthur intu che Nathaniel stava mettendo assieme i
tasselli nella sua testa.
Come dopo una guerra atomica globale?
Qualcos'altro.
Qualcos'altro? Dici sul serio? Per esempio, se qualcuno
uccidesse tutti gli esseri umani per eliminare voi?
In un certo senso.
In un certo senso?! Ma parla chiaro!
Arthur avrebbe desiderato capire a sua volta. Aveva
sentito l'odio di Paolo, ma sentire non era lo stesso che
capire. Se lui stesso, con migliaia d'anni di esperienza
sulle spalle, non lo capiva, come poteva spiegarlo a una
persona normale?
A essere sincero  incomprensibile anche per me. Tutto
quello che so  che uno di noi desidera morire. Vuole
suicidarsi. L'unico modo per ottenerlo  far morire tutti.
Ormai  da un pezzo che lo pianifica, e non  da solo.
Un conto  che voi riusciate a ingannare e minacciare
la gente affinch faccia questo e quell'altro, ma adesso
questa storia?! Non esiste proprio, mai e poi mai!
Vorrei che tu avessi ragione. Ma un paio di mesi fa
avrei detto lo stesso a proposito del tuo sistema, e
scommetterei qualsiasi cosa che neanche tu avresti mai creduto
alla nostra esistenza.
Nathaniel gli gir le spalle ed ebbe una sensazione di
dj-vu rispetto all'incontro con Noorah. Non riusciva a
guardare Arthur. Non voleva vederlo. Sentire la sua voce
era gi abbastanza - il cambiamento era cos forte che lo
aveva sorpreso - ma di una cosa era sicuro: Arthur aveva
ragione, ovvio che aveva ragione. Non avrebbe mai e poi
mai creduto a nulla di quello che gli stava succedendo.
Ma ora, dopo aver incontrato un paio di Bambini, visto
le prove, visitato la Biblioteca, letto il libro... come poteva
non crederci?
Afferr lo schienale della sedia e appoggi la fronte
sulle braccia tese. Come si pu aiutare qualcuno a fare
una cosa del genere? chiese rivolto al pavimento.
Lo aiutano uno o pi adulti, in particolar modo una
donna. Viaggiano per tutto il mondo, ma non so perch
lei faccia parte del progetto. Ma so che tutte le armi, da
quelle normali a quelle chimiche, rientrano nel piano del
Bambino.
Tutto questo per poter morire?
 difficile da spiegare, io stesso come ti ho detto non
lo capisco, ma quel bambino odia tutto con un'intensit
di cui non conoscevo l'esistenza.
Nathaniel rimugin su qualcosa che Arthur aveva appena
detto: ... Viaggiano in tutto il mondo... Il pensiero
gli scaten un brivido attraverso il corpo e gli fece
piantare gli occhi dritto in quelli di Arthur. Dio mio.
Uno che viaggia in tutto il mondo? Ecco a cosa ti riferivi
quando mi hai chiesto se c'erano dei rilevamenti meno
stabili di altri. Quella persona che si sposta  il Bambino
di cui parli?
S.
Nathaniel sent che le gambe gli stavano per cedere.
Come sai del Bambino e di ci che vuole?
Non  un caso che io stia crescendo, o che il mio segnale
sia molto pi forte di quello di tutti gli altri. Devo
cercare di fermarlo, e mi serve il tuo aiuto.
Il mio aiuto?
Di noi due sei tu l'adulto, no?
Nathaniel non sapeva cosa dire. Capiva cosa intendeva
Arthur, ma al tempo stesso la cosa era assurda.
Quando Arthur riprese la parola, il suo sorriso triste
era scomparso. Oltre a noi due, non c' nessun altro
che ne  a conoscenza, nemmeno Noorah. Io non so chi
sia il Bambino. Per quello che ne so pu essere un membro
del Network, perfino qualcuno che conosco.
Ma com' possibile che tu sappia di lui?
Non voglio affermare di saperlo.  la storia che mi
hanno mostrato, in un certo senso.
Mostrato? E chi te l'ha mostrata?
Si fa chiamare il Guardiano cominci Arthur.
La spiegazione di Arthur era cos folle che per un attimo
Nathaniel dimentic che stavano parlando della realt.
Aveva pi di tutto voglia di credere che Arthur avesse
perso la ragione, ma i dettagli collimavano troppo bene
fra loro. Per quanto cercasse, non trov nulla che sembrasse
illogico. Poteva rifiutare di crederci, ma allora il
mondo non aveva pi alcun senso. Forse non ce l'aveva
comunque.
Ma doveva dare ad Arthur una risposta: lo avrebbe
aiutato o no?
Non so nemmeno a cosa sto acconsentendo mormor.
E io non so cosa ti sto chiedendo.
Questo dovrebbe farmi sentire meglio?
No, ma non intendo mentirti.
Nathaniel pens alle sue sorelle, e non fu sicuro che la
sincerit fosse sempre la strategia migliore. Allora, se
dico di s cosa succede?
Completiamo il nostro lavoro qui. Devo parlare con
Noorah. In un modo o nell'altro Arthur deve sparire, ho
bisogno di una nuova identit.
Nathaniel si ricord improvvisamente il nuovo passaporto
che aveva ricevuto. Lei ti ha gi procurato un passaporto
nuovo. E uno anche a me.
Cosa? Un nuovo passaporto? Per tutti e due? Ce li
hai qui con te?
No, ho pensato che era meglio lasciarli a casa. Tu il
tuo ce l'hai.
Arthur rimase a lungo a rimuginare qualcosa, senza
l'aria di voler condividere i propri pensieri. In ogni caso
devo prima tornare a casa in Norvegia. Se sparisco
ora, ci sarebbero troppi punti in sospeso su cui la polizia
inizierebbe a indagare.
Per il resto della serata continuarono a lavorare al programma,
finch alla fine capitolarono per la fame. Arthur
sugger che tornassero all'hotel per domandare se
gli potevano consigliare un ristorante. Nathaniel riusc
a strappare il permesso di portare con s il libro.
Fuori stava per calare il buio.
Nathaniel si ferm alla fontana, e guard ancora una
volta la fanciulla piangente. Sent Arthur fermarsi alle
sue spalle.
Sai chi era?
Il silenzio che segu fece pentire Nathaniel di aver domandato.
Catherine. Son nom tait Catherine.
Nathaniel non os chiedere di pi, e fu sollevato
quando sent che Arthur aveva ripreso a camminare.
Andarono diretti all'hotel. Arthur voleva evidentemente
approfittare dell'occasione per mangiare davvero
bene, e dopo una piccola discussione l'addetto alla reception
gli consigli un posto non troppo lontano. Era
un ristorante carino. Chiesero un tavolo appartato, e finirono
in un angolo. Nathaniel si contorse sulla sedia
quando vide i prezzi sul menu. Fu Arthur a ordinare. Nathaniel
si butt sul pane fresco con burro, ma rimase
scettico davanti all'antipasto, ovvero cozze al vapore.
Perch proprio quattordici anni? volle sapere Nathaniel,
pulendosi la bocca con il tovagliolo. Le cozze
erano sorprendentemente buone.
Non lo so. A questo il Guardiano non ha nessuna risposta.
Forse ha qualcosa a che vedere con le possibilit.
In epoche precedenti era possibile accedere a posizioni
di potere anche in giovane et. Le volte in cui  accaduto,
 stato quasi sempre uno di noi.
Avete sempre lo stesso sesso? chiese Nathaniel, e
bevve un sorso d'acqua.
S, sempre lo stesso sesso, e siamo sempre ugualmente
asessuali.
L'acqua spruzz fuori dalla bocca di Nathaniel in una
nuvola rarefatta, seguita da tosse e raschiamenti di gola.
Non  esattamente quello che ti aspettavi di sentire?
sorrise Arthur.
Nathaniel scosse la testa ed esamin le macchie sulla
tovaglia, mentre Arthur continu:  cos che siamo fatti.
E siamo anche d'accordo che sia meglio cos.
Perch? Non sarebbe stato meglio sperimentare la
differenza tra essere un maschio o una femmina?
Ne abbiamo discusso. La differenza  comunque minore
di quanto si potrebbe pensare. La maggior parte di
noi ha vissuto in societ dove anche le donne avevano un
ruolo dominante. Abbiamo sperimentato la discriminazione
nelle forme pi svariate. Se non puoi decidere della
tua vita perch sei una donna, perch hai il colore di pelle
sbagliato, perch vieni dalla trib sbagliata o quant'altro,
la sensazione alla fine  piuttosto simile. Siamo gi abbastanza
confusi circa la nostra identit anche se non dobbiamo cambiar sesso a intervalli regolari.
Cosa intendi per confusi circa la vostra identit?
Pensa alla tua infanzia e giovinezza. A mano a mano
che sei cresciuto, hai trovato persone con cui hai potuto
identificarti, con cui ti sei confrontato: o in famiglia, o tra
gli amici, a scuola o magari attraverso film o libri. Col
tempo ti sei formato un'idea di chi sei e di come vuoi essere.
A volte la percezione di te stesso corrisponde alla
persona che di fatto sei, altre volte no. La maggior parte
delle persone cerca la stabilit, sia riguardo a come ci vediamo
noi stessi, sia riguardo a come desideriamo che ci
vedano gli altri. Capisci cosa voglio dire?
Nathaniel pens a come la teoria di Arthur combaciava
col suo modo di vedere le persone. La sua percezione
di se stesso, specialmente nell'adolescenza, era stata caratterizzata
dall'idea di chi non voleva essere. Per lui i
modelli non erano cos importanti, cercava persone
che poteva rispettare. Ed era forse proprio il rispetto la
cosa che maggiormente desiderava dagli altri.
S, mi sembra logico. Ma qual  la tua conclusione?
Che noi siamo come voi, ma anche diversi. Viviamo
quasi in eterno, ma siamo lo stesso degli esseri umani. Siamo
costruiti allo stesso modo, quindi non c' ragione di
credere che i nostri pensieri debbano distinguersi in modo
radicale dai vostri. Ma al contrario di voi, noi non possiamo
dire al mondo cosa o chi siamo veramente.
No,  ovvio.
Quindi la conclusione  che molti di noi in realt non
hanno avuto un normale rapporto con se stessi prima di
incontrare i propri simili. Forse non  poi cos diverso da
quello che molte persone provano quando si fanno dei
nuovi amici nel corso di una vita, specialmente nella
transizione da bambini a adulti. Cos alcuni di noi sostengono
di essere ancora nel periodo dell'adolescenza,
perch solo in epoca relativamente recente abbiamo
compiuto quel che per la maggior parte degli uomini segna
il vero passaggio alla vita adulta.
Nathaniel soffi via la frangia e inarc le sopracciglia.
Va bene! fece, strascicando la vocale.  solo una mia
impressione, o questa storia sembra roba da spiattellare a
una seduta dallo strizzacervelli?
Arthur si mise a ridere. Forse. Ad alcuni di noi piace
molto formulare teorie del genere.
E che mi dici della sessualit? Nathaniel non era sicuro
che quello fosse un tema di cui aveva voglia di parlare,
ma la curiosit era troppo forte.
Non  niente di strano, solo che non abbiamo alcun
desiderio sessuale. Non vuol dire che non funzioniamo,
tutti a volte siamo stati genitori.
Tu hai avuto figli? E com' stato?
Nel mio caso  successo molto tempo fa. Per la maggior
parte di noi era una parte della vita come tutto il resto,
ma so che per qualcuno  stato molto difficile. Dopotutto,
siamo in grado di amare qualcuno esattamente come
tutti gli altri.
Furono interrotti dalla portata principale. Il filetto di
vitello valeva il suo prezzo, Nathaniel dovette ammetterlo.
Erano entrambi affamati, e per un pezzo la conversazione
cess automaticamente. Nathaniel non sapeva con
esattezza quando era accaduto, ma a un certo punto aveva
dimenticato che non si trovava l per sua volont: Arthur
gli piaceva. Questo lo infastidiva, ma solo un po'.
Conclusero la cena con gelato artigianale alla vaniglia
in salsa di cioccolato. Nathaniel si rifiut di credere che
potesse essere comune gelato, ma non per questo rinunci
a un'ulteriore porzione.
Quando tornarono all'albergo, Arthur prese con s tutti i
giornali che trov alla reception. Una volta in camera
mand un SMS a Raven e uno a sua madre. Quest'ultima
lo richiam quasi subito, ma Arthur tagli corto con la
scusa che doveva alzarsi presto la mattina dopo. Ci
che rimaneva da fare per quel giorno era rivivere un ricordo.
Arthur sper che almeno fosse uno semplice.
...
.
...
25.
...
.
...
Ho una sorella.
Una sorella gemella. Non  come me, ma non  nemmeno come gli altri. Di notte mi afferra una mano, o forse sono io ad
afferrare la sua. Piange pi spesso quando siamo separati, come se il mio odore fosse la sola cosa che la tranquillizza. Ha passato tutta la vita assieme a me, fin da prima che io ricordi.
Finora non ci avevo mai pensato: ho occupato il posto di qualcun altro? Ho rubato una vita altrui?
 davvero di me che ha bisogno?
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Arthur si lasci sopraffare dal ricordo.
Apr la porta, facendo scudo alla luce della lampada
con il suo corpo. L'aria gli si deposit in bocca come
una membrana. C'era una mescolanza di odori - sudore,
alcol, fumo e paraffina - che gli fece contorcere lo stomaco
e salire in gola dei reflussi acidi. La fiammella nella
lampada ondeggiava, si gettava in ogni direzione come
un animale selvaggio alla catena. Dell'aria fredda gli sfior
le dita dei piedi. La casa era silenziosa a parte il russare,
che sicuramente si poteva sentire fino in strada.
Pass in punta di piedi su quelle assi del pavimento
che sapeva scricchiolare di meno. L'uomo giaceva sul letto
a pancia in gi, vestito e tutto, come se fosse accidentalmente
inciampato e caduto sul letto e l avesse perso
conoscenza. Lungo un braccio c'era del sangue rappreso.
Le nocche erano graffiate. L'immagine del danno che
avevano provocato gli si era impressa a fuoco sulla retina.
Il fiato dell'uomo puzzava orrendamente. Trattenne il
respiro mentre svitava il tappo della bottiglia, e ne versava
cautamente il contenuto sui vestiti dell'uomo. L'ultima
goccia colp il collo e col lungo la gola.. L'odore del liquido
gli bruci le narici. Un sentore pesante, che si aggiunse
a tutti gli altri.
Gett la lampada sulla schiena dell'uomo, e questa si
ruppe col rumore di un passo sulla neve fresca gelata.
Le fiamme esplosero, e si propagarono per i neri sentieri
dell'olio. Pass un'eternit prima che l'uomo si alzasse,
prima che aprisse gli occhi e la bocca, prima che la sua
pelle ribollisse e tutti gli altri odori fossero sovrastati
da un olezzo dolciastro e marcescente.
Poi tutto fu silenzio.
Nessun urlo, nessun crepitio di fiamma, nessun grido
di aiuto. L'uomo cadde dal letto, si rialz e cozz contro
uno specchio. Piccole fiammelle continuavano a propagarsi
sul letto, sul pavimento e sulla parete. Era ora di lasciare
quella casa abbandonata da Dio. Il fratello era gi
morto. Non era riuscito a guardarlo vivere con quei dolori.
Non era rimasto pi niente l.
Arthur apr gli occhi.
Il suo corpo si risvegli alla vita, restio a ricevere tutti i
segnali che improvvisamente lo percorrevano. Sent l'odore
di pelle e carne bruciata come se si trovasse ancora
nella stanza assieme all'uomo.
Qual  lo scopo dei ricordi? domand a bassa voce.
Il Guardiano si materializz a una certa distanza davanti
a lui. Capire come pensa, imparare a conoscerlo.
Io non posso penetrare nei suoi pensieri.
Il corpo faceva fatica a tenersi in piedi, e quasi lo supplicava
di sedersi. Le mani gli tremavano.
Questo era un vecchio ricordo, di almeno cento anni
fa. Non c'era niente: solo vuoto e forza di volont. Non
ho imparato niente a eccezione della certezza che verr
svegliato da incubi in cui do fuoco a un uomo vivo e rimango
a guardare. Non ho provato alcun senso di giustizia,
neppure di vendetta, anche se posso ricordare ogni
dettaglio del corpo del fratellino. Paolo ha fatto in modo
che morisse in fretta, non c'era alcuna possibilit di sopravvivere
con quelle ferite. Le sue mani non riuscivano
a smettere di tremare. Se le infil in tasca: Sono furioso.
Io, non lui: io! Io, che non ho mai visto prima
quell'uomo e non so niente di lui. Vorrei che bruciasse all'inferno.
Ma Paolo... Paolo, lui non provava niente! Gli
bruciavano gli occhi, ma rifiut di piangere.
Non c' giustizia al mondo, lo sapevi gi disse il
Guardiano.
Tu non capisci. Arthur sedette per terra e sprofond
la testa tra le ginocchia.
Come poteva capire il Guardiano? Era una macchina
senza sentimenti. Avrebbe voluto tremare di rabbia, ma
la verit era che stava tremando di paura. Non aveva
mai sentito nulla di simile. Una rabbia cos cieca, cos ansiosa
di infliggere ferite. E il peggio era che la rabbia e la
paura erano proprio le sue. D'accordo, era la combinazione
dei sentimenti di due persone diverse, dalla quale
scaturiva qualcosa di nuovo e di pericoloso. Ma questo
qualcosa rimaneva suo.
Non ne voglio pi sapere. Basta. Elimina tutto quello
che risale a pi di cinquant'anni fa.
E se...
No, basta! Lo trover, scoprir quali sono i suoi piani.
Non ho bisogno di sapere che mostro , o come pensa:
ne so abbastanza. Riuscir a gestire quello che potr
capitare, ma basta scavare nel passato!
Arthur interruppe il contatto. Il cuscino era bagnato
fradicio. Svuot il bicchiere d'acqua che stava a fianco
del letto. L'acqua aveva un gusto strano, amaro.
Per fortuna, immergersi nell'acqua bollente della vasca
gli fece provare dolore.
Qualunque cosa sostenesse il Guardiano, Arthur sentiva
di non avere scelta. Non era difficile capire la rabbia
di Nathaniel, perch in un certo senso erano nella stessa
situazione. Qualunque cosa fosse successa da quel momento
in poi, avrebbe richiesto un livello di esperienza
e conoscenza che nessuno di loro aveva. Ed era ora di
raccontare tutto a Raven. Non poteva pi rimandare.
...
.
...
26.
...
.
...
Lei mi guarda, e credo che mi legga nel pensiero.
Non so perch usa le parole cos di rado. Non perch non ne
sia capace. Non conosce il mondo come lo conosco io, eppure
sembra che capisca tutto, veda tutto, come se la sua testa reggesse
tutti i misteri del mondo.
Sentiamo il pianto della mamma.
La voce di lui parla come se non ci fosse nessun altro, nemmeno
la mamma. Lei dice che  posseduto da un demone, che
non sta parlando sul serio. In tal caso dev'essere un demone
ben furbo, perch non si mostra mai agli altri. Vorrei chiedere:
perch un demone e non un dio? Ma vedo soltanto un uomo.
Un uomo che sfrutta quel poco potere che ha in casa. La mamma
non ne vuole parlare, ma noi sappiamo: quando si spoglia
la sera, vediamo i lividi. Lo sanno anche gli altri, che per non
dicono niente.
Credo che al mondo ci siano tante urla silenziose che, se
erompessero tutte in una volta, la Terra si spaccherebbe come
un uovo contro un sasso.
Ma mia sorella mi d speranza.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Quel costante ronzio nelle orecchie, anche se debole, stava
per far saltare i nervi ad Arthur. Nathaniel non sembrava
avvertirlo per nulla. Erano diverse ore che lavoravano,
ma le righe volavano attraverso lo schermo di Nathaniel
con la stessa velocit di quando avevano cominciato.
Arthur ormai si era rassegnato al fatto che non riusciva
a stare al passo con lui. Rimanevano alcune sfide,
ma se Nathaniel avesse continuato allo stesso ritmo, avrebbero finito entro la giornata.
Il giorno prima sembrava ormai molto lontano. Allora
Arthur si era sentito normale, come al solito, o come si
poteva definirlo. Il ricordo aveva estirpato quella sensazione.
Nathaniel aveva a malapena aperto bocca per tutto il giorno.
Il cellulare prese a vibrargli in tasca, facendogli solletico
sulla coscia. In un messaggio di Raven c'erano un numero di telefono e un codice.
Pausa annunci Arthur, tenendo sollevato il telefonino.
Nathaniel rote gli occhi, ma si alz comunque. Andarono
ciascuno nella propria stanza. Quando Arthur la chiam, Raven rispose subito.
Buongiorno cominci Arthur.
Raramente. Come va?
Che Raven non amasse molto la mattina non era una novit.
Sorprendentemente in fretta rispose Arthur. Finiremo oggi, credo.
E?
Niente e'.
Ok, allora perch era cos importante che ci sentissimo?
Arthur prese il respiro. Certe volte era troppo tardi
per tornare indietro.
So perch non ho trasmutato il giorno del mio compleanno.
Vuoi dire che lo sai per davvero, o credi di avere una
spiegazione?
Voglio dire che so cosa ci controlla.
Arthur cont lentamente dentro di s, in attesa che
Raven dicesse qualcosa.
E da quanto tempo lo sai?
Non puoi raccontarlo al Consiglio.
Ok.
Arthur si appoggi all'indietro contro la parete. Ok,
cos subito?
Serve se dico che sto mentendo?
Arthur sapeva che lei non avrebbe mentito. Se aveva
detto ok, era quello che intendeva. Ci vorr del tempo
per spiegare.
Riusc a parlare per un quarto d'ora prima che Raven lo
interrompesse. Chiedi a questo Guardiano di risvegliare
anche me, chiedigli di contattarmi! Non ti credo se
prima non lo incontro. Ovviamente non possiamo raccontare
questo al Consiglio. O - per carit - al resto
del Network. Crederebbero che ti ha dato di volta il cervello.
Gi, l'ho pensato anch'io.
Grandinarono le domande, e c'erano troppe cose a cui
Arthur non sapeva dare una risposta.
Sei ancora dell'idea che non dovremmo raccontarglielo?
domand Arthur.
S. Non prima di averne saputo di pi.
Saputo che cosa, per esempio?
Per esempio che il Bambino non  uno che conosciamo.
Pu essere difficile.
Allora usa quei maledetti ricordi!
Al corpo di Arthur quell'idea non piacque. Pensa se
fosse davvero qualcuno che conosciamo...
Una cosa alla volta. Prima dobbiamo accertare che
esista. Pensi di poterlo individuare attraverso il sistema
di Nathaniel?
Sembra proprio di s. Arthur spieg la faccenda dei
rilevamenti poco stabili.
La mancata reazione da parte di Raven fu essa stessa
una risposta.
Tra l'altro, ci servono diverse cose prosegu, ed
elenc quello che gli veniva in mente su due piedi. Puoi procurarcele?
Certo.
Quanto tempo ci vorr?
Qualche settimana.
Anche se ci ben si adattava ai suoi piani, ad Arthur
sembr che fosse molto tempo.
Mi hai gi procurato un nuovo passaporto.
S, ce l'ha Nathaniel.
Perch lo hai fatto?
Perch pu darsi che ti serva pi avanti, e conviene
costruire una falsa identit nel tempo. Meglio che ci siano
delle tracce credibili, lasciate nel corso del tempo, nel
caso qualcuno dovesse cominciare a studiare da vicino il tuo caso.
Certo, quella era una spiegazione, ma non voleva dire
che non ce ne fossero altre. Il Consiglio doveva aver cominciato
a pensare a cosa volevano che facesse quando
fosse diventato adulto.
Ok. Ci risentiamo domani? chiese Arthur.
Diciamo tra qualche giorno.
Ok. Noi qui andiamo avanti. Ciao. Arthur rimase
seduto sul letto a riflettere.
C'era una domanda che lo tormentava pi delle altre:
cosa doveva fare se trovava Paolo?
Ritornarono alla stanza dei server. Nathaniel esamin le
localizzazioni, che risultarono molto precise in seguito al
suo algoritmo, efficacissimo se applicato ai Bambini che
stavano grosso modo fermi in un luogo. Paolo invece, se
davvero era lui, non stava affatto fermo: Inghilterra,
Ucraina, Sudamerica, USA, Cina. Doveva avere un aereo
privato.
Arthur controll i risultati. Rimaneva un margine di
insicurezza tra i due chilometri e i due chilometri e mezzo
per tutti i rilevamenti, tranne il suo e quello di Paolo.
Corrispondeva a un'area minima di 12,56 chilometri
quadrati, o alla peggio a una di 19,625, pens.
Le cifre si erano materializzate con tanta naturalezza
che Arthur non se ne accorse subito. Poi realizz.
Eh?! esclam ad alta voce.
Nathaniel si gir e lo guard con aria interrogativa.
"Eh" cosa?
Arthur non rispose.
Cosa? ripet Nathaniel impaziente.
Dimmi due cifre grandi. Due qualsiasi, basta che siano
grandi.
Duemilaquarantotto e duecentosettantunmilaottocentoventotto.
Cinquecentocinquantasei milioni settecentomila
settecentoquarantaquattro disse Arthur immediatamente.
Nathaniel apr il calcolatore del laptop e controll.
Ok. E allora?
 quello che mi chiedo anch'io.
Arthur si appoggi allo schienale della sedia e si sistem
per bene. Nathaniel lo guard confuso e un po' preoccupato.
Stai tranquillo, non sono pazzo. Ma devo parlare con
il Guardiano.
Arthur chiuse gli occhi: la savana comparve all'istante.
Il Guardiano era l, calmo come sempre, mentre Arthur
non fece alcun tentativo di nascondere la propria
eccitazione. Credo che l'allenamento abbia avuto effetto.
Riesco a moltiplicare tra loro due grossi numeri senza
il minimo sforzo.
Ok.
Hai detto che era difficile spiegare a cosa poteva portare
il mio sviluppo, ma questa  una cosa semplice da
descrivere, no?
C' qualcuno vicino a te in questo momento?
S, perch?
 bene che qualcuno si possa prendere cura di te se
dovessi crollare.
Cosa?
Il Guardiano scomparve, ma una risata soffocata rimase
nell'aria. Allora, vediamo quanto sei bravo.
Arthur avvert l'invito del Guardiano allo stesso modo
dei ricordi. Esit un attimo, poi lo segu.
Si trov in una stanza, se cos si poteva chiamare uno
spazio che aveva solo un pavimento in gravitazione. Apparvero
una semplice sedia e un tavolino. Sul tavolino
c'era un oggetto che assomigliava a una TV dei vecchi
tempi, grande e grossa.
Il Guardiano era in piedi l a fianco, e con le mani gli
fece cenno di sedersi. Devi risolvere gli esercizi che ti
verranno mostrati sullo schermo. Andranno in fretta,
quindi devi concentrarti. Continueremo finch io dir
stop. Hai capito?
Arthur si sedette. Di che tipo di esercizi si tratta?
Lo vedrai.
Il Guardiano spar, e l'immagine di un grosso tasto
con la parola Start apparve sullo schermo. Arthur tocc
il tasto e il test cominci immediatamente. Erano semplici
esercizi di logica, ma quando il Guardiano aveva detto
che sarebbero passati in fretta, era un eufemismo: due
esercizi erano gi passati prima che Arthur avesse avuto
il tempo di reagire. Tenne la mano davanti allo schermo
e cerc di rispondere il pi veloce possibile.
Le domande non erano difficili, ma il solo riuscire a
leggerle era una sfida. Lo schermo diceva subito se la risposta
era giusta o sbagliata. L'inizio fu catastrofico, ma a
poco a poco Arthur trov il ritmo, e diede pi risposte
giuste che sbagliate.
Ogni tanto perdeva il ritmo. E cos continu, per un bel
pezzo. Non aveva idea di quante domande fossero passate,
ma si sentiva come se gli occhi stessero per ritrarsi dentro
il suo cranio. Il mal di testa gli trafisse le tempie come
una puntura d'ape. Sbatt gli occhi, e due domande passarono
sullo schermo senza che facesse in tempo a vederle.
Pu bastare disse il Guardiano.
Lo schermo si anner, e comparve di nuovo il Guardiano,
che gli fissava la fronte come se ci fosse stato scritto
sopra qualcosa. Immagini di figure e numeri gli fluttuavano
ancora davanti agli occhi.
La tua capacit  aumentata in maniera significativa
disse il Guardiano.
La mia capacit di cosa?
Come credi che sia andata?
Arthur non ne aveva la pi pallida idea. Per un breve
periodo me la sono cavata bene, credo.
Vediamo.
Lo schermo torn in vita, e Arthur pot vedere se stesso
di profilo in un fotogramma. Non riusc a individuare
cosa, ma era proprio come se in quell'Arthur sullo schermo
ci fosse qualcosa di diverso.
Pronti, attenti, via disse il Guardiano.
Il filmato cominci. Era tutta un'unica baraonda: le
immagini si succedevano sullo schermo come se qualcuno
le facesse avanzare a estrema velocit. Il braccio di Arthur
saltava sullo schermo senza sosta. Era impossibile
vedere se rispondeva giusto o sbagliato.
Capisci? domand il Guardiano, e ferm il filmato.
Arthur fiss la propria espressione concentrata, congelata
nel tempo. No.
In questo test non bisogna tanto dare la risposta giusta,
quanto riuscire a reagire in tempo. Guarda di nuovo
il filmato: adesso ho inserito in basso un cronometro e te
lo faccio vedere al rallentatore.
Il filmato ricominci, e stavolta i movimenti erano
normali. Il tempo, invece, non lo era affatto. Solo i decimi
di secondo scorrevano normalmente.
Lo scopo del test  di allenare quello che si chiama il
tempo soggettivo continu il Guardiano.
I movimenti di Arthur nel filmato stavano accelerando
di nuovo oltre il normale, ma i decimi di secondo mantenevano
la stessa velocit.
Dio mio...
Qui stai reagendo con una proporzione di venti a
uno, cio per te cinque centesimi di secondo hanno la
stessa durata di un secondo del tempo normale. Non 
un ritmo che puoi mantenere a lungo, e il corpo  al massimo
dello sforzo. Ne sentirai gli effetti dopo.
Arthur fiss il video e pian piano comprese la spiegazione.
Tempo soggettivo ripet, assaporando la parola.
S. Il tuo cervello pu aumentare drasticamente la
propria velocit per brevi istanti, e farti percepire un rallentamento
del tempo.  pi facile qua dentro, dove solo
la dimensione mentale gioca un ruolo. Puoi provare a
farlo nel mondo reale, ma devi ricordarti che anche se
il tuo cervello pu aumentare enormemente il ritmo,
non significa che il corpo pu fare lo stesso. C' anche
il rischio che ti venga un esaurimento, quindi limitane
l'uso.
Sarebbe a dire? Quanto lo posso usare?
Non lo so. Suppongo che ti accorgerai tu stesso dei
tuoi limiti.
Se appurare un limite significava svegliarsi in ospedale
con il corpo in preda al dolore, Arthur non era sicuro
di volersi avvalere di quella possibilit.
Ma come faccio ad attivarlo?
Lo hai fatto adesso in maniera inconscia, e forse grazie
a un po' di pressione da parte mia, ma  sufficiente
volerlo.
Volerlo? Ah, allora  semplice.
Il Guardiano si limit a sorridere e annu.
Non hai una spiegazione migliore? chiese Arthur
un po' rassegnato.
No.
Ma io non l'ho mai fatto prima d'ora!
Probabilmente l'hai gi fatto molte volte. Il fatto che
puoi moltiplicare grosse cifre ne  un effetto secondario
ed  un buon segno. Lo fai senza pensarci.
Arthur sospir, ma il Guardiano prosegu: Lo scoprirai
ben presto. Mettiti in una situazione in cui i tuoi riflessi
prendono il soppravvento. Sai gi quello che devi
fare,  solo che non sai come iniziare.
Arthur pens di capire cosa voleva dire. Era come il
processo di qualunque apprendimento: in principio dovevi
fare molta pratica, ma a poco a poco la conoscenza
acquisita diventava una parte di te. Era come andare in
bicicletta, o suonare al pianoforte un brano che le dita
conoscevano a memoria. Il problema era che ora aveva
saltato uno stadio del processo e doveva ripercorrerlo all'indietro.
Il suo corpo aveva gi acquisito l'abilit, ma lui
non era in grado di governarlo.
Trovato! Mi faccio lanciare addosso dei coltelli. Questo
dovrebbe risvegliare i miei riflessi.
Il Guardiano annu. Sta' solo attento a tenere una distanza
sufficiente, cos che anche il corpo faccia in tempo
a reagire.
Era uno scherzo.
Era una buona idea.
Arthur ebbe il sospetto che il Guardiano parlasse sul
serio.
Adesso quando mi sveglio crollo a terra?
Il Guardiano chiuse gli occhi per un istante. No, ma
dovresti astenerti dal tentare di usare questa capacit nel
mondo reale per un po'.
Arthur apr gli occhi e guard Nathaniel, che stava lavorando
come al solito. Non sembrava essersi accorto di
nulla.
Tempo soggettivo.
Arthur non pot evitare di sorridere. Tutto il corpo
vibrava, fino alla punta delle dita. Se questo era l'inizio
di quello che poteva fare, aveva voglia di mandare il
tempo in avanzamento veloce fino alla fine. Si alz in
piedi con un salto e il mondo gli vortic intorno. Si risedette
con cautela. Doveva fare un passo alla volta, evidentemente.
Tutto bene? domand Nathaniel.
Benissimo ribatt Arthur con un sorriso spropositato.
Sei strano oggi.
Pi di quanto immagini.
Nathaniel lo guard senza capire.
Finirono a sera inoltrata, e dopo aver ricontrollato tutto
tre volte andarono in cucina e misero in tavola qualcosa
da mangiare.
E ora che si fa? chiese Nathaniel. Era seduto con i
gomiti appoggiati sul tavolo, e teneva in mano una forchetta
con un grosso pezzo di formaggio.
Organizza tutto Noorah. Dobbiamo prima tornare
ciascuno a casa propria, poi tu vieni a prendermi in Norvegia.
Quindi le hai raccontato tutto. Cos'hai pensato di fare?
Credo che far finta di annegare in mare, travolto da
una forte corrente dopo aver accusato giramenti di testa
per molti giorni, o qualcosa del genere. Poi lasciamo il
paese in macchina, e torniamo quaggi.
Torni a casa subito?
No, aspettiamo di essere rimasti qui una settimana.
Prendila come una vacanza.
Nathaniel rimase a giocherellare con la forchetta spostando
le briciole sul piatto, immerso nei suoi pensieri.
"Vacanza" era qualcosa che associava alla sua infanzia, e
che non era appropriato in quel momento. La notte precedente
aveva a malapena chiuso occhio, eppure non era
stanco. Aveva riletto ancora il libro di Arthur, sorvolando
sulle parti costituite da dialoghi, e leggendo minuziosamente
i dettagli sulla costruzione. Ora sapeva com'era
stata costruita la piramide di Cheope, quali segreti si celavano
ancora al suo interno. Lui lo sapeva.
E ora sapeva anche che esistevano esseri intelligenti
che probabilmente consideravano gli umani alla stregua
di formiche. All'inizio si era aspettato che qualcuno venisse
a porre fine a quello scherzo che era durato anche
troppo, che telecamere sarebbero saltate fuori dai posti
pi impensati, che qualcuno lo prendesse per mano e ridesse
di lui. Invece aveva finito per accettare tutto. Non
l'aveva mai percepito con tanta chiarezza: aveva imparato
una specie di semplice ed elegante formula matematica
che spiegava tutto. Una formula che faceva andare i
tasselli ciascuno al proprio posto.
Tutti tranne uno.
Dimmi una cosa cominci a voce bassa, e sent i peli
drizzarglisi su tutto il corpo.
S?
Cosa vi aspettate da me? So che non avete bisogno di
me, l'ho capito. Ci sono altri adulti coinvolti. Io non sono
speciale. Non posso vedere il mondo nel vostro modo.
Ho fatto quello che so fare.
Arthur incroci il suo sguardo, stupito.
Nathaniel si costrinse a reggerlo, e con sua sorpresa
fu Arthur il primo a guardare altrove.
Quest'ultimo parl lentamente, come se
cura le parole: Ti ho detto che  da tanto che non vengo
qui. L'ultima volta che ci sono nato  stata pi di
ottant'anni fa. Ero il figlio pi piccolo in una famiglia di sei
persone. I miei genitori appartenevano alla classe operaia,
lavoravano entrambi per un uomo d'affari benestante
che li trattava bene. Avevo un fratello maggiore di
me di tre anni, Pierre, e una sorella che ne aveva quattro
di pi, Maria. Assieme a noi abitava anche la sorellastra
di mia madre, Catherine.
Arthur volt la testa e incontr di nuovo gli occhi di
Nathaniel, ma il suo sguardo prosegu oltre.
Io non credo che esistano persone buone o cattive: le
persone nascono con un carattere che governa la loro
morale.  vero, talvolta ne ho dubitato. Ho incontrato
persone prive di coscienza, senza capacit di provare
compassione, persone che traevano piacere dal dolore
altrui. Forse simili casi sono causati da difetti biologici,
forse no. Ma ho anche incontrato persone che erano
dei santi, persone con la capacit di amare tutti in maniera
assoluta e incondizionata.  accaduto due volte. Solo
due volte in diverse migliaia d'anni. Non esiste modo
per descrivere come persone del genere influenzano
ci che le circonda, ma tutti se ne accorgono. E una sensazione
di pelle. Arthur batt le palpebre, e i suoi occhi
ritornarono a questo mondo. Qualcuno dir che amare
tutti senza riserve sia ingenuo. Forse lo . Ma Catherine
conosceva la debolezza delle persone, e ciononostante le
capiva e le amava appieno. Non avevamo altra scelta che
amarla a nostra volta.
Arthur rimase seduto in silenzio a fissare il tavolo.
Nathaniel non sapeva perch, ma era chiaro che l'altro
desiderava parlarne, quindi non voleva insistere per ottenere
una risposta alla sua domanda.
E poi cos' successo?
Arthur chiuse gli occhi. Mancava un mese al mio
quattordicesimo compleanno. Avevo predisposto tutto.
Il lavoro alla Biblioteca era assicurato per molti anni.
La mia famiglia sarebbe stata aiutata economicamente.
Le cose erano andate secondo i piani, ma tutto quello
che riuscivo a pensare, tutto quello che riuscivo a sentire,
era che avrei dovuto abbandonarla, non vederla pi. Catherine
aveva nove anni pi di me e una schiera di pretendenti,
nessuno alla sua altezza, secondo me. Un sorrisetto
gli pass sulle labbra. Eravamo al parco. Catherine
faceva la tata dei nipoti dell'uomo per cui lavoravano
i miei, e c'ero anch'io con loro. Chiacchieravamo come
al solito, tessendo piani che avrebbero dovuto cambiare
il mondo. Non so come, ma la bambina pi piccola,
Gabrielle, all'improvviso spar. Ricordo tutto quello che
accadde come se fosse ieri: posso dirti il colore dei suoi
vestiti, descrivere la coppia seduta sulla panchina a fianco,
il colore dei cavalli che irruppero nel viale e il rumore
delle ruote della carrozza che rotolavano sulle pietre del
selciato.
Arthur prese un sorso d'acqua.
Io esitai. Non so quanto a lungo. Non potevo salvare
Gabrielle senza lanciarmi di fronte alla carrozza, e avevo
un piano per ogni singolo giorno che mi rimaneva assieme
a Catherine. Lei invece non esit. In un attimo fu sopra
Gabrielle e la strinse tra le braccia. Rimase inginocchiata
tra i cavalli, che passarono oltre senza toccarla. Fu
una scena irreale, tanto irreale come vedere la carrozza
colpirla alla testa.
Nathaniel vide il volto di Arthur, e di colpo comprese,
l'espressione della scultura nel giardino fuori dalla
biblioteca.
Non mor, ma fu ridotta a qualcosa che non era pi
una persona, non era nemmeno l'ombra di se stessa. Io
la curai per i giorni che mi rimanevano. Allora non avevo
alcun desiderio di continuare a vivere, e dopo rischiai di
impazzire ancora una volta. Lo sguardo di Arthur era
fuori posto in un corpo cos giovane. Per un po' rimase
in silenzio, poi riprese: Mi hai fatto una domanda. Io
non mi aspetto niente da te. Tu non sei qui di tua spontanea
volont, e fosse per me potresti ripartire, se lo
volessi. Non ti sto mentendo. Forse ce la saremmo cavata
senza il tuo aiuto, ma non vuol dire che io non abbia bisogno
di te. Non so cosa sta accadendo, o se siamo in
grado di fermarlo, ma pi di tutto ho paura di essere
preso dall'esitazione ancora una volta. Posso diventare
adulto: tu non hai idea di cosa significhi, di cosa avrei dato
per avere questa possibilit, e di quanto abbia paura di
perderla.
Nathaniel si alz in piedi. Non era questo che si era
aspettato, per quanto non ricordasse quali fossero state
le sue aspettative. Era ovvio che Arthur riteneva di aver
fatto qualcosa di imperdonabile, perlomeno dal proprio
punto di vista.
Nathaniel non os dirlo a voce alta, ma non aveva forse
tutta quella vicenda il sapore di una bagatella? No, se a
trovarsi in una situazione simile fosse stata la sua stessa
famiglia, neppure lui se lo sarebbe mai perdonato.
Arthur lo guardava, aspettando una risposta.
Credo che forse mi sentirei meglio se il rischio non
fosse cos grande disse infine Nathaniel in mancanza
di qualcosa di meglio.
Il sorriso di Arthur lo sollev. Potrebbe essere peggio.
Assolutamente. Poteva esserci in gioco il futuro dell'universo.
Invece  solo quello della Terra.
A ogni modo, se dovessimo fallire nessuno potr lamentarsi.
Neppure l'umorismo nero forn una risposta a Nathaniel.
...
.
...
27.
...
.
...
 in piedi sopra nostra madre, il corpo gronda sangue. Sorride, non ci vede. Respira. Sento il mondo restringersi, il
cuore battere troppo forte. Lui si merita ognuno dei pensieri che mi stanno attraversando la testa. Mia sorella mi prende una mano, la stringe e mi trascina via. Io non la sento. Non capisco che pensieri possa avere, per essere cos com'. Gi, perch lei capisce tutto, lo capisce, tanto quanto me, anzi, meglio.
Mi asciuga delle lacrime che non sapevo di avere. Mi guarda. Mi guarda attraverso, non ha bisogno di dire una parola.
Le prendo la mano e la stringo. Se esistono persone che possono salvare tutti gli altri, sono fatte come lei.
...
.
...
Capitolo 27.
...
.
...
Di colpo, i giorni presero a passare veloci. Ogni mattina
c'era un nuovo messaggio di Noorah ad attenderlo. Gli
aveva gi procurato parecchie delle cose che le aveva chiesto:
indirizzi email sicuri, cellulari non rintracciabili, modulatori
vocali e computer superportatili. Arthur aveva
perfino fatto un disegno di Mercer nel caso dovessero ingaggiare
aiuto per cercarla. Ma tutto ci era qualcosa che
accadeva sullo sfondo: l'attivit a cui Arthur e Nathaniel
dedicavano pi tempo era un sano turismo vecchio stile.
Nathaniel aveva creduto che non si sarebbe sentito
tranquillo a sprecare tempo a quel modo. Era come se
una parte di lui sapesse che la normalit, se poteva chiamarla
cos, era scomparsa per sempre, e quei giorni bisognava tenerli da conto.
Nel corso della settimana dovevano aver visto tutte le
attrazioni conosciute e sconosciute di cui era a conoscenza
Arthur. A volte Nathaniel doveva corrergli dietro,
quando guizzavano tra case, parchi, musei e caff. Perfino
un muro ridipinto di un orribile color giallo riportava
alla vita storie che facevano arrossire Nathaniel suo malgrado.
Era un'altra epoca, e per molti versi un altro luogo,
ma tutti i racconti trattavano di persone con gioie e
dolori che Nathaniel poteva capire e in cui poteva riconoscersi.
Scesero lungo gli Champs-Elyses e si fermarono a
guardare la Senna presso l'obelisco di Place de la Concorde.
Il loro aereo sarebbe partito l'indomani. Arthur
aveva telefonato a casa per dire che sarebbe rientrato prima
dalla conferenza. Nathaniel non aveva capito molto
della conversazione, ma era stata una strana esperienza
guardare qualcuno mentire in quel modo: labbra sorridenti,
ma voce esitante. Corpo energico, ma vocali strascicate.
Arthur era cambiato negli ultimi giorni: era pi
contento, ma il suo umore si alterava in fretta, e non sempre
per una ragione apparente.
Nathaniel prese un sorso di coca-cola e fiss l'obelisco
e i geroglifici che lo ricoprivano. Arthur gli aveva raccontato
tutto quello che c'era da sapere sul suo conto, e gli
aveva tradotto gran parte del testo. Gli ultimi giorni
era stato come andare in giro assieme a un'enciclopedia.
Aveva intuito cosa voleva dire essere una citt ricca di storia,
e il contrasto rispetto a qualunque altra citt americana
era quasi triste. E ora lui stava accanto a un monumento
che puntava verso il cielo e poteva guardarli dall'alto
in basso in una prospettiva temporale incomprensibile a chiunque.
O quasi a chiunque.
Si rivolse ad Arthur, con la mano davanti agli occhi per
proteggerli dagli ultimi raggi di sole. Siamo progrediti?
Arthur distolse gli occhi dal suo cellulare. A cosa ti riferisci?
Siamo diventati migliori come esseri umani? C' stato
un progresso, la scienza ci ha portato a uno sviluppo?
Ultimamente me lo sono chiesto anch'io.
Ma tu lo sai, no? Tu ti ricordi come eravamo migliaia
di anni fa. Saprai bene se siamo cambiati?
Arthur si strinse nelle spalle. Se solo fosse cos semplice.
Credi che le azioni di una persona si possano giudicare
disgiunte dal tempo e dalla cultura in cui vive?
Nathaniel ci pens su. Se intendi dire che c' un relativismo
etico, e che sono le circostanze esterne a decidere
cosa  giusto o sbagliato, allora non lo credo. Ci sono
cose sbagliate, indipendentemente da tempo e luogo.
Omicidio, tortura, stupro. Cose di questo genere non si
possono giustificare.
Vuoi dire che anche uccidere per autodifesa  sbagliato?
Se  davvero autodifesa, si pu giustificare.
E che diciamo della tortura?
La tortura non  mai giusta.
Mai? ribatt Arthur rapido. Non trovi che mai' sia
una parola troppo forte? Come puoi dire che un omicidio
per autodifesa pu essere giustificato, e al tempo
stesso che la tortura non pu mai esserlo?
Nathaniel si sent attaccato. Il tono di Arthur era stranamente aggressivo.
Non c' alcun rapporto tra le due cose obiett. Per
torturare si dev'essere in una posizione di potere, mentre
nell'autodifesa si viene assaliti.
Quando uccidi qualcuno per autodifesa, privi una
persona della vita per salvare la tua, giusto?
S... convenne Nathaniel un po' esitante.
Quindi ritieni che uccidere qualcuno sia giusto o sbagliato
sulla base del perch lo si fa?
S. Quale sarebbe l'alternativa? I Dieci Comandamenti.
La convenzione di Ginevra? Nathaniel si pent
immediatamente del proprio sarcasmo.
E l'intero scopo dell'autodifesa non  forse proprio
impedire che qualcosa accada?
Fu pi il tono di voce che le parole a far esitare Nathaniel
un'altra volta. S, ma anche la situazione conta, non
ci sono alternative.
Immagina che ci siano alternative. Tortureresti una
persona piuttosto che ucciderla? Oppure che cosa sceglieresti,
la tortura o la morte?
Nathaniel allarg le braccia. Ma non vale!
Rispondi alla domanda. O non la capisci?
A meno di non rimanere mentalmente distrutto per
il resto della vita, sceglierei la tortura, certo esclam
Nathaniel a voce cos alta che una coppia anziana di turisti
che passava di l lo guard incuriosita.
Arthur li ignor e prosegu. Allora diciamo che un
gruppo terroristico ha piazzato in segreto una bomba
con del materiale radioattivo nella tua citt natale per distruggerla,
a meno che tu non trovi la bomba e la disinneschi.
In qualche modo hai catturato uno dei terroristi.
Questo sa dov' la bomba, ma si rifiuta di parlare.  irrilevante
perch. Per quel che ne sai tu pu credere in un
dio, nella natura o nei marziani. Il tempo stringe, non
riusciresti nemmeno a far evacuare la zona. Migliaia di
persone moriranno, molti in conseguenza dell'avvelenamento
radioattivo. Non sai se l'uomo parler se viene
torturato, ma sai che la maggior parte finisce per parlare.
Diciamo che c' il novantacinque percento di probabilit
che parli. Diresti che  sbagliato torturare quest'uomo
per salvarne diverse migliaia?
Nathaniel stava per rispondere, ma si ferm. Cap dove
sarebbe arrivato Arthur.
Ho capito cosa vuoi dire, ma secondo me  sbagliato
lo stesso. Quello che non riesco ad afferrare  cosa c'entra
tutto questo con la mia domanda, ossia se siamo migliorati
come esseri umani.
Il punto , molto semplicemente, che la maggior parte
delle azioni si pu giustificare da una certa prospettiva,
date certe premesse. Tu non puoi difendere l'omicidio o
la tortura in se stessi, ma di fatto nel mondo a volte devi
scegliere il male minore.  facile essere categorici contro
qualcosa finch non si  costretti a prendere posizione rispetto
al problema specifico. Alla domanda se siamo progrediti
o meno si pu rispondere in pi di un modo. Siamo
quello che siamo sempre stati. Gli uomini sono stati
egualmente intelligenti per tutto il tempo in cui ho vissuto.
Ma l'intelligenza  prima di tutto la capacit di capire
l'informazione che si ha a disposizione. La gente in generale
era pi stupida prima semplicemente perch non
aveva istruzione o possibilit di acquisire conoscenza in
altri modi, e in pi la loro conoscenza era spesso erronea.
Per noi che viviamo oggi la situazione  migliore e pi
facile in quanto, perlomeno in alcune parti del mondo,
possiamo evitare di dover scegliere tra due mali. D'altro canto
ci sono sempre persone senza scrupoli che fanno di tutto
per ottenere ci che vogliono. Si pu dire che noi siamo
pi sviluppati o civilizzati perch spesso esiste un sistema
che limita l'impunit di queste persone. Ma ci sono
parecchi luoghi sulla Terra oggi che non si distinguono
granch dalle situazioni peggiori in cui ho vissuto. Anzi,
certi posti forse sono peggiori che mai.
C'era in Arthur una rabbia che Nathaniel non aveva
mai visto prima.
Gli venne in mente che, fino a quel momento, ogni
volta che avevano parlato di storia l'argomento della
conversazione erano stati gli uomini fantastici. Ma la storia
non poteva essere solo quello. Oltre a tutto il buono,
doveva esserci stato anche molto marciume. Cose che
Nathaniel non era sicuro di voler sapere.
Ma vale la pena di salvarci? domand un po' scherzando e un po' serio.
Se altri l fuori ritengono di s, chi siamo noi per opporci?
Nathaniel si avvi di nuovo verso gli Champs-Elyses,
a passo lento. Poteva darsi che qualcuno l fuori trovasse
gli uomini interessanti abbastanza da essere salvati, ma
allora anche l'eventualit opposta era possibile.
Passarono dalla Biblioteca un'ultima volta, se non altro
per controllare che tutto continuasse a funzionare come
doveva, e ci rimasero per quasi un'ora. Era buio quando
uscirono in giardino. Nathaniel non sapeva cosa pensare
del viaggio di ritorno a casa: se lo lasciavano riflettere
troppo a lungo, gli veniva spesso la sensazione che c'era
qualcos'altro che avrebbe dovuto fare. Provava un'inquietudine
che gli rendeva difficile rilassarsi. Si immaginava
che Arthur provasse lo stesso, ma non gliel'aveva chiesto.
Arthur scelse un percorso insolito per tornare all'hotel.
Lo guid attraverso vecchie vie dove non erano mai stati
prima. Nathaniel sapeva all'incirca dove si trovavano, e
non sembrava che Arthur stesse camminando senza meta,
anche se era immerso nei propri pensieri. Da tempo
ormai avevano lasciato i quartieri pi eleganti, e su ogni
lato c'erano alti palazzi tutti uguali.
Nathaniel li vide molto prima di Arthur. Ce n'erano
quattro, tutti pi vecchi di Arthur e pi giovani di lui.
Due di loro erano seduti su una panchina mentre gli altri
stavano in piedi l accanto, e ridevano ad alta voce per
qualcosa. Uno di loro fece un cenno con la testa verso Arthur
e Nathaniel, e gli altri si girarono. A Nathaniel non
piacque la loro espressione.
Uno dei ragazzi si alz dalla panchina e venne loro incontro.
Nathaniel stim che avesse sui sedici anni. Non
aveva nulla di speciale, fece loro perfino un sorriso, ma
questo non tranquillizz Nathaniel, anzi.
Non dire niente lo ammon Arthur.
Il ragazzo li guard, disse ciao e qualcos'altro che Nathaniel
suppose fosse una domanda. Arthur rispose qualcosa.
Il ragazzo fece una risata, li indic, e volt la testa
verso gli altri tre. Questi lo avevano quasi raggiunto, e
uno disse qualcosa che fece ridere tutti a eccezione di
uno. Era quel ragazzo che preoccupava sul serio Nathaniel:
il suo sguardo esprimeva il desiderio di allontanarsi
da quella situazione.
Arthur si ficc le mani in tasca e domand qualcosa in
francese. Il leader del gruppo si strinse nelle spalle e disse
di no. Segu uno scambio di battute. Si guardarono intorno,
e Nathaniel fece lo stesso: non c'era nessun altro nelle vicinanze.
Il ragazzo fece un passo avanti.
Nathaniel avvert il proprio corpo indietreggiare,
mentre Arthur rimase fermo, ancora con le mani in tasca.
Per un attimo il ragazzo sembr valutare qualcosa,
ma il commento di uno dei suoi amici ridanciani gli fece
stirare le labbra in una specie di sorriso. La mano affond
nella tasca e ne riemerse con un coltello.
Arthur continu a restare immobile, ma estrasse lentamente
le mani dalle tasche.
Il ragazzo gesticol con la mano libera. Arthur tir
fuori il portafoglio, lo apr e glielo gett.
L'oggetto fu agguantato ed esaminato in un lampo.
Poi il ragazzo guard Nathaniel, e fece un cenno con la testa.
Tranquillo, dagli pure il portafoglio disse Arthur.
La mano di Nathaniel si fece strada all'interno della
giacca. Il portafoglio sembr stranamente pesante. Il ragazzo
gli disse qualcosa: i suoi amici stavano ancora dietro
di lui senza dire niente, ma sembravano altrettanto
tesi. Nathaniel lo apr e tir fuori le foto. Il ragazzo fraintese.
Nathaniel non ebbe bisogno della traduzione per
capire il significato delle parole che vennero pronunciate.
Con troppa foga lanci il portafoglio, che colp il ragazzo
sul petto e cadde a terra.
Ce que c'tait? chiese il ragazzo, indicando le fotografie.
Family photos rispose Nathaniel.
Non, non, non replic il ragazzo scuotendo la testa.
Arthur disse qualcosa, e il ragazzo per un attimo fu
sorpreso. Poi fece di nuovo un sorriso e si mise a ridere.
We are leaving now disse Arthur.
Nathaniel cap che quella frase era stata un errore. Arthur
fece alcuni passi indietro. Il ragazzo si lanci un'occhiata
alle spalle, poi si mise a correre verso Arthur. Ed
era veloce: Nathaniel fece appena in tempo a sbattere
le palpebre che era gi accanto ad Arthur. Lo afferr
per il bavero e puntandogli il coltello contro il viso gli grid qualcosa.
Arthur rimase del tutto calmo.
Nathaniel sent di avere il corpo inchiodato a terra.
Cerc di dire qualcosa, ma non un suono gli usc dalle labbra.
Poi Arthur si mosse.
Nathaniel non riusc a vedere cosa facesse, ma di colpo
l'amico era arrivato a due passi di distanza dal ragazzo.
La sua voce era tranquilla, come se nulla fosse successo.
Il ragazzo gli si gett contro a capofitto brandendo il
coltello. All'ultimo momento Arthur fece un piccolo passo
di lato, il ragazzo vol oltre, inciamp nel piede di Arthur
e fin a terra. Nella caduta il coltello emise un rumore
metallico. Il ragazzo fece appena in tempo a imprecare
che Arthur gli sferr un calcio al mento con un suono
soffocato. La testa gli sbatt di lato come quella di un burattino,
prima di cozzare sull'asfalto con un altro tonfo
sordo. Il ragazzo rimase a terra, gli occhi arrovesciati sotto le palpebre.
Gli altri ragazzi fissarono Arthur.
Non accadde nulla.
Nathaniel sent la propria voce, ma non aveva alcuna
idea di cosa stesse dicendo.
Poi accadde tutto talmente in fretta che lui a malapena
avrebbe saputo dire se erano stati i ragazzi ad affondare
le mani nelle tasche, o se Arthur si era messo a correre.
Non via da loro, ma verso di loro.
Il rumore del ginocchio del ragazzo che veniva dislocato
dalla rotula fu nauseante. Le grida che seguirono
erano irreali, cos esagerate che non potevano essere autentiche.
Gli altri due rimasero paralizzati a guardare,
poi uno scapp. Il ragazzo rimasto brandiva un coltello,
il manico che gli tremava in mano. Arthur gli si mise calmo
di fronte e si strinse nelle spalle, con le mani aperte
davanti a s. Il ragazzo lo fissava come se fosse un incubo
materializzato. Arthur fece un passo verso di lui, che quasi incespic arretrando.
Cours fece Arthur, calmo.
Il ragazzo se la diede a gambe.
Gli faceva male la mano. Nathaniel la guard: le sue
nocche bianche erano strette attorno al manico di un coltello.
Non si ricordava di aver raccolto quello del ragazzo.
Il tipo con il ginocchio rovinato stava ancora urlando,
ma Arthur non sembr curarsene. Il ragazzo a cui aveva
sferrato un calcio in testa giaceva ancora a terra privo di
coscienza. Arthur gli appoggi per un attimo le dita sul
collo, poi prese i portafoglio. Raccolse il coltello da terra,
lo richiuse e se lo mise in tasca.
Okay, andiamo disse.
Anche dopo, per un pezzo Nathaniel continu a udire le urla.
...
.
...
28.
...
.
...
A svegliarmi non  il suono, ma l'odore.
Il profumo dolce delle bacche che lui mangia sempre  mescolato a un odore che non conosco. Lei dorme accanto a me, con la
mano contro la mia schiena. Lui  l in piedi e ci guarda. Anzi, no, guarda lei. Io ho un occhio appena socchiuso, ma se anche li aprissi tutti e due non credo che lui se ne accorgerebbe.
Si infila una mano nei pantaloni e io sento ogni movimento. L'unica cosa che penso  che non riuscir mai a toccarla. Mai.
D'un tratto lei si alza.
Si guarda intorno, confusa. Sento il respiro di lui cessare. Lei si stende di nuovo, ma  troppo tardi. Lo vedo avvicinarsi, vedo il viso di un mostro pi reale, pi spaventoso di quanto qualunque racconto possa descrivere. So che dovrei aspettare, ma non ci riesco.
Mi scaglio contro di lui. Urlo mentre cerco di cavargli gli occhi, voglio annientarlo una volta per tutte. Vedo il suo pugno un attimo prima che mi colpisca ed  come se il mondo si fermasse. Ho il tempo di morire mille volte, prima che tutto diventi nero.
...
.
...
Capitolo 28.
...
.
...
Il padre lo attendeva nella sala arrivi, con le mani nelle
tasche della giacca come suo solito. Aveva un'espressione
distante, apparentemente meravigliata, ma Arthur sapeva
che registrava tutti i dettagli che gli interessavano. A
intermittenza teneva d'occhio l'uscita, e quando vide Arthur
pieg le labbra in un sorriso a bocca chiusa, e il corpo
perse molta della sua tensione. Arthur lo raggiunse
assieme alla hostess a cui era stato affidato. Il padre gli
mise una mano sulla testa e gli scompigli i capelli. Avevano smesso di darsi abbracci qualche anno prima, o meglio, era il padre ad aver smesso.
Allora, tutto bene? chiese.
S.
Il viaggio non  stato come ti aspettavi?
Non lo so. Forse.
Qualche motivo particolare per cui sei voluto tornare
a casa prima? chiese il padre esitante, come se la domanda
potesse rivelare qualcosa che lui in realt non desiderava
sapere.
Be', la conferenza non era mica solo per me.
Il padre emise un suono che ricordava una risata, e fece
un sorrisetto prudente. Arthur sapeva che quello era il figlio
che conosceva, e non l'Arthur che aveva scritto un bizzarro
saggio ed era andato a Parigi perch era speciale.
Anche lui sorrise, ma temeva che sarebbe stato pi difficile
recitare il ruolo del figlio normale prima di sparire'.
Se sei contento tu... replic il padre con un cenno
del capo.
Era una bugia che Arthur avrebbe potuto smascherare
anche con l'esperienza di una vita sola.
La madre fu meno sottile nelle sue domande quando
arrivarono a casa, e non altrettanto facile da convincere.
Era quasi come se intuisse qualcosa e potesse guardargli
dentro, ma Arthur dedusse che poteva trattarsi di un rimasuglio
dell'ansia risvegliata in lei dopo il primo episodio
di malattia. Ben presto li avrebbero informati che lui
era morto, e questo l'avrebbe segnata per sempre. Sarebbe
stato esattamente come al solito, come centinaia di altre
vite che aveva vissuto in precedenza. E allora perch
la coscienza gli rimordeva a quel modo?
Mantenne il contatto con Raven e Nathaniel via mail.
Il piano era di sparire prima del viaggio in Scozia. Sottrarsi
alla vacanza era impossibile, e se Arthur fosse
scomparso durante il viaggio questo avrebbe complicato le cose.
Scambi lunghe mail con Nathaniel, le cui domande
portavano a discussioni su tutto, dall'attuale qualit del
cibo all'influenza della tecnologia sulla societ. La cosa
migliore di quelle mail, stranamente, era che discutevano
dei ricordi che Arthur aveva rivissuto. Scrivere aiutava
Arthur a gestire le sensazioni che questi gli avevano provocato.
Le analisi di Nathaniel erano sempre utili perch
rendevano pi facile pensare ai ricordi come qualcosa
che non era accaduto a lui in prima persona. Nathaniel
gli sugger di considerare l'intera faccenda come un gioco,
e Arthur cap cosa voleva dire. Il Guardiano otteneva
continuamente accesso a nuovi ricordi, ma per la maggior
parte erano troppo vecchi perch Arthur desiderasse
vederli. A dire il vero anche quelli recenti di rado fornivano
informazioni utili, ma nell'insieme formavano un
quadro preoccupante. In ogni caso, riviverli costava tempo ed energia.
Non era difficile leggere tra le righe di ci che scriveva
Nathaniel. La cosa strana non era tanto il suo eludere
con cura l'incidente, quanto l'evitare anche qualsiasi tema
che potesse lontanamente portare a una discussione
intorno a quello che era accaduto a Parigi. Arthur non sapeva
se lui stesso avrebbe avuto voglia di parlarne. Non
gli rimordeva affatto la coscienza per ci che aveva fatto:
quello che piuttosto lo spaventava era la rabbia che era
spuntata dal nulla. I pensieri se li ricordava a malapena,
ma la sensazione gli si era impressa a fuoco nella memoria.
Se non si fosse sforzato di contenersi, avrebbe potuto
uccidere quei ragazzi. Non aveva dubbi che fosse un effetto
dei ricordi di Paolo. Non sapeva cosa gli piacesse di
meno: la mancanza di controllo, o ci che quella mancanza
aveva provocato in lui. Era preoccupato.
Il giorno designato arriv.
Nathaniel era atterrato a Goteborg, in Svezia, e stava
dirigendosi verso il confine con una macchina presa a
noleggio. Arthur era seduto in giardino con la madre
ed Emilie quando il telefono di casa squill due volte.
La madre rispose ma suonava libero, e non richiamarono.
Arthur avvert lo strano impulso di dire qualcosa.
Avrebbe voluto abbracciare entrambe, ma gli sembrava
fuori posto. Gli ci volle un'eternit per mettersi la tuta
e le scarpe da ginnastica. Disse che non sarebbe stato
via per molto. La madre gli ricord la cena..
Arthur si mise a correre sul viottolo del giardino. Ben
presto il sudore inizi a colargli lungo il corpo.
Vide la macchina a noleggio da molto distante: stava
parcheggiata sul ciglio della strada, vuota. Sul sedile posteriore
c'era lo stesso zaino che Nathaniel aveva usato a
Parigi. Una macchina venne verso di lui. Arthur si spost
di lato, si mise a fare stretching e fiss la vettura: l'autista
era un uomo sui trent'anni che non lo degn di uno
sguardo, assorto in una conversazione al cellulare. Arthur
scese verso il mare.
Nathaniel era a piedi nudi con i calzoni arrotolati sotto
le ginocchia, e lasciava che le onde gli bagnassero i
piedi. Le mani in tasca, guardava il mare. Arthur immagin
che alcuni dei loro pensieri fossero gli stessi.
Ciao.
Nathaniel si volt di scatto, troppo rapido per nascondere
che si era spaventato. Arthur si tolse i vestiti e li gett
a terra in un mucchio.
 bello qua disse Nathaniel sedendosi su una pietra.
Molto tranquillo.
Vuoi venire a fare il bagno?
Nathaniel scosse la testa.  freddo. Non so, non mi
sembra giusto.
Non devi vederla cos. La mia famiglia ha avuto pi
tempo con me del previsto.
S,  vero. Ma loro non lo sanno.
Arthur si strinse nelle spalle. Non sapeva se era d'accordo
con Nathaniel. Ma in ogni caso non importava.
Corse pi veloce che poteva e si gett contro una piccola
onda. L'acqua fredda lo priv in un attimo del calore
del corpo. Lo attravers un brivido, ma poi si sent bene.
Piant i piedi sul fondo melmoso e sput fuori l'acqua salata.
Aveva atteso a lungo quel momento, ma non gli sembrava
come si era aspettato. Fece qualche bracciata, ma
non si allontan di molto. La corrente era davvero forte
in quel punto. Fece il morto a galla, lasciandosi sballottare
dalle onde. Non gli fece venire voglia di continuare.
Si rese conto che doveva farlo in fretta, come togliere
un cerotto. Altrimenti cos era solo una lenta tortura.
Il sedile posteriore era grande e spazioso abbastanza
per poterci stare disteso. Arthur improvvis un cuscino
con i vestiti che Nathaniel aveva portato, e nascose il corpo
sotto una coperta leggera. Nathaniel guidava bene e
canticchiava insieme alla radio, quando riconosceva le
canzoni. Il cielo era pi o meno l'unica cosa che si intravedeva
dal lunotto, ma a volte nella visuale si infilava un
edificio che conosceva o un pezzo di paesaggio. Alla fine
Arthur chiuse gli occhi, ma neppure quello serv. Riconosceva
ogni curva, sapeva esattamente dove sarebbe arrivata
la successiva. Visualizzava luoghi, persone e situazioni,
che cercavano di costringerlo a dire addio. I suoi pensieri
si perdevano in tutte le direzioni, e a poco a poco
entr in uno stato che non avrebbe saputo dire se fosse
sonno o veglia.
Doveva essersi addormentato, perch erano trascorse delle
ore. Nathaniel si ferm in una piazzola di sosta, e Arthur
si sedette al suo fianco sul sedile davanti, ben nascosto
dietro gli occhiali da sole e il cappellino a visiera che
Nathaniel gli aveva comprato. Avevano gi passato la
frontiera. Lo zaino con l'attrezzatura procurata da Raven
era sul pavimento della macchina davanti a lui.
Apr il passaporto e guard la propria foto. Il suo sorriso
era storto e genuino. Trov un computer portatile,
un telefono cellulare che accese e appoggi sul cruscotto,
un telefono satellitare, una manciata di carte di credito e
una chiavetta USB.
Colleg il computer al cellulare, controll di aver ottenuto
la connessione a internet e mand un messaggio a
Raven. Nel suo inbox c'era una mail: era una raccolta di
rapporti scritti da Raven per il Consiglio, ma alcuni erano
di scarso interesse. Raven aveva iniziato ricerche elettroniche
per trovare elementi rilevanti nelle zone in cui
aveva soggiornato Paolo. Arthur dubitava che Paolo si
fosse lasciato dietro delle tracce. Perlomeno non sembrava
da lui.
Ho fame annunci Nathaniel, e spense la radio.
Era la prima cosa che diceva da quando si erano messi
in viaggio. Il suono di una voce dentro l'abitacolo sembr
strano. Arthur scosse la testa.
Ok, ma almeno io devo mangiare tra poco. Ci vorrebbe
anche una pausa per sgranchirsi le gambe.
Arthur annu e ripose il computer nello zaino.
Nathaniel tamburell con le dita sul volante.
Ho visto la mia famiglia mentre ero a casa.  stato
strano. Non mi sono mai sentito tanto vicino a loro come
in quel momento, ma non mi sono mai sentito neppure
tanto lontano. Una parte di me quasi mi gridava di raccontare
la verit, mentre un'altra parte non poteva fare a
meno di vederli come dei bambini.
Arthur sorrise. Lui e Raven erano giunti a conclusioni
simili nei riguardi del Network.
 come se non vivessimo nello stesso mondo continu
Nathaniel.
Arthur si schiar la voce, arrugginita dopo ore di silenzio.
Adesso non diventare troppo filosofico. Di solito
non aiuta.
Ma capisci cosa voglio dire? Voi dovete sentirvi cos
tutto il tempo, no?
Di quando in quando. Ma in un certo senso no, per
niente.
Cosa intendi?
Non credo che noi siamo legati alle nostre famiglie
allo stesso modo in cui tu sei legato alla tua. Non  possibile
per noi. Ma capisco cosa provi. La volont di difenderli
con ogni mezzo.
Nathaniel non rispose nulla, ma Arthur sapeva quale
domanda non osava porre. La domanda che anche lui
stesso si faceva, la domanda che ancora non aveva una risposta:
c'era davvero un senso a tutto ci?
Il silenzio si prolung, e alla fine assunse la consistenza
di una struttura sul punto di crollare. Arthur si schiar
la voce per cominciare a dire qualcosa, ma fu interrotto
dal suo stomaco. Sembr un terremoto dentro il suo corpo,
concluso da piccoli stridii come un palloncino che si
lascia scappar fuori l'aria.
Si guardarono per un attimo, serissimi.
Poi un sorriso si insinu sulla bocca di Nathaniel, un sorriso
che lui non riusc a trattenere, e Arthur avvert lo stesso.
Si guardarono di nuovo e scoppiarono a ridere. La risata
echeggi potente all'interno della macchina. Nathaniel
aveva le lacrime agli occhi, e Arthur rise tanto che cominciarono
a dolergli i muscoli dello stomaco.
Perch stiamo ridendo? ansim Arthur tra i singhiozzi.
Non  divertente.
Non  divertente?! Dovevi vedere la tua faccia!
Nathaniel scoppi nuovamente a ridere. Arthur non
fece nemmeno in tempo a scoccargli un'occhiata offesa,
che il riso lo riacciuff. Alla fine riuscirono a fermarsi,
rossi in viso e col fiato corto.
Arthur sent che qualcosa si era allentato. Credo di
rimanere un po' di stucco certe volte. Non me ne accorgo
nemmeno.
Tendi alla depressione?
C'era una sfumatura nel tono della domanda di Nathaniel
che Arthur non riusc a identificare.
Non lo so. Il Guardiano mi aveva avvertito che i ricordi
che rivivo possono avere un certo effetto su di me, ma
non pensavo che si manifestasse in questo modo.
Dalle tue descrizioni sembrano incubi. Io non so, ma
finch tu non diventi pazzo completo, io sono contento.
Ah, se  per questo io sono gi pazzo, ma mi sta bene.
S, perch no? ribatt Nathaniel, in un modo che fece
dubitare Arthur della verit di quelle parole.
Si fermarono a un distributore di benzina. Divorarono
ciascuno il proprio hamburger e comprarono snack e bibite.
Nathaniel si prese un enorme sacchetto di dolciumi
vari e diverse bottigliette di coca-cola. Arthur si accontent
di latte al cioccolato e focaccine all'uvetta.
Nathaniel colloc strategicamente il sacchetto sul cruscotto
e cominci a servirsi con voracit.
Nessun diabetico in famiglia? chiese Arthur.
A tutta prima Nathaniel sembr sorpreso. Ti ci metti
anche tu adesso? Come se la lagna di Noorah la settimana
scorsa non fosse stata abbastanza.
Arthur rise.
Nathaniel alz gli occhi al cielo e bevve ostentatamente
un sorso dalla bottiglia, prima di fare un rutto. Come
mai siete cos buoni amici? Non vi assomigliate per niente
continu, un po' troppo bruscamente. Cio, non volevo
dire cos,  solo che...
Tranquillo lo interruppe Arthur. Non sei il primo
che me lo chiede, e di sicuro neanche l'ultimo.
Ricordava bene la prima volta che aveva incontrato
Raven. Non era stato esattamente l'inizio di un'amicizia.
C'erano tuttora poche persone che riuscivano a provocarlo
come lei, ma adesso era per altri motivi. Grandi
aspettative a volte comportavano delusioni.
Ci sono molte vie strane che portano all'amicizia.
Anche nel Network dicono che siamo una coppia ben
strana.
Quindi tu l'hai incontrata di persona?
Qualche volta, in giro per il mondo.
E cosa ti ha impedito di ammazzarla? Era pi grande
di te?
Arthur sapeva che nell'ironia c'era un pizzico di sincerit.
Raven aveva una capacit speciale di far sentire le
persone come idioti.
Sotto sotto  buona. Anche se vive in un mondo di
sfumature di grigio e agisce di conseguenza, nel profondo
di s ha una visione delle cose pi in bianco e nero, in
cui io mi riconosco. E poi condividiamo certe... Arthur
riflett un momento, ... esperienze.
Lei non mi piace. Ho sempre la sensazione che sarebbe
in grado di uccidere chiunque senza batter ciglio.
Arthur non seppe bene cosa rispondere. Con ogni
probabilit Nathaniel aveva ragione, ma si poteva dire
lo stesso di lui. Per in fin dei conti la questione non
era la volont di usare simili mezzi, ma per quale motivo
e con quanta facilit li si usava. In realt temeva di essere
pi spietato di Raven, ma era forse un'ironia che Nathaniel
non era in grado di cogliere.
Il viaggio fu rapido. Per attraversare la Danimarca e la
Germania ci misero meno tempo del previsto, soprattutto
perch Nathaniel si divertiva a correre in macchina, e
ne aveva noleggiata una con una tale potenza di cavalli
che se l'avesse spinta alla velocit massima probabilmente
non sarebbe riuscito a controllarla. Arthur era un tantino
invidioso. Aveva guidato anche lui, ma non in quel
modo. Era quasi ipnotico guardare come il mondo esterno
scompariva al loro passaggio. Con Bruce Springsteen
allo stereo - scelta di Nathaniel - sorpassavano una macchina
dopo l'altra, e di rado venivano sorpassati.
Per esercitarsi, Arthur rallent la velocit del mondo e
si domand come sarebbe stato guidare quando il mondo
andava a velocit dimezzata. Lui non aveva alcun problema
a coordinare il corpo, ma poteva trasmettere quella
facilit ai movimenti dell'auto? Forse era un bene che
non potesse fare la prova. Perlomeno non ancora.
Mentre facevano una pausa, si colleg a internet: la
tentazione di controllare i giornali norvegesi era troppo
forte. La sua sparizione aveva fatto notizia, ma ormai era
stata relegata in fondo alla pagina per far posto alle catastrofi
del giorno, eventi sportivi e insulse dichiarazioni di
politici.
"Ragazzo presumibilmente annegato" diceva il titolo.
Non c'era nessuna foto n nome, ma avevano trovato i
suoi vestiti. Qualcuno si era procurato la dichiarazione
di un abitante del luogo sulle correnti in quel punto e
su quanto forti potessero essere. Non una parola sulla famiglia.
Arthur chiuse internet e apr uno dei file mandati da
Raven. Era un rapporto che riguardava la ricerca sull'uso
di armi biologiche. Il rapporto era vecchio, datato 4 agosto
1978, ciascuna pagina stampigliata con Top Secret, ma
senza alcuna indicazione circa quale fosse l'agenzia investigativa
a cui apparteneva il documento. Per a giudicare
dalla lingua, era facile capire che il testo fosse stato
scritto da un britannico. Il contenuto non era certo confortante:
la lista delle ricerche presumibilmente in corso
nel mondo riempiva due pagine intere. Il rapporto concludeva
che la convenzione del 1972 sulle armi biologiche
non era stata rispettata, ma che la ricerca appariva in
calo, per motivi pi pratici che politici o umani.
Cosa stai leggendo? chiese Nathaniel. Ti sento sospirare
sotto la musica.
Niente di nuovo. Solo una conferma che non tutta la
creativit  del tipo buono.
Quindi nessuna nuova informazione su... Paolo?
Nathaniel pronunci il nome come se fosse stato pericoloso
dirlo a voce troppo alta.
No. Arthur spense il computer e lo infil nello zaino.
Qual  il piano dopo che arriviamo a Parigi? domand
Nathaniel rimettendosi sulla strada.
Raven ha qualche idea.
Chi?
Arthur sent la propria voce echeggiare nella sua testa.
Noorah  Raven,  quello il suo vero nome.
Ah. E qual  il tuo, allora?
Arthur stava per rispondere, ma Nathaniel lo prevenne.
Eshi, vero? Nel libro c'era scritto qualcosa di simile.
Eshi, Esho.
Eshu.
Eshu ripet Nathaniel, cercando di imitare la pronuncia
di Arthur. Eshu. E cosa significa?
Arthur fu infastidito dalla domanda, anche se cercava
di non darlo a vedere.  il nome di un dio.
Cerc di dirlo come se stesse rispondendo a chi gli
aveva domandato di che colore era una macchina di passaggio,
ma la voce lo trad.
Nathaniel emise un suono a met tra la risata e la sorpresa.
Che Noorah, ehm, Raven, fosse affetta da megalomania,
me lo sarei quasi aspettato, ma non da te! esclam,
in tono canzonatorio.
Tutti gli altri nel Network hanno nomi cos.
Cio avete tutti nomi di di?
Arthur non ebbe bisogno di guardare Nathaniel per
sapere che espressione avesse in faccia. La sua voce diceva
gi tutto. Non tutti, ma molti. Raven  una delle eccezioni.
Meraviglioso, una banda di bambini con manie di
onnipotenza! Allora il vostro leader si chiama semplicemente
Dio? Forse posso incontrarlo. Puoi portare a Dio i
miei saluti?
Arthur decise di non dire nulla.
Perch il nome di un dio? Che tipo di dio  Eshu? Per
caso sei il dio della salvezza del mondo? Sarebbe incredibilmente
azzeccato.
No, purtroppo. C' una storia anche troppo lunga
dietro il mio nome. E purtroppo il mio dio preferito esiste
solo nella mia personale religione.
Hai una religione tua? Nathaniel sembr scettico.
No, no. Ho un ipotetico dio preferito. Il dio delle
piccole cose significative.
Il dio delle piccole cose significative?
S, dovrebbe esistere un dio del genere.
E quali sono le piccole cose significative?
Possono essere tante e diverse. Per esempio il sorriso
che ti fa capire che sei innamorato. O l'idea improvvisa
che ti rivela il senso di qualcosa. Piccole cose.
E che mi dici del piccolo sasso in cui inciampi, cos
cadi e ti rompi un braccio?
Oppure quei piccoli commenti pieni di disprezzo
che rovinano l'idea migliore del mondo prima che possa
essere realizzata continu Arthur.
Nathaniel annu infervorato. Non esiste una religione
con un dio cos? In caso contrario, dovremmo fondarla.
Gi, perch no? Ma allora abbiamo bisogno di una
professione di fede ribatt Arthur, mezzo scherzando.
Nathaniel ruot le spalle, raddrizz il collo e si schiar
la voce dandosi un'aria solenne. Crediamo nelle casualit
e nel destino, crediamo che perfino l'azione pi insignificante
possa avere le pi grandi conseguenze. Dobbiamo
perci esaminare tutte le nostre azioni, sia grandi
che piccole, cos che ci guidino sulla via stretta, anzi no,
sulla via della casualit.
Arthur si accarezz il mento con aria di sfida. Prevedo
un problema.
Ah, s?
I credenti moriranno di una morte lenta e dolorosa,
incapaci di compiere qualunque azione, terrorizzati dal
pensiero che perfino un loro minimo movimento possa
portare alla fine del mondo.
Ma con la stessa logica possono anche creare il paradiso
in Terra obiett Nathaniel.
Saresti disposto a fare testa o croce, testa  paradiso e
croce  inferno? Correresti il rischio?
Nathaniel sbuff. La tua mancanza di critica costruttiva
 stata notificata. Come punizione devi rispondere
alla domanda iniziale: che tipo di dio  Eshu?
Arthur pieg la testa in un piccolo inchino. Eshu  il
dio di una religione che ebbe origine in Africa, dove per
la prima volta la conobbi. Ma si trova anche nei Caraibi e
in altri luoghi del mondo.
E di che cosa  il dio?
Di tante cose, dipende, ma per me  il dio del caos.
Nathaniel inarc le sopracciglia. Caos? C' qualcosa
che dovrei sapere?
Niente panico, non ho scelto il mio nome ip funzione
di quello. Piuttosto  in relazione con il modo in cui
ho scoperto il Network per la prima volta.
Ma insomma, come ti devo chiamare?
Arthur lo guard serio. Bond. James Bond.
Shakeri and disturbed?
Entrambi sorrisero di se stessi.
E cos anche il cattivo senso dell'umorismo non cambia
a dispetto di molte migliaia di anni constat Nathaniel
scuotendo la testa.
E una costante umana replic Arthur.
E io che credevo fosse un aspetto del carattere continu
Nathaniel.
Arthur allarg le braccia in un gesto teatrale. Tu sei
giovane e sciocco, cosa puoi sapere?
Che sono giovane e sciocco. Qual  la tua scusa? Nathaniel
fiss Arthur con uno sguardo che attendeva impaziente
una risposta.
Arthur si limit a rimanere a bocca aperta, per un
tempo troppo lungo.
Si direbbe che tu sia stato contagiato da Raven disse
alla fine con una smorfia alterata.
Nathaniel rise. Lo prendo come un complimento.
Mise una marcia in meno e lasci ancora una volta che
il motore dimostrasse per cosa era stato creato. L'accelerazione
si trasmise alla loro colonna vertebrale quando
sfrecciarono oltre due automobili.
La prossima volta prendiamo un cabriolet mormor
Nathaniel rivolto pi che altro a se stesso.
Arthur alz il volume della musica e si appoggi comodamente
al sedile. Neppure lui avrebbe avuto nulla
in contrario a un cabriolet. Era di sicuro una delle voci
da aggiungere alla lista di cose che desiderava fare quando
sarebbe arrivato il momento.
...
.
...
29.
...
.
...
Mi sveglia il suono della sua voce.
Lei canta piano, lentamente, ma le note sono cos pure, quasi divine. Per un istante mi sembra di essere altrove, ma il dolore non concede illusioni. Tento di dire qualcosa, ma sento un dolore bruciante, accecante. La mandibola  spezzata e faccio fatica a non svenire.
L'unica cosa su cui riesco a concentrarmi sono le note. Giro la testa e la guardo:  ancora distesa sulla paglia, ma  nuda.
Ha un aspetto strano,  come se alcune parti di lei fossero scomparse. Mi alzo e mi siedo accanto, faccio scivolare una mano su di lei e sento un liquido appiccicarsi alla pelle. Scompare anche la mano, come se il liquido l'avesse cancellata. Lei mi guarda con il volto tremante, gli occhi spalancati, denti che battono.
Ti prego.
Non capisco. Cos' questo liquido capace di rendere invisibile un corpo? Che cosa vuoi?
Mi lecco un dito e sento il sapore salato del sangue. Il mio corpo trema. Lei mi supplica di nuovo.
Ti prego. Aiutami ad andare via.
...
.
...
Capitolo 29.
...
.
...
Fu strano ritornare a Parigi. Era come se non avessero
mai lasciato la citt. La Biblioteca invece non era come
l'avevano lasciata: le stanze erano state riordinate, e sulle
scrivanie c'erano dei computer nuovi. Dappertutto aleggiava
un profumo di pulito, e il frigorifero era pieno di cibo.
Incontreremo qualcun altro qui? chiese Nathaniel,
e si guard attorno scettico prima di sedersi sul letto.
Arthur appoggi lo zaino su una sedia e accese il computer.
Non credo. Raven mi ha detto che qui al momento
c' solo una redattrice, e abbastanza vecchia.
Quindi sulla trentina, giusto?
Gi di l.
Arthur sedette alla scrivania e controll che ci fosse la
connessione a internet. I muscoli delle spalle si rilassarono,
ma non si sentiva proprio tornato a casa. Che cosa
provasse di preciso, non sapeva dirlo. Il viaggio era stato
molto piacevole, in primo luogo grazie a Nathaniel.
Sembrava che quest'ultimo avesse raggiunto una certa
calma. Ecco, io ho riflettuto un po': abbiamo davvero
una qualche chance di fermare il senor Loco? chiese scalciando
via le scarpe e stendendosi sul letto. Voglio dire,
supponiamo di trovarlo. E poi cosa facciamo?
Non era una domanda che Arthur aveva creduto preoccupasse
Nathaniel, ma era una delle tante a cui lui stesso
andava pensando. Raven e io ne abbiamo discusso,
ma l'unico punto su cui siamo d'accordo  che abbiamo
bisogno di pi informazioni. Ci sono troppe variabili
sconosciute. Non sappiamo nemmeno se possiamo fidarci
del Guardiano. Quindi il piano  prima di tutto trovare
Paolo, e poi tentare di capire cosa sta succedendo.
Forse voi avete dei punti deboli? Lo hai chiesto al Guardiano?
Sembrerebbe di no, e il Guardiano non  utile. Pi di
tutto voglio parlare con Paolo. Sono sempre pi sicuro
che non sia pazzo: non c' niente nei suoi ricordi che indichi
che abbia perso il contatto con la realt. La cosa pi
importante, come sai,  che non  in grado di combinare
molto senza il sostegno di altri, eppure  proprio questo che mi preoccupa di pi.
Nathaniel si tir su a sedere sul letto. Spiegati meglio.
Non capisco cosa ci fa Mercer in tutta questa storia.
Anche se Paolo non  pazzo, devono esserci degli altri
che lo sono. Certo, al mondo esistono molte sette millenaristiche,
ma di solito sono locali, consistono di individui
che non sono n intelligenti n dispongono di risorse
particolari, e perlopi finiscono con l'eliminare se
stessi. Mercer  intelligente, e con l'aiuto di Paolo si  procurata delle risorse.
Quindi senza Mercer... Nathaniel non complet la
frase, come se di colpo avesse realizzato cosa stava dicendo.
Forse. Arthur prese lo zaino e si avvi verso la porta.
Non pensarci troppo. Fino a che non ne sappiamo di
pi, ci sono infinite possibilit. Buonanotte, ci vediamo domani.
Nathaniel disf la valigia e apr la posta. Emma gli
aveva mandato le foto della festa di compleanno improvvisata
che avevano fatto poco prima della sua partenza.
Sorrise tra s e s al vedere la prima foto. C'erano lui e
suo nipote Carl, due anni, entrambi con tanta panna in
faccia quanta nel piatto. Era stato un bel weekend. Dopo
tre giorni di intense ricerche su internet aveva trovato
una vecchia macchina fotografica Leica, che aveva comprato
per la sorella. La sola espressione del suo volto
quando aveva scartato il regalo era valsa quasi tutto ci
che era accaduto quell'anno fino a quel momento. Emma
aveva alternato il pianto al riso, e non si capacitava di come
lui fosse arrivato a concepire un regalo del genere.
Nathaniel aveva insistito che era solo una questione di
gusto raffinato. Oppure di essersi fatto aiutare dagli amici
della sorella, buoni ma un po' impiccioni, per quello non l'aveva detto.
Era strano, come la vita potesse cambiare tanto nel giro
di pochissimo tempo. Non era il solo a essersene accorto.
A tarda notte, prima di andare a letto, la sorella
maggiore aveva tradotto in parole ci che tutti sentivano:
era quasi come trovare una famiglia che non si sapeva di
avere. Nathaniel aveva compreso esattamente cosa voleva
dire, ma per lui quelle parole avevano anche un retrogusto amaro.
Si svegli a notte fonda, senza ricordare di essersi addormentato.
Il piumino giaceva per met a terra, e il cuscino
era pi sopra che sotto di lui. Bench gli sbadigli si susseguissero,
non c'era verso di riaddormentarsi. Quella
sensazione che aveva cominciato a notare negli ultimi
tempi gli pervadeva ora l'intero corpo. Una sorta di inquietudine,
una forma di tremito che perdurava.
Sedette al computer e fece il login per controllare gli
ultimi risultati dei satelliti. Aveva gi approntato dei nuovi
algoritmi che scartavano i rilevamenti non interessanti
e un programma che mostrava i movimenti di Paolo nel
tempo. Paolo soggiornava soprattutto a Berna, a Citt
del Capo, a Gerusalemme e in un luogo nel Galles.
Nathaniel sapeva che Noorah aveva cercato di trovare
un legame fra le quattro citt, ma invano. Ma c'era poco
da meravigliarsi: non avevano nulla su cui basarsi, e anche
se con molta fortuna potevano individuare quali
areoporti venivano usati, era ancora come cercare un
ago in un pagliaio delle dimensioni dell'Empire State
Building. Quella metafora era di Raven, ma Nathaniel poteva dirsi d'accordo.
Il Galles era il luogo pi interessante, pi che altro
perch non c'entrava nulla con gli altri: non c'era nessuna
grande citt nei dintorni, il posto pi conosciuto era il
Parco Nazionale di Brecon Beacons. Non sembravano esserci
altro che fattorie nella zona interessata. In altre parole
non c'era un'alta densit di popolazione, ed era poco
probabile che Paolo e Mercer facessero parte della popolazione
locale. Secondo Raven quello era il posto migliore,
e forse l'unico, dove avevano l'opportunit di procurarsi
informazioni. I piccoli dettagli che Arthur ricavava
dai ricordi erano troppo vaghi, ma con un volto e un
nome, veri o falsi che fossero, avevano degli elementi da cui partire.
O cos si poteva almeno sperare.
In mancanza di sonno l'alternativa era il cibo, e Nathaniel
scese in cucina. Dal frigorifero emanava un odore
non proprio appetitoso: i colpevoli probabilmente erano
alcuni formaggi. Una caraffa di succo di frutta era la cosa
pi invitante, assieme a degli affettati che si ricordava dall'ultima volta.
Trov un bicchiere e un coltello affilato, tagli spesse
fette di salame e le divor. Avrebbe potuto mangiare
qualunque cosa contenesse del sale. Il succo era freddo
e con della fantastica polpa di frutta che gli rimase impigliata fra i denti.
La porta della cucina si apr con uno schianto che gli
mozz il respiro per qualche istante.
Gli apparve Arthur, in boxer, con i capelli spettinatissimi
e occhi che quasi non si volevano aprire.
Acqua provenne alla fine dalle labbra troppo secche.
Arthur si sedette al tavolo e seppell la faccia tra le
braccia.
Nathaniel si alz e and a prendere un bicchiere dalla
madia.
Non ti starai ammalando di nuovo, vero?
Arthur borbott qualcosa.
Eh?
Il maledetto condizionatore era programmato male.
Nathaniel riemp il bicchiere d'acqua e glielo pos davanti.
Arthur allung una mano senza guardare, e lo afferr.
Ci volle un po' di tempo prima che sollevasse la testa e
bevesse. Ancora.
A poco a poco Arthur si riprese, e prepar una colazione
coi fiocchi.
Rimasero seduti a discutere a lungo dopo che ebbero
finito di mangiare.
Allora decidiamo stasera? chiese Nathaniel.
Se Raven non ha delle idee rivoluzionarie, suppongo
di s.
E abbiamo la speranza di trovare Paolo nel Galles
continu Nathaniel.
Rwy'n teimlo fel tynnu blewyn o'i drwyn.
Eh?
Gallese celtico. Una volta ho vissuto l.
Ma non parlano inglese?
Anche. Non sono rimasti in tanti a parlare il gallese.
Non lo so.
Il cellulare di Nathaniel emise un bip. Lui lo apr e lesse
il messaggio. La notte lui ed Emma avevano discusso
di politica, e ora lei aveva finalmente trovato il tempo di
mandargli il nome di alcuni libri che secondo lei Nathaniel
doveva leggere.
Devo chiederti una cosa disse Arthur, e si appoggi
all'indietro sullo schienale della sedia. Ti senti pronto
per andare nel Galles?
Perch non dovrei?
Non hai mai parlato di quel che  successo poco prima
che lasciassimo Parigi. L'episodio di quei ragazzi.
Nathaniel si sent contrarre le labbra. Si guard le mani
senza saper bene cosa dire. Cosa c'entra con il Galles?
Tu cosa credi?
Non gli piacque il tono di Arthur. Gli ricordava troppo
quello di Raven. Non lo so. Sei tu il cosiddetto esperto.
Arthur non sembr curarsi del suo sarcasmo. Non 
molto probabile che accada qualcosa di simile, ma se ci
dovessero capitare guai,  bene sapere se tu sai gestire
la situazione.
E che cosa dovrei gestire? Non sono qua per essere
una specie di guardia del corpo.
Perch hai raccolto il coltello?
La sedia di Nathaniel raschi il pavimento quando fu
spinta con forza all'indietro. Lui aveva inteso alzarsi in
piedi, ma non fu possibile. Il corpo si ricordava come
si era irrigidito quella volta, ed era stato sufficiente a farlo
vacillare. Non riusc nemmeno a guardare Arthur negli
occhi.
Era una brutta situazione. Io ho fatto delle cose sgradevoli,
ma non credo sia quello che ti tormenta di pi,
vero?
La mano di Nathaniel si richiuse. Le sensazioni riaffiorarono
vivide, e per un attimo si ritrov in quella
via. Pot addirittura sentire di nuovo le urla.
Le parole gli sgorgarono fuori suo malgrado. Non ricordo
di aver raccolto il coltello. Tutto quel che ricordo 
la paura. Paura, e poi rabbia. Non mi faceva star male il
fatto che tu li avessi aggrediti in quel modo, anzi in quel
preciso momento ho sentito che se lo meritavano, ma al
tempo stesso mi ha dato la nausea. Per non potevo
muovermi.
Non  una reazione insolita.
Chi se ne frega di cosa  insolito!
Cosa ti tormenta di pi: la sensazione che volevi far
loro del male, o il fatto di non esserci riuscito?
Nathaniel sbatt la palma della mano sul tavolo e guard
Arthur, ma non trov lo sguardo che si era aspettato.
Scusami. Non c'era bisogno di chiederlo. Ma  importante
per me sapere cosa hai pensato.
La sedia di Nathaniel scricchiol quando lui si appoggi
all'indietro. Non avrei potuto far nulla anche se lo
avessi voluto.
Questo pu succedere a tutti, e in un certo senso  la
reazione migliore.
E se succede di nuovo qualcosa di simile?
Di questo non devi preoccuparti.
Non devo preoccuparmi? E se succede qualcosa nel
Galles? Non  forse il motivo per cui mi hai chiesto se
ero pronto a partire?
Il modo migliore di gestire un rischio  evitarlo nel
modo pi assoluto. Non si ripeteranno situazioni del genere.
Come se potessi prevederlo! Sar anche giovane
paragonato a te che sei vissuto per migliaia di anni, ma non
sono un completo idiota.
Va bene, non litighiamo. Cos' che vuoi tu?
Nathaniel esit, ma non perch non conoscesse la risposta.
Non avere paura fece, guardando per terra. Combattere
come hai fatto tu.
Posso aiutarti con la paura, se  davvero quello che
vuoi. Combattere  pi difficile, ma qualcosa possiamo
riuscire a fare.
Nathaniel annu, sempre con lo sguardo puntato a terra,
ma alla fine alz gli occhi.
Arthur sorrise e si avvolse la forchetta intorno alle dita
con un'eleganza che avrebbe inorgoglito un prestigiatore.
Aspetta a ringraziarmi prima di aver saputo cosa comporta.
Nathaniel non cap cosa voleva dire, ma qualsiasi cosa
doveva essere meglio di quella sensazione di impotenza.
Entrarono nella Biblioteca, e insieme spostarono i mobili
cos da fare spazio al centro della stanza. Quando Nathaniel
vide cosa Arthur aveva portato con s dalla cucina,
non fu pi tanto sicuro di voler realizzare il suo desiderio.
Arthur depose su un tavolo una serie di coltelli, compreso
un comune coltello da burro. Uno di quelli l'aveva
usato Nathaniel, ed era appena stato affilato, abbastanza
da poter tagliare un dito senza problemi.
Arthur prese in mano il pi piccolo dei coltelli taglienti.
Ci sono molti modi per combattere, ma prima di tutto
c' una cosa che devi imparare.  anche la pi difficile.
Veloce come il lampo, punt il coltello verso il viso di
Nathaniel, fermandosi solo a pochi centimetri dall'occhio.
Nathaniel avvert il proprio corpo reagire molto prima
che riuscisse a formulare un pensiero. Si sbilanci all'indietro
senza alcun controllo e cadde di peso sul pavimento.
Ma che diavolo?!
Arthur appoggi il coltello sul tavolo e tese una mano
a Nathaniel per aiutarlo a rialzarsi. Sul suo volto non c'era neppure l'ombra di un sorriso.
I must not fear. Fear is the mind-killer. Fear is the little-death.
...
.
...
Nota: Citazione dal romanzo Dune di Frank Herbert. Non devo aver paura. La paura uccide la mente. La paura  la piccola morte. Fine nota.
...
.
...
La voce di Arthur era monotona.
Nathaniel afferr la mano tesa e sent che i muscoli del
braccio gli tremavano. Sapeva di aver gi sentito quelle
parole, ma non riusciva a risalire alla loro origine. Per
contro, mai prima d'ora le aveva capite tanto bene.
La sua rabbia scomparve, scacciata dalla comprensione
di ci che Arthur voleva insegnargli.
La paura pu distruggere anche il guerriero pi forte
e pi addestrato. Ma il cervello  in molti sensi una
macchina avanzata, una macchina che si pu programmare.
Tutto quello che serve  un motivatore, e ce ne sono
molti: per esempio ostinazione, orgoglio, dolore,
amore e ovviamente paura. Solo uno di questi si adatta a ci che posso insegnarti.
Intendi dire il dolore!
Arthur annu. Certi nervi reagiscono automaticamente
al dolore ben prima che tu ne sia cosciente. Il dolore
 cos fondamentale per tutti i nostri sensi che  in
grado di soverchiare tutte le altre impressioni nel sistema nervoso.
Nathaniel accett la logica di Arthur, ma delle immagini
si stavano gi imponendo alla sua attenzione: la lama
del coltello sulla sua pelle, l'apertura di una ferita. Il tutto
pervaso da una spaventosa sensazione che gli stava invadendo il corpo.
La mano aperta di Arthur gli sferr uno schiaffo sulla
guancia con un colpo secco.
Le immagini scomparvero, pungenti formicolii gli si
propagarono come fuoco a tutta la faccia, e la voce di Arthur
si mescol al fischio nelle orecchie, mentre lui lo
guardava negli occhi: Bene. Senti la tua rabbia, usala.
Per Nathaniel l'unico modo per sfogare la sua rabbia
era suonarle ad Arthur. Ma la mano di quest'ultimo si
mosse pi in fretta di quanto Nathaniel riusc a vedere,
e due dita si fermarono davanti ai suoi occhi, prima che
lui avesse avuto alcuna possibilit di reagire. Ma non indietreggi.
Il suo sguardo oltrepass le dita e si piant
su Arthur, che ora aveva una sorta di sorriso sulle labbra. Yoda era un dilettante disse.
Si gir, prese con s i coltelli e si port al centro della stanza.
Nathaniel rimase dov'era, e la sua attenzione venne
tutta assorbita da un unico pensiero: non era forse quello
il modo per generare dei mostri?
L'addestramento al combattimento cominci in modo
pi piacevole di quanto si fosse aspettato Nathaniel. Arthur
utilizz il coltello da burro per mostrargli come poteva
combattere contro qualcuno armato di coltello quando
lui non ce l'aveva. La lista dei trucchi sporchi noti ad
Arthur appariva infinita, cosa abbastanza comprensibile:
essere un bambino doveva fornire una meravigliosa ispirazione
per combattere in modo tenace ed efficace.
Lui, purtroppo, non era quello che si dice un talento
di natura. Il suo corpo era lento, e l'equilibrio nulla di
cui vantarsi, ma ricordava ci che gli veniva detto.
A conclusione dell'allenamento, Nathaniel doveva
combattere seriamente contro Arthur armato di un corto bastone ricavato dal manico di una scopa, mentre Arthur brandiva un coltello.
Ogni volta che fai solo un mezzo tentativo lo avvert Arthur, ti taglio.
Nathaniel non gli credette. Fu un errore che gli cost due tagli, pi che sufficienti a far scattare l'ansia, ma Arthur non gli lasci il tempo di pensarci.
Quando terminarono Nathaniel sanguinava un po', ma nessuna delle ferite era profonda. Si sedettero su uno dei divani, entrambi col fiato grosso. Come ci riesci? chiese Nathaniel. Io ho cercato sul serio di colpirti, ma tu sapevi sempre cos'avrei fatto, anche se io ho usato tutti i trucchi che mi hai insegnato.
Lunga pratica. Pi un altro trucco, che non  possibile insegnare.
Nathaniel riconobbe il tono, quel tono che indicava come quello fosse tutto ci che gli era dato di apprendere.
Ma funziona, questa roba? Mi aiuter sul serio?
Non  facile a dirsi. C' solo un test che pu appurarlo, e speriamo che ti sia risparmiato. Due cose devi ricordarti.
Primo: se intendi combattere, combatti. Secondo: usa altre emozioni contro la paura. Ma ricordati che la rabbia  un'arma a doppio taglio: la rabbia controllata, la rabbia del giusto,  un'arma immensa. La rabbia incontrollata  distruttiva.
Nathaniel si pass il dito su una delle ferite. Il dolore era sordo, come se pi che un taglio fosse un livido. Poteva
avvertire l'angoscia, ma era l perch lui voleva che ci fosse. Andava bene cos. C'erano anche altri sentimenti
che si erano insinuati dentro la sua coscienza: era orgoglioso, e un tantino sollevato. Aveva fede nel suo saper
reagire, nel non essere paralizzato dalla paura, ed era quello che contava.
I loro cellulari emisero un bip quasi in contemporanea. Si collegarono al sistema di teleconferenza, dove Raven li stava gi aspettando. Buonasera. La sua voce al telefono sembr ancora pi acuta. Ciao risposero Arthur e Nathaniel in coro, poi si lanciarono un'occhiata vuota. Non vedo alcun motivo per cui non dovreste partire per il Galles appena possibile, a meno che non abbiate obiezioni.
No disse Arthur.
Nei sistemi informatici non ho trovato un modo per
aiutarvi a cercare Mercer e Paolo prosegu Raven, ma
ho fatto una lista dell'attrezzatura e ho inventato una storia
che spieghi il motivo per cui siete nel Galles. Potete
usarla quando parlate con la gente. L'ho mandata a te, Arthur.
Arthur apr la sua posta in arrivo.
Ho allegato le informazioni per contattare una persona
che pu procurarvi gli articoli meno accessibili.
Nathaniel inarc le sopracciglia e guard con aria interrogativa
Arthur, che inclin la testa di lato e si strinse
nelle spalle. Ci volle del tempo per decrittare il messaggio.
Dovete riconsegnare la macchina a noleggio. Comprate
una macchina usata, qualcosa di comune. Avete letto la lista?
La sto leggendo ora disse Arthur, e gir lo schermo
in modo che anche Nathaniel potesse vedere.
La storia fornisce una spiegazione per tutta questa
attrezzatura? domand Nathaniel esitante.
Non ci portiamo dietro tutto nel Galles lo tranquillizz Arthur.
Per un po' la linea tacque.
A voi la scelta disse infine Raven.
Poi raccont loro cosa aveva scoperto su quella zona, e
che cosa potevano domandare senza destare sospetto. La
storia non era un capolavoro, ma probabilmente sarebbe
bastata se avessero incontrato dei chiacchieroni. Arthur e
Nathaniel dovevano fare delle ricerche sui propri genitori
senza avere molti fatti su cui basarsi.
E il Consiglio? Hai pensato di coinvolgerli di pi, in qualche modo? domand Arthur.
No. Non ha senso fino a che non abbiamo qualcosa
di concreto rispose Raven.
Sono d'accordo convenne Arthur, sollevato di poter
evitare di pensare a ulteriori problemi.
Ah, un'altra cosa: sto meditando di sparire aggiunse Raven.
Nel senso che verresti da noi? chiese Arthur, e sorrise
dell'espressione a dir poco scettica dipinta sul viso di
Nathaniel, che aveva alzato allarmato gli occhi dallo
schermo. Dover convivere con Raven tutti i giorni non
era in cima alla lista dei suoi desideri.
S, perlomeno pi avanti. Prima devo avere la conferma
di un po' di cose.
Ovviamente c' posto per un'altra sorellastra in famiglia:
non sar difficile notare la somiglianza disse Arthur,
e lanci a Nathaniel un cioccolatino.
Appunto convenne Raven seria.
Vedo che Nathaniel gi si rallegra all'idea continu Arthur.
Intendi dire che ci sono tutte le premesse per un bell'amore
fraterno di vecchio stampo? disse Raven.
Arthur sent che stava sorridendo. Appunto replic.
Nathaniel scosse la testa, ma non senza un sorriso sulle
labbra. Arthur con la mano fece il gesto di una chiacchiera
inarrestabile quando Raven, scorrendo la lista, cominci
a entrare molto nei dettagli. Nathaniel simul un
colpo di tosse per evitare di ridere. Era quasi irreale. Le
cose procedevano, in un modo o nell'altro.
Restava da vedere in che direzione.
...
.
...
30.
...
.
...
Il corpo nudo  quasi scomparso. Lui  davanti a me, ma riesco appena a intravederlo. Restano soltanto alcune chiazze di lui, ma mi riempiono di una rabbia che inghiotte tutto. Quando  sparito del tutto, soltanto allora mi alzo.
Sto scomparendo anch'io. Tendo le braccia in avanti, ma non le vedo.
Continuo a camminare, soltanto il mattino mi risveglia davanti al mondo.
Cado. Le mie lacrime colano, cercano di lavarmi per farmi ricomparire, ma io non voglio.
Le mie mani trovano la guaina prima che io sappia che cosa voglio.
Copro il mio corpo dai piedi alla testa. Il mondo non mi ritrover mai.
...
.
...
Capitolo 30.
...
.
...
L'aria gli accarezzava fresca il braccio sul finestrino abbassato.
Le dita della mano destra appoggiata sul volante
tamburellavano a ritmo di musica. Il sole era basso sull'orizzonte
e mandava raggi abbaglianti contro cui gli occhiali
scuri servivano a poco. Ancora una macchina,
una BMW nera, li super nella corsia di fianco, sfrecciando
a una velocit che loro potevano solo sognare. Nathaniel
la segu invidioso con gli occhi.
Ci avevano messo un giorno intero a procurarsi una
macchina. Un arnese con pochi cavalli di potenza, un colore
che con un po' di buona volont si poteva definire
rosso, e un nome che Nathaniel aveva problemi a pronunciare.
Di spazio, invece, ne aveva abbastanza. C'era
voluta un'altra giornata per radunare tutta l'attrezzatura,
e non si erano curati dei suggerimenti estremi di Raven.
Arthur non voleva portare con s armi da fuoco, ma si
erano procurati dei coltelli del genere non adatto a una cucina.
Ma Nathaniel non era convinto delle priorit di Arthur:
un'arma era un'arma, no?
Arthur era seduto con il computer sulle ginocchia e
guardava una carta geografica. Con l'aiuto del nuovo
programma creato da Nathaniel erano riusciti a ridurre
il raggio della ricerca a un chilometro e mezzo. Paolo
non era pi nel Galles, ma si era trasferito sulla costa occidentale degli USA.
La nasale voce femminile con l'accento di Oxford del
navigatore li preg di uscire dall'autostrada di l a due
chilometri, prima che la ventosa del GPS decidesse di lasciare
la presa sul parabrezza e piombare tra i piedi di Arthur.
Perfino al GPS non piace questa macchina constat Nathaniel.
Arthur lo tir su per il cavo, asciug la ventosa e la colloc
di nuovo al suo posto. Se avessi scelto tu, avremmo
finito col prendere un Humvee o qualcosa di equivalente.
Uno giallo, per sicurezza.
Certo, con la roulotte.
Il computer emise un lungo pigolio per segnalare che la batteria stava finendo.
Arthur lo spense e colleg l'adattatore all'accendisigaro,
chiedendosi tra s e s come mai non ci avesse pensato
subito. Non  possibile migliorare quell'algoritmo?
Sette chilometri quadrati non  esattamente un'area ristretta,
quando ci sono sopra delle case.
Non che io sappia. E matematica abbastanza standard.
Certo,  possibile che a qualcuno sia venuta un'idea
molto brillante, ma noi non abbiamo la migliore delle banche dati.
Arthur guard assente fuori dal finestrino.
E il Guardiano? chiese Nathaniel. Un'intelligenza
artificiale come lui potrebbe pure darci qualche dritta.
Lui non  utile. Non sa niente. Non sa far altro che
pescare fuori un ricordo dopo l'altro.
Ma non  logico pensare che chi vi ha creati abbia
previsto l'eventuale necessit di localizzarvi?
Arthur sbuff. Forse la loro religione glielo impedisce.
Nathaniel raddrizz la schiena. La loro religione?
Lascia perdere. In realt non  una religione.
Che cosa non  una religione?
Arthur trov una lattina di coca-cola e l'apr con precauzione.
Ne vuoi una anche tu?
Nathaniel tese la mano. Dammi quella che hai l,
e spiegami cosa intendevi dire con religione.
 qualcosa che ha detto il Guardiano. Il motivo per
cui per i creatori  cos importante far sviluppare altre
forme di vita.
Non mi hai scritto che era perch desideravano dei
compagni di gioco, o roba simile? Creature solitarie nell'universo'
credo che li abbia chiamati Raven.
Arthur annu. S, ma il Guardiano dice che c' dell'altro.
Ha scelto di chiamarlo religione' in mancanza di
altre parole.
Cosa intendi per religione? Non venirmi a dire che
vogliono salvare l'universo.
Proprio cos, sono missionari intergalattici. No, chiaro
che  una faccenda un po' pi complessa.
Davvero? Puoi spiegare?
Quanto bene conosci la teoria dell'evoluzione?
Come tutti gli altri che l'hanno studiata all'universit,
suppongo. Ma cosa diavolo c'entra questo?
Ok, prover a spiegartelo nel modo pi semplice
possibile da come lo capisco io. Il Guardiano non ha
una grande abilit pedagogica. Come sai, l'evoluzione
avviene quando si verifica un cambiamento nel materiale
genetico, tale da far progredire un organismo. Adesso
non importa come questo accada, in dettaglio. Supponiamo
solo che accada. Ok?
Va bene.
Arthur si gir, dal sedile posteriore prese un bloc notes
e una penna e si mise a scrivere. Ecco. Cosa c' scritto
qui?
Nathaniel lanci una rapida occhiata al blocco. Questo
 vero.
Ok, immagina che questo sia un codice genetico.
Ogni lettera  un mattoncino.
Cos come lo sono i nucleotidi nel nostro materiale
genetico comment Nathaniel, soddisfatto di se stesso.
S. E poi si verifica un cambiamento. Arthur scribacchi
di nuovo sul foglio. Cosa c' scritto adesso?
Nathaniel dovette contorcere la lingua per pronunciarlo.
Qursto  vero.
Tu capisci cosa si intende, ma un programma automatico
di traduzione ti direbbe che c' un errore. Qursto
non  una parola. Ma cosa succede se... Arthur scrisse
ancora qualcosa e rimise il foglio davanti al compagno.
Questo  nero lesse Nathaniel ad alta voce.
La grande domanda : cosa sto cercando di dimostrare?
Nathaniel scosse con enfasi la testa. Adesso devo rispondere
a delle domande?
Oui, monsieur.
Be', nel primo caso c' stata una mutazione che ha
creato un intoppo, mentre l'altra mutazione ha un senso
compiuto. E cos, la maggior parte delle mutazioni sono
dannose per l'organismo.
Anche Arthur si prese una coca-cola. Giusto di per s,
ma non  quello a cui volevo arrivare. Perch alcune mutazioni
sono positive per l'organismo e altre dannose?
Adesso stai parlando della selezione naturale? Nathaniel
cerc di ricordarsi quel poco che aveva letto.
Non gli piaceva la sensazione di non riuscire a capire cosa
intendeva Arthur, neppure se aiutato.
No, quella  una stupidaggine. Aspetta, te lo dico in
un'altra maniera: perch alcune mutazioni hanno un effetto
positivo e creano un cambiamento, e altre no?
Continuo a non capire dove vuoi arrivare.
Sto parlando dell'interpretazione.
Nathaniel si strinse nelle spalle. Adesso ho perso il filo.
La prima frase  stata rovinata, la seconda ha cambiato
significato. L'abbiamo potuto stabilire perch siamo
stati in grado di interpretare le frasi. La stessa cosa dovrebbe
valere per il materiale genetico. Una mutazione
nel materiale genetico pu risultare in un nuovo organo.
Be', perlomeno se facciamo finta che possano avvenire
dei balzi enormi nello sviluppo. Il punto  che questo 
stato deciso in precedenza. Le possibilit di sviluppo sono
insite nelle possibilit di interpretazione, mi segui?
Nathaniel tamburell di nuovo sul volante, tenendo gli
occhi sulla strada. Credo di s. Quello che vuoi dire  che
ogni frase, o materiale genetico, se vuoi, pu mutarsi in
un certo numero di modi, e il risultato di ciascun cambiamento
 gi deciso a partire dal meccanismo di interpretazione.
Ma anche quest'ultimo pu modificarsi, no?
S, ma ignoriamolo per il momento. Il punto  che,
se segui questa logica fino alle sue estreme conseguenze,
ottieni delle idee interessanti.
Idee?  qui che entra in gioco la religione? E quali
conseguenze? Nathaniel cerc di immaginarsi dove Arthur
stava andando a parare, ma non ci riusc.
Per cominciare, significa che lo sviluppo dell'essere
umano, ma anche di tutta la vita sulla Terra,  stato gi
deciso dal codice della prima cellula, o forse  pi corretto
dire cellule al plurale. Immagina di avere una copia
perfetta del materiale genetico della cellula, e di apportare
uno o pi cambiamenti che non la rovinano, e continui
a farlo finch non ci sono rimaste altre possibilit,
comprese anche le estensioni del codice. Allora otterrai
una serie di nuove cellule, tutte con un codice un po' diverso.
Fa' lo stesso con tutte queste. E poi lo ripeti ancora,
e ancora, fino ad arrestarti per motivi naturali. Cosa
abbiamo allora?
Nathaniel riflett, trov la risposta, e si irrit leggermente
per non essere giunto da solo alla prima conclusione.
Hai ottenuto tra l'altro una mappa di tutte le possibili
forme di vita sulla Terra. Ma perch il processo dovrebbe arrestarsi?
Boh, vai a saperlo. Non deve necessariamente arrestarsi,
ma  ragionevole supporlo. Non ci sono molti organismi
che continuano a esistere per tutta l'eternit.
Pensa alla prima cellula come il tronco di un albero, e
per ogni cambiamento nasce un ramo. Se supponiamo
che ogni cambiamento porti a un'ulteriore specializzazione,
 logico sostenere che la prima cellula conteneva
il maggior numero di possibilit di cambiamento, e
che pi in alto si arriva sull'albero, pi diminuiscono le
possibilit di cambiamento per l'organismo.
Non mi convince l'argomento che la prima cellula
abbia il numero maggiore di possibilit. Ma ok, capisco cosa vuoi dire.
Arthur sospir. Be',  qui che nasce l'idea della perfezione.
Nathaniel lo guard e inarc le sopracciglia.
E importante ricordare cosa la parola perfezione' significa
in questo contesto continu Arthur. La perfezione
 semplicemente il risultato migliore a cui si pu
aspirare date le possibilit esistenti.
Ok, ma allora ci sono un bel po' di cose che sono perfette, no?
S. Se pensi di nuovo all'albero, e immagini che ogni
foglia sia un vicolo cieco, cio un organismo che non si
pu sviluppare ulteriormente, allora si pu definire perfetto.
O estinto, perch non  riuscito a sopravvivere in un
nuovo ambiente. La perfezione ha il suo prezzo. Ma tutto
questo non  forse del tutto ipotetico?
Forse, ma ho chiesto a qualcun altro nel Network,
quelli con l'interesse per la biologia. Mi hanno indicato
varie specie, tra le altre gli xifosuri.
Xifosuri? Mai sentiti.
Sono degli artropodi, di cui pare esistano fossili vecchi
di quattrocentocinquanta milioni di anni. Si sono modificati, ma non molto.
E noi esseri umani abbiamo perso il mignolo del piede.
No, quello  solo un mito.
Nathaniel odiava quel tono. Come se si stesse dicendo
la cosa pi ovvia del mondo.
Ok, ma ancora non siamo arrivati al nesso con la religione.
Ora ci siamo. Questi creatori sostengono che nei
mattoncini dell'universo ci sia il potenziale per un essere
superperfetto, o per una razza, se vuoi. E non solo insito
nelle cellule, ma fino al pi piccolo componente. Per
esempio nello stesso modo in cui tutti gli elementi chimici
esistono a partire dalla quantit di protoni nel nucleo.
Ed ecco l'idea principale: anche se esistono molti esseri
perfetti, questi sono diversi fra loro.
Quindi qualcuno  pi perfetto di altri? Un modo
davvero politicamente corretto di vedere il mondo. Nathaniel
non era sicuro che la piega che stava prendendo
la conversazione gli piacesse. Gli ricordava troppo certe
ideologie di cui il mondo avrebbe dovuto fare a meno.
Credono che l'universo finir col creare questi esseri,
ma non sanno dove n quando: solo che si svilupperanno
col tempo. Ecco perch sono interessati a far sopravvivere
la maggior parte di razze possibili il pi a lungo
possibile.
Nathaniel si mise a ridere. E perch non gli mandiamo
il film Il quinto elemento e facciamo finta che sia un documentario?
Arthur si gir e lo guard senza capire. Mandarlo?
Ma l'hanno trasmesso in TV molti anni fa, ci vuole solo
un po' di tempo perch arrivino i segnali, se i nostri creatori non sono ancora qui.
Oh, che gioia.
Non proprio. Ma capisci perch io la chiamo una religione?
Capisco che loro pensano al di fuori dei nostri ristretti
schemi, questo s. Dubito che possa avere un grande
significato.
In realt Nathaniel non era sicuro che significasse un
bel niente. C'era una delle frasi di Arthur che gli era rimasta
impressa: Se i nostri creatori non sono ancora
qui'. L'idea che potessero davvero esserci degli extraterrestri
sulla Terra apriva troppe possibilit.
La radio venne disturbata da un'interferenza. Due canali
combattevano una battaglia invisibile per il diritto a
far ascoltare ciascuno la propria canzone, ma tutto ci
che era dato di sentire era una cacofonia di suoni. Arthur
la spense, e l'unico rumore che rimase fu il monotono
rombo attutito del motore. In quel preciso momento Nathaniel
non aveva nulla contro un po' di silenzio. C'era
gi abbastanza a cui pensare.
Arthur non sapeva se credere al Guardiano. Non che
avesse una qualche importanza, ma era rassicurante pensare
che i creatori avessero una mentalit tale da rendere
possibile capirli. Un'intera razza che perseguiva qualcosa
che forse non esisteva. Era in conseguenza dell'immortalit
che si erano trovati uno scopo che sembrava scientifico,
ma che in realt era pi fondato sulla forza di fede e
speranza? Sembrava cos - non trov una parola adatta -
umano. Era uno dei pochi temi di cui il Guardiano era in
grado di parlare. Dall'altro lato non nuoceva chiedere
aiuto per qualcosa di specifico, Nathaniel aveva ragione.
Arthur fece slittare il sedile all'indietro e preg Nathaniel
di non disturbarlo per un po'.
Strano come la savana ogni volta fosse diversa. Il cielo
aveva sempre una nuova sfumatura di colore, il vento
portava con s odori per i quali Arthur ormai non aveva
pi i nomi. Pi volte aveva cercato di ricordarsi perch
avesse scelto proprio quel luogo, ma il motivo gli rimaneva
sconosciuto. Forse non era affatto un posto speciale,
ma solo un insieme di ricordi, per questo non spiegava
la sensazione che provava guardando il lago e le vette coperte
di neve in lontananza.
Il Guardiano era seduto accanto a un grosso leone. La
sua mano era sepolta nella criniera dell'animale, che
sembrava confondersi con il cielo arancione. Arthur si
sedette davanti al leone e lo guard in faccia. Il leone
apr la bocca in un pigro sbadiglio, scoprendo denti
che colpiti dalla luce mandarono un lampo quasi innaturale.
Perch stai seduto qui? domand Arthur.
Mi piace questo leone. Il Guardiano gratt la bestia
dietro le orecchie, e questa cominci a ronfare sommessamente.
E poi questo per me  il massimo di vicinanza
al mondo reale, o ai leoni, se  per quello.
Ma non  mica reale, giusto?
Il leone guard Arthur di sottecchi ed emise un basso ringhio.
Tu qui puoi morire, non  reale abbastanza? rispose il Guardiano.
Il grosso felino inclin la testa e fiss Arthur leccandosi
intorno alla bocca. Era come un enorme gattone in
cerca di coccole, ma al tempo stesso qualcosa impediva
ad Arthur di allungare la mano e appoggiargliela sulla
testa. Cosa assurda, dato che il leone in realt era lui stesso,
esattamente come tutto il resto nella savana.
Cosa ti tormenta di pi, il dubbio o la paura? domand
il Guardiano, captando il suo sguardo con occhi indagatori, ma miti.
Eppure fu come se tutti i suoi strati protettivi venissero
grattati via, lasciandolo scoperto.
Arthur rivolse gli occhi a terra e poi di nuovo al leone.
Non dovresti saperlo tu meglio di me?
Io posso vedere i singoli pezzetti del puzzle, ma ci
non significa che mi faccio un'idea dell'intero quadro.
Arthur aveva voglia di chiedere cosa importava se aveva
paura o era in dubbio, ma conosceva gi la risposta.
Stiamo andando nel Galles.
Il Guardiano annu come se gi lo sapesse, cosa molto verosimile.
Paolo ci va spesso. Se rimaniamo l abbastanza a
lungo,  probabile che lo incontreremo. Non ho al momento
altri piani se non di parlare con lui, e poi presumibilmente
ucciderlo. Non proprio una soluzione permanente.
No convenne il Guardiano. Per un attimo sembr voler aggiungere qualcosa, ma poi chiuse la bocca e guard il leone.
Arthur si alz. Il leone lo guard speranzoso. Nathaniel
si chiede se tu potresti aiutarci a migliorare il nostro
algoritmo. Non era una domanda, solo la constatazione
che avevano bisogno di aiuto. Non nutriva alcuna speranza.
Il Guardiano si alz e gli tese la mano. Dammi l'algoritmo, e poi potr risponderti.
Arthur scosse la testa, un po' confuso. Non ce l'ho qui.
Dammi il ricordo che ne hai.
Non possiedi gi i miei ricordi?
Il Guardiano sorrise rassegnato. Non  cos che funziona.
Ecco cosa devi fare.
Non era difficile approntare un ricordo cos come gli
aveva mostrato il Guardiano. Ma ricordare l'algoritmo in
s, vederselo nitido davanti, era un'altra storia.
Posso farlo con tutti i miei ricordi?
No,  impossibile, vale solo per la conoscenza che padroneggi.
Oh fece Arthur, senza riuscire del tutto a nascondere
la sua delusione.
Il Guardiano chiuse gli occhi e per un attimo divenne
quasi trasparente. Non ti posso aiutare annunci, e
apr gli occhi. Hai bisogno del doppio di risultati se
la statistica dev'essere significativamente migliorata.
Arthur sollev il piede e scosse via dei sassolini, che
avevano scavato piccole impronte sulla pelle. C' qualcos'altro che puoi fare per aiutarci?
No.
Il leone si alz e li guard entrambi, poi si inoltr nell'alta
erba color dell'ocra e scomparve.
Sai che cosa questo luogo rappresenta per me, dove
si colloca nella mia storia? domand Arthur.
E un bel posto, che esiste soltanto grazie a te. Di pi
non so rispose il Guardiano, con un sorriso enigmatico.
Ma non abbiamo bisogno di saperne di pi.
Arthur si accoccol sui talloni, prese una manciata di
terra secca e ne inspir il profumo. Voglio stare da solo adesso.
Il Guardiano annu e scomparve dalla sua vista. Arthur
si sedette per terra e chiuse gli occhi.
Passi felpati si avvicinarono alle sue spalle. Cauti, in attesa,
guardinghi. Arthur ud il respiro molto prima di avvertirlo
sul collo. Il muso freddo gli sfior delicatamente
la nuca. Arthur si gir e guard dritto negli occhi scuri.
Lo so disse appoggiando la mano sulla testa del leone
e grattandolo dietro le orecchie.
L'animale gli si distese davanti, con la testa tra le zampe
possenti, emettendo un basso brontolio.
Lo so ripet Arthur tra s.
In lontananza pot vedere un ghepardo abbattere la sua preda.
Veloce, efficace, brutale.
...
.
...
31.
...
.
...
La follia su lui abbandonato.
Non so perch, non so per quanto tempo. I ricordi sono pochi
e lontani, immagini osservate attraverso un foro, eventi di una
storia che qualcuno mi ha raccontato. Una storia senza fame,
senza dolore. Mi tornano in mente brevi istanti in cui guardo
fuori, vedo altre persone. Un fratello che mi scuote, una madre
che mi ama, un padre che mi abbandona. Cerco di immaginare
tutte le altre cose che so di aver vissuto, sembra un sogno a occhi
aperti ma non lo . Come se fossi fuggito dal mio corpo, lasciando
che ci abitasse qualcun altro. Ma ci sono ancora tutte le vecchie
cose, smorzate come il sole al tramonto: posso guardarle
senza restare accecato, senza sentire dolore. Eppure riesco solo
a pensare che ancora una volta non l'ho scampata. Che sono
stato riportato indietro da un'altra morte. Non posso andarmene dal mondo.
Ma forse posso cambiarlo.
...
.
...
Capitolo 31.
...
.
...
L'aria era densa di umidit, e un velo di foschia grigia
aleggiava sopra il suolo. Il sole si scorgeva a malapena sopra
le cime delle montagne, nascosto dalle nuvole. Nathaniel
non riusciva a concepire come qualcuno avesse
scelto di stabilirsi l. Non pareva esserci altro che una successione
di fazzoletti di terra delimitati da muretti di pietra,
strade e gruppetti di alberi. Avevano trovato una pensione
la sera precedente, al margine di quella che era la
loro area di ricerca. Arthur aveva chiesto che lo si lasciasse
dormire il pi a lungo possibile, mentre lui si era svegliato
davvero troppo presto.
L'odore di unto fu la prima cosa che avvert quando
scese al bar, e il suo appetito non ne fu particolarmente
stimolato. C'era gi una coppia seduta in uno dei molti
cubicoli marroni. Niente ricordava il posto in cui erano
arrivati la sera prima, quando erano stati accolti da voci,
musica e bicchieri tintinnanti, e non c'era nemmeno una
sedia libera. L'unico rumore adesso era il tintinnio delle
posate che raschiavano la porcellana.
Nathaniel si sedette a un tavolo d'angolo, e accese il
computer portatile con un bip che suon fuori posto
in quell'ambiente. Apr la carta topografica che avevano
comprato alla stazione di servizio.  vero che ne
avevano una anche sul computer, con annotati i rilevamenti
del sistema, ma secondo Arthur era bene che controllassero
anche nel vecchio modo. Un uomo non pi
giovane usc dalla cucina e venne da lui.
Vuole ordinare la colazione? chiese, tirando fuori
penna e blocchetto come se avesse gi ricevuto una risposta affermativa.
Che cosa avete?
L'uomo and a prendere un menu, lo porse a Nathaniel
e ne snocciol il contenuto a una tale velocit e con
un tale accento che Nathaniel ebbe l'impressione di trovarsi
ancora in Francia. Guard il menu e ordin una colazione
all'inglese. L'uomo scomparve in cucina, e Nathaniel
apr la mail di Raven. Esamin la proposta dell'itinerario
di ricerca che lei gli aveva gi mandato in precedenza.
Siete qui per fare una gita nel parco, o cosa? L'uomo
appoggi le caraffe di acqua e succo d'arancia sul tavolo
davanti a Nathaniel, che si affrett a minimizzare la
finestra.
Il parco? Ehm... No, siamo qui per motivi di famiglia
rispose, sorpreso da quanto, una volta tanto, riuscisse
a mentire in modo naturale.
Avete famiglia da queste parti?
Ancora non lo sappiamo. E una lunga storia, ma crediamo
che nostro nonno fosse di qui, prima di emigrare
negli Stati Uniti.
Quindi siete qui per vedere il luogo d'origine della
vostra famiglia?
S, era l'ultimo desiderio di nostra madre.
L'uomo si gratt la barba. Mi dispiace. E mancata di
recente?
In primavera. Nathaniel non aveva altro da dire, e
l'uomo rimase l impalato.
Be', le porto la colazione. Se le servisse aiuto per trovare
delle tracce di vostro nonno, non ha che da dirmelo.
A proposito, io mi chiamo Kenn, e gestisco questo posto
assieme a mia moglie.
Nathaniel si present a sua volta e gli tese la mano.
Kenn si volt e fece qualche passo, ma poi cambi idea.
Nathaniel avvert una fitta allo stomaco. Aveva detto
qualcosa di strano?
Per curiosit, posso chiedere come si chiamava, vostro
nonno?
Nathaniel apr di nuovo velocemente la finestra e controll
il nome. Si chiamava Vaughn Bowen.
L'uomo aggrott la fronte, guardando davanti a s.
No, non posso dire di conoscere quel nome. Chieder
a mia moglie,  lei che si intende meglio di queste cose.
Nathaniel riusc a mangiare la met di ci che aveva
nel piatto, e si sent come se si fosse rimpinzato di una
cena abbondante. Torn in camera, dove Arthur stava
ancora dormendo, il viso tranquillo per una volta. Le
preoccupazioni gli si leggevano sempre negli occhi, se
si sapeva cosa guardare, ma Nathaniel non riusciva a dirgli
che di recente i suoi sorrisi si erano fatti troppo corti,
e che la sua risata non era la stessa di prima. Non era difficile
vedere che stava facendo pressione su se stesso,
specialmente dopo che aveva meditato, parlato col Guardiano
o cos'altro combinasse in quei momenti. Sembrava
che il sonno fosse l'unica cosa che lo aiutava, anche se
quando dormiva pareva quasi cadere in coma. Nathaniel
a volte si spaventava per quanto era difficile svegliarlo.
Prese lo zaino con gli accessori del computer e scese di
nuovo alla piccola reception. L avevano un'unica linea
modem per internet, collegata a un computer che ricordava
un reperto da museo. Gli ci volle un po' di tempo
per staccarla e ricollegarla al proprio apparecchio, cos
da allacciarsi a internet. Scaric la posta e gli ultimi dati
dai satelliti. Fu un errore cominciare col programma di
posta, perch assorb tutta la capacit del collegamento.
Mentre aspettava l'immagine del satellite, Nathaniel avvert
quanto nervoso fosse all'idea di scorgere un puntino
bianco sopra il Galles. Ma non c'era nessun puntino, e
i muscoli dello stomaco si rilassarono. Paolo era a Vancouver.
Lontano, lontano. Nathaniel scorse il contenuto
delle mail e scrisse una breve risposta a Raven, poi controll
i suoi soliti siti web.
Quando ritorn in camera, Arthur era seduto sul bordo
del letto.
Buongiorno disse Nathaniel, appoggiando lo zaino
sulla scrivania.
Buongiorno ricambi Arthur con voce mezza impastata,
prima di ridistendersi. Che ore sono?
E se ti guardassi il polso?
Avevano cominciato entrambi a portare l'orologio, ma
Nathaniel poteva capire che Arthur se ne dimenticasse.
Lui stesso si sorprendeva spesso a tirare fuori il cellulare
per vedere l'ora. Servono la colazione ancora per mezz'ora
aggiunse.
Arthur stir braccia e gambe con un grande sbadiglio.
Benissimo, sto morendo di fame.
Era forse mai capitato che non avesse fame? Era naturale
che i ragazzini mangiassero tanto in fase di crescita,
ma anche cos non si spiegava la quantit di cibo di cui si
rimpinzava Arthur. Nathaniel si chiese dove finiva tutta
quella energia.
Si tolse le scarpe e si sedette su una sedia. Ah, senti,
ho spiegato a Kenn, l'uomo del bar, cosa ci facciamo qui.
Giusto nel caso in cui ti dovesse chiedere qualcosa.
Ok replic Arthur, infilandosi i calzini da disteso.
Il tempo era migliorato quando finalmente lasciarono la
pensione. Il piano era di vedere la zona che avevano definito
"area di ricerca", semplicemente andando in giro
con la macchina e familiarizzando con il posto. Nathaniel
non ne capiva bene il motivo, ma sia Arthur che Raven
sostenevano che era un buon modo per cominciare.
Guidare sul lato sinistro sembrava ancora strano, ma
non ci furono grossi problemi. Le strade si snodavano attraverso
il paesaggio, oltre i fazzoletti di terra verdi cuciti
assieme da muretti di pietra e piccoli viottoli sterrati. La
vasta gamma delle fattorie si estendeva da catapecchie
pericolanti a enormi complessi che ricordavano piuttosto
capannoni industriali. Di quando in quando saltavano
fuori delle sorprese, come campi da tennis che di colpo
spuntavano al centro di un terreno coltivato, ma in generale
non c'era molto di eccitante da vedere.
Ciononostante Arthur sedeva con una penna e un
blocchetto, e guardava in continuazione il GPS.
Cosa stai cercando veramente? domand Nathaniel
dopo un po'.
Non cerco nulla di speciale, ma se lo vedo lo so riconoscere.
Ma potrai pure farmi un esempio?
Be', no. Devo avere la sensazione che ci sia qualcosa
che non va, come se vedessi una fotografia che contiene
qualcosa di anormale.
Ah. E immagini di ricavarci qualcosa?
Assolutamente no replic Arthur con un sorriso fugace.
Ma da qualche parte dovevamo pur iniziare, e
pu essere che in questa zona ci sia qualcosa di speciale,
e che proprio questo sia il motivo per cui Paolo viene qui
tanto spesso.
Se per speciale' intendi insopportabilmente noioso,
allora s. Magari qui ci sta bene e basta? Un posto di cui
ha bei ricordi, forse un posto in cui pu allontanarsi dalla
gente. Non dovrebbe essere difficile evitare di incontrare
altre persone qui.
Non  poi cos male come lo dipingi tu obiett Arthur
con un tono che assomigliava a quello di un padre.
E comunque, di bei ricordi Paolo non ne ha, per quel
che ne so io.
Impiegarono il resto della giornata a percorrere tutte
le strade che riuscirono a individuare sulla carta, e pi di
una volta finirono su strade che minacciavano di mettere
fuori uso la macchina. Non c'era davvero nulla di speciale
in quella zona, a meno che non esistessero delle strade
sotterranee, concluse Nathaniel quando finalmente parcheggiarono
fuori dalla pensione.
Di colpo si ricord le parole che gli aveva detto spesso
suo padre: Ogni tanto, pensa al di fuori degli schemi'. Il
problema era che non era sicuro che esistessero in quel
momento degli schemi.
Chiamarono Raven dalla macchina. Lei non aveva novit,
ma stava ancora aspettando una risposta da un contatto
che forse aveva delle informazioni sul virus che Arthur
aveva sentito menzionare nel ricordo.
Passiamo al piano B domani? chiese Nathaniel.
Piano B, piano C, piano D. Vediamo dove si trova il
tipo in questo momento.
Collegarono il computer e scaricarono i risultati. Paolo
si era spostato verso sud-est e aveva valicato il confine
con gli USA. Sembrava che stesse passando poco lontano
da Idaho Falls.
Arthur richiuse il computer con un piccolo colpo secco.
Andiamo a mangiare qualcosa. Usc dalla macchina
e si stiracchi, poi sbatt la portiera.
Nathaniel cominci a raccogliere tutti i resti rimasti
nella macchina dopo la giornata di guida.
Ci vediamo gi al bar, vuoi che ordini anche per te?
chiese Arthur.
Volentieri, lo stesso di ieri. Mi faccio una doccia rapida,
ma prima controllo che adesso ci abbiano dato una
stanza per ciascuno.
Il bar non era pieno quella sera, ma c'era abbastanza
vita da far loro preferire di andar via dopo mangiato. Nathaniel
augur la buonanotte e and in camera sua a leggere.
Arthur non si sentiva stanco. Il suo ritmo sonno-veglia
non era quello normale. Aveva cominciato ad approfittare
di quelle occasioni per allenarsi. Allenarsi assieme a
Nathaniel gli dava una comprensione molto migliore
del controllo del corpo, cosa che era necessaria quando
rallentava la velocit del tempo. Faceva il giocoliere
con degli oggetti, giocava con i coltelli in un modo poco
raccomandabile perfino ad artisti del circo.
Il suo corpo rispondeva in modo sempre pi pronto,
ma Arthur faticava ancora a regolare la velocit. Cos facendo
utilizzava molta pi forza del necessario, cosa che
a sua volta determinava quanto a lungo riusciva a mantenersi
in quella dimensione. Controllava la funzione cronometro
per vedere per quanto tempo era in grado di
usare la velocit massima. Riusciva a contare i centesimi
di secondo come secondi, ma non per pi di cinque centesimi.
Gli dava una sensazione stranissima: non era
nemmeno un battito di palpebra, eppure sembrava un'eternit.
Una volta o l'altra gli sarebbe davvero piaciuto
provare a catturare mosche con le bacchette cinesi.
Quando tutto il corpo era coinvolto, Arthur cercava di
mantenere una velocit costante, di circa tre volte superiore
al normale. Era al limite del possibile, ma abbastanza
veloce da permettergli di fare cose che in condizioni
normali avrebbero richiesto diversi anni di allenamento.
Gli piaceva molto, forse troppo.
Nathaniel si svegli alla stessa ora anche il giorno successivo.
Erano d'accordo di procedere con il piano B. Era stata
una sua proposta, anche se a dire il vero aveva preso in
prestito l'idea da sua sorella maggiore. Lei e la sua famiglia
stavano cercando una casa nuova, e guarda caso lei sapeva
esattamente dove voleva abitare. Aveva scovato il miglior
agente immobiliare della zona, perch la tenesse aggiornata
su quali case venivano messe in vendita. Ad Arthur
e Raven l'idea di contattare un agente immobiliare
era sembrata buona come un'altra. Nathaniel aveva fatto
loro notare che, quali che fossero i piani di Paolo in Galles,
di certo non contemplavano la coltivazione della terra, al
che Raven aveva obiettato che forse stavano facendo esperimenti
per una guerra biologica diretta alle materie prime,
cio malattie che colpivano i raccolti di grano e riso, e
Nathaniel non era stato pi tanto sicuro.
Raven aveva procurato loro le informazioni di cui avevano
bisogno, cos che potessero farsi passare per aspiranti
acquirenti di una fattoria. Secondo Nathaniel, nessuno
avrebbe creduto alla storia di giovani e ricchi americani
che volevano comprarsi una fattoria in Galles solo
perch un qualche membro della loro famiglia, che tra
l'altro non avevano mai conosciuto, aveva abitato l. Raven
aveva ribattuto che proprio il fatto che lui era americano,
e che l'intero progetto sembrava un'idiozia,
avrebbe convinto la gente a crederci. La gente aveva i
suoi pregiudizi. Arthur si era dichiarato d'accordo, ma
aveva obiettato cautamente che forse Nathaniel non
era adatto al ruolo di americano pazzo. Nathaniel era caduto
nel trabocchetto con entrambi i piedi. Certo che
poteva recitare la parte dell'americano ricco e pazzo! Era
stato solo quando non erano arrivate altre obiezioni, e
Arthur si era limitato a sorridere, che Nathaniel aveva capito
di essere stato incastrato.
Una campanella gli trill sopra la testa quando Nathaniel
apr la porta dell'ufficio dell'agenzia immobiliare.
Trovarlo non era stato facile, specialmente dato che il
GPS era inservibile in posti piccoli come quello. L'odore
di fumo stantio impregnava i pannelli di legno alle pareti,
e penetrava nelle narici quasi all'istante. Non era un
ufficio grande. Sulla parete era appesa una grande cartina
della zona. C'era una porta aperta che dava su una
stanza che sembrava servire da cucinotto e da archivio,
con grandi termos troneggianti su piccole torri di raccoglitori
pieni di fogli.
Un uomo sulla cinquantina era seduto dietro una grande
scrivania che aveva visto giorni migliori. Indossava un
vestito che stonava con il resto della stanza, o con lui stesso,
se era per quello. Alz gli occhi dal giornale che stava
sfogliando, e non fu difficile leggergli in volto la sorpresa.
Li squadr dalla testa ai piedi, e poi si produsse nel suo
sorriso pi affabile.
Nathaniel decise subito che non gli piaceva.
Buongiorno, benvenuti, sono Bryce Harold, in cosa
posso aiutarvi? disse alzandosi e tendendo loro la mano.
Be', avremmo intenzione di acquistare una fattoria
esord Nathaniel sedendosi sulla pi vicina delle due sedie
di fronte alla scrivania. Si appoggi comodamente all'indietro
e allung le braccia sui braccioli. Ricco americano
pazzo, non doveva essere poi cos difficile!
Desiderate acquistare una fattoria? ripet Bryce fissando
confuso prima Nathaniel e poi Arthur.
S, a me e a mio fratello piace l'idea di una fattoria da
queste parti. Voi trattate fattorie, vero?
Bryce abbass per un attimo lo sguardo sulla scrivania.
Certo. Quindi voi siete fratelli, e volete comprare una
fattoria.
Fratellastri, per la precisione si intromise Arthur.
Ovviamente disse Bryce, con una traccia di scusa
nella voce. E che genere di fattoria potrebbe andarvi
bene?
Nathaniel esit, come se quella domanda non l'avesse
mai sfiorato. Be', vediamo, a noi basta che non ci
siano animali o che non dobbiamo arare la terra o cose
del genere. Ah, e magari con una piscina, sarebbe molto
carino.
Sembr una dichiarazione sufficientemente stupida.
Arthur sorrise con calore e annu, ma il povero agente
immobiliare faceva fatica a trovare sia le parole giuste
che la giusta espressione del viso.
Bene, e che somma pensate di poter investire in una
propriet del genere?
I soldi non sono un problema, pensavamo un paio di
milioni. Di dollari s'intende, non ho idea di quante sterline
siano. Il nostro avvocato si  gi messo in contatto
con lei.
Bryce si irrigid per un attimo, e Nathaniel temette di
aver esagerato, ma poi la memoria dell'agente lo soccorse,
e due pi due fecero quasi quattro.
Posso domandarvi perch? chiese, e sembr pentirsene
subito.
Nathaniel lanci una rapida occhiata ad Arthur prima
di rispondere. Se avesse scorto anche l'ombra di un sorriso,
non era sicuro di riuscire a mantenere la facciata.
Crediamo che nostro nonno sia originario di questa
zona fece infine.
Ah, ecco fece Bryce, come se questo spiegasse tutto.
Sapete dove  cresciuto?
No, ma  quello che stiamo cercando di scoprire.
Abbiamo pensato che in ogni caso non sarebbe male
capire com' il mercato si intromise di nuovo Arthur
con voce da saputello.
Bryce gli fece un sorriso falso e si dichiar d'accordo.
E ci piace questa zona qui aggiunse Nathaniel, alzandosi
e tracciando un cerchio con il dito sulla carta.
Bryce si gratt la testa e lo guard, continuando a non
trovare parole che sembrassero adatte. Credo che in effetti
ci sia una fattoria in vendita in quella zona, ma non 
esattamente l'oggetto che fa al caso vostro. Si annot
qualcosa dal computer, si alz e and nella stanza accanto.
Torn con un raccoglitore rosso, che mise sulla scrivania.
Poi si risedette. Siete assolutamente sicuri di volere
una fattoria? Ci sono diverse case sul mercato qui, a prezzi
molto vantaggiosi.
Era il desiderio di nostra madre disse Arthur, ma
naturalmente siamo flessibili. A ogni modo cominciamo
a vedere le fattorie che sono in vendita, o potenzialmente
in vendita.
C' un problema con quella fattoria?
Bryce apr il raccoglitore e lo gir verso di loro. Suppongo
che non siate interessati al bestiame.
Non c'erano molte fattorie in vendita nella zona prescelta,
ma ci era previsto. Chiesero se venivano date in
affitto, o se qualche fattoria era dedicata a scopi diversi
dall'agricoltura, ma Bryce non ne sapeva molto. S, c'era
qualcuno che affittava camere ai turisti, ma pi che altro
come attivit collaterale. Nathaniel gli lasci il suo numero
di telefono, pregandolo di contattarlo se avesse trovato
qualcosa in vendita. Nel frattempo avrebbero dato
un'occhiata ai dintorni e cercato di scoprire dove poteva
essere nato il nonno.
Nathaniel lesse lo scetticismo dipinto in faccia a Bryce
quando si congedarono. Evidentemente sarebbe stata
necessaria una telefonata dell'avvocato perch l'uomo li
ricontattasse davvero.
Il resto della giornata fu un incubo.
Trascorsero gran parte del tempo nella biblioteca locale,
dove una feroce donna di mezza et sibilava
Ssh! ogni volta che udiva un suono che assomigliava
a un sussurro. Guai se per caso gli fosse scappato un
po' da ridere. Nathaniel non si ricordava pi quante edizioni
del giornale locale avevano sfogliato. Come minimo
avevano controllato fino a nove anni addietro, trovando
solo tre nomi interessanti. Tre ragazzini, tutti morti
prima di compiere quattordici anni. Due di loro erano
deceduti in incidenti descritti negli articoli, ma dell'ultimo
si trovava traccia solo in un necrologio. Quando lasciarono
la biblioteca era rimasto ancora troppo materiale
da controllare, dato che Arthur insisteva per andare
indietro di almeno quindici anni.
Mangiamo subito? domand Arthur quando entrarono
nel parcheggio.
Il bar era di nuovo al massimo dell'affollamento, ma
siccome loro avevano una camera con la mezza pensione,
venne dato loro un tavolo.
Nathaniel ordin come al solito una bistecca di manzo,
Arthur scelse il piatto di pesce del giorno. Nathaniel
prese una birra grande, Arthur dell'acqua.
Questa birra mi piace sempre di pi dichiar Nathaniel,
asciugandosi la schiuma dalla bocca.
Arthur prese il bicchiere e assaggi. Decente.
Non vale fare paragoni con birre che hai assaggiato
nel corso del tempo. Sei sicuramente stato anche figlio di
un birraio.
No, non posso dire d'intendermi di birra, ma come
ho gi detto ha un sapore decente replic Arthur con
un sorriso furbo.
Nathaniel bevve un altro sorso, e il suo cellulare emise
un bip. Apr il messaggio e lo lesse.
Cosa c'? chiese Arthur.
Ragazze rispose Nathaniel, rimettendo via il telefono.
 sempre stato tanto difficile sapere come si fa ad
accontentarle?
Arthur si appoggi all'indietro, le spalle di nuovo rilassate.
Non chiederlo a Raven, ti prego. Qual  il problema?
Le mie sorelle,  ovvio. Gli dico che posso far loro un
prestito, dato che ho i soldi, e loro rifiutano categoricamente
di accettarlo. Anzi, quasi mi insultano. Ma adesso
pare abbiano cambiato idea, a patto che sia alle loro condizioni.
Perch cos s che ha un senso. Nathaniel si picchiett
la tempia con l'indice.
La famiglia e i soldi sono sempre causa delle cose pi
strane. Forse non gli piaceva l'idea di doverti dei soldi?
Se voi siete tutti cos indipendenti posso ben capirlo.
Perch dici questo?
Ti piacerebbe se in questo momento tu fossi a casa
tua, senza lavoro, e improvvisamente saltasse fuori tua
sorella e ti dicesse che pu prestarti tutto il denaro di
cui hai bisogno?
Ma lei ha bisogno di soldi, devono comprarsi casa,
hanno due bambini.
Arthur non disse niente, ma inclin un poco la testa e
lo guard.
E va bene, neanch'io avrei fatto un salto di gioia e accettato
i soldi ammise Nathaniel alla fine.
Evvai! Introspezione! esclam Arthur, e brind col
suo bicchiere d'acqua.
Il cibo arriv in tavola. Arthur cerc di convincere Nathaniel
a scambiarsi i piatti, se non altro perch la variazione
era una buona cosa, ma lui rifiut: gli piaceva il
manzo. Semmai poteva assaggiare un pezzetto di pesce.
Ben presto a uno dei tavoli vicini iniziarono a cantare, e
la canzone si propag all'intero bar. A Nathaniel sembr
di trovarsi nel mezzo di una pubblicit della birra. Ogni
tanto non capiva nemmeno che cosa cantassero. Quando
anche Arthur inizi a cantare il ritornello a squarciagola,
non pot far altro che ridere. Si alz e indic il proprio
bicchiere vuoto per far capire al compagno le sue intenzioni.
Lanci un'occhiata al tavolo d'angolo, da cui era
partito il canto. Erano gli unici che cantavano anche le
strofe.
C'era una sedia vuota all'estremit del bancone; si sedette
l e aspett che il barista lo notasse. Non c'erano
molte persone della sua et: solo tre ragazzi e una ragazza
che potevano avere sui diciotto-vent'anni. Lei era molto
carina. E teneva la mano di quello che le era seduto
accanto. Nathaniel non aveva comunque tempo per le
ragazze.
La canzone fin, e il vociare raggiunse ben presto il volume
di prima.
Nathaniel si fece dare una birra, ne prese un sorso e
guard verso Arthur, il quale sedeva concentrato giocando
con una moneta, che scorreva a velocit innaturale intorno
e sopra ciascun dito, per poi ricominciare.
Dal tavolo dietro a Nathaniel si sent un piccolo
schianto, seguito dal rumore di uno schizzo. Un uomo
con un'enorme barba e una pancia ancora pi enorme,
che quasi debordava da una giacca di pelle marrone scuro,
si alz in piedi e si spazzol via la birra dai pantaloni.
All'altro lato del tavolo sedevano una donna di mezz'et
e un uomo. Lei aveva lunghi riccioli scuri, occhiali quadrati
e stringeva una borsetta con su scritto DKNY. Le
sue labbra erano troppo rosse sul volto pallido. Guardava
l'uomo grosso con irritazione.
L'uomo accanto a lei bevve un sorso della propria birra
e si strinse nelle spalle. Sembrava pi giovane di lei,
indossava un blazer e una T-shirt grigia con una scritta
impossibile da decifrare.
Puoi avvisarli tu? disse l'uomo grosso con un inconfondibile
accento americano, indicando la grande pozzanghera
di birra sul pavimento.
Nathaniel rispose: Certo si gir e fece segno al barista.
Come stavo per dire,  un risultato senza senso. Non
abbiamo alcuna possibilit di sapere se abbiamo inserito
correttamente il fattore anomalie di gravitazione. Era la
voce dell'uomo grosso. Dovremmo effettuare le analisi
con i parametri attuali e riprendere da dove ci siamo interrotti.
Nathaniel sent il corpo irrigidirsi. Tutte le altre conversazioni
si ridussero a un indistinto rumore di sottofondo.
La voce della donna era profonda e maschile,
ma tanto fredda quanto l'apparenza di lei, e con uno
strano miscuglio di accenti. Nathaniel l'avrebbe detta australiana,
ma c'era qualcosa che non tornava del tutto.
Quante volte ve lo devo ripetere? L'avete visto anche
voi cosa  successo con una modifica anche minuscola
dell'1,3. Non possiamo ignorarlo.
Una ragazza usc dalla cucina con un secchio d'acqua e
uno straccio, e asciug il pavimento.
Lasciamolo decidere a lei ribatt l'altro uomo, con
spiccato accento texano. Pu farcela da sola.
Fu il modo in cui disse lei', come se fosse l'argomento
risolutivo per qualunque discussione, che fece rizzare a
Nathaniel i peli sul braccio. Nessuno intorno al tavolo
disse pi nulla.
Nathaniel smont dallo sgabello e li guard di sfuggita
mentre si girava per tornare da Arthur. Quest'ultimo
era ancora assorbito dalla moneta. Di colpo lev in aria
la mano con la palma piatta, come un segnale di stop, e
la moneta era scomparsa. Lanci un'occhiata soddisfatta
a Nathaniel, e la moneta gli riapparve improvvisamente
in mano. Nathaniel si chiese se doveva dirgli che l'effetto
di quel trucchetto era in procinto di esaurirsi.
Si chin sopra il tavolo verso Arthur e mormor: Sai
per caso cosa sono le anomalie di gravitazione?
No, perch?
Allora se... cominci Nathaniel, ma si interruppe.
Cosa?
Guarda tu stesso. Vai all'estremo del bancone e da'
un'occhiata alle tre persone sedute l al tavolo. Adesso,
subito!
Arthur si alz, and al bancone e fece un segno al barista.
Si volt un attimo e lanci un'occhiata verso il tavolo,
per poi rivolgersi di nuovo al barista e scambiare
qualche parola con lui.
Ma li hai a malapena guardati! disse Nathaniel confuso
quando Arthur ritorn.
Arthur scosse la testa. Ho visto abbastanza. Cosa hanno
detto? Ripeti pi esattamente che puoi.
Nathaniel cerc di rendere quello che aveva sentito.
Mentre ascoltava, Arthur appoggi il mento sulla mano
e lasci vagare uno sguardo pigro per il bar.
Ok. Hai le chiavi della macchina?
Non posso guidare adesso rispose Nathaniel, sollevando
il boccale di birra.
Arthur lo guard con espressione vuota. O tu o io, a
te la scelta.
Ma dici sul serio? Magari  solo gente qualunque.
Non  il caso di...
Avrebbe potuto essere gente qualunque lo interruppe
Arthur alzandosi. Ma poi hanno fatto un nome.
Nathaniel non fu veramente sorpreso. Guard la birra
e i piatti.
Ho chiesto di lasciarci la cena in camera disse Arthur,
come se gli avesse letto nel pensiero.
Uscirono, e Arthur corse ad aprire il bagagliaio. Siediti
in macchina. Prese uno zaino e lo appoggi sul sedile
posteriore. Tir fuori l'attrezzatura per la macchina
fotografica e mont la lente.
Nathaniel teneva d'occhio l'uscita, ben sprofondato
sul sedile anteriore.
Arthur fece qualche scatto di prova con la macchina
fotografica e controll che gli accessori supplementari
a raggi ultrarossi rendessero delle foto di qualit sufficiente.
Abbassati disse a Nathaniel.
Come facciamo a seguirli senza farci scoprire? Non ci
sono quasi altre macchine per strada.
Non credo che se lo immagineranno neanche lontanamente.
Nathaniel abbass lo schienale all'indietro. Chi ha
detto cosa di preciso?
La donna ha nominato Mercer. Ha detto che sarebbe
tornata presto, e che avrebbero dovuto aspettarla.
Nathaniel fu assalito da una nausea improvvisa e imprec
piano tra s.
Ogni minuto era un'ora.
Pass mezz'ora. Nathaniel aveva un gran bisogno di
andare al bagno, e stava gi per uscire dalla macchina
quando un'Audi nera entr nel parcheggio e rimase ferma
con le luci accese. Un uomo dai capelli rasati con
jeans e maglietta nera usc dalla macchina, si accese
una sigaretta e si appoggi al cofano. Arthur gli fece varie
foto. Non molto dopo, i tre uscirono dal bar e si diressero
verso l'uomo. Il rumore costante della macchina fotografica
pareva un po' troppo forte, e Nathaniel scivol
il pi possibile gi nel sedile.
Ok, stai pronto, adesso partono disse Arthur.
Cosa devo fare? Sent accendersi il motore, la ghiaia
che scrocchiava sotto le ruote della macchina. La luce
spazz il paesaggio e il rumore si allontan.
Tirati su, adesso! comand Arthur, con un'intensit
che Nathaniel non aveva mai sentito prima. Vai!
Nathaniel accese il motore e si immise sulla strada.
Perlomeno non aveva pi bisogno di andare al bagno.
...
.
...
32.
...
.
...
Quanto sono prevedibili, questi uomini.
Si nascondono sempre nello stesso posto, sempre dietro alle stesse cose. Si arrogano il diritto di parlare in nome di qualunque cosa possa essere definita dio, alcuni addirittura ci credono.
Si ergono a deputati, giudici, carnefici, padroni di decidere del giusto e dello sbagliato, della vita e della morte. Tutto ci che fanno mette in ombra dieci volte ogni uomo onesto. Appena li vedo, sento la mia anima cadere a pezzi, pezzi che vengono inghiottiti dalle tenebre.
Ricordo ancora le parole che lei mi ha rivolto tanto tempo fa.
Ti supplico di rispondermi, di mandarmi un segno, ma sento soltanto il vuoto. Odo solamente l'eco delle sue parole.
Giudicali meritevoli oppure condannali!
Ma sembra che io sia eternamente condannato a non avere un corpo adulto, eternamente condannato a non potermi comportare come un uomo.
...
.
...
Capitolo 32.
...
.
...
Arthur apr gli occhi e ricord i suoni uditi in sogno, senza
capire cosa fossero. Si tir a sedere sul letto e si strapp
di dosso la maglietta. La macchina fotografica era sul
pavimento, collegata al computer. Clicc un tasto, e lo
schermo si risvegli. Il trasferimento dati era completo.
In realt non avrebbero dovuto usare la quota a loro disposizione
per trasferire dati per mezzo del telefono satellitare,
ma Raven doveva ricevere le foto il prima possibile,
e Arthur non voleva utilizzare la connessione internet
della pensione. Chiuse la posta, e apparve la carta
geografica. Il giorno prima Paolo era stato sulla costa
orientale degli USA, ma ora si stava dirigendo in Europa,
presumibilmente nel Galles. Con ogni probabilit
era in viaggio verso di loro.
La notte sembrava gi molto lontana. Avevano trovato
delle persone che lavoravano con Paolo, e di conseguenza
anche la sua base, e tra non molto avrebbero trovato
anche lui. Non sapevano ancora chi fossero quelle tre
persone n cosa facessero, probabilmente erano dei ricercatori,
o di astronomia o di geologia. Ad Arthur quel
fatto non piaceva per nulla. I momenti in cui la sua fiducia
nel genere umano era stata ai minimi storici erano
paradossalmente legati alla ricerca o alla religione. Religiosi
capaci di tutto in nome di ci in cui credevano, ricercatori
capaci di tutto per arrivare a sapere.
E una cosa era certa: Paolo non usava questa gente a
scopi benefici per l'umanit.
Nessuno dei ricordi pi recenti gli aveva dato anche solo
un'idea di cosa avesse fatto Paolo nell'ultimo anno. Alcuni
quasi non avevano senso, e sembravano pi che altro
incubi. Incontri con persone, loschi accordi per la consegna
di attrezzatura, ma mai nulla di definitivo. Arthur aveva
avuto uno scoppio di rabbia col Guardiano, come se
potesse servire a qualcosa. Ancora non aveva escogitato
un modo per fermare Paolo, tranne quello pi ovvio.
Guard fuori dalla finestra. In giardino c'era un triciclo
rosso che assomigliava a quello che Emilie aveva barattato
con uno dei gattini del vicino. Non fosse stato per
l'allergia della madre, avrebbe probabilmente potuto tenerlo.
Arthur apr la finestra e inspir l'aria fresca.
Ogni cosa aveva fine.
Bussarono alla porta, ed entr Nathaniel. Da quanto sei sveglio?
Da non molto.
Nathaniel sbadigli e sedette sul pavimento davanti al
computer. Arthur prese il cellulare e controll se Raven
avesse risposto al messaggio.
Cosa si fa ora? chiese Nathaniel.
Niente, prima che io abbia parlato con Raven.
Ma poi?
Arthur si volt di scatto. Non lo so, porca miseria! Va bene?!
Si guardarono, Nathaniel con la sorpresa dipinta in volto.
Scusa. Non volevo disse Arthur e si gir dall'altra parte.
Lo vide con la coda dell'occhio, qualcosa di grande e
bianco che volava in direzione della sua testa. Il mondo
rallent la velocit, ma nemmeno la reazione pi istantanea
sarebbe riuscita a evitare che il cuscino lo colpisse dritto in faccia.
Stupido idiota! Quando il mondo ritrov la sua consueta
velocit, la voce di Nathaniel arriv come una grossa
ondata che si infrange sulla riva. Aveva gli occhi lucidi.
Credi che non mi accorga di cosa fai, di cosa dici e non
dici? Affermi che i ricordi non aiutano, ma dopo hai la
faccia tutta grigia. Non hai nominato la tua famiglia neppure
con una parola, ma controlli in continuazione siti di
notizie norvegesi. Sei tu che devi fare il superuomo e
mantenere la calma! Non io!
Arthur raccolse il cuscino, e tenendolo in braccio si sedette
sul bordo del letto. Non  che io non ci abbia provato,
ma... Lisci il cuscino e lo gir. Non lo so. Non so
nemmeno se dipende da me.
C'entra qualcosa?
Arthur sent tornare a crescere l'irritazione. Certo
che c'entra! Io so quali sono le mie capacit. Ma in questo
preciso istante...
Almeno evita di far finta di niente.  una cosa che
odio.
Arthur ebbe la sensazione che la reazione di Nathaniel
fosse dovuta a qualcosa con radici pi profonde della situazione
concreta in cui si erano appena trovati. Ok. Ci
prover. Si alz e consegn il cuscino a Nathaniel.
Grazie disse a bassa voce.
Nathaniel sembr confuso per un attimo, poi si sistem
il cuscino dietro la schiena e si appoggi al bordo del
letto. Di nulla. Ma la prossima volta tiro qualcosa di pi
duro.
La sua voce era un po' troppo alta e rauca. .
In quel caso probabilmente me lo sar meritato. Solo
assicurati che dopo io mi svegli!
E allora perch mai dovrei tirare qualcosa di pi duro?
volle sapere Nathaniel.
Per sentirti meglio?
Nathaniel sorrise. S, forse.
Fecero colazione leggendo ciascuno il proprio libro, e rimasero
cos per il resto della mattinata fino a che Raven
finalmente non mand un messaggio pregandoli di chiamarla.
Aveva visto le foto, e letto il loro rapporto. Poteva
volerci un'eternit per estrarre informazioni dai pochi
elementi che avevano, ma era perlomeno qualcosa.
Nemmeno Raven era particolarmente entusiasta dell'attivit
di quei ricercatori. La cosa pi importante era
identificare Paolo e Mercer, tutto il resto passava in secondo
piano.
Se mi date un'identit, cambia tutto dichiar. Appena
ho una traccia da seguire, niente mi potr fermare.
Io voglio parlare con Paolo disse Arthur, come se fosse
in contraddizione con quello che aveva detto Raven.
Naturalmente, ma non c' nessuna fretta. Ora che
sappiamo di questa base e di queste persone, abbiamo
sempre un modo per raggiungerlo. Possiamo lasciargli
un messaggio o un numero di telefono, e lui dovr chiamarci.
Arthur si morse il labbro inferiore. E come la mettiamo
con Mercer? Se la uccidiamo alla prima occasione,
sar ancora pi difficile per Paolo.
Nathaniel tent di nasconderlo, ma Arthur si accorse
della sua reazione.
Anche la piccola pausa di Raven fu eloquente. Ma se
non hai con te nemmeno un'arma da fuoco, Arthur. Raccogliamo
prima le informazioni, poi possiamo decidere
il da farsi.
Nathaniel si schiar la voce. Come facciamo a risalire
alla sua identit? E una foto mica risolve automaticamente
tutti i nostri problemi, no?
No, ma insieme alle sue abitudini di viaggio dovremmo
riuscire a identificarlo dichiar Raven. Fidatevi di
me. Datemi una foto, e lo trover.
Ci vorr del tempo comment Arthur.
Certo che ci vorr del tempo, ma questo  l'unico
modo. L'unico modo sicuro.
Arthur scosse la testa, ma non disse nulla.
E se non riusciamo a fare una foto, cosa succede?
volle sapere Nathaniel.
Ci riusciremo ribatt Arthur.
Continuarono a discutere ancora per un po' prima di
mettersi d'accordo su quando avrebbero richiamato Raven.
Arthur e Nathaniel impacchettarono tutte le loro cose
e sistemarono i bagagli in macchina.
Prima di tutto ritornarono alla biblioteca locale, dove
c'era una collezione di vedute aeree che potevano usare
per farsi un'idea della zona in cui si trovava la fattoria dov'erano
andati i ricercatori. Nathaniel si assicur di aver
fotografato le immagini pi importanti e le trasfer subito
sul computer. Dopo il giro notturno, sapevano che la
fattoria si trovava in fondo a una strada privata. Restava
da escogitare il modo pi semplice per tornare l senza
essere scoperti. Dovevano anche pensare alle vie di fuga.
Non c'erano strade sul retro dell'edificio, quindi la cosa
migliore era proseguire ancora un pezzetto e poi attraversare
i campi a piedi, ma cos si escludeva qualsiasi forma
di ritirata veloce nel caso fossero stati scoperti. Ci voleva
oltre un chilometro di cammino, e perfino in quel
caso potevano essere costretti a percorrere l'ultimo tratto
strisciando per non essere visti. Per fortuna le previsioni
davano cielo coperto, ma non pioggia.
Nathaniel prov a cercare informazioni sulla fattoria,
o su chi ci aveva abitato, ma non trov nulla. Arthur
non voleva domandare a nessuno. Per il momento ne
sapevano abbastanza, e non c'era motivo di comunicare ad
altri il loro interesse.
Gli ultimi risultati dei satelliti indicavano che Paolo si
trovava in un punto sopra l'Atlantico, e Arthur si mise
immediatamente a cercare quale volo di linea fosse diretto
a Cardiff, la capitale del Galles. C'era solo una partenza
possibile, ma anche l'eventualit che Paolo usasse un
jet privato non era da escludere. A ogni buon conto, da
qualche parte sarebbe dovuto atterrare, e in teoria doveva
essere possibile ottenere informazioni a riguardo. Era
probabile che Paolo avrebbe raggiunto la fattoria in serata.
Mandarono a Raven un SMS con le ultime notizie e le
chiesero di controllare le informazioni sul traffico aereo.
La propriet consisteva in tre costruzioni: un edificio
abitativo, un fienile e qualcos'altro che era difficile identificare
dalla foto. C'era un giardino su un lato e sul retro
dell'abitazione. In confronto a quest'ultima, il fienile sembrava
gigantesco: la superficie doveva essere almeno cinque
volte tanto. Una strada sterrata conduceva fino a l. Su
ogni lato c'erano campi coltivati. Avvicinarsi alla fattoria
restando al riparo di cespugli o alberi era quasi impossibile.
L'unico modo era girarci attorno, cos che il fienile rimanesse
fra loro e l'abitazione. La questione era se il fienile
venisse utilizzato per qualcosa: doveva pur esserci un
motivo se i tre della pensione erano l, e il fienile era abbastanza
grande da nascondere parecchie cose.
Si fermarono a un chilometro di distanza.
E se hanno armi da fuoco? chiese Nathaniel, fissando
i vestiti neri che Arthur aveva riposto sul sedile posteriore.
Me la caver. In ogni caso, non penso che tu dovresti
venire fino alla casa. Basta uno di noi due per fare le foto.
Io sono pi piccolo di te, e so muovermi senza far rumore.
 meglio che tu rimanga in macchina.
Forse s.
Io sguscio fino all'abitazione e faccio le foto che ci
servono. Tu aspetti, e puoi fare rapporto a Raven nel caso succeda qualcosa.
Ma come faccio a sapere cosa succede?
Ci teniamo in contatto col cellulare.
Nathaniel tir fuori il proprio e lo mise in carica.
Avremmo dovuto avere un apparato radio o qualcosa del genere.
Troppo tardi per pensarci adesso.
Arthur si frug le tasche per accertarsi che si ricordava
dov'era tutto quanto. Era tutt'altro che disarmato: con
un coltello e l'abilit di analizzare tutto in "slow motion" era
in grado di avere la meglio anche sul soldato pi addestrato.
Rimaneva solo da aspettare.
Stava finalmente giungendo il crepuscolo, e nel cielo si
affollavano nuvole scure che minacciavano pioggia. Nathaniel
parcheggi la macchina in una piazzola accanto
alla strada. La fattoria stava sull'altro lato di un piccolo
dosso, e si riusciva a malapena a scorgere il fienile in lontananza.
Arthur indoss i vestiti scuri e si spalm la faccia
di trucco nero. Era nero dalla testa ai piedi, inclusi i guanti
e un passamontagna che alla fine gett via perch era pi
fastidioso che utile, sostituendolo con un semplice berretto
nero. Controll il livello di batteria della macchina fotografica
e del cellulare, e li infil nello zaino.
Ok, mando un SMS quando raggiungo il retro del fienile.
Non venirmi a cercare. Se non rispondo, tu te ne vai
e contatti Raven.
Aspetto qui, leggo un libro o qualcosa del genere.
Nathaniel si ficc le mani tremanti in tasca.
La cosa migliore  che tu non sia neppure nei paraggi.
Fai un giro in macchina e ritorna pi tardi.
Ma posso provare a tenerti d'occhio. Nathaniel tir
fuori il binocolo da visione notturna che avevano comprato.
Ok convenne Arthur alla fine, e si sedette su una
roccia sul ciglio della strada. Chiuse gli occhi e invi alcuni
semplici messaggi al Guardiano senza darsi la briga di ricreare la savana.
La risposta giunse inaspettata: Perch non ucciderlo adesso?
Arthur rispose con una sola parola: Informazioni.
Arthur scavalc la staccionata e si avvi attraverso il campo.
La terra era arata di fresco, e assieme all'aria umida
l'odore gli riport alla memoria momenti di gran lunga
pi tranquilli. Poteva appena discernere la luce della fattoria.
Prosegu lungo il limitare del terreno fino ad arrivare
alla fila di alberi e pietre che segnavano il confine con
un altro campo, e la segu in direzione della fattoria. Era
stranamente facile vedere per terra nonostante la coltre di
nubi nascondesse sia la luna che le stelle.
Si avvicin all'ultima staccionata. Il fienile era enorme.
C'era solo una lampada che faceva luce. Era appesa sul
lato destro dell'edificio, con un filo quasi invisibile tra
un palo e la parete. Arthur tir fuori il binocolo e guard
lo spiazzo antistante alla fattoria. C'erano vecchi macchinari
da lavoro e un trattore, tutti ben disposti lungo un
lato. Accanto a una delle pareti c'era una vecchia vasca
da bagno, la cui superficie chiara quasi emanava una luce
propria. Il fienile aveva un grande portone oltre a due porte pi piccole sul retro.
Arthur mand un SMS a Nathaniel per spiegargli dov'era,
poi scavalc la staccionata e sgattaiol verso il fienile.
Cadde qualche goccia sparsa di pioggia. Una parte del
tetto era stata sostituita con della lamiera, e dato che regnava
un grande silenzio il rumore della pioggia sulla superficie
ondulata copr qualunque altro suono. Per quanto
poteva vedere non c'erano tracce di persone o di ruote.
Controll le porte del fienile: dovevano essere chiuse
a chiave in qualche modo dal di dentro. Il portone non
volle toccarlo. Il viottolo che portava alla casa principale
si trovava sulla destra, cos Arthur decise di tenersi sulla sinistra del fienile.
Si distese a pancia in gi e sbirci verso la casa da dietro
l'angolo. Era pi grande di quanto si fosse immaginato.
La luce dalle finestre faceva s che la vegetazione gettasse
lunghe ombre. Davanti al fienile erano parcheggiate
tre automobili, tra cui Arthur riconobbe l'Audi della
sera prima. Tir fuori la macchina fotografica, zoom
sulle targhe, scrisse i numeri in un SMS e lo invi sia a Nathaniel
che a Raven. Il binocolo rivel il contorno di un
macchinario satellitare attraverso dei cespugli. Non era
possibile guardare dentro la casa, dato che le finestre
erano troppo in alto. Arthur rimise la macchina fotografica nello zaino.
Dalla sua postazione non c'era alcun modo di avvicinarsi
di pi alla casa senza attraversare lo spazio aperto,
cos Arthur ritorn sul retro del fienile e riprese la via del
campo. Strisci lungo il terreno fino ad arrivare alla siepe
che divideva il giardino dal campo. Questa era troppo
alta per poter guardare al di sopra, ma Arthur riusc a
sbirciarvi attraverso in alcuni punti. Su quel lato non proveniva
altrettanta luce dalle finestre, ma non si riusciva comunque a vedere un granch.
Arthur cominci a percorrere la siepe in tutta la sua
lunghezza per vedere se c'erano punti in cui intrufolarsi.
Era quasi arrivato alla fine, quando ud delle voci provenienti
dalla casa. Era impossibile sentire cosa dicevano, ma erano due voci maschili.
Una porta cigol, e le voci divennero subito pi distinte.
Due figure uscirono in giardino e si accesero una sigaretta.
Erano i due uomini della pensione. L'uomo grosso
esal il fumo in un filo sottile verso l'alto e sput per terra.
L'americano pi giovane si chin in avanti e disse
qualcosa, ma parlavano cos piano che Arthur non pot
afferrare nulla. L'uomo grosso si limit a scuotere la testa
e prese un'altra boccata. L'americano fiss il cielo. Non
dissero nulla, e avevano l'aria tutt'altro che soddisfatta.
Rientrarono e si chiusero la porta alle spalle.
Il viso di un ragazzino apparve per un attimo alla finestra
accanto alla porta. Arthur avvert il brivido familiare dell'adrenalina scorrergli nelle vene.
Tutto ci che gli serviva era una foto.
Mand un SMS a Nathaniel e continu il percorso intorno
alla casa. La siepe si trasform in un muretto in pietra
molto pi basso, lungo cui Arthur dovette strisciare. Era
come se la casa fosse stata costruita su una sorta di rigonfiamento
del terreno; su quel lato tutto il resto si trovava a
un livello pi basso. Da quella posizione, a meno che non
si fossero affacciati alla finestra, non sarebbe mai riuscito a
far loro una foto. Certo, poteva aspettare con la speranza
che prima o poi si sarebbero mostrati alla finestra, ma non
ci fece troppo affidamento. Doveva trovare un posto da
cui si poteva vedere bene l'interno della casa.
Sul lato corto non c'erano finestre.
Arthur arriv alla fine del muretto e guard l'aia. Da
quel lato sembrava molto diversa. Sul davanti del fienile
c'era solo una semplice porta. In alto sul muro c'erano
due buchi, proprio come se una volta l ci fossero state
delle finestre. Arthur tir fuori il binocolo. Prov a calcolare
l'angolatura, ma era difficile misurare la distanza al
buio. Se riusciva ad arrivare l in alto, forse era possibile
vedere dritto dentro le finestre sul davanti della casa. Nel
peggiore dei casi forse ci si poteva nascondere un giorno
intero, e fare le foto quando fossero usciti dalla porta. Ripercorse
la stessa via all'indietro, e mand un SMS per
spiegare la situazione. In un modo o nell'altro doveva entrare
nel fienile. Non aveva molte altre possibilit se non provare la porta sul retro.
Con cautela, abbass la maniglia. La porta scivol di
lato molto pi facilmente di quanto avesse creduto, e
per fortuna in perfetto silenzio. Arthur guard in alto.
Lucidi binari di metallo, molto pi nuovi della porta stessa,
luccicavano alla debole luce della luna.
La apr quel tanto che bastava per sgusciare dentro, e
la richiuse. Dentro era buio pesto. Solo un piccolo spiraglio
di luce che proveniva da sotto la porta rivelava che
stava camminando su un pavimento cementato di fresco.
Doveva tirare fuori la torcia? Arthur chiuse gli occhi e lasci
che si abituassero all'oscurit.
Ascolt.
Annus.
Dall'interno proveniva una sorta di sibilo, come aria
che fuoriuscisse lentamente da un palloncino.
E cos'era quell'odore?
Arthur inspir attraverso il naso, ma l'odore non divenne
pi distinto. La bocca invece fu pervasa da uno
strano sapore metallico. Apr gli occhi, badando a non
guardare verso lo spiraglio di luce. Con prudenza, fece
qualche passo verso l'interno della costruzione. I passi
echeggiarono in modo anomalo per un fienile. Era impossibile
distinguere il soffitto, ma Arthur poteva percepire
il grande spazio aperto che si stendeva davanti a lui.
Il pavimento era pulito e ricordava quello di una fabbrica.
Ancora pi in fondo, Arthur intravide una luce azzurrognola.
I contorni di tre grandi container a poco a poco si fecero
visibili. Stavano quasi l'uno addosso all'altro, con un
piccolo spazio sul lato lungo. Tra di essi correvano grossi
fasci di cavi. L'aria tra i container era pi fredda, e Arthur
improvvisamente pot vedere il proprio respiro.
Avanz tra i container, spalancando le orecchie. Il ronzio
proveniva principalmente da uno di essi. Poteva essere
quello il motivo per cui Paolo era cos spesso nel Galles?
Arthur mand un SMS a Nathaniel. Col coltello in mano
e il pi silenziosamente possibile, gir l'angolo. Solo uno
dei container era aperto, ed era da l che proveniva la luce
azzurra. Non c'era nient'altro nelle vicinanze. Niente
porte, niente finestre, niente luce. Arthur raggiunse l'apertura
e guard dentro.
File su file di luci lampeggiarono verso di lui.
Non furono i computer ad attirare la sua attenzione.
In fondo, in un angolo, stava un'enorme cassa ricoperta
di brina, collegata con cavi a ogni singola macchina. Non
assomigliava a niente che avesse mai visto. Arthur raschi
con cautela il sottile strato di ghiaccio che ricopriva
il vetro: l'intera cassa era piena di un liquido denso, con
piccole bolle d'aria. Il colore era di un caramello chiaro,
quasi come sciroppo, ma molto trasparente. Montati su
una lastra di metallo cont venti processori mobili, tutti
collegati fra loro. Chiunque avesse creato la scheda madre
sapeva il fatto suo.
Arthur prese la macchina fotografica e appoggi la
mano sul bordo della cassa per far sciogliere la brina quel
tanto che bastava per fare una foto decente. Sperava che
qualcuno nel Network avrebbe potuto confermare i suoi
sospetti, ma era abbastanza sicuro di trovarsi di fronte a
una forma di elaborazione parallela fino ad allora sconosciuta.
Un superprocessore che governava tutti gli altri computer.
Per che cosa i ricercatori avevano bisogno di una simile
potenza di calcolo?
Fece diverse foto al sistema. Doveva distruggerlo?
Non ancora.
Poteva sempre ritornare. Meglio quando Paolo e Mercer
fossero stati molto, molto lontani.
Aveva bisogno di altri strumenti, qualcosa in grado di
connetterlo al sistema senza fili. Ci che si celava dietro
la tecnologia, lo scopo per il quale serviva, era probabilmente
molto pi importante della tecnologia stessa. La
cosa migliore era andarsene senza farsi vedere, parlare
con Raven e poi ritornare. Mise via la macchina fotografica
e sgusci attraverso la porta.
Una mazzata lo colp proprio in faccia.
Stranamente ci volle del tempo prima che tutto si oscurasse,
e l'unica cosa che Arthur riusc a pensare fu perch
mai non avesse visto arrivare il colpo.
...
.
...
33.
...
.
...
In pace mi corico e subito mi addormento: da solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.
Dorme tranquillo, questo monaco, ma non per molto. Inquisito Htereticae Pravitatis,  il nome pomposo dietro il quale si sono
nascosti. Chiarito sono ciechi, questi esseri umani, nella loro ricerca di qualcosa in cui credere. Ma quest'uomo no, lui non  cieco. Da dove vengono questi mostri? Per quale ragione ce ne sono ovunque, in qualunque forma? Sorrideva, mentre loro ardevano sul rogo. Sorrideva e lodava il Signore, mentre loro urlavano.
Chiarito poco si sa del mondo, e quanto poco si sa sulla fede. Uno degli, aghi mi punge la mano, facendola sanguinare.
Lui, per fortuna,  disteso bocconi. Devo essere rapido, non posso fallire. Sovrappongo i polpastrelli, a mo' di scaletta, e metto un ago fra l'uno e l'altro. Trattengo il respiro, compio gli ultimi passi. Ognuno degli aghi trova il suo posto nel suo collo.
Lui si sveglia.
So che sta cercando di aprire gli occhi, so che vorrebbe muoversi, urlare, ma il suo corpo non gli obbedisce.
La voce del mio vecchio maestro mi sussurra da un'epoca ormai passata: Il nostro compito  guarire, non nuocere.
Io gli do la stessa risposta che lui ha dato tante volte a me: Ma quando la carne  guasta deve essere amputata.
Mi siedo accanto a lui.
La sua palpebra non vuole restare aperta, cos la fisso con un ago. Adesso lui mi vede, ma non riesce a capire, gli sorrido, tiro fuori il suo piccolo crocifisso e bisbiglio: Ouoniam non habent futurorum spem mali et lucerna impiorum extinguetur.
Gli bacio la fronte. Poi comincio a scrivere su di lui.
...
.
...
Capitolo 33.
...
.
...
Aveva tutto il corpo rattrappito in una sgradevole posizione.
Ogni singolo movimento veniva punito con una
fitta di dolore. Arthur apr gli occhi e si trov a fissare
una superficie bianca sopra di lui. Un grosso tubo fluorescente
pendeva dal soffitto e diffondeva una luce opaca e
giallastra. Si rovesci di lato per cercare di alzarsi dal divano.
Mentre si alzava, la vista gli si sdoppi. Si asciug
la bocca, e sulla pelle gli rimasero trucco nero e macchioline
rosse di sangue. Aveva la guancia gonfia, ma il naso
non era rotto.
Era impossibile dire se si trovasse nel fienile o nell'abitazione,
sempre che fosse ancora nella fattoria. Non
c'erano finestre, solo una vecchia porta di legno. Il pavimento
era coperto di linoleum. Contro un muro c'erano
una scrivania e una sedia, e davanti al divano stavano un
tavolino e un'altra sedia. In un posacenere sul tavolino
c'erano dei mozziconi di sigaretta.
Arthur si controll le tasche. Il cellulare era sparito assieme
a tutto il resto, ma al polso aveva ancora l'orologio.
Per quanto tempo era rimasto privo di conoscenza?
Era passata pi di un'ora da quando aveva inviato a
Nathaniel l'ultimo messaggio. Restare privo di sensi cos
a lungo era anormale, a meno che non avesse riportato
gravi danni alla testa. Gli avevano fatto anche qualcos'altro?
Il suo corpo lo preg senza tanti complimenti di sedersi
nuovamente. Era pi semplice lasciarsi cadere all'indietro
sul divano. Il dolore fu intenso quando la testa
colp il cuscino.
Arthur chiuse gli occhi e cerc di evocare il Guardiano
e la savana.
Al terzo tentativo riusc a concentrarsi. L'atmosfera
nella savana era quasi innaturale, come se tutta l'aria fosse
immobile e tutti i rumori fossero imprigionati in attesa
di essere rimessi in libert. Il cielo era scuro, un tappeto
di nuvole nere copriva l'orizzonte.
Arthur riusc a stare in piedi, ma ci richiese concentrazione.
I dolori alla testa persistevano.
Il Guardiano gli si materializz davanti. Sei ferito.
Fece un passo verso di lui e gli mise una mano sulla spalla.
Dal suo tocco irradiava calore. Che tipo di ferita ?
Grave?
Non sono sicuro di quanto sia importante in questo
momento. Puoi vedere dov' Nathaniel?
Il Guardiano scosse il capo. Cosa  successo? Qualcuno
ti ha colpito alla testa?
S.
Gli occhi del Guardiano si restrinsero per una reazione
che Arthur interpret di rabbia. Perch sei qui? Lo
sai che stare qui richiede energie. Devi andartene!
Arthur fece finta di non aver sentito. Ho bisogno che
tu mi fornisca due ricordi. Il ricordo migliore di Paolo, e
quello peggiore. E possibile?
Perch?
Puoi farlo, puoi darmi quei ricordi?
Il Guardiano fece un cenno affermativo quasi impercettibile.
Non so come reagiresti nella tua condizione
attuale.
Tanto posso morire anche subito. E poi la ferita non
 cos grave.
Non sono le tue condizioni fisiche a preoccuparmi.
Riflettendo sul possibile significato di quelle parole,
ad Arthur si strinse lo stomaco.
Facciamo in modo che io continui ad avere una condizione
fisica, e del resto possiamo preoccuparci dopo
afferm, ma sent che la voce lo tradiva.
Quale vuoi prima? Quello buono o quello cattivo?
Arthur emise una risata rauca. Le cattive notizie arrivano
sempre per prime, no?
Ok. E un incubo che fa spesso, non un vero ricordo.
 spaventoso.
Erano tutti spaventosi.
La consueta sensazione arriv quando il Guardiano
appoggi la mano sopra la sua.
Il suo corpo fu percorso da un tremito.
Il vento fece sbattere la finestra contro il muro con una
tale violenza che quasi la sfasci. Di colpo la stanza si tramut
in un inferno di fogli che vorticavano nell'aria. Il
freddo lo aveva attanagliato gi da prima che uscisse
dal letto. Richiuse la finestra e la blocc. Il sole non era
ancora sorto, ma poteva vedere il piatto paesaggio desolato
che si stendeva a perdita d'occhio. Non c'era niente:
non un albero, non un cespuglio, non un filo d'erba. Solo
un unico grande deserto frustato da una tempesta.
Dalle pareti provenivano dei mormorii.
Qualcosa stava arrivando. Ne era sicuro. Qualcosa di
terribile stava arrivando. Si era gi trovato in quel luogo,
vero?
Tutti i suoni scomparvero.
Avanz verso la porta. Non voleva aprirla, ma lo fece
ugualmente. Il mormorio ricominci. Ogni voce diceva il
suo nome. Arrivarono, uno dopo l'altro, e al suo nome
faceva seguito il loro. Tutti nomi che voleva dimenticare.
Il corridoio era un fal di ombre che ondeggiavano alla
luce proveniente dal basso.
Qualcosa stava arrivando.
A ogni passo gli sembrava di dover sollevare il mondo
intero. Il corpo si rifiutava terrorizzato, lottava per stare
fermo, ma lui non aveva scelta. La paura lo gherm e gli
si insinu sotto la pelle. Poteva avvertire piccoli insetti
strisciare tra i suoi peli che si erano rizzati, li sentiva percorrere
tutte le sue membra, alla ricerca di un posto in
cui penetrare.
Potevano pure farlo a pezzi da dentro con le loro unghiette,
se solo questo gli avesse evitato di guardare oltre
la ringhiera delle scale.
I loro occhi si illuminarono vedendolo.
Lui fiss quei volti noti, vide i corpi nudi e deformati,
le cicatrici in bella mostra. Vide ogni dettaglio come se
fosse stato davanti a ognuno di loro. I loro nomi lo trafissero
come frecce acuminate. Le ferite infette riempirono
la stanza di un odore acre, nauseabondo. La vita intera
gli pass nella mente in pochi istanti. Nella stanza non
c'era pi alcun suono. Tutti lo fissavano con lo stesso
sguardo, ciascuno gli lanciava la propria accusa silenziosa.
Qualcosa dentro di lui si infranse lentamente. Ogni
passo era una preghiera di misericordia. Non voleva vederli.
Ma la nostalgia lo tormentava, come inesorabili
ondate. Li amava. Cos come ne aveva nostalgia.
Li odiava.
Stavano attorno a lui in un circolo. Nessuno diceva
nulla. Pot leggere in tutti lo stesso pensiero. La bocca
si apr, ma lui non aveva voce. Non aveva parole.
Li amava. Erano quei pochi per cui avrebbe fatto qualsiasi
cosa, li avrebbe difesi contro tutto, fino alla fine.
Non avevi alcun diritto.
Nessuno di loro parlava, parlavano tutti.
Lui non sapeva. Ogni sguardo lo bruciava. Lo avevano gi giudicato.
Si sent svanire, sent come tutto il suo essere divenisse
un buco vuoto che implorava di essere riempito con
qualcosa. Qualsiasi cosa. Dolore, rabbia, pazzia.
Gir su se stesso e vide i loro volti come erano stati una volta.
Quanto aveva amato il profilo di lei controluce! Le
spalle che sempre gli si rilassavano quando tornava a casa
e vedeva che lo stavano aspettando. Lo sguardo pensoso
di lei ogniqualvolta scopriva qualcosa di nuovo.
Non avevi alcun diritto.
Era solo la voce di lei. Era gracchiante, ben lungi dalla
bellissima voce che aveva avuto una volta. Ud il debole
fischio dell'aria che le fuoriusciva dalla lunga ferita aperta
sulla gola. Si ricordava lo sguardo di lei quando si era
voltato a guardarla. Si ricordava il calore del suo sangue
che gli scorreva lungo il corpo.
E per questo ti puniamo.
La paura inghiott ogni cosa, e ciononostante lui avvert
le lacrime che scorrevano, le unghie che penetravano
nella pelle, e sangue caldo sulle dita. Sent le gocce
colpire il pavimento come il ticchettio di un orologio.
Tremava cos forte che il mondo intero sussultava.
Sarai sempre solo.
Sparirono, lasciandosi dietro solo l'oscurit. Non si accorse
che stava urlando fino a quando non gli venne a
mancare il fiato.
Qualcuno lo stava scuotendo.
Arthur ud la voce del Guardiano da molto lontano.
Apr gli occhi e vide un volto, labbra che si muovevano.
Distolse lo sguardo, non voleva vedere niente.
Respira. Guardami. Alzati in piedi.
La voce era pervasa da una forza che lo costrinse a
obbedire. Arthur si asciug le lacrime. Non aveva parole.
Paolo amava ciascuna di quelle persone. Avevano tutte
avuto un significato speciale per lui, incalcolabile, ma
in quell'incubo lo ossessionavano.
Paolo li aveva uccisi tutti.
Arthur non ne conosceva il motivo. Era tutto un caos
di sentimenti. Lui, no, Paolo, riteneva che fosse stato sia
giusto che sbagliato ucciderli.
Non era la paura la sensazione peggiore, ma il vuoto
che avvertiva dentro di s. Era una fame che niente poteva
placare. La solitudine di chi aveva avuto tutto e perso
tutto, volta dopo volta. Non solo perso: rovinato, distrutto.
Erano pensieri che non si lasciavano arrestare,
e stritolavano tutto.
Ma non c'era nessuna follia.
Rivivi il prossimo ricordo: canceller alcune delle
sensazioni che ti pervadono ora.
Arthur prese la mano del Guardiano e di nuovo si abbandon.
Stava guardando verso la casa.
Da fuori poteva sembrare un incendio di piccole proporzioni,
ma lui sapeva che, non appena una parte dell'edificio
fosse crollata lasciando entrare l'ossigeno dall'esterno,
ci sarebbe stata un'esplosione di fiamme. Mercer
cominci a correre, e dal punto di osservazione di
Paolo, portato sulla spalla di lei, il mondo prese a sobbalzare.
Sorrise quando le fiamme sfondarono le finestre,
provocando ondate di aria compressa che facevano male
alle orecchie. Alla fine lei era venuta veramente a prenderlo.
Se solo il mondo intero fosse potuto bruciare cos,
se solo il futuro fosse potuto scomparire come stava facendo
quel passato. Anche la sola speranza valeva un
tentativo, no? Chiuse gli occhi e non ebbe paura nemmeno
per un istante di poter cadere, di poter sfuggire alla salda
presa di lei.
Avevano iniziato il viaggio.
La voce del Guardiano sembr giungere da molto lontano.
Basta cos.
Arthur apr gli occhi e si distese sulla schiena. La stanza
gli vortic intorno come se il divano fosse una giostra.
Si costrinse ad alzarsi in piedi, appoggiandosi al divano,
fino a che smise di ondeggiare e sent tornare l'equilibrio.
Erano trascorsi s e no cinque minuti, ma per il corpo
valevano come parecchie ore.
Arthur prese coscienza dei sentimenti che ancora si
agitavano dentro di lui. Sapeva che nessuna azione, nessuna
parola avrebbe fatto cambiare idea a Paolo. Non era
nemmeno sicuro che Paolo avesse torto.
Pian piano gli tornarono le forze.
Cerc nella stanza oggetti che avrebbero potuto aiutarlo,
ma non c'era niente tranne il posacenere. Lo prese
con s e lo nascose tra il sedile e il bracciolo. Non si udiva
alcun suono. La porta sembrava ben isolata, quindi era
impossibile sapere se l fuori ci fosse qualcuno. Abbass
la maniglia con un movimento lento, proprio come se
stesse aprendo una porta in modo normale. Era chiusa
a chiave, ovviamente. Non era una serratura complicata,
e forse se avesse avuto qualche attrezzo sarebbe riuscito a farla scattare.
Non c'era niente da fare.
Arthur si distese sul divano e tent di dormire, senza successo.
Pass lenta un'ora, e i suoi pensieri vagavano. Perch
non veniva nessuno a controllarlo? Cosa aspettavano?
Nella sua mente, Arthur pass in rassegna diversi scenari.
Avevano trovato Nathaniel.
Avevano cose pi importanti da fare.
Lo abbandonavano l, senza parlare con lui.
Volevano isolarlo il pi a lungo possibile, lasciandolo a
domandarsi perch non veniva nessuno.
Le alternative erano troppe, e Arthur aveva appena
deciso di pensare a qualcos'altro quando qualcuno infil
una chiave nella serratura. Dall'interno della porta provenne
il rumore di una stanga di ferro che scattava. La
maniglia si abbass.
Nathaniel pendeva a peso morto tra le braccia di due
uomini. Era coperto di sangue, aveva il labbro spaccato e
un occhio gonfio. Due dita penzolavano divaricate in modo innaturale.
Ma respirava.
Dietro a loro entrarono un bambino sui dieci, undici
anni, e Mercer. Il bambino gli lanci una breve occhiata
senza batter ciglio, e disse agli uomini di deporre Nathaniel
sul divano. Quei due non erano di certo due scienziati:
reggevano Nathaniel come se fosse stato un sacco,
non un uomo torturato. Uno di loro sorrideva perfino.
C'era qualcosa di strano sul viso di Nathaniel, qualcosa
nel suo sguardo. Come se fosse presente, ma al tempo
stesso no. Ricordava uno stato di shock, ma c'era qualcosa
di terribilmente sbagliato. Arthur sent la rabbia montargli
dentro, ma la accanton, seppellendola sotto strati
di altri sentimenti.
I due uomini guardarono Mercer. Questa fece un cenno
verso la porta, e loro scomparvero.
Mercer richiuse la porta e si accomod su una delle sedie.
Paolo sedette sul tavolo, con le gambe a penzoloni come
un qualsiasi ragazzino. Con i suoi jeans blu scuri e la
felpa grigia sembrava un bambino qualunque. Aveva la
pelle abbronzata dal sole, che gli faceva risaltare i capelli
biondi e gli occhi azzurri. Ma gli occhi e l'espressione del
viso erano ben lungi da quelli di un bambino innocente.
Scusa. La voce di Nathaniel fece sobbalzare Arthur.
Lacrime gli scorrevano sulle guance, e gli occhi si appuntarono
per un attimo su di lui. Arthur riconobbe quell'espressione:
era l'espressione di uno che si era arreso.
Credo che forse sia lui a dover chiedere scusa a te si
intromise Paolo con voce acuta. Parlava un inglese che
non rivelava alcun accento particolare. Perch ti abbia
trascinato dentro a tutto questo  incomprensibile. Lo
disse in tono tranquillo e sincero.
Arthur appoggi la mano sulla spalla di Nathaniel.
Lui sussult al contatto, ma la lasci stare dov'era.
Mi dispiace che abbia dovuto subire questo continu
Paolo, ma il dolore sar comunque di breve durata.
Dovevamo assicurarci che ci dicesse quella che secondo
lui era la verit.
Era un brillante attore? Non era per niente l'essere
che Arthur si era immaginato. Sembrava sinceramente
dispiaciuto.
Peccato che usare la tortura con te non serva a nulla.
D'altro canto per vuol dire che possiamo comportarci
da persone civili. Devo ammettere che trovo la sua storia
un tantino sconcertante, ma ho sempre avuto il sospetto
che ci fossero altri come me. Anche se non ho la minima
idea del perch abbiano bisogno di pi Bambini. A proposito,
come devo chiamarti? Arthur? Eshu?
Arthur. E io, come devo chiamarti?
Paolo annu come se qualcosa avesse senso. Sai gi il
mio nome, e conosci lei. E indic Mercer.
Chi  che ha bisogno di pi Bambini, e a che scopo?
Di, demoni, creatori, chiamali come vuoi. Genitori
crudeli che abbandonano i loro figli a un destino al di
l di ogni logica. Il tuo caro amico Nathaniel non ha
saputo dire molto sul motivo per cui ci troviamo veramente
al mondo. Immagino che tu ne sappia pi di quanto gli
hai raccontato. Nella voce di Paolo qualcosa era cambiato.
Un'esitazione appena percettibile.
No. Io ho una spiegazione. Non  la stessa cosa di sapere.
Sentiamo, allora.
Arthur non vide alcun motivo per non dire la verit.
Paolo ascolt di buon grado, senza interrompere. Era soprattutto
il viso di Mercer a preoccupare Arthur. Durante
l'intera conversazione sedeva immobile, fissandolo. C'era
qualcosa in lei che gli dava i brividi.
Credi sul serio a quello che ti dice questo Guardiano?
fece infine Paolo. Sei cos ingenuo? Un'intelligenza
artificiale.  un pensiero affascinante, ma  ovvio che
sono solo fesserie.
 importante se sia vero o meno? Finch quello che
lui dice sul tuo conto corrisponde alla realt, la spiegazione
 irrilevante.
Paolo si pass il pollice avanti e indietro sulle labbra,
con lentezza. Credevo di aver trovato un modo per terminare
il loro disgustoso giochetto, ma potrebbe sembrare
che siamo entrambi le pedine di un gioco. I nostri
creatori non sono molto lontani, e non lo sono mai stati.
Rivolse gli occhi a terra e continu con voce quasi
apatica: Non mi sorpenderebbe se alcuni di loro fossero
stati qui tutto il tempo. Piccoli guardoni perversi che osservano
i loro giocattoli. O forse cavie da laboratorio 
un termine pi appropriato per noi. Sembrava che stesse
parlando tra s. Osservarli, per poi giudicarli, hanno
detto. Non possono lamentarsi se io comincio prima, no?
Questo mondo  infestato. Noi uomini non meritiamo di
vivere. Dato che siamo gli unici sul pianeta con la facolt
di ragionare, dovremmo vivere da esseri pensanti. Invece
ci trattiamo a vicenda con odio e disprezzo, siamo
peggio degli animali. Sollev di nuovo gli occhi e guard
Nathaniel, poi prosegu: Ci meritiamo tutti di morire.
Anche quelli di noi che si lasciano guidare dalla ragione.
Perch in tutti noi c' spazio per orrori che superano
di gran lunga la nostra capacit di amare e creare. Non
veniamo giudicati per quello che siamo, ma sulla base
del nostro potenziale, di quello che possiamo diventare.
Arthur guard Nathaniel, che si era appoggiato di
nuovo allo schienale del divano e aveva chiuso gli occhi.
La sua cassa toracica si alzava e si abbassava tranquilla,
ma sotto la sua mano Arthur poteva sentire il cuore dell'amico
battere all'impazzata.
Forse hai ragione disse stringendosi nelle spalle.
Ma non si spiega perch tu dovresti mentire sul motivo
che ti spinge a far questo. Sedette sul bordo del divano,
proteso in avanti con i gomiti sulle ginocchia e le mani
intrecciate davanti a s. E possibile che siamo pedine
di un gioco o che ci meritiamo di morire, ma non 
per questo che tu porti avanti il tuo piano. O forse Nathaniel
non ti ha detto che io ho accesso alla tua memoria, ai
tuoi ricordi e ai tuoi sentimenti? Sei cos codardo che devi
mentire perfino a te stesso?
Paolo smise di dondolare i piedi e incroci il suo
sguardo. Ha menzionato qualcosa del genere, ma non
mi ha fatto nemmeno un solo esempio decente. Per
pu essere che non fosse nella sua forma migliore quando
 arrivato a quel punto della storia. Era sorprendentemente
poco collaborativo.
Arthur sent rinascere dentro di s la rabbia. Perch Nathaniel
non aveva raccontato quello che sapeva e basta?
A ogni modo prosegu Paolo, non  di nessuna importanza
quello che tu credi o meno. Non cambia nulla.
Arthur si alz di scatto dal divano. Paolo salt in piedi
fulmineo e tir fuori una pistola che aveva nella tasca posteriore
dei jeans. Mir dritto al petto di Arthur e scosse
la testa. Mercer rimase a sedere con calma assoluta guardando
la scena.
Per il momento non ho intenzione di ucciderti disse
Paolo, ma se devo farlo non esiter un istante.
Arthur non pot evitare un sogghigno. Grazie, lo so.
Tu uccidi chiunque, anche le persone che ami.
La reazione fu appena percettibile, ma Arthur vide le
sue parole far breccia e detonare sotto la superficie. Sapeva
di avere solo una chance.
Hai fatto qualche bel sogno di recente? Arthur attese
un attimo, poi si risedette, calmo.
Il labbro inferiore di Paolo tremava leggermente, ma
non ne usc parola.
Il mio preferito  il sogno in cui ti svegli nel letto, con
il vento che ti strappa al sonno. Le voci che ti inseguono
attraverso tutte le pareti. Ti ricordi la sensazione di quando
esci in corridoio? Quando supplichi a ogni passo di
essere risparmiato? Certo che te lo ricordi: come potresti
dimenticare? Sai che qualcosa sta arrivando, ma tutte le
volte ti dimentichi cosa. Daresti qualunque cosa per evitare
di rivivere quel momento.
Quelle parole diedero ad Arthur un senso di nausea, e
chiss cosa risvegliavano in Paolo. Per un attimo fu certo
che Paolo avrebbe sparato.
Il cambiamento si verific per gradi, ma fu brutale.
Arthur sapeva che alcuni Bambini nei periodi di follia
avevano delle alterazioni della personalit che di per s
avrebbero potuto dare origine all'idea di ossessione, ma
non l'aveva mai sperimentato a distanza ravvicinata. Ora
davanti a lui c'era un'altra persona: una persona con un
volto che esprimeva una quantit indicibile di dolore. Fu
lo sguardo a catturare la sua attenzione. Conteneva un
odio cos forte che uccidere non era abbastanza. Un odio
che voleva infliggere il maggior dolore possibile e dilaniare
ogni cosa a piccoli brandelli che non potessero
mai pi essere rimessi assieme.
Arthur ebbe davvero paura.
Si accorse che Mercer si era irrigidita, ma non os distogliere
lo sguardo dagli occhi di Paolo.
Si costrinse a pronunciare le parole, cercando di mantenere
calma la voce. Ti ricordi com'era Yali poco prima
che le tagliassi la gola? O vogliamo parlare di Pietro? Si
meritava davvero di morire?
Paolo avanz di qualche passo, la canna tremante della
pistola puntata verso la fronte di Arthur.
Non mi spari? Perch esiti?
Taci intim Paolo a bassa voce.
Arthur si allung appena in avanti e sussurr: Non
hai alcun diritto.
Fu come se una mano invisibile si serrasse intorno a
Paolo. L'intero corpo si irrigid, e un'espressione animalesca
gli pass sul volto.
Il colpo giunse rapido, ma non serv. Il mondo era gi
entrato nella sua danza lenta, e tutti i movimenti erano
graziosi e fluidi, come diretti da una mano d'artista. Arthur
si lasci cadere sul divano all'ultimo momento. Il
calcio della pistola continu la sua traiettoria sfiorandogli
il viso, cos vicino che pot sentire l'odore delle mani
di Paolo.
Arthur fiss quel volto deformato dall'odio, e dalla
paura, sul punto di perdere il controllo. Aument la velocit
del mondo e us lo schienale del divano come un
trampolino per rimettersi in piedi pi rapidamente.
Afferr il braccio di Paolo e lo blocc col proprio braccio destro.
Sfruttando la forte spinta in avanti impressagli dal
corpo, fece piroettare entrambi su se stessi. Il corpo
dell'altro non ebbe altra scelta se non di seguire il movimento,
e Paolo fece automaticamente un passo indietro per
recuperare l'equilibrio. Ad Arthur sembr un'eternit
aspettare che il proprio piede si muovesse. Afferr la pistola
con la mano sinistra e si arrest di colpo, mentre
bloccava a Paolo l'altro braccio e dava un calcio al piede
su cui si reggeva. Sent le ossa raschiare l'una contro l'altra
nel momento in cui la spalla si slogava.
Non ci fu alcun grido.
Arthur strapp la pistola dalla mano penzoloni di Paolo
e lasci che questi cadesse in avanti. Volt la testa e
guard in direzione di Mercer.
Si era alzata, e aveva un innaturale sorriso sulle labbra.
Un brivido attanagli la schiena di Arthur. Le punt
contro la pistola, ma lei si stava gi rotolando per terra.
Con un movimento impossibile, allung il braccio verso
qualcosa che teneva sotto ai vestiti. Il metallo mand un
bagliore. Stava per rialzarsi in piedi e aveva quasi estratto
del tutto la pistola, quando Arthur riusc finalmente a
prenderla di mira e spar due colpi.
Le pallottole colpirono Mercer al petto, e una nuvola
di minuscole gocce rosse esplose e si dissolse nell'aria.
Mercer continu come se nulla fosse successo, il sorriso
ancora sulle labbra. Sollev senza fretta la pistola, e
quando premette il grilletto Arthur si gett di lato. Qualcosa
lo colp alla gamba, ma lui non avvert alcun dolore.
Non ancora. Raccolse le forze che gli rimanevano e si lasci
cadere all'indietro mentre puntava l'arma verso la
testa di Mercer. Gli occhi di lei seguirono la pistola, e il
sorriso spar. Le labbra si contorsero in un ringhio.
Arthur premette il grilletto.
La stanza esplose di luce. Era come se l dentro fosse sorto
un sole. Il corpo di Arthur fu perforato di raggi che bruciavano
come su pelle scottata. Non fu possibile vedere
nulla finch la luce non spar e non fu sostituita da una strana
nebbia. Arthur guard Mercer, che giaceva sul pavimento
con un buco nero in fronte. I suoi occhi non erano
umani. Il suo corpo era circondato da un alone luminoso.
Arthur non aveva forze per continuare a tenere a freno il
tempo. Il dolore alla gamba lo raggiunse, e lui cadde a terra
con gli occhi chiusi. Con un barlume di coscienza cerc
di capire se il proiettile l'aveva colpito vicino all'arteria.
Diversi pensieri si contendevano la sua attenzione, ma
d'un tratto una nuova considerazione sospinse via tutto il
resto. Era una sensazione mai provata prima. La nebbia
che avvolgeva sia lui che Nathaniel stava lentamente risucchiando
loro la vita. Se non si arrestava, sarebbero
morti. Era come se si stessero addormentando, e di primo
acchito non gli sembr poi una cattiva idea.
Qualcosa si schiuse dentro la sua testa.
Dei profondi colpi di tamburo risvegliarono una pulsazione
dai recessi del corpo. Il battito si diffuse in tutto il
suo essere, e si trasmise anche a Nathaniel. Era come se
il suo corpo si fosse esteso, e avesse ricevuto una nuova serie
di sensi. Poteva sentire fin dove arrivavano i nuovi limiti.
Quando la pulsazione incontr la luce di Mercer,
fu come spingere una superficie ruvida con delle spine.
Per un attimo sembr che riuscisse a respingere la luce,
ma poi la pressione aument e lui non ebbe alcuna possibilit
di resistere. Si sforz il pi possibile, ma senza esito.
Apr gli occhi e guard Mercer. Gli rispose uno sguardo
incredulo che bruciava in un modo che non avrebbe dovuto
essere possibile. La sua concentrazione vacill, facendo
ondeggiare la pulsazione come una fiammella al vento.
Non stava facendo altro che rimandare l'inevitabile.
La stanza scomparve in una nuvola di intonaco sgretolato
e polvere.
Non ci fu alcun rumore, alcuno scoppio. Solo un muro
di aria e piccole particelle acuminate che gli punzecchiarono
il corpo. Per un attimo sent di perdere conoscenza.
Non riusciva a vedere nulla, ma ud una figura entrare
nella stanza e sederglisi accanto. Cerc di aprire gli occhi,
ma bruciavano troppo.
Bada solo a respirare.
Arthur si accorse che un nuovo campo di forza, simile
a un alone, si diffondeva per la stanza avvolgendo sia lui
che Nathaniel. Era come se una brezza calda giocasse
con loro. Assieme respinsero la luce di Mercer, e Arthur
sent come il proprio corpo e quello di Nathaniel si rilassassero
di nuovo, e le forze gli tornarono. La luce si ritir,
ma solo per gettarsi sopra quella nuova figura, che non
aveva alcuna difesa. Arthur pot percepire la violenza
dell'assalto. D'istinto estese il proprio alone verso il misterioso
nuovo arrivato, ma l'aura luminosa di Mercer lo
aggred di nuovo.
Non preoccuparti, Arthur. Prendi, Nathaniel, mangia
questo, subito. Capito?
Arthur ud un debole grugnito, ed ecco la voce di Mercer,
ruvida, ma con una strana risonanza: Chiunque tu
sia, sei gi morto. Non credere che questo ti aiuter.
Ne sei davvero sicura? ribatt la nuova voce, con
una nota di scherno che strapp ad Arthur un sorriso nonostante
gli facesse male.
Tu sei morto disse Mercer. E ci mi basta.
La voce non diede alcuna risposta.
Ogni cognizione del tempo spar.
Quando Arthur avvert che la luce finalmente si ritraeva,
era del tutto privo di pensieri e sentimenti. L'ultima
cosa che sent fu una pezzuola calda sulla nuca. Scottava,
e tutto sprofond nel buio.
...
.
...
34.
...
.
...
Il tempo passa e dicono che il male sta progredendo.
In Europa si parla di astronomia, filosofia. Si producono vetri che ingrandiscono e meccanismi che fanno volare gli oggetti. C' chi dice che gli di dovranno cedere il passo alla conoscenza, alla scienza, all'uomo. Come fanno a cedere il passo, se non sono mai esistiti?
Lo chiamano progresso, ma continuano a trucidarsi a vicenda. Sono gli stessi di sempre, ma ora si ammazzano in nome della
scienza. Una volta lo chiamavano "sacrificio", adesso "esperimento". Fabbricano armi in grado di massacrare decine di uomini
in un colpo. Producono veleni che uccidono lentamente da dentro. La matematica analizza le traiettorie dei corpi celesti,
ma quelle che cadono sono palle di cannone. Creano queste nuove parole, mescolandole con quelle vecchie, ma continuano a
parlare di onore e rispetto. Loro sono quelli civilizzati, tutti gli altri popoli del mondo sono barbari. Sono tanto ingenui.
I troppi, troppi.
...
.
...
Capitolo 34.
...
.
...
Tieni, metti questo sotto la testa prima di bere.
Arthur riconobbe la voce. Qualcosa di morbido gli fu
sospinto sotto la testa, e lui la sollev rigidamente. Le sue
labbra entrarono in contatto con un caldo bordo metallico.
Un liquido freddo si rivers nella sua bocca, risvegliando
la lingua. Arthur deglut e la gola gli bruci,
ma il corpo sapeva ci di cui aveva bisogno: avvert ogni
singolo movimento dell'acqua mentre questa gli percorreva
le viscere, e sent il freddo attanagliarlo dal di dentro.
Ud che la tazza veniva riempita di nuovo. Un po'
per volta i pensieri riacquistarono chiarezza.
Si tir su a sedere e apr gli occhi.
Rimettiti gi. Devi riposare e bere acqua.
Arthur cap di colpo che era Nathaniel a parlare, ma la
voce era stranamente monotona. La stanza era piena di
polvere che turbinava nella luce fioca. La faccia e le mani
di Nathaniel erano pulite, ma i suoi vestiti sembravano
essere stati usati come stracci per la polvere. Su una delle
pareti c'era un buco delle dimensioni di una piccola porta.
Dappertutto erano sparsi pezzetti di cemento, e sembrava che la gran parte del muro danneggiato fosse stata semplicemente polverizzata.
Il Guardiano... cominci Arthur, senza trovare le parole per completare la frase.
Nathaniel annu e gli porse la tazza.
Dov'? Dove sono Paolo e Mercer?
Non lo so.
Arthur guard le dita di Nathaniel. Erano sane. Su di lui non c'era traccia di ferite.
Le tue ferite sono scomparse, cosa  successo?
Lo sguardo di Nathaniel vacill, e il viso gli si irrigid per un istante.
Arthur prov a muovere la gamba. Non c'era alcun dolore.
Ferite? Quali ferite? chiese Nathaniel, guardando a
terra. La sua mano tremava un po', ma la voce conservava
il tono monotono. Devi stare calmo e bere molta acqua.
Se no corri il rischio di subire gravi danni.
Arthur cerc di alzarsi, ma croll prima di arrivare a
met del movimento. Nathaniel lo sostenne, Arthur spalanc
entrambe le braccia e per un pelo non colp Nathaniel
in faccia.
Hai sentito quello che ti ho detto? Devi stare calmo e
bere molta acqua.
All'inferno!
Nathaniel non si cur del suo scoppio d'ira. Arthur cap
che c'era qualcosa di spaventosamente sbagliato. Incroci
lo sguardo di Nathaniel, e fu come guardare un
robot. Non un'unica emozione gli si poteva leggere in
faccia. Solo uno sguardo freddo e meccanico che pareva
volerlo analizzare.
Arthur si sforz di ricordare.
Cos'era accaduto?
C'erano troppe cose che non avevano senso. Aveva
sparato a Mercer, tre volte. Uno dei proiettili l'aveva colpita
in testa, ma lei era ancora viva. Cosa ci faceva l il
Guardiano? Come poteva essere l? Sempre che fosse
lui, beninteso. Chiunque fosse, li aveva salvati da Mercer.
Quell'essere si era sacrificato per salvarli. Erano stati in
pericolo di vita, e non sapere perch se ne rendeva conto
lo rendeva furioso.
Ti ricordi il Guardiano? chiese.
Di nuovo, lo sguardo di Nathaniel vacill, come se cercasse
un appiglio su cui far riposare gli occhi.
Mi ricordo un uomo. Un uomo anziano, o forse no.
Aveva i capelli grigi. Mi ha aiutato a rimettermi in piedi.
Ha detto che tutto sarebbe andato bene.
Ti ha fatto qualcosa? Ti ha aggiustato la mano?
Perch avrebbe dovuto? Nathaniel sembr sorpreso,
ma scroll la mano come se ci fosse passata sopra
una mosca.
Cosa ha detto?
Che tu devi riposare e bere molta acqua.
Tutto qui?
Ha detto che sarebbe andato tutto bene, e che avrebbe
spiegato ogni cosa. Nathaniel parlava come se stesse
leggendo un testo.
No, era pi come se un testo venisse recitato attraverso
di lui. Era tutt'altro che tranquillizzante.
Arthur fece scorrere lo sguardo sul proprio corpo, e
trov il buco del proiettile nei pantaloni. La stoffa tutt'intorno
era rigida per il sangue. La strapp con cautela ed
esamin la gamba: la pelle era impiastricciata di sangue,
ma non c'era nessuna ferita. Al posto di un'apertura slabbrata
c'era una macchia grigia. Ci strofin sopra un dito.
Era tutto normale, solo se premeva in quel punto gli faceva
male, come se fosse stato un livido.
Ci volle molto tempo prima che riuscisse ad alzarsi in
piedi.
Quando uscirono dalla stanza la polvere aveva cominciato
a posarsi, ma non aveva coperto le tracce di sangue
che conducevano verso la porta. Le tracce li condussero
attraverso il fienile e fuori sull'aia, tra il fienile e l'abitazione.
I due uomini che avevano portato dentro Nathaniel
giacevano quasi l'uno sopra l'altro di fronte all'entrata
dell'abitazione. Uno di loro stringeva in mano una pistola.
I corpi erano contorti: ricordavano pi delle sculture
che degli uomini veri, i volti tranquilli e rilassati. Era
come se dormissero, ma il sangue secco che usciva loro
da naso e orecchie spazz via ogni dubbio.
Nathaniel li guard per un attimo, poi si accucci e si
allacci le stringhe di una scarpa come se niente fosse accaduto.
C'era senza il minimo dubbio qualcosa che non
andava in lui.
Arthur si chin sopra gli uomini e frug loro nelle tasche.
Prese quello che trov, e dovette usare tutta la sua
forza per strappare la pistola dalla mano di uno di loro.
Se la ficc nella tasca posteriore dopo aver controllato la
sicura.
Trovarono i ricercatori dentro l'abitazione. Due di loro
erano seduti, riversi sopra un tavolo, con i volti incollati
a un laghetto di sangue. Il terzo giaceva sul pavimento,
raggomitolato con le mani intorno alla testa.
Nathaniel li guard senza batter ciglio, e cominci a
rovistare dentro cassetti, valigie e armadi.
Arthur si sedette su una sedia e lo guard. Cosa stai
facendo?
Tu cosa credi? Qui devono pur esserci informazioni
su cosa stessero architettando.
Te lo ha detto il Guardiano di farlo?
Il Guardiano? No. Mi ha chiesto di fare in modo che
tu stessi tranquillo e che bevessi molta acqua. Be', perlomeno
sei seduto. Vuoi ancora acqua?
In effetti Arthur era ancora assetato, ma non era quello
l'importante.
Nathaniel butt all'aria dei vestiti che erano dentro
una valigia, si blocc e guard Arthur. Perch mi fissi
cos? C' qualcosa che non va?
Non lo so. Tu come ti senti?
Come al solito.
E cosa vorrebbe dire?
Non riesco a capire cosa mi stai chiedendo.
Arthur era incerto se fare ancora domande, ma c'era almeno
una cosa alla quale voleva avere una risposta.
Quindi non ti fa male da nessuna parte? Niente danni?
Lo sguardo di Nathaniel era vuoto come prima. Di
che razza di danni parli?
Niente. Che ne dici di usare quei sacchi l per mettere
dentro la roba?
Nathaniel annu e depose i sacchi sul tavolo. Ci mise
dentro tre computer portatili e alcuni effetti personali,
bloc notes e libri. Arthur rimase seduto, era tutto quello
che riusciva a fare. Nathaniel voleva esaminare tutte le
stanze della casa, ma secondo Arthur sarebbe stato meglio
tornare pi tardi. Ciononostante, Nathaniel insistette
per fare almeno un rapido giro prima di andarsene.
Arthur non os lasciarlo andare solo, e facendosi sorreggere
riusc ad accompagnarlo.
Fortunatamente per la maggior parte le stanze erano
vuote e sembravano quasi non essere state usate. Solo il
soggiorno e la cucina rivelavano che qualcuno ci aveva
abitato: un lieve sentore di rosmarino sminuzzato di fresco
proveniva da una ciotola accanto a diversi vasetti di
spezie. Sul tavolo c'era una pentola, e l'acquaio era pieno
di piatti. Non sembrava esserci alcun segreto nella casa,
eccetto ci che i muri dovevano aver visto e sentito.
Alla fine, Arthur si sedette sull'unica poltrona del soggiorno,
col mal di testa che gli martellava dal di dentro.
Puoi andare a prendere la macchina? chiese a fatica.
Vide Nathaniel annuire e scomparire.
Fu il sapore di ferro la prima cosa che registr.
Solo quando si pass la lingua intorno alle labbra cap
che stava sanguinando dal naso. Si strinse le narici, non
prima di aver fermato il sangue, poi avvert il noto senso
di vertigine. Non si stup quando si rese conto che il suo
corpo si stava afflosciando.
Nathaniel sollev con delicatezza Arthur dal sedile posteriore
dell'auto.
C'era voluto molto tempo per ripulirsi da tutte le macchie
di sangue, per non parlare del colore sulla faccia di
Arthur, ma Nathaniel non si era dato per vinto finch
quasi tutto non era scomparso.  vero, non erano stati
molto prudenti mentre ispezionavano la casa, eppure
non riusciva a capire come avessero fatto a insozzarsi di
sangue a quel modo. Per fortuna avevano diversi indumenti
di ricambio. Arthur pesava molto pi di quanto
si era immaginato pesassero i quattordicenni. Con cautela,
lo adagi sul letto.
Non fu per niente sorpreso di notare che l'uomo era
nella stanza. Stava seduto sul pavimento con gli occhi
chiusi stringendo tra le mani qualcosa che assomigliava
a una tavoletta, e non sembr accorgersi della loro presenza.
L'oggetto aveva emanato uno strano alone di luce
quando l'uomo era entrato nella stanza del fienile. Ne
aveva staccato un pezzetto e aveva invitato Nathaniel a
mangiarlo. Il frammento gli si era sciolto sulla lingua,
senza alcun particolare sapore.
Siete qui. Bene. L'uomo si alz dal pavimento e si
sedette a fianco di Arthur. Stenditi anche tu, Nathaniel.
Perch?
Vorrei effettuare alcune analisi su entrambi, ed  meglio
se sei disteso mentre lo faccio, ok?
Era un buon motivo.
Nathaniel si tolse le scarpe e si distese sul letto a fianco
di Arthur. Che tipo di analisi?
Credo che sia meglio se dormi ora, e ne parliamo dopo.
Nathaniel sbadigli e chiuse gli occhi. L'uomo gli aveva
sorriso, ma lui era sicuro che in realt fosse triste.
...
.
...
35.
...
.
...
Tu, figlio mio, tu cambierai il mondo. Lei mi prende in braccio e mi guarda negli occhi. Vorrei distogliere lo sguardo, ma in questa donna c' qualcosa che mi trattiene. La luce mi brucia, eppure lei mi appare nitida. La seta bianca  insanguinata, i lunghi capelli neri sono annodati e il bel volto  spaventosamente stanco, ma lei mi stringe come un dono di un dio.
Vedo di nuovo gli occhi di lei e scopro che il suo sguardo non si  mai staccato dal mio. Le braccia tremano, lei mi posa sul suo petto. Un uomo si avvicina a noi e mi prende la mano. Il nostro principino.
...
.
...
Capitolo 35.
...
.
...
Arthur fu svegliato da un fetore marcio e penetrante. Apr
gli occhi e dovette controllarsi per non scattare all'indietro
d'istinto. Aveva il viso cos vicino a quello di Nathaniel
che le loro ciglia quasi si sfioravano. Nathaniel russava rumorosamente.
Arthur si guard intorno ed ebbe la strana
impressione di sapere gi dov'era. Si tir su e vide l'uomo
seduto al centro della stanza: era vestito di abiti normali,
ma i capelli grigio argento erano inconfondibili. C'era
qualcosa di sbagliato, terribilmente sbagliato.
La pelle dell'uomo era raggrinzita, gli occhi quasi coperti
dalle pieghe di pelle che parevano doversi staccare
da un momento all'altro. Solo gli occhi erano gli stessi. Il
Guardiano sembrava in punto di morte.
Come ti senti? gli chiese. Era la stessa voce, ma aveva
perso tutta la sua profondit e sonorit.
Come si sentiva? Si ricord con un brivido di aver fatto
a Nathaniel la stessa domanda.
Cosa sta succedendo? Chi sei tu?
Capisco che tu abbia molte domande, ma abbiamo
poco tempo.
Poco tempo per cosa?
Poco tempo prima che io muoia.
Di colpo Nathaniel si alz e si gratt la testa. Ciao.
Ho dormito tanto?
Arthur guard l'orologio. Erano trascorse quasi ventiquattr'ore
da quando si era risvegliato alla fattoria.
Perch sei tutto grigio sul collo? continu Nathaniel,
guardando Arthur.
Grigio sul collo? Arthur si tocc con la mano, ma non
sent nulla di anormale. Per si ricord la macchia grigia
sulla gamba, dove avrebbe dovuto esserci la ferita del
proiettile.
 l'effetto della riparazione che ho dovuto apportare
ai vostri corpi disse il Guardiano. Il colore in s non 
pericoloso, e andr via.
Cosa diavolo sta succedendo? Dove sono Paolo e
Mercer? Cos'hai fatto a Nathaniel? E tu, cosa sei realmente?
Arthur non riusciva a controllarsi. Non voleva
controllarsi.
Il Guardiano sollev la mano e sembr voler dire qualcosa,
invece rimase in silenzio.
La rabbia di Arthur si dilegu con la stessa velocit
con cui era sorta. Tanto in fretta da non essere naturale.
Cosa mi hai fatto? domand.
Ti ha fatto qualcosa? si intromise Nathaniel quasi in
contemporanea.
La sua voce era talmente ottusa che ad Arthur venne
voglia di tirargli un paio di ceffoni cos, sui due piedi,
ma ancora una volta l'irritazione sboll con innaturale rapidit.
Arthur, devi rimanere concentrato, non lasciarti sopraffare
dalle emozioni. Nathaniel, ho fatto ci che dovevo
fare per salvare quello che rimaneva della tua mente.
Arthur ha bisogno di te, quindi non avevo scelta.
Salvare la mente di Nathaniel? ripet Arthur.
Una parte di lui si rese conto che era ora di accantonare
le emozioni, ma un'altra parte reag come un animale
in trappola. Lanci un'occhiata a Nathaniel e avvert una
debole nausea.
Tu non te lo ricordi, Nathaniel disse il Guardiano,
perch ho eliminato la tua memoria di quanto  accaduto.
L'essere che conosci come Mercer ti ha interrogato,
e i metodi che ha usato ti hanno danneggiato in maniera
quasi irreversibile.
Ma come, se sto benissimo?! ribatt Nathaniel.
No. Anche adesso sto bloccando certe cose nella tua
testa. Era l'unico modo possibile.
Sei dentro la mia testa? Come puoi essere dentro la
mia testa!? Non ti voglio nella mia testa.
Arthur non voleva guardare il compagno, non voleva
vedere quel volto senza espressione.
Si costrinse a formulare la domanda di cui gi conosceva
la risposta: Prova almeno qualche emozione?
No rispose il Guardiano.
Perch non provo nessuna emozione? chiese Nathaniel.
Mercer ha usato tutti i ricordi peggiori, tutte le peggiori
emozioni immaginabili, per obbligarti a dire la verit.
Ha disattivato tutti i meccanismi di difesa presenti
nel cervello, meccanismi che sono l per ottime ragioni.
Credo di rivolere indietro le mie emozioni disse
Nathaniel.
Il Guardiano annu e guard la tavoletta.
Puoi farlo? chiese Arthur.
Ci posso provare, ma in realt non lo so.  da quando
eravate alla fattoria che sto cercando di riparare il danno.
Ci vuole tempo, e il tempo  una cosa di cui sono a corto.
Il Guardiano porse la tavoletta ad Arthur, che esit un
poco prima di prenderla. Era un grande schermo. Intorno
non c'era alcun bordo, nessun pulsante, solo una superficie
metallica che emanava una debole luce, con simboli
mai visti prima.
Appoggiaci sopra la palma della tua mano disse il
Guardiano.
La superficie era strana al tocco. Quando l'aveva presa
in mano gli era sembrata di metallo, ma ora gli si incoll
saldamente alla palma. Per un breve istante gli solletic
la pelle. Arthur ritrasse d'istinto la mano, e un'impronta
perfetta apparve e poi spar.
Adesso riconosce sia te che Nathaniel disse il Guardiano.
Si pu sapere cos'? chiese Arthur.
 quello che vi tiene in vita, e che pu darvi una possibilit
contro Mercer. Non posso spiegare molto di pi.
Uno spasmo violento percorse il braccio sinistro del
Guardiano, ma lui non sembr preoccuparsene. Mi dispiace
non potervi spiegare tutto, ma sappiate che fermarli
 molto pi importante di quanto crediate.
Pi importante che fermare il piano per eliminare
ogni essere umano dalla faccia della Terra? chiese Arthur.
Non posso dire nulla.
Cosa intendi con questo? Ci stai dicendo qualcosa
ora. Spiegaci cosa sta accadendo. Chi o che cosa sei tu?
Chi o che cosa  Mercer, e cosa ha fatto a Paolo?
Vorrei potervelo spiegare, ma se ti dico che non posso,
vuol dire che  cos. Capisci?
Arthur lott per un attimo contro la tentazione di tirare
la tavoletta in testa al Guardiano. Prima mi menti a
proposito di quello che sta accadendo, poi dici che non
puoi dire la verit. Ma quanto  dura quella tua testaccia?!
Ti hanno creato con capacit limitata, o l'evoluzione
non ha funzionato per il genere di creatura che sei?
Mi dispiace. Non  una mia scelta.
E di chi diavolo  la scelta?
Il Guardiano sostenne il suo sguardo, ma non disse
niente.
Perch me? chiese ancora Arthur. Non potevi usare
uno degli altri Bambini?
Controllati. Questo non sei tu. Usa le tecniche che ti
ho insegnato per bloccare le emozioni provocate dai ricordi.
La tua rabbia passa attraverso il sistema difensivo
che ti ho insegnato perch sei tu a permetterglielo.
Cos che anch'io possa finire come Nathaniel?  questo
che vuoi? Arthur non era sicuro di aver detto la cosa
giusta, e se ne pent subito.
Le immagini arrivarono da sole, si fecero sempre pi
intense. Lui non voleva pensarci, ma divenne impossibile.
La tecnica era cos automatizzata che fu quella a governarlo
per un attimo. Pian piano si accorse di come i
suoi pensieri stessero cambiando. Oppure gli stava accadendo
qualcos'altro? Anche i pensieri di un attimo prima
erano i suoi, ma ora era come se qualcuno gli avesse appena
spiegato qualche cosa di ovvio, qualcosa che avrebbe
dovuto capire da solo.
Cosa sta succedendo? chiese.
Stava per perdere il controllo della realt? Era tutto
un'unica grande allucinazione?
Sono i ricordi di Paolo che provocano questa reazione,
specialmente gli ultimi due, assieme al fatto che il tuo
corpo  stato costretto ad andare a mille per difendersi
dall'attacco di Mercer. Non saresti sopravvissuto se non
fosse stato per me. E se tu non fossi riuscito ad attivarti,
ora sarebbe tutto finito.
Arthur si ricordava la sensazione che gli era fluita attraverso
il corpo. Come se il mondo fosse stato molto
pi reale intorno a lui mentre l'alone pulsava.
Cos'era quel campo di forza? Cosa ci  successo?
 difficile spiegare. Non perch io non possa, ma sarebbe
altrettanto difficile spiegare i colori a un cieco dalla
nascita. Sai che la materia e l'energia sono due aspetti
diversi dello stesso fenomeno: ci che tu concepisci come
"mondo"  costituito in misura maggiore da un campo di
energia pi che di materia. Quello che hai sperimentato
era una nuova serie di sensi.
Cosa ci avrebbe fatto la luce di Mercer?
Lo stesso che sta accadendo a me. Vengo polverizzato.
Perch ci hai salvato? Perch non li hai fermati?
Non posso.
Arthur non voleva accettare quella risposta, ed era sul
punto di fare altre domande quando il Guardiano raddrizz
la schiena e cominci a tossire forte. Sulle labbra
gli rimasero goccioline di sangue. Uno degli occhi mand
un barbaglio innaturale, come una lampadina in procinto
di esaurirsi.
Quanto tempo ti rimane? chiese Arthur.
Non lo so. Qualche minuto, forse mezz'ora.
Cosa facciamo adesso? E questa? Arthur sollev la
tavoletta.
Dalla a Nathaniel: vediamo se il danno  stato riparato
almeno in parte.
Il Guardiano chiuse gli occhi e per un pezzo rimase seduto
cos immobile e silenzioso che Arthur cominci a
chiedersi se non fosse morto.
Cosa sta succedendo? chiese Nathaniel all'improvviso,
con voce tremante.
Sto togliendo alcuni blocchi spieg il Guardiano, e
allo stesso tempo ti lascio ricordare un po' di quello che 
accaduto. Cerco di farlo per gradi, in modo che non ritorni
tutto di colpo.
Gli occhi di Nathaniel cominciarono a spostarsi da un
lato all'altro e le pupille si trasformarono, come se provassero
a seguire qualcosa. Brevi tremiti gli attraversarono il
corpo a ondate, e gli fecero aprire e allungare le dita.
No. No, no!
C'era puro terrore nella sua voce, ma Arthur sent che
gli dava sollievo.
Nathaniel grid. Non forte, ma con un suono che si
protrasse nel tempo fino a che l'intera stanza vibr assieme
al suo grido. Con la faccia contorta e scosso dai tremiti,
cadde all'indietro sul letto.
Basta! url Arthur.
Non posso fare nulla di pi disse il Guardiano.
Non riesco a riparare il danno.
Rimarr cos? Arthur fiss Nathaniel, che sembrava
di nuovo dormire.
No, ma non recuperer mai una normale vita emotiva.
Perder quasi tutto.
Tutto? Cosa vuoi dire?
Nathaniel si gir su un fianco e cominci a russare
sommessamente.
Si ricorder cosa gli piace mangiare, che genere di
musica gli piace ascoltare, ma non ne far mai la stessa
esperienza di prima. E probabile che molti dei suoi ricordi
si altereranno col tempo. Cambier il modo in cui
pensa.
Ma sar pur possibile fare qualcosa.
Posso tentare, ma nel migliore dei casi sar solo una
goccia nell'oceano.
 una vita che vale la pena di vivere? Le parole gli
uscirono di bocca prima che potesse riflettere.
Con un grosso sforzo, il Guardiano si alz in piedi.
Non pensarla cos. Forse col tempo la macchina riuscir
a trovare un rimedio. Hai bisogno di Nathaniel se devi
fermare Paolo e Mercer. Ho gi spiegato a Nathaniel come
pu usare la macchina contro Mercer.
Arthur guard la tavoletta che giaceva sul letto accanto
a Nathaniel e la prese. Ora la superficie era opaca, ma
emanava ancora una debole luce.
Come puoi darci un oggetto simile, quando non ci
puoi spiegare niente?
Gli occhi del Guardiano sorrisero per un attimo.
Chiamala una scappatoia, se vuoi. Puoi considerarlo
un computer organico.
 nanotecnologia, tecnologia quantistica?
 una cosa che funziona. Ho rimosso le parole d'ordine
e la crittografia dai tre computer che avete preso alla
fattoria, e ho esaminato il contenuto. Credo che dobbiate
farlo anche voi appena possibile. Speriamo che la
chiave di ci che stai cercando si trovi proprio l. Il
Guardiano si accasci sul pavimento, ma si puntell
con la mano. Sembra che la mia acqua stia tornando all'universo.
Strano. Non credevo di essere uno capace di
sacrificare se stesso.
Tu non sei un'intelligenza artificiale, vero?
Non una parola provenne dal Guardiano, che si appiatt
col ventre a terra. Quando Nathaniel si sveglier,
si ricorder quasi tutto. Puoi credere quello che vuoi, ma
avete bisogno l'uno dell'altro in pi di un modo. Non dimenticarlo.
Fai sapere agli altri Bambini quello che sta
succedendo.
La testa gli cadde riversa di lato, gli occhi quasi chiusi.
Un odore simile a zolfo si sparse per la stanza, e il Guardiano
spar lentamente, soffiato via come una formina di
sabbia.
Arthur rimase seduto per un pezzo a fissare il punto in
cui era giaciuto l'uomo, dove nemmeno un contorno era
pi visibile. Non sapeva cosa credere. Tutto sembrava irreale.
And a prendere uno dei computer che avevano portato
con s e lo accese. Mentre l'apparecchio si attivava,
trov un cellulare e chiam Raven.
Squill molte volte prima che lei finalmente rispondesse.
S?
Ciao fece Arthur, ma non riusc a decidere come cominciare.
S? ripet Raven infastidita.
Ok. Ho bisogno di una connessione per trasferire
dati. Probabilmente un grosso quantitativo.
Molti gigabyte?
Credo molte centinaia. Abbiamo tre apparecchi che
devono essere analizzati immediatamente. Pu essere
che tu debba farti aiutare da altri.
Di cosa stiamo parlando? La voce di Raven si fece di
colpo vigile.
Ancora non lo so, ma non sono certo buone notizie.
Come fai a saperlo, se non sai che cos'?
Arthur rimase in silenzio abbastanza a lungo da sentire
che Raven prendeva il fiato per dire qualcosa, ma poi
cambi idea. Abbiamo incontrato Paolo e Mercer. E il
Guardiano.
Cosa?! Avete incontrato il Guardiano?
Mercer non  umana, e dubito che il Guardiano sia...
fosse una forma di intelligenza artificiale. Mi ha mentito
anche a proposito di altre cose.
Non umana?
Si  beccata un proiettile in fronte, e per tutta reazione
si  arrabbiata. Non so che cosa sia, ma non ha il nostro
stesso DNA, per cos dire.
E voi avete incontrato Paolo, Mercer e il Guardiano
tutti insieme?!
Il Guardiano ci ha salvati. Lui non era insieme a loro.
E morto per salvarci.
Salvarvi? Di cosa stai parlando?
Arthur le raccont tutto quello che era accaduto, sforzandosi
di ricordare con la massima precisione. Si sorprese
a scuotere la testa diverse volte mentre parlava. Come
facesse Raven a credergli, non riusciva a capirlo.
Vogliono ucciderci tutti, ne sono sicuro. Bisogna vedere
come. Il laboratorio di ricerca qui nel Galles non
era stato creato per scopi benefici.
Ma tu non sai su cosa stanno facendo ricerca?
No. Ti mando i dati il prima possibile, ma non so
quale sia il modo pi semplice per farlo. Ho anche delle
foto.
Sent Raven battere velocissima sulla tastiera.
Dammi una mezz'ora, e vedo se riesco a trovare una
soluzione. Ma pu essere che sia Mercer che il Guardiano
facciano parte dei nostri creatori, e che abbiano avuto dei conflitti fra loro?
Non lo so. Paolo parlava come se sapesse qualcosa da
molto tempo, qualcosa che purtroppo non ha alcun senso.
Io credo che qualcuno o qualcosa, lo abbia manipolato, forse fin dall'inizio.
Paolo li aveva chiamati pedine di un gioco. Arthur aveva paura che avesse ragione, ma non riusciva a immaginarsi
un gioco in cui ci fosse in palio un intero pianeta.
No, forse non un pianeta. Una razza intelligente.
Se sono sufficientemente avanzati da averci creati,
perch mai usare cos tanto tempo per far distruggere il mondo da uno di noi? Se fossero i creatori, avrebbero
avuto la tecnologia per fare da soli molto di quello per cui hanno usato sia Paolo che te.
Lo so.
Arthur in realt non era sicuro di sapere un bel nulla.
Il mondo era ormai ben diverso dallo stesso mondo del giorno prima.
Comincia a esaminare il contenuto dei computer, disse Raven, distogliendolo dai suoi pensieri. Suggerisco che torniate a Parigi il pi in fretta possibile.
Ok.
Ti mando un programmino via mail. Vedi se riesci a scaricarlo nel posto in cui sei.
Va bene.
E preparati a partecipare a una riunione del Consiglio.
Arthur non sapeva bene cosa Raven intendesse dire.
Si salutarono, poi Arthur chiuse la telefonata e guard
Nathaniel. Raven non l'aveva menzionato neppure con
una parola, non aveva fatto una singola domanda a riguardo,
ma Arthur la conosceva abbastanza da sapere
che quell'argomento la tormentava, cos come era tutt'altro
che tranquilla nonostante si sforzasse di apparire calma
e controllata. Che lo facesse per il bene proprio o per
il suo, Arthur non lo sapeva, ma le era comunque grato.
Volevano davvero eliminare tutti.
Di colpo si rese conto che non ci aveva mai creduto
per davvero, ma ora non era pi in dubbio. Pensarci lo
mandava in confusione. Ci che pi lo spaventava non
era l'eventualit che ci riuscissero. Da un lato era pronto
per morire, una parte di lui perfino l'agognava. Ma se
Paolo e Mercer tentavano e non riuscivano... quel pensiero
non riusciva a sopportarlo.
Prese il computer in grembo, si sedette sul letto con
dei cuscini dietro la schiena e cominci a scorrere il contenuto.
Apr un file e inizi dall'alto.
...
.
...
36.
...
.
...
Lei legge per me tutte le sere.
Mi parla in tutte le lingue che padroneggia. Lascia che i musicisti riempiano le giornate di canti e melodie. Mai una volta
che mi parli come se io fossi un bambino. Dice che sa che io capisco, cos come tante altre madri, ma a lei riesco a credere. Della paura non m'importa pi. Voglio che lei sappia tutto, che capisca, Non vedo l'ora che arrivi il giorno in cui potr pronunciare parole mie. Ogni notte bisbiglio fra me e me, aspetto che arrivi la mia voce. Lei mi parla delle sue ansie, di quelle di lui, intesse una storia che mi dimostra che questa donna vede molte pi cose di chiunque altro.
Una notte sento me stesso pronunciare la parola che da molto tempo attendevo di pronunciare.
Scendo dal mio letto ed entro nel suo. Quando dorme  pi bella che mai, Le afferro le dita, Lei apre gli occhi, mi guarda e
sorride. Io ricambio il sorriso. C' solo una parola che io possa dirle.
Grazie.
...
.
...
Capitolo 36.
...
.
...
Nessuna scelta. Puoi farlo s o no?
La voce di Arthur era un'eco nella testa di Nathaniel,
che si sollev con cautela e si gir verso il compagno.
Ci risentiamo pi tardi, adesso Nathaniel si  svegliato.
Nathaniel rivolse gli occhi alla propria mano, e pot
sentire il rumore delle ossa che venivano frantumate.
Sollev la mano e la tenne davanti al volto, la guard e
la pieg. Non c'era nessun dolore, e la mobilit era normale.
Era solo un ricordo. Ricordava tutto ci che era accaduto,
ma era quasi come se l'avesse visto in un film e
non vissuto in prima persona. Alcune parti di lui erano
distrutte, lo sapeva, allo stesso modo in cui sapeva che
due pi due fa quattro, ma non lo capiva. Gli mancavano
le emozioni, ma cosa voleva dire?
Qualcosa lo solletic.
Lo sguardo gli cadde sulla tavoletta che giaceva accanto
ad Arthur. Era diventata una parte del suo corpo. Poteva
toccarla con la stessa facilit con cui si toccava il naso
con un dito. Le invi un pensiero, e quella gli rispose.
Nathaniel non trov parole per ci che era appena accaduto.
Arthur lo guard con un'aria che lui identific come preoccupata.
Cosa ti preoccupa? chiese Nathaniel.
L'espressione di Arthur si mut in sorpresa. Come ti
sen... come va?
Sono sveglio, ma il mio corpo  stanco.
Ti ricordi cosa  successo?
S.
Quindi sai cosa ti  accaduto?
S. Nathaniel guard Arthur con pi attenzione:
aveva gli occhi rabbuiati e la faccia tesa, pi del solito,
ma c'era anche qualcos'altro, qualcosa che non si ricordava
di aver mai visto prima. C'era qualcosa di insolito nei
suoi occhi. I computer che si erano portati via erano accesi
e disposti in cerchio attorno a lui, e il pavimento era
ricoperto di fogli.
Con chi stavi parlando al telefono? chiese.
Con Raven. Ho scoperto cosa stavano studiando.
Cosa?
Vulcani, o meglio, un vulcano. Conosci il Parco di
Yellowstone?
S.
I tre ricercatori del bar erano geologi. Hanno studiato
il modo di far esplodere il vulcano. Ecco per cosa usavano
tutta quella potenza di calcolo. Creavano delle simulazioni
per scoprire come far esplodere il vulcano
con la stessa violenza di una volta.
Di una volta?
Volevano vedere se era possibile provocare un'eruzione
tanto forte come la prima. Pare che le eruzioni successive
siano state di intensit via via minore.
Be', ma li abbiamo fermati. Sono morti, no?
Credo che avessero pi o meno finito, rimanevano
solo alcuni test. La loro conclusione era che potevano
riuscirci.
Nathaniel si alz dal letto. Allora cosa facciamo adesso?
Arthur gli rispose con un'occhiata che Nathaniel non
fu capace di interpretare, ma prima che facesse in tempo
a chiedere Arthur gli aveva piazzato il computer tra le
mani. Leggi l'articolo sullo schermo.
Nathaniel torn a sedere. L'articolo contava parecchie
pagine, ma cominciava con la storia del parco. Scorse rapidamente
il testo e ne rilesse alcune parti una seconda
volta. Molte cose le sapeva gi, c'era stato una volta molto
tempo prima. Suo padre era andato a trovare alcuni amici
nel Wyoming, e una gita al parco nazionale era stata
obbligatoria.
Yellowstone Caldera era il nome ufficiale del vulcano.
Il parco nazionale era unico per pi di un aspetto. Tutto
indicava che l un tempo doveva esserci stato un vulcano,
ma era passato molto tempo prima che qualcuno lo
trovasse. Fatto non strano, considerando che il cratere
era cos enorme che ci volle una fotografia aerea perch
i ricercatori capissero che ci stavano lavorando giusto al
centro. Era lungo settantadue chilometri e largo cinquantacinque.
Pochi vulcani potevano vantare dimensioni
tanto imponenti.
E, contrariamente a ci che molti credevano, era ancora
attivo. Era esistito per pi di due milioni di anni, ed
eruttava a intervalli regolari, con una forza inconcepibile.
Tra un'eruzione e l'altra passavano tra i seicentocinquantamila
e i settecentomila anni. L'autore dell'articolo
sottolineava che era quasi impossibile immaginarsi di
che ordine di potenza si trattasse. In epoca moderna, l'eruzione
meglio documentata era quella del Mount St.
Helens nello stato di Washington. L'intero fianco della
montagna era crollato nel maggio 1980, dopo alcuni mesi
di attivit, che era iniziata con un terremoto. La cima
fu ridotta di cinquecento metri, e i danni all'ambiente
circostante furono catastrofici. Eppure, secondo la scala
VEI, che misura la forza di un'eruzione vulcanica, si era trattato di un incidente modesto, solo un quattro.
Nel 1883 nel Mar d'Indonesia esplose Krakatoa: la
potenza fu equivalente a duecento megatoni, ovvero circa
tredicimila bombe atomiche del tipo che fu fatto
esplodere su Hiroshima. Alcuni sostennero che l'onda
d'urto fece il giro del mondo per sette volte, e che le ceneri
scagliate nell'atmosfera causarono uno degli inverni
pi freddi dopo l'era glaciale. L'eruzione fu valutata di
grado sei sulla scala VEI. Questa, a somiglianza della scala
Richter per i terremoti, era logaritmica, il che significava
che il grado sei era dieci volte pi forte del grado
cinque, e quindi cento volte pi forte del grado quattro.
Si pensava che un'eruzione a Yellowstone sarebbe stata valutata di grado otto.
Equivaleva alla detonazione di quattrocento bombe
atomiche del tipo pi potente mai testato. La sola onda
d'urto avrebbe distrutto gran parte del Nordamerica, e
questo prima che lava e ceneri venissero rigurgitate in
quantit inimmaginabili. Nel peggiore dei casi, l'intero
continente poteva venir ricoperto da una coltre di cenere
spessa un metro. Cosa sarebbe accaduto al clima globale
era impossibile a dirsi, ma non c'era dubbio che avrebbe
avuto conseguenze catastrofiche per il mondo intero.
L'ultima eruzione era avvenuta da circa seicentomila anni,
e prima o poi si sarebbe ripetuta.
Chiaramente, Paolo preferiva prima.
Arthur fece leggere a Nathaniel diversi altri articoli.
C'erano teorie su come si formavano i vulcani, cosa influenzava
la loro attivit, perch le eruzioni andavano
perdendo la loro forza, quali segnali avrebbero indicato
l'imminenza di un'esplosione.
Infine restava un semplice documento Word che era
stato creato sul computer che teneva sulle ginocchia.
Conteneva disegni, equazioni e grafici. Una sezione di
testo con relativi disegni era tutto ci di cui aveva bisogno:
era la posizione in cui doveva essere collocata la
bomba atomica perch avesse l'effetto desiderato. Nathaniel
non aveva la piena comprensione di tutti i processi
implicati, ma cap abbastanza da rendersi conto
che l'intenzione era di influenzare l'enorme massa magmatica
che si trovava al di sotto del Parco di Yellowstone.
La bomba sarebbe stata la prima pedina del domino
da cui sarebbero partiti movimenti che avrebbero aumentato
la pressione nella camera magmatica fino a
spaccare la crosta terrestre. C'era scritto quanto doveva
essere potente una bomba di quel genere: almeno cinque
megatoni.
Hanno una bomba atomica? chiese Nathaniel.
Forse rispose Arthur.
 possibile?
S.
Come possono essersela procurata?
Arthur sollev per un attimo lo sguardo e sembr riflettere.
In molti modi. Sono girate voci sul conto di
piccole bombe fuoriuscite dall'ex Unione Sovietica acquistabili
alla borsa nera, ma su questo ho i miei dubbi.
C' ancora un grande rischio di essere sorvegliati. Crediamo
sia pi probabile che abbiano localizzato una
bomba andata perduta.
Una bomba atomica andata perduta?
Spesso si tratta di bombe non innescate a bordo di
aerei precipitati, ma ce ne sono senz'altro anche nei sottomarini.
Nathaniel si appunt in particolare una parola. Hai
detto che  probabile che abbiano localizzato una bomba.
Tu sai che ne hanno una sul serio?
No, ma ho trovato questa. E Arthur gir il computer
verso Nathaniel.
Sullo schermo c'era la scansione di una lettera, proveniente
da U.S. Geological Survey, datata un po' pi di un
mese prima. La lettera concedeva il permesso di effettuare
studi geologici in un'area precisa, e il permesso era gi
attivo da un mese.
Nathaniel riconobbe subito le coordinate: erano le
stesse del documento che aveva appena letto.
Capisco.  probabile che abbiano una bomba. Forse
un'eruzione del vulcano di Yellowstone non sterminer
l'intero genere umano, ma in ogni caso dobbiamo fermarli.
Lo so ritorse Arthur, con un'irritazione che Nathaniel
non cap.
E se fosse troppo tardi? Un'eruzione a Yellowstone
sarebbe davvero la catastrofe che descrivono?
Arthur si alz da terra e si sedette sul letto. Incroci le
mani dietro la testa e si massaggi il cranio. Hai letto
delle altre esplosioni portate come paragone? Di Krakatoa?
S.
Krakatoa non  l'eruzione pi grossa che io mi ricordi.
Nel mare Egeo, in Europa, c' un'isola chiamata Santorini.
Quel vulcano esplose con una forza di sei virgola
cinque, o forse sette. Uno di noi era sull'isola quando
successe, e io stesso ero sulla terraferma attorno a quella
che oggi  Atene. Non so quanto fosse alto lo tsunami,
ma non fu difficile vederlo dalla cima delle montagne.
L'acqua scomparve dalla costa, come se qualcuno avesse
tolto un tappo gigante dal fondo del mare. Prima dello
tsunami arriv il rumore dell'esplosione e la pressione
dell'aria scagli pietre, vegetazione e persone per chilometri.
La gente era convinta che fosse la fine del mondo,
e chi vide l'onda e sopravvisse giur che era una punizione
degli di. Un'eruzione a Yellowstone sarebbe almeno
dieci volte pi potente, probabilmente anche di pi se
hanno calcolato bene la posizione della bomba. Il mondo
non finir, ma il Nordamerica sar inabitabile per un bel
pezzo. Gli USA e il Canada verranno ridotti a steppe di
cenere, il clima globale impazzir, si verificher una carestia
di proporzioni inimmaginabili e potrebbe divampare
qualsiasi genere di conflitto.
Nathaniel analizz con attenzione ogni parola. La cosa
pi importante era fermare Paolo, ma tutto il tempo i
suoi pensieri andavano a cosa doveva fare per salvare
le sue sorelle. Avrebbe voluto avere due piani, uno per
Paolo e uno per le sorelle, ma anche quello era illogico:
se non riuscivano a fermare Paolo, tutto il resto non importava
pi. Oppure...?
Perfino con un'esplosione del genere obiett,
sembra improbabile che tutti muoiano. Qualcuno sopravviver,
avr bambini, e Paolo sar intrappolato come
prima.
S, ma mi  rimasta impressa una cosa di uno dei ricordi.
Arthur si massaggi la nuca. Paolo non ha un
solo piano, ne ha molti. Yellowstone  il fimbulvinter, il segnale
di cui il mondo intero si accorger. Credo che abbia
predisposto che quando il vulcano esploder, questo
sar il segnale che far scattare tutti gli altri piani in giro
per il mondo.
E cosa accadr?
Vai a saperlo! Se fossi in lui, farei perlomeno in modo
che tutti i vecchi conflitti si risvegliassero.
Pu riuscirci?
Non lo sappiamo. Forse. Non  Paolo che ci preoccupa:
sono Mercer e il Guardiano. Tutto sembra una messa
in scena. E come se fossimo parte di un enorme gioco,
senza sapere se siamo noi i giocatori, o chi questi siano,
quali sono le regole, o che cosa ci stiamo giocando. Il
Guardiano ha detto che la posta  molto pi alta di quanto
crediamo, ma cosa diamine significa?
Sembrava che Arthur volesse fuggire da un momento
all'altro.
Nathaniel si ricord ci che aveva detto il Guardiano a
proposito della rabbia di Arthur. Doveva rammentargli
l'allenamento, ma non doveva farlo troppo spesso, o alla
fine avrebbe smesso di funzionare. Ma Arthur non stava
sbraitando ad alta voce, quindi probabilmente era ok.
A chi ti riferisci quando dici non lo sappiamo'? Noi
chi?
Io e Raven. Non ne abbiamo ancora parlato con il
Consiglio.
Tutti i membri del Network verranno informati?
S. E necessario. Vorrei anche vedere che quelli del
Consiglio non fossero d'accordo! La voce di Arthur divenne
quasi un grido.
Preferisci che la tua famiglia muoia all'istante domand
Nathaniel, o che sopravviva e debba subire
quello che verr dopo?
Era chiaramente una domanda a cui Arthur non era
preparato. Per un attimo sembr sul punto di esplodere
di rabbia, ma poi croll di nuovo. A Nathaniel fece venire
in mente un animale catturato.
Non c' bisogno che rispondi. Era solo una curiosit.
Arthur finse di guardare lo schermo, ma non era difficile
capire che in realt teneva lo sguardo fisso davanti a
s. Nathaniel cerc di immaginarsi come lui stesso avrebbe
agito, ma non serv a nulla.
Capisco perch me lo hai chiesto. Non ho nessuna risposta
valida. Nessun'altra se non che gli esseri umani
sopportano molta miseria, finch c' speranza. Siamo
fatti cos, nel bene e nel male.
Posso chiederti qualcos'altro? Sulla tua famiglia?
Arthur si strinse nelle spalle.
Raven non sembra pensare per niente alla propria
famiglia, mentre tu sei affezionato alla tua. Sei sempre
stato cos, o c' qualcosa di speciale nella famiglia che
hai adesso?
Non ho nessuna risposta valida neanche a questa domanda.
Non so perch questa famiglia mi manchi cos
tanto. Non  certo una cosa nuova.
Ma obiett Nathaniel, esitante, tu questo non l'hai
mai fatto prima d'ora.
No,  vero convenne Arthur, e si alz. Parliamo
d'altro. Dobbiamo fare le valigie e partire il prima possibile.
Dove andiamo?
Prima di nuovo a Parigi, e poi a Yellowstone, immagino.
Bene.
Nathaniel si mise subito a preparare i bagagli. Non sapeva
cosa avrebbe dovuto fare una volta finito. Si sedette
sul bordo del letto e cominci a fare programmi. C'era
qualcosa che stuzzicava la sua attenzione, come una parola
di cui conosceva il significato, ma di cui non ricordava
il suono. La lingua era pronta a pronunciarla, mancava
solo il segnale di partenza. Era la sensazione di qualcosa?
Non lo sapeva, e alla fine scompariva da sola. Almeno
adesso la paura era soltanto una parola, e questo rendeva
tutto pi facile.
Eppure Nathaniel non era sicuro che fosse solo un vantaggio.
...
.
...
37.
...
.
...
Le racconto storie.
Brancolo fra le parole, incespico per la premura. Le getto addosso una storia dopo l'altra, ma lei non mi crede. Allora le racconto delle mie vite, cos come vorrei che fossero. Per un istante rido di fronte alla sua espressione confusa, ma vi vedo tanto dolore.
Lei non vuole credermi, ma ormai non c' modo di tirarsi indietro. Canto le canzoni, con le quali lei mi ha cullato per farmi
addormentare, le restituisco le parole che mi ha dato. Arriva il mattino e nessuno di noi, ha pi lacrime. Mi alzo e le bacio la mano. Lei mi rivolge quello strano sguardo.
Qual  il tuo nome?
Quello che mi hai dato tu.
Ma tu non sei piccolo, sei gigantesco.
Quel nome  l'unico che mi sia mai appartenuto. Lei mi prende la mano e la bacia. Il mio principino, Pernio.
...
.
...
Capitolo 37.
...
.
...
Poteva sentire i bassi provenire dalle cuffie che giacevano
accanto al cuscino. Non riusc a riconoscere la canzone,
cosa che la irrit. Chiuse gli occhi, si rimise le cuffie sulle
orecchie e tent di ritrovare quello stato di fluidit in cui
la musica l'aveva condotta, ma non era pronta. Era solo
un rumore stressante. In quel preciso momento aveva bisogno
di concentrarsi.
Spense la musica e si distese sulla schiena con le mani
sotto la testa.
Arthur l'aveva sorpresa. Raven non aveva mai sperimentato
quel lato di lui prima di allora. Sapeva bene a
cosa aveva alluso molto tempo addietro, ma a quell'epoca
lui non aveva manifestato un interesse degno di nota,
quindi non si era aspettata che ora le facesse una simile
pressione. La gente poteva cambiare personalit in una
situazione di stress, ma ai Bambini non accadeva quasi
mai. Arthur aveva menzionato di avere problemi causati
dai ricordi, ma secondo Raven non aveva modificato la
sua personalit. Era pi come se alcuni dei suoi lati fossero
stati rinforzati.
Si morse un'unghia troppo cresciuta. Prima di cominciare,
avrebbe dovuto informare il Consiglio.
Forse.
Pi di tutto aveva voglia di sedersi su un pullman diretto
a Yellowstone il pi in fretta possibile, ma purtroppo
Arthur aveva ragione. Era pi utile l dove si trovava.
Un altro pensiero la colp: quella notizia avrebbe portato
gli altri del Consiglio a rivelare alcuni dei loro segreti?
C'era sempre stata la regola non scritta che non ci si
doveva immischiare in ci che facevano gli altri, o nel
modo in cui lo facevano, ma in quel preciso momento
Raven aveva proprio voglia di sapere quale contributo
avevano da dare. Anche il fatto che non aveva dubitato
di Arthur nemmeno per un secondo la preoccupava.
Non era per niente da lei.
Si alz dal letto e and a prendere il computer. Nella
testa le si materializzarono delle liste, una per ciascuno
dei mini-progetti che doveva portare a termine per avere
tutto pronto. La cosa pi importante era informare il
Consiglio, quello purtroppo non si poteva aggirare. E
per una volta tanto Raven non aveva la minima idea di
come avrebbero reagito. Solo il fatto che il codice da
lei usato per contattarli era quello per catastrofe' sarebbe
stato sufficiente a farli partecipare alla riunione con
un atteggiamento diverso dal solito.
Digit le ultime quattro cifre del codice.
Ci vollero trenta minuti.
Raven fu sorpresa dalla rapidit della reazione. Chiam
la centrale e attiv il modus conferenza. Uno dopo
l'altro si connessero.
Merde disse Mani con una voce da cui si intu che era
stato strappato al profondo del sonno.
Se avessi saputo che questa funzione sarebbe stata
usata per davvero, avrei scelto qualcos'altro fece eco
Amon in tono irritato.
Be', ecco la lezione per non aver riflettuto sulle tue
scelte disse Anko, ma non senza una nota di simpatia
nella voce.
Spero che valga il casino che dovr passare qui dopo
disse Amon, e toss allontanando il microfono.
Allora, cos' questa dannata catastrofe? chiese Mani.
Il nostro caro Paolo probabilmente ha una bomba
atomica, e vuole farla esplodere sotto il Parco di
Yellowstone rispose Raven.
In linea ci fu silenzio assoluto.
Balle! esclam Mani.
Non credo, purtroppo ritorse Raven.
 stato Eshu a scoprirlo? domand Amon.
Spiega un po' fu tutto ci che disse Anko.
Raven spieg loro la storia cos come gliel'avevano
raccontata.
E tu gli credi? esclam Mani. Non so quale sia l'idiozia
pi grande, la storia in s o il fatto che tu ci creda.
Questa  proprio una bufala.
Raven se lo immagin che roteava leggermente gli occhi,
come faceva sempre.
Se vuoi usare qualche dio come modello esplicativo
invece degli alieni rispose, fa' pure. In ogni caso, continuiamo
ad avere un problema.
E questi documenti, i risultati della ricerca, quando
te li manda? chiese Anko.
Verranno caricati sul nostro server appena possibile.
Alcuni sono gi reperibili. Dovreste leggerli subito.
Cosa ha pensato di fare? volle sapere Anko.
Mi ha chiesto di procurargli un jet privato. Immagino
che partano subito, ma il piano non  ancora del tutto
pronto. Vuole che io mi infiltri nel sistema informatico
della National Security Agency,
Imprecazioni volarono sulla linea.
Dovevi proprio suggerirglielo? chiese Mani..
Io non ho suggerito un bel niente disse Raven.
Non l'ho neanche menzionato, ma pu essere una mossa
furba considerato cosa vuole ottenere Eshu.
Ne abbiamo gi discusso una volta disse Amon.
Non  un'alternativa. Non possiamo operare in questo
modo,  semplicemente troppo rischioso. Dal tono
della sua voce sembrava che si fosse stufato di parlarne,
anche se ne avevano discusso solo brevemente in precedenza.
Questo non  lo stesso progetto. Credi che possiamo
mandare una mail alla Casa Bianca e tutti i problemi verranno
risolti? No. Da soli non ce la possiamo fare. Il nostro
punto di forza  tutto il tempo a nostra disposizione,
ma in questo momento di tempo non ne abbiamo. Ci
serve aiuto, e subito. Ci serve qualcosa che faccia svegliare
di brutto le autorit. L'idea  appunto che sia facile
per loro rintracciare la fonte dell'infiltrazione fino a scoprire
i documenti che rivelino il piano di un'azione terroristica.
Allo stesso tempo approntiamo delle caselle di
posta false che loro terranno sotto controllo. In quel modo
possiamo far trapelare informazioni quando ne avremo
bisogno. Raven lasci a malapena che il silenzio facesse
effetto. Se voi avete qualche idea, ditelo pure.
Per un attimo fu incerta su cosa si augurava di pi: se
ricevere il consenso per mettere in atto la sua idea, o poter
condividere anche lei le risorse cui avevano accesso
gli altri.
Tu hai gi deciso di farlo, qualunque cosa diciamo
dichiar Amon.
Raven non aveva ancora preso una decisione, ma non
lo contraddisse. Essere prevedibile era noioso.
Avete altre idee s o no?
Qualcuno in linea sospir rassegnato.
Forse disse Anko. Ma prima devo controllare un
bel po' di cose.
Come farai, Raven? chiese Mani.
Raven sorrise tra s. Le ragazze non spiattellano mica
i loro segreti cos, lo sai bene.
Oh, se ci riesci non ce la farai mai a trattenerti dal
raccontarlo.
Le dita si strinsero intorno al filo. Era decisamente diventata
troppo prevedibile.
Mettiamo che sia vero disse Amon. Perch dovremmo
cercare di fermarli? Una catastrofe del genere
non potrebbe essere quello che finalmente ci risveglierebbe
e ci lascerebbe diventare tutti adulti?
Vuoi che questa frase sia messa nel verbale che legger
anche Gabriel? chiese Anko, con una voce che Raven
conosceva fin troppo bene.
S, e perch diavolo non dovrebbe? Me ne frego di
quale sia la visione di Gabriel in questo momento. 
una domanda appropriata. S, se il vulcano esplode molti
moriranno, ma tanto tutti muoiono prima o poi. Voi sapete
bene al pari di me cosa possiamo fare se a tutti i Bambini
sar concesso diventare adulti. Se l fuori ci sono esseri
che vogliono ridurci in poltiglia, perch non dovremmo
approfittare dell'occasione per rispondere all'attacco
come si deve? Qualcuno mi pu rispondere?
Raven stava per dire qualcosa, ma Anko la precedette.
E se non veniamo risvegliati? E questa catastrofe in ogni
caso  soltanto l'inizio.  vero, con il nostro sapere possiamo
governare meglio gli uomini, ma questo presuppone
che ci sia rimasto qualcuno da governare. Ci sono delle
scelte che non si fanno e basta. Ma come sempre possiamo
fare come vogliamo noi, quindi se tu, Amon, desideri
stare fermo a guardare la distruzione, prego, fai pure. Ma
questa discussione  finita. Come sta Eshu?
Raven non sapeva bene cosa rispondere. Le sue condizioni
sono stabili, ma  cambiato. Quanto non lo so, e
credo che neanche lui sia in grado di spiegarlo. E poi 
impossibile dire quale sia stata la causa. Pu essere stato
il risveglio, o i nuovi ricordi, la situazione in s oppure
una combinazione di tutti questi fattori. Io sarei volentieri
corsa a raggiungerlo il prima possibile, ma non posso
farlo finch non abbiamo finito qui.
E il resto del Network? chiese Mani. Dobbiamo informarli?
Perch no? chiese Raven.
Perch siamo un manipolo di individui ribatt Mani.
Raven dovette ammettere che aveva ragione.
Gli altri possono aspettare un po', ma credo che noi
dobbiamo preparare qualcosa dichiar Anko. Dovremmo
anche controllare se qualcuno pu aiutarci a verificare
le valutazioni geologiche effettuate. Credo che sia un vantaggio
se riusciamo a parlare con Eshu entro breve.
E se mandassimo qualcuno nel Galles? propose Raven.
Posso vedere se ho una persona adatta rispose Mani.
Discussero brevemente di quali fossero le immediate
priorit, e per una volta tanto non si trovarono in disaccordo.
Conclusero la riunione e stabilirono un nuovo incontro
di l a due giorni.
Raven aveva gi scaricato tutti i diversi software che le
servivano, pi il codice di programmazione criptato che
aveva suddiviso e distribuito in posti diversi. Fin da
quando lei aveva concepito l'idea, era stato sviluppato
con l'unico scopo di attaccare l'infrastruttura delle autorit.
Quella volta lo scopo era tutt'altro, ma non si era
mai dimostrato necessario. Il mondo si era stabilizzato
da solo. In ogni caso ci sarebbero voluti tre giorni prima
che Raven fosse stata pronta a cominciare. Doveva anche
impadronirsi di uno degli innumerevoli network illegali
di computer privati che si trovavano in rete. Calcolava
che un botnet di due-tremila apparecchi sarebbe bastato.
Il fatto pi irritante era che doveva sacrificare uno dei
suoi migliori depositi per l'archiviazione di dati. Il trucco
era creare materiale abbastanza difficile da decriptare che
sembrasse autentico alla NSA, ma allo stesso tempo non
troppo difficile. L'unico modo per farlo era utilizzare tecniche
che, se implementate nel modo corretto, sarebbero
state impossibili da penetrare. Ma ci presupponeva che
chi riceveva il materiale fosse abbastanza bravo da poter
cercare difetti del genere e trovarli in fretta.
Purtroppo, significava anche che potevano passare poche
ore come diversi giorni prima che gli esperti si impossessassero
dei documenti. Era ben lungi da una situazione
ottimale, ma Raven non vedeva altra via d'uscita. E poi
c'era una domanda alla quale ancora non aveva trovato risposta:
cosa doveva fingere di voler rubare dalla NSA?
Continu a tessere piani fino a notte fonda.
Ci volle un tempo sorprendentemente lungo per procurarsi
un jet privato. E non era stato certo economico, ma
Raven non aveva n tempo n voglia di cercare l'offerta
migliore. L'importante era che a Parigi ci fosse un jet
pronto ad attendere Arthur e Nathaniel quando fossero
tornati dal Galles.
Si stava preparando a continuare la programmazione
quando arriv la mail di Arthur. Era criptata, e Raven dovette
provare diverse combinazioni di password prima di
riuscire ad aprirla.
Era una lista impressionante di proposte di equipaggiamento,
e Raven cap come mai Arthur ne aveva criptato
il contenuto: c'erano troppe parole che sarebbero
state facilmente intercettate da sistemi di sorveglianza
come Echelon. L'email avrebbe fatto scattare qualunque
allarme. Raven cerc su Google le proposte di attrezzatura
per ottenere maggiori dettagli, aggiunse alcuni punti
alla lista e la post su un forum a cui avevano accesso pochissime
persone. Per una volta sper che i suoi contatti
non si facessero alcuno scrupolo.
...
.
...
38.
...
.
...
Com' possibile?
Mi aspettavo da tanto tempo, questa domanda. La rodeva da dentro. Non so rispondere. Lei mi chiede se ne esistono altri, mi
chiede dei miei di, ma io ho soltanto le risposte di prima. Lei non ha detto a nessuno che cosa sono io.
Il nostro piccolo segreto. Lei lo chiama cos. Dice che il mondo non deve sapere che cosa sono, perch non  pronto ad
accettarlo. Ha ragione, ovviamente, ma ormai non me ne importa quasi pi.
Parliamo giorno e notte. Io le parlo del mondo e lei mi parla di questa nazione in perpetuo tiro alla fune. Ha un progetto per me, vuole che io unisca queste persone.
Non ho cuore di dirle la verit.
L'idea di abbandonarla  insostenibile. Vuole vivere qui e io non la voglio vedere mai pi. Non ho pi la forza di sentir parlare di questi obiettivi che lei prefigge a se stessa e a me, di tutte le imprese che lei spera di compiere assieme a me.
Forse potrei convincerla a provarci da sola.
...
.
...
Capitolo 38.
...
.
...
Le nuvole scolpivano il loro piccolo paesaggio bianco e
azzurro. Il ronzio cupo del motore del jet gli entrava e
usciva dalla coscienza, l dove stava comodamente disteso
nell'enorme, morbido sedile. Dall'altro lato dormiva Nathaniel,
sotto una coperta. I due piloti si trattenevano nella
cabina di guida e avevano scambiato giusto poche parole
con loro. Erano rimasti sorpresi quando avevano capito
chi erano i passeggeri, ma non avevano reagito quando
Nathaniel aveva dato loro l'itinerario spiegando che poi
sarebbero dovuti rimanere a disposizione per un certo
tempo. Sembravano abituati alle situazioni pi strane.
Arthur fece scorrere ancora una volta la mano sulla tavoletta.
Questa si risvegli, e la superficie brill pi chiara
quando si avvicin al suo corpo. Reagiva in modo altrettanto
sensibile con Nathaniel. L'amico non era stato in
grado di fornire alcuna spiegazione sul perch solo lui o
la tavoletta dovevano toccare Mercer per trasmettere il virus,
e perch ad Arthur non era stata data la stessa capacit.
Arthur non sapeva se gli piaceva l'idea che i loro corpi
fossero invasi da piccoli robot, e non aveva detto a Raven
della tavoletta. Forse perch non sapeva come lei
avrebbe reagito. C'erano molte domande legate a quell'oggetto:
si sarebbe autodistrutto se attaccava Mercer?
Che tipo di ferite era in grado di guarire? Poteva dare all'umanit
la facolt di fare passi da gigante nel futuro?
Mise gi la tavoletta e si sistem il computer in grembo.
Tutti i dati erano stati caricati sul server della Biblioteca, di
modo che Raven potesse trasmetterli facilmente altrove.
Si sperava che altri sarebbero riusciti a ricavare dall'informazione
pi di quanto avesse fatto lui. Arthur aveva ormai
scorso tutti i documenti presenti nei pc, e aveva riunito i
pi importanti sul proprio apparecchio. Non dicevano
niente su come Paolo aveva pensato di effettuare la perforazione
a Yellowstone: probabile che organizzasse la maggior
parte delle cose da solo e non condividesse le informazioni
se non era strettamente necessario.
La sveglia del suo orologio suon per ricordargli che i
satelliti avevano terminato di inviare l'ultimo risultato.
Arthur attiv la connessione internet attraverso il ricevitore
radio dell'aereo e apr la mail, che conteneva quattro
immagini in allegato. Paolo era stato rilevato in un
punto sopra l'Atlantico mentre loro erano a Parigi. La
questione era se lui e Mercer fossero andati direttamente
a Yellowstone. Ci volle un po' di tempo a scaricare le immagini.
Le carte contenevano solo i risultati significativi,
e ciascun rilevamento era segnato su una mappa dettagliata,
di modo che fosse pi semplice vedere di quale
zona si trattava. Come al solito, si potevano ricondurre
due dei rilevamenti ad altri Bambini, e il terzo era impossibile
che fosse Paolo, a meno che non fosse in grado
di teletrasportarsi da un luogo all'altro. Paolo non era al
Parco di Yellowstone.
Arthur stava per chiudere l'immagine, quando qualcosa
cattur la sua attenzione. Aveva visto qualcosa di importante,
ma non sapeva cosa. Torn a ingrandire la zona
e navig sulla cartina.
Il nome gli balz di colpo agli occhi sullo schermo.
Nathaniel aveva menzionato il posto una volta, era dove
abitava sua sorella maggiore. Era cos ovvio che avrebbe
dovuto pensarci fin dall'inizio... oppure no? Mercer
sapeva cosa aveva fatto a Nathaniel. Poteva credere che
il Guardiano l'avesse guarito? L'unica conclusione doveva
essere che Paolo e Mercer ignoravano quale fosse la
condizione attuale di Nathaniel. Sarebbe stato impossibile
intimorire una persona senza sentimenti. Secondo il
Guardiano, Nathaniel avrebbe affrontato ogni situazione
in maniera razionale, e ci significava molto probabilmente
che valeva la pena sacrificare qualsiasi vita per fermare
Paolo. Questa constatazione lo spavent.
Purtroppo era un calcolo di una semplicit spaventosa.
Se Nathaniel fosse stato normale, Arthur non avrebbe
potuto essere sicuro della sua scelta. Se Nathaniel fosse
stato normale, avrebbe sacrificato ogni cosa per la sua famiglia.
Cosa volevano ottenere Paolo e Mercer col rapimento
di una sorella? Se volevano mettere fuori gioco
Nathaniel, ci doveva significare che ammettevano la
possibilit di essere fermati. Perch altrimenti si sarebbero
scomodati?
Piani diversi cominciarono a prendere forma nella testa
di Arthur. Doveva essere possibile usare quella mossa
a loro vantaggio. Non si faceva nessuna illusione che
Mercer avrebbe lasciato andare qualcuno illeso.
Una o due vite umane per la possibilit di salvare il
pianeta?
Per un breve attimo Arthur fu in disaccordo con se
stesso, ma era un sacrificio accettabile.
Ma Nathaniel avrebbe acconsentito? Poteva essere rimasto
ancora un briciolo di sentimento in lui? Se Paolo
e Mercer tentavano di ricattare Nathaniel, Arthur doveva
sfruttare al massimo quell'occasione, anche se ci. significava
mentire a Nathaniel.
Non si accorse dell'ultima mail di Raven prima di aver
riflettuto a lungo su cosa dire a Nathaniel. Raven gli aveva
rispedito la lista dell'attrezzatura con dei commenti. Si
era procurata quasi tutto e un po' di pi, ma dovevano
ritirare la roba a Houston. Tutto era stato pagato in anticipo.
Era stato pattuito anche un orario, ma se non ce l'avessero
fatta potevano cambiarlo. Arthur controll l'orologio.
Non aveva la minima idea se fosse semplice o meno
cambiare rotta. And alla cabina di guida e inform i
piloti che i piani erano stati modificati. Quelli annuirono,
ma il secondo pilota gli guardava spesso oltre le spalle,
come se sperasse che Nathaniel sarebbe venuto a confermare
l'ordine. Arthur comunic l'orario in cui dovevano
essere all'aeroporto di Houston, e per un attimo sembr
che i due avrebbero protestato, ma tutto ci che il pilota
disse fu che sarebbe costato di pi.
Arthur fece spallucce, usc e si richiuse la porta alle
spalle.
Non senza pancake mormor d'improvviso Nathaniel,
poi sorrise nel sonno e si gir dall'altra parte.
Era strano vedere il suo viso illuminarsi come aveva
fatto innumerevoli volte in passato. Ovunque si trovasse
in quel momento, era beatamente soddisfatto.
Arthur si sedette e lo guard. Ricordi felici. Era solo il
corpo che ricordava modelli esercitati da tempo, o Nathaniel
provava sul serio gioia in quel momento? Il pensiero
che un individuo fosse soltanto la somma dei suoi
ricordi non era affatto nuovo per Arthur, ma era tutt'altra
cosa sperimentarlo sulla propria pelle.
Non aveva la forza di contare quanti ricordi di Paolo
gli erano stati trasmessi, ma in ogni caso erano solo
una frazione della memoria che Paolo si trascinava dietro.
Era stata Mercer a forgiare quei ricordi attraverso
migliaia d'anni, o aveva solo fatto in modo che quel Bambino
sperimentasse il lato peggiore dell'umanit, volta
dopo volta?
No, c'erano anche momenti belli, dovevano esserci.
Qualcosa che rappresentava un contrasto, che infondeva
una speranza. Qualcosa che per brevi periodi poteva riempire
un vuoto, solo per renderlo ancora pi grande e pi
spaventoso dopo. Povero ragazzo, ma Arthur non riusciva
a provare nulla per lui. Anche se fosse stato possibile,
Mercer era ancora l.
Tutto era cambiato. Se Arthur avesse davvero creduto
che sarebbero riusciti a sterminare tutti quanti, poteva
quasi essere tentato di lasciare che accadesse. Perch tutto
prima o poi doveva avere una fine, no?
Lanci un'occhiata a Nathaniel e sbadigli. Negli ultimi
giorni non aveva dormito molte ore, e anche quando
c'era riuscito, si era svegliato stanco come prima. Non sognava
pi, o perlomeno non si ricordava nulla, e meditare
non funzionava. Non riusciva a trovare la calma. Tutto
il suo corpo era un fascio di vibrazioni che lo costringevano
a rimanere in costante attivit. Aveva tentato di trovare
rifugio nella savana, ma era come fuggire da se stesso.
La savana era lui stesso, e gli rimandava solo un'impressione
visiva di come si sentiva dentro.
Chiuse gli occhi e cerc di addormentarsi.
Lo svegli il rumore delle dita sulla tastiera. Nathaniel
stava fissando concentrato lo schermo, mentre le dita
scorrevano sui tasti.
Arthur guard l'orologio: aveva dormito per quattro
ore. Aveva pi di tutto voglia di infilarsi i tappi nelle
orecchie e continuare a dormire, ma il cervello aveva finito
di macinare mentre lui dormiva.
Ciao fece Arthur, stropicciandosi gli occhi.
Buongiorno.
Cosa stai scrivendo?
Nathaniel si ferm. Formulo pensieri.
E su cosa?
Su me stesso.
E come va?
Mah, sono incerto. Mi sono svegliato con il bisogno
di scrivere. Non so perch.
Arthur accese il proprio pc. Ho scaricato le ultime
immagini per vedere se Paolo  andato a Yellowstone.
Era quello che pensavo, ma sono passati prima in un altro
posto.
E dove?
Tieni, lo puoi vedere tu stesso.
Nathaniel prese il pc e guard lo schermo. Arthur si
aspettava una reazione, qualunque cosa. La speranza
svan.
Credo che abbiano puntato la tua famiglia disse.
Sembra probabile. Nathaniel gli porse di nuovo
l'apparecchio.
Cosa doveva dire Arthur? Domandargli senza mezzi
termini se era disposto a sacrificare la sua famiglia?
Nathaniel prese il telefono dell'aereo e cominci a
comporre un numero. Arthur si alz e gli ferm la mano.
Lo sguardo di Nathaniel era paurosamente vuoto.
Non puoi chiamare da qui, n da alcun posto in cui
l'identit che stai usando possa essere rintracciata sussurr
Arthur.
Ma devo avvertirli!
Puoi chiamare da una cabina telefonica o qualcosa
del genere dopo che saremo atterrati. Non possiamo rischiare
che la polizia investighi una chiamata partita da
questo aereo.
Puoi far passare la conversazione attraverso il sistema
di conferenza?
Non lo so. Devo sentire Raven.
Nathaniel rimise a posto il telefono. E cosa credi che
vogliano fare?
Probabilmente rapire qualcuno e poi contattarti per
proporre uno scambio di ostaggi. E forse fare qualcosa
per comprovare che facevano sul serio, ma non era il caso
di menzionarlo.
Cosa vogliono?
Te, me, non lo so.
E tu cosa avresti fatto?
Arthur si appoggi all'indietro e guard a terra. Tu
capisci che vogliono ammazzarci tutti, indipendentemente
da cosa promettono?
Be',  ovvio, considerando quello che stanno cercando
di realizzare.
Non so cosa abbiano pianificato. Ma devo chiederti
una cosa, e non  una bella domanda. Sacrificheresti la
tua famiglia per il resto del mondo?
S rispose Nathaniel dopo un po', ma con voce esitante.
Lo so che sembra brutto, ma possiamo usare questo a
nostro vantaggio.
Capisco.
Capiva davvero? Era impossibile sapere se stava mentendo
oppure no. Nathaniel riprese a scrivere, come se il
discorso fosse chiuso. Forse aveva ragione.
I tasti producevano una rapida successione di clic, Nathaniel
era assorto e non lo calcolava. Meglio cos, perch
non sembrava esserci niente di adatto da dire.
Atterrarono all'aeroporto William P. Hobby a Houston
all'alba. Entrambi erano gi svegli da alcune ore e avevano
preparato una semplice colazione che avevano condiviso
anche con i piloti. Passarono la dogana senza intoppi.
Tutta l'attrezzatura sarebbe stata consegnata loro da
una persona nel terminal. Dovevano sedersi su una panchina
fuori da Interfaith Chapel e aspettare che qualcuno
li contattasse. Arthur dedusse che Raven avesse scelto
il posto non senza una certa ironia. Prima Nathaniel voleva
telefonare alle sorelle. Arthur si mise accanto alla cabina
telefonica e ascolt. Nathaniel parl in fretta con
quello che doveva essere il marito della sorella maggiore.
Sembrava che tutto fosse a posto. La sorella minore stava
da loro, ma di recente era andata a fare una gita con alcuni
amici. Nathaniel chiese dove, ma l'altro non lo sapeva.
Nathaniel disse che poteva provare a chiamarla al cellulare,
si accomiat in fretta e mise gi.
Il cellulare della sorella non era raggiungibile. Nathaniel
prov sette volte di seguito, poi lasci un messaggio
in segreteria telefonica pregandola di richiamarlo al numero
del suo vecchio cellulare e di lasciare un messaggio.
Ad Arthur in quel momento parve di aver visto un
cambiamento in Nathaniel, ma non ne era sicuro.
Sedettero fuori dalla cappella.
Erano passati s e no dieci minuti quando un uomo
sulla cinquantina, vestito di jeans blu scuri, grossi stivali
da cowboy e camicia nera, li avvicin e si present come
Silas Smith. Era un uomo grosso e dalle spalle larghe, e
camminava in un bizzarro modo asimmetrico, come se
avesse le gambe legate assieme. Nathaniel si alz e lo salut,
mentre Arthur rimase seduto.
Hai con te il passaporto? chiese Silas tendendo la
mano.
Nathaniel si sfil il passaporto dalla tasca interna. L'uomo
lo esamin con attenzione prima di restituirglielo.
Anche tu disse ancora, indicando Arthur. Arthur
glielo tenne sollevato davanti agli occhi, combattendo
contro l'impulso di mostrare l'irritazione che l'aveva pervaso
all'improvviso.
Seguitemi fece Silas.
Entrarono in una grande zona lounge, dove un ometto
di origini asiatiche li stava aspettando con un carrello
su cui c'erano due grandi valigie di plastica che avevano
l'aria di poter resistere a parecchi colpi di mazza.
Silas si cacci la mano in tasca e pesc le chiavi, assieme
a una busta. I documenti illustrano il contenuto delle
valigie, pi i permessi.
L'uomo gir il carrello cos da rivolgere la maniglia
verso Nathaniel, e gli fece un breve cenno col capo. Divertitevi.
Quando Silas e l'asiatico si voltarono per andarsene,
quest'ultimo domand qualcosa nella propria lingua. Silas
fece una breve risata e rispose nello stesso idioma.
Nathaniel afferr il carrello e lo sospinse davanti a s
con molta pi forza del necessario. Hai capito cos'ha
detto?
Arthur prese la busta e la apr, mentre con lo sguardo
seguiva i due uomini. Pi o meno. Ha domandato se
davvero volevamo far saltare in aria le cliniche per l'aborto.
Cliniche per l'aborto?
Dev'essere qualcosa che si  inventata Raven.
E che cosa ha risposto?
Che era pi probabile che volessimo pescare con la
dinamite.
La lista corrispondeva a quella che Raven aveva mandato
in precedenza. In cima c'era un foglio che certificava
che Nathaniel era in possesso della licenza di specialista
in brillamento, e poteva trasportare esplosivi. In aggiunta
aveva il permesso di trasportare esplosivi in aereo, se della
giusta classe.
Sembra che sia tutto a posto. L'unica cosa che ci
manca ora sono nuovi cellulari.
Riuscirono a caricare tutta l'attrezzatura a bordo dell'aereo,
poi ritornarono al terminal e comprarono vestiti
e cellulari. Ci misero un'oretta, e quando ebbero finito si
presero anche una pizza da asporto.
I piloti erano pronti a proseguire il viaggio.
Non avevano avuto il permesso di decollare all'ora
predisposta da Arthur, ma era solo un ritardo di mezz'ora,
e lui aveva calcolato simili evenienze nel piano. Tuttavia,
ogni istante che passava senza che succedesse niente
rendeva Arthur pi irrequieto. Il capitano li inform che
dopo quella tratta sarebbe stata obbligatoria una pausa
di dodici ore. Nathaniel rispose che non c'era problema,
visto che molto probabilmente potevano aspettarsi una
pausa di tre giorni. Il pilota disse che allora avrebbero
potuto avere un altro aereo, e che sarebbe costato molto
meno. Nathaniel rispose che ci avrebbe pensato su, cosa
che diceva sempre quando doveva prima discuterne con
Arthur. Il capitano fece un sorriso cortese e scomparve di
nuovo nella cabina di pilotaggio.
Arthur prese dei piatti e sistem il cartone della pizza
tra di loro.
Nathaniel spost dal sedile le borse con i vestiti nuovi
e si sedette. Lanci un'occhiata alla pizza, poi pesc la
scatola del cellulare da una delle borse e la apr. Dovrebbero
funzionare subito, vero?
Arthur annu tenendo in una mano una fetta di pizza e
raccogliendo con l'altra il formaggio filante che ne colava.
Nathaniel trov la nuova SIM card e la sistem nel telefono,
assieme alla batteria, poi mise in carica l'apparecchio.
Cosa facciamo per l'aereo? chiese.
Arthur aveva appena preso un'altra fetta, e scosse la testa
guardando in direzione della cabina di pilotaggio. Si
sporse in avanti e abbass la voce. Lo teniamo per tre
giorni, con l'opzione di prolungamento. E un vantaggio
che gi ci conoscano, nel caso dovesse capitare qualcosa.
Vuoi dire nel caso dovesse capitare qualcosa a me.
 un'eventualit che dobbiamo tener presente, e al
tempo stesso lavorare per il contrario.
Cos'altro potrei fare, a parte contattare Raven?
Ci sono molte possibilit, a seconda di quello che
succede. Posso scrivere alcune ipotesi di scenario in un
documento, cos le puoi leggere. Ok?
Nathaniel annu e cominci a mangiare. Arthur tir
fuori un libro, ma i suoi pensieri rifiutarono di concentrarsi
anche su una sola frase. Leggeva le parole su ciascun
rigo, ma non aveva idea di cosa avesse letto tre secondi
prima.
I motori dell'aereo partirono con uno stridio, e dagli
altoparlanti provenne la voce del secondo pilota: Ci
portiamo sulla pista di decollo, abbiamo avuto il permesso
di partire prima del previsto. Siete pregati di allacciare
le cinture di sicurezza e di spegnere qualsiasi apparecchio
elettronico.
Del tutto inutile borbott Nathaniel senza alzare gli
occhi.
Arthur mise via tutto, chiuse gli occhi e scomparve
nella savana. L era tutto immobile, solo un vento freddo
gli solleticava i piedi. Il sole campeggiava sull'orizzonte
come una grande palla di fuoco rossa. L'aria opprimente
gli rese pesante il respiro.
Arthur grid con tutta la forza di cui era capace. Ehi!
C' nessuno?
Si sent stupido. Non era cos che soleva chiamare il
Guardiano. Perch mai si trovava nella savana? Si concentr,
e tutto divenne di un bianco sgradevole. Cerc
di vedere la sala delle colonne in cui l'aveva condotto il
Guardiano. Fu come paragonare un sogno alla realt. Arthur
chiuse gli occhi e lasci che ogni cosa fosse libera di
fluttuare. Si trattava di vedere se poteva inviare un messaggio
nello stesso modo in cui il Guardiano lo aveva inviato
a lui. Con gli occhi della mente vide qualcosa che
cresceva, aumentando di continuo, finch non ce la fece
pi a tenersela dentro e lasci che esplodesse fuori di lui,
con un'onda che gener una sfera sempre pi grande. Il
messaggio conteneva una sola parola: Aiuto.
Non aspett alcuna risposta.
Quando ritorn dalla savana, erano in quota. Si riusciva
a malapena a vedere attraverso lo strato di nuvole.
Arthur si tolse la cintura di sicurezza e si alz. Aveva
bisogno di pensare ad altro. Buss alla porta della cabina
di pilotaggio: non c'era occasione migliore per imparare a volare.
...
.
...
39.
...
.
...
 impossibile.
Queste parole cadono a terra e muoiono assieme a me. Le ho detto la verit. Lei mi guarda con quegli occhioni scuri, sulla
fronte ci sono due piccole rughe. Trattiene il respiro. I suoi piedi tremano cos tanto da far rumore contro il terreno. Quante cose vorrei dirle, quante cose vorrei riprendermi. Le lacrime colano lungo la guancia e io riesco a pensare soltanto che finora non aveva mai pianto.
Hai mentito.
Dice soltanto questo, prima di andarsene. La rincorro, mi aggrappo alle sue ginocchia, la imploro di perdonarmi. Lei si
ferma e abbassa lo sguardo su di me. Il suo volto intriso di dolore mi costringe a inginocchiarmi. Non trovo le parole. Le sue, in compenso, mi risuonano nel cranio. La sua pelle mi brucia la mano.
I suoi passi sono come martellate nella stanza silenziosa.
Quando spariscono, resta solamente il vuoto.
...
.
...
Capitolo 39.
...
.
...
Arthur scorse le pagine che aveva scritto nelle ultime ore.
Non contenevano alcun geniale piano di riserva. Anzi,
c'era ben poco riguardo a cosa avrebbero potuto fare Raven
e Nathaniel in caso qualcosa fosse andato storto. La
maggior parte erano descrizioni di ci che Arthur aveva
sperimentato nei ricordi di Paolo. Purtroppo se li ricordava alla perfezione.
Aveva riportato le cose pi importanti, ma non aveva
scritto pi di una pagina per ciascun ricordo. Strano come
avesse la sensazione di conoscere davvero Paolo, anche
se tutto ci che sapeva si poteva riassumere in poche
pagine. Quello che aveva su Mercer ne riempiva due.
Aveva disposto le pagine secondo il tema, cos che i ricordi
relativi agli stessi argomenti venivano uno di seguito
all'altro. Aveva pensato di dargli anche un ordine cronologico,
ma non era sempre facile attribuire una data ai
diversi ricordi. La Rivoluzione di Ottobre nel 1917, le riserve
indiane nel Diciannovesimo Secolo, il regno degli
Atzechi nel Cinquecento. Era stata una faticaccia trascriverli
tutti, ma c'era riuscito. Il solo guardare le pagine
adesso era come tenere gli occhi fissi su una fiamma accesa.
Tutto ci che aveva a che fare con Yellowstone lo aveva
saltato, concentrandosi invece su quello che doveva accadere
l dopo un'esplosione vulcanica. Non ne sapeva
molto dei piani di Paolo, ma poteva facilmente rivedere
nella memoria la mappa che quest'ultimo aveva disegnato
una volta, con il vulcano al centro.
Ragnark, la fine del mondo. Dai ricordi aveva riconosciuto
alcuni luoghi legati ai piani, si ricordava qua e l
un nome, frammenti di conversazione che alludevano alla
distruzione. Di facce ce n'erano a sufficienza, ma Arthur
era piuttosto scettico su quanto fosse utile ricordarle.
Aveva scritto due pagine sull'uso delle armi biologiche,
una pagina su diversi trafficanti di armi e una con informazioni
che sperava potessero essere usate per scoprire
il network economico di cui si serviva Paolo.
Le ultime due pagine trattavano di quella che sembrava
la costituzione di cellule terroristiche in Medio Oriente
e in Asia. Non era un lavoro di cui andare molto fieri.
Non aveva ancora disegnato tutte le facce, ma era nei
suoi piani. L'intera faccenda sembrava del tutto priva
di senso. E anche se avesse trovato qualcosa di concreto,
cosa ci avrebbe fatto?
Guard di sottecchi Nathaniel, il quale a sua volta aveva
battuto furiosamente sui tasti nel corso delle ultime
ore, ma ora sembrava aver finito.
Come va? chiese Arthur.
Ho fame.
Intendevo dire con la scrittura.
Mah! Credo di aver finito per stavolta.
Stai ancora scrivendo su te stesso?
Nathaniel chiuse il computer e si chin in avanti. No.
Mi piacerebbe scoprire in che modo sono stato modificato.
Forse tu puoi aiutarmi? Ma poi scosse la testa. Ma
non adesso. Pi tardi, quando saremo fuori dall'aereo.
Arthur fu sollevato di evitare quella conversazione in
quel frangente. Cosa doveva dirgli? Che non sarebbe
mai pi ritornato a essere se stesso?
Mercer ha lasciato un messaggio disse Nathaniel,
porgendogli il telefonino.
Arthur sent una voce all'altoparlante, ma non ce la fece
ad appoggiarci l'orecchio. Invece rimase a fissare Nathaniel,
che sedeva calmo in attesa.
Un'altra voce si inser. Apparteneva a una ragazza,
spaventata e confusa. Nathaniel, dicono che vogliono
incontrarti. Io sto bene, ma... Stava per scoppiare in lacrime.
Dicono che se non vieni mi succeder qualcosa.
Dal telefono provennero dei crepitii.
La voce di Mercer era calma. Hai il resto del giorno
per rispondere al messaggio, cio circa tredici ore. Buona
giornata.
Arthur riascolt il messaggio ancora una volta. Sent rumori di auto in sottofondo, come se si trovassero accanto
a una strada. C'erano anche altre voci, ma era impossibile capire cosa dicevano.
Cosa facciamo adesso? chiese Nathaniel.
Rispondiamo. Scopriamo cosa vogliono.
E poi dobbiamo trovare un modo per sfruttarlo.
Arthur annu. Dovevano trovare qualcosa da sfruttare.
O qualcuno.
Aspettiamo il pi possibile prima di rispondere, o lo facciamo subito? chiese ancora Nathaniel. Cosa si aspettano loro?
Non credo che il tempo abbia importanza. Rispondigli adesso, cos  fatta.
Ci volevano ancora alcune ore prima di giungere a destinazione.
Arthur faceva fatica a star seduto tranquillo. Sarebbe
saltato gi col paracadute, se fosse stato possibile.
Lo infastid ancora di pi che Nathaniel avesse ricominciato
a scrivere.
And in fondo all'abitacolo, si stese sul divano e chiam
Raven. Nathaniel gli scocc una lunga occhiata quando
Arthur inizi la conversazione usando la loro versione
modificata dell'antico egizio. Le spieg la situazione, e
ci che aveva pensato fino a quel momento.
Una volta arrivato a Yellowstone, non dipendi pi da
Nathaniel disse Raven. La cosa pi importante non 
uccidere Mercer, ma fermare i loro progetti. Dovresti in
ogni caso avere un piano che non includa Nathaniel.
Forse. Non capisco perch perdono tanto tempo dietro
a Nathaniel. Non avrebbero avuto bisogno di fare un
bel niente, perci tutto questo deve pur significare qualcosa.
Sono d'accordo, ma c' una cosa positiva in questo.
Devono aver paura che voi possiate fermarli, altrimenti perch lo farebbero?
Speriamo.
Ma forse c'era un'altra spiegazione. Arthur guard la
tavoletta, che stava ancora sul tavolino accanto al suo sedile.
Poteva darsi che a spingerli fosse il desiderio di impossessarsi
di quella, e non tanto la paura di essere fermati?
Oppure piuttosto era proprio la tavoletta l'unica
cosa in grado di fermarli?
Per tua informazione, ho due botnet sotto controllo.
Circa novemila computer sono pronti. Dato che sei stato
tu a richiederlo, volevo solo dire che da questa cosa potrebbe
scoppiare un gran caos.
Che genere di caos?
Per depistare, metto in circolo dei virus particolarmente
aggressivi. Forse possono influenzare altri sistemi.
Arthur sapeva che forse' non era la parola che in realt
lei aveva pensato di usare. Ok. Quando credi di poter cominciare?
Dovrei essere pronta tra cinque o sei ore, se non succede niente di imprevisto.
Mandami un SMS quando inizi.
Lo far. Eshu, non correre rischi inutili. La cosa pi importante  la tua sopravvivenza. E ricorda: in keber ebnak khaweeh.
...
.
...
Nota: Proverbio egiziano che significa: Quando tuo figlio cresce, trattalo come un fratello.
...
.
...
All'udire quelle parole, Arthur sent che le labbra quasi
gli si stiravano in un sorriso. Ok, ci sentiamo pi tardi.
Buona fortuna.
Speriamo che la fortuna non sia necessaria.
Arthur non era sicuro di essere d'accordo con Raven
che la cosa pi importante fosse sopravvivere. Lui aveva
intenzione di fare tutto il possibile per fermarli, anche se
questo avrebbe avuto come conseguenza la sua reincarnazione,
o nel peggiore dei casi la sua morte definitiva.
Quello era di per s un pensiero bizzarro, qualcosa con
cui non sapeva se era in grado di relazionarsi. Ma Raven
forse aveva ragione per quanto riguardava Nathaniel.
Era da un pezzo che Arthur non sentiva il proverbio
con cui lei aveva concluso la telefonata, anche se veniva
spesso usato nel Network, beninteso, in senso ironico:
"Quando tuo figlio cresce, trattalo come se fosse tuo fratello".
C'erano troppi fra le loro schiere che consideravano
gli adulti alla stregua di bambini. Ma non era proprio
cos che lui aveva visto Nathaniel. O meglio, in un certo
senso l'aveva pur fatto, ma c'era anche dell'altro. Era necessario
potersi fidare di lui se dovevano riuscire nell'impresa.
La pioggia scrosciava mentre si dirigevano all'edificio
del terminal all'aeroporto di Yellowstone, ciascuno con
il proprio zaino sulle spalle e le valigie, che spingevano
sulle ruote. Avevano ripartito il contenuto degli zaini in
modo che fosse pressappoco identico per entrambi, ma
Arthur si accorse che lui portava il proprio molto pi facilmente
di Nathaniel. Forse era dovuto al fatto che si
sentiva come una molla tesa, con tutti i muscoli carichi
e pronti. Oppure che Nathaniel era ancora debole.
Di solito Arthur non era in cattiva forma, ma in quel
momento avvertiva l'energia come mai prima. Avrebbe
potuto mettersi a correre senza problemi. Il Guardiano
aveva detto che la tavoletta li avrebbe curati. Era possibile
che avesse fatto di pi? In quel caso doveva valere anche
per Nathaniel. Arthur accanton quel pensiero. Forse
lui era solo ansioso di passare all'azione.
Cosa facciamo adesso? chiese Nathaniel.
Noleggiamo una macchina.
E poi?
Troviamo un hotel per la notte, e del cibo. Riguardiamo
tutta l'attrezzatura che abbiamo con noi. Aspettiamo
che rispondano al tuo messaggio.
Nathaniel si arrest e si regol meglio lo zaino sulla
schiena. Mi serve un po' di tempo per finire una cosa.
Che cosa?
Un testamento.
Fu una sorpresa, ma Arthur non protest. Cosa hai
pensato di scriverci?
Voglio dividere i soldi tra le mie sorelle di modo che
abbiano sempre un gruzzoletto di riserva. Nessuna delle
due  molto brava con l'economia.
Quindi hai bisogno di un avvocato per certificarlo.
Ce ne sar pure qualcuno sul posto. Possiamo risolvere
la cosa domattina presto. Ci vorr poco, ho tutto pronto.
Noleggiarono una macchina all'aeroporto. Finirono
col prendere una Ford Escape blu scuro. Nathaniel non
sapeva dire se fosse un nome adatto o meno. La macchina
aveva una quantit di accessori extra, di cui il GPS era l'unico che servisse loro a qualcosa.
Trovarono una stanza a West Yellowstone. Con poco
pi di mille abitanti, il paesino non rispondeva esattamente
alle loro aspettative. Accanto all'hotel c'era un fast food, dove ordinarono degli hamburger che portarono con s in camera.
Nathaniel sedette sul bordo del letto e guard Arthur
svuotare gli zaini con una mano, mangiando patatine
fritte con l'altra. Ogni cosa venne allineata davanti agli zaini.
Questo cos'? domand Nathaniel, indicando un apparecchio arancione.
Un contatore Geiger.
Nathaniel non ne sapeva molto di radioattivit, tranne
che massicce dosi di radiazioni potevano causare una
morte dolorosa. Ma la morte non lo spaventava pi.
Non che desiderasse di morire, ma lo considerava come
un possibile risultato degli eventi nel prossimo futuro.
Arthur aveva ordinato quasi tutto in numero doppio.
C'erano coltelli, corde, apparecchi radio, occhiali per visione
notturna, GPS e quattro barattoli pieni di esplosivo
al plastico, vestiti e una montagna di contenitori senza etichetta.
Arthur colloc le armi insieme, lontano dal resto.
Ok, cominciamo con questo disse, scegliendo uno dei contenitori.
Quando ebbero rimesso ogni cosa a posto negli zaini
erano ormai le due di notte, e avevano ripassato tutto
due volte. Nathaniel teneva in mano gli esplosivi per familiarizzarsi
con il materiale al tatto. Sembrava quasi come
la plastilina che i bambini usavano per giocare, ma
non del tutto. Arthur gli aveva insegnato una regola semplice
da ricordare per giudicare quanta potenza esplosiva
fosse racchiusa in un pezzetto di materiale grande come
la palma di una mano. Una cosa era conoscere la formula
di Einstein per la relazione tra energia e massa, ma ben
altra cosa era immaginare la reale detonazione. Distruggere era troppo semplice.
Qual  il piano adesso? chiese Nathaniel.
Arthur era seduto sul letto con una delle pistole in mano.
Non avevano ancora parlato delle armi da fuoco.
Credevo che Paolo e Mercer ci avrebbero contattati
gi da un pezzo. Non ho un solo piano, ne ho molti.
Ho stilato una lista delle priorit, in modo che sar pi
semplice prendere decisioni mano a mano che cambia la situazione.
Lo stesso aveva fatto Nathaniel. Era come un gioco in
cui alcune regole erano stabilite, ma la maggior parte no.
Fece un cenno affermativo verso Arthur, che continu:
Se hanno una bomba atomica, dobbiamo distruggerla.
Senza quella il loro piano crolla. Mercer  il prossimo
punto sulla lista, poi Paolo.
Sai come si distrugge una bomba atomica?
Tu perlomeno hai tenuto in mano una delle soluzioni.
Ho richiesto delle informazioni al Network. Basta che
mettiamo fuori uso il meccanismo di controllo, ed  tutto
a posto. Nella peggiore delle ipotesi dobbiamo far brillare la bomba.
Nathaniel raccolse uno dei contatori Geiger e lo accese.
Cos possiamo finire per spargere materiale radioattivo in una riserva naturale?
Meglio l che in una citt, ma comunque non si diffonder tanto.
A quale distanza dobbiamo tenerci per sopravvivere?
Non  un problema. Abbiamo detonatori molto
avanzati che si possono programmare fino a ventiquattr'ore
o far scattare a distanza. O moriamo nell'esplosione
stessa, o abbiamo tempo sufficiente per metterci in salvo.
Se si fossero verificate le giuste condizioni, tutto avrebbe
funzionato. Nathaniel non credeva che Arthur confidasse
che sarebbe stata un'impresa semplice.
Ok. Arthur sollev uno degli zaini. Mettiti questo,
che regoliamo le cinghie.
Nathaniel lo indoss e fece qualche passo per provare
come se lo sentiva addosso.
Vorr dire qualcosa il fatto che non abbiano risposto
al messaggio? chiese, afferrando l'estremit delle cinghie
e tirandole.
Non lo so. Non c' niente di prevedibile in quello
che fanno. Ma non credo che dobbiamo preoccuparci.
Io non sono preoccupato. So cosa significa e mi ricordo
di esserlo stato, ma  tutto. Sembra un sentimento
senza senso, non sei d'accordo? Perch dovrei lasciarmi
influenzare da qualcosa che forse pu succedere? Non
ha senso.
Arthur lo guard per qualche istante. Forse.
Tu sei preoccupato? Per me? chiese Nathaniel. Non
ci aveva mai riflettuto prima di quel momento, ma i cambiamenti
d'umore di Arthur erano un problema. E poi
c'era l'avvertimento del Guardiano. Poteva fidarsi di Arthur?
Aveva scelta?
Tu che cosa credi? rispose Arthur.
Credo di s, ma non so per cosa, o quanto ti influenzi.
Arthur si sedette sul bordo del letto e si stropicci la
fronte. Non possiamo parlarne domani? Abbiamo un
lungo viaggio davanti a noi.
Ma certo.
Nathaniel non si sentiva stanco, ma se Arthur non aveva
voglia di parlare, non ne aveva voglia punto. Si tolse lo
zaino, lo appoggi al letto e and in bagno.
Arthur si distese e fiss il soffitto. Il sistema aveva confermato
che Paolo era a Yellowstone, nella stessa zona in cui
avevano il permesso di compiere perforazioni. S, era
senza dubbio preoccupato.
Il cellulare emise un bip.
Apr il messaggio di Raven: "Cominciata Fase Uno,
tutto  andato secondo i piani".
In un certo senso era sollevato: significava che non si
poteva pi tornare indietro. Per un attimo si chiese se
avevano fatto la cosa giusta, ma Nathaniel aveva ragione
su un punto: non aveva senso preoccuparsi per cose che
potevano accadere. O erano gi accadute, se era per
quello. E come doveva misurarsi con Mercer, come una
pattuglia di polizia o un suo equivalente? No, c'era bisogno
di qualcuno che prima sparasse, e poi facesse domande.
Arthur si svegli. Una volta tanto si ricord un sogno, ma
questo spar quando cominci a ripensarci. Il letto di Nathaniel
era vuoto, cos come la sedia dove aveva appoggiato
i suoi vestiti. Arthur gett il piumino sul pavimento
e salt gi dal letto. Nessun biglietto, nessun SMS. Non
mancava nulla, tranne il pc di Nathaniel.
Prese il cellulare e cominci a comporre il numero, poi
lo butt sul letto. A che scopo? Entr in bagno. Il sole del
mattino splendeva attraverso la finestra. Arthur la spalanc.
Fu grato per l'acqua fredda della doccia.
La macchina stava nello stesso posto. Arthur caric
tutto nel bagagliaio. Quando ebbe finito era affamato, e
si stava recando al buffet della colazione quando Nathaniel
entr passeggiando nel parcheggio con il computer
sotto il braccio.
Siamo pronti a partire? chiese mettendo il pc sul sedile
posteriore.
Perch non mi hai detto che uscivi?
Stavi dormendo. Ho dedotto che era meglio se dormivi
il pi a lungo possibile.
Ma potevi almeno lasciare un messaggio!
Nathaniel giunse le mani di fronte a s. S.
Arthur riabbass di schianto il bagagliaio e chiuse a
chiave la macchina. Hai sistemato quello che ti serviva?
S, il testamento  fatto.
Ok, mangiamo e andiamocene.
Arthur inser le coordinate della zona nel GPS e richiese
le istruzioni di guida. Aveva guardato la cartina e si era
fatto un'idea di come avvicinarsi all'area in cui Paolo e
Mercer avevano ottenuto il permesso di eseguire perforazioni.
Non c'era nessuna attrazione turistica nelle vicinanze,
ma la mappa sembrava fatta per dei bambini, cos
non si fidava. Paolo non aveva trascorso pi di un giorno
nella zona, quindi Arthur nutriva una piccola speranza
che non fossero ancora riusciti a combinare un granch,
ma non ne era certo. Dopotutto la data del permesso risaliva
a un intero mese prima, e nella peggiore delle ipotesi
potevano aver gi finito.
Arthur guard la carta ancora una volta. Il posto si trovava
in una valle a cui era possibile accedere scendendo
lungo il fianco di una delle alture. C'era solo una strada
che vi conduceva, e qualsiasi veicolo probabilmente
sarebbe stato individuato anche a grande distanza dalla zona
di scavo. L'unica possibilit di arrivare sul posto non
visti era entrare nella valle dal lato opposto. La carta indicava
un grande bosco che confinava con la zona interessata.
Sarebbe stata una valida alternativa, se non fosse
stato che era anche l'unica.
Qualunque cosa tramassero Paolo e Mercer, avevano
di certo calcolato che Arthur e Nathaniel avrebbero scoperto
dove si trovavano e avrebbero tentato di fermarli.
Stavano guidando da quasi un'ora, quando il telefono
di Nathaniel prese a vibrare cos forte che cadde dal cruscotto.
Arthur lo afferr al volo e abbass la radio. Pronto?
Buongiorno disse Paolo. Fammi parlare con Nathaniel.
 occupato.
Forse dovrei richiamare in un momento pi opportuno?
Forse dopo che avremo slogato il braccio alla sua
cara Emma? Nella sua voce non c'era l'ombra di sarcasmo.
E va bene. Un attimo.
Arthur copr il microfono con la mano. Accosta. 
Paolo. Puoi far finta di essere arrabbiato?
Nathaniel svolt di lato e inchiod i freni. Prese il cellulare
senza rispondere alla domanda.
S? disse, spegnendo il motore.
Bene, temevo che Arthur non sarebbe stato ragionevole.
Cosa vuoi?
Prima di tutto voglio che tu risponda a qualche domanda.
Dove siete in questo momento?
Nathaniel guard Arthur, e questi annu.
Stiamo andando al Parco di Yellowstone.
Sapete dove siamo?
All'incirca.
Dal telefono provennero dei crepitii, e una voce di ragazza
si ud molto pi alta di quella di Paolo. Nathaniel?
Sei l?
S, sono qui, Emma. Stai bene?
Sto... E la voce spar.
Sta bene disse Paolo, e continuer a star bene se
farai come ti dico.
E perch dovrei? Voi avete l'intenzione di uccidere
tutti gli abitanti di questo pianeta, quindi che senso ha?
Fu una risposta inattesa. Per un attimo Arthur consider
di strappare di mano a Nathaniel il cellulare, ma forse
la sua imprevedibilit costituiva un vantaggio.
Io non desidero farle del male, ma posso sempre lasciare
che Mercer la interroghi. A te la scelta.
La mano sinistra di Nathaniel tremava, ma lui non
sembr accorgersene. Arthur non aveva idea di cosa gli
stesse passando per la testa, ma era grato della calma
che conservava, per quanto innaturale fosse.
Cosa vuoi che faccia?
Devi venire qui, da solo. Fa' scendere Arthur dove
vuoi, ma se lo vedo puoi immaginarti cosa accadr. Adesso
dove siete esattamente?
Non lo so.
Vai a Madison, mando qualcuno a prenderti. Porta
con te la tavoletta, altrimenti non serve che tu venga.
Ti richiamo.
Nathaniel rimise il telefono sul cruscotto. E. adesso
cosa facciamo?
Devo pensare.
La mano di Nathaniel aveva smesso di tremare, e nulla
sembrava indicare che la conversazione avesse prodotto
un qualche effetto su di lui, ma Arthur cominci a dubitare
che i piccoli apparecchi facessero il loro dovere. Forse
arginavano solo i suoi ricordi dietro una diga, che prima
o poi sarebbe scoppiata.
Dunque non volevano loro, bens la tavoletta.
Chiuse gli occhi e fece rallentare il mondo. Riassunse
tutte le problematiche e cominci a suddividerle. La tavoletta
era il problema principale, dato che lui non sapeva
cosa sarebbe accaduto se Mercer se ne impossessava.
Decise di ignorarlo: se necessario, poteva sacrificare
quella assieme a Nathaniel.
Guard la cartina: non erano lontani da Madison, ma
la distanza era maggiore per Paolo, se lui si trovava alla
base. Se Arthur fosse riuscito a fermare il loro lavoro, anche
solo per un giorno o due, poteva essere sufficiente.
Forse. Tutto dipendeva dal successo di Raven. Arthur
guard la cartina ancora una volta.
C'era solo una possibilit.
Arthur usc dalla macchina, apr il bagagliaio ed estrasse
uno degli zaini. Trov la pistola e fece girare il caricatore.
Nathaniel lo guard dallo specchietto retrovisore.
Arthur and alla sua portiera e la apr.
Nathaniel stava per uscire dall'auto, ma Arthur lo ferm.
Io scendo qui. Tu prendi la tavoletta e li incontri.
Fa' come ti dicono.
E tu cosa fai?
Meno sai, meglio . Non puoi raccontare a nessuno
ci che non sai.
Nathaniel annu, ma ad Arthur parve per un attimo di
vedere qualcosa nei suoi occhi. Ma hai un piano? Io non
posso far niente da solo.
Ho un piano, non scappo. Ok?
Ho un'alternativa?
 difficile costringerti a guidare da solo.
Nathaniel riaccese il motore.
Tra l'altro, non hai bisogno di correre aggiunse Arthur.
E quanto forte vuoi che vada, allora?
Il pi piano che puoi senza destare grandi sospetti.
Arthur apr la tasca laterale dello zaino e tir fuori dei
guanti e un coltello, che fiss alla cintura dei pantaloni.
Vuoi che faccia qualcosa? domand ancora Nathaniel.
No, fa' solo quello che ti dicono. Arthur richiuse la
portiera e fece un cenno d'assenso verso il compagno.
Dopo che la macchina fu ripartita, gli rimase attorno
una nuvola di polvere. In lontananza scorse un'automobile
venire nella direzione opposta, e sper che non ne
arrivassero altre contemporaneamente, perch allora le
cose potevano complicarsi davvero.
Si fece un taglio sull'avambraccio, e il sangue cominci
a colare. Se lo spalm sulla fronte e sulle guance, poi si
imbratt la faccia anche con terra e sabbia. L'unica cosa
che mancava erano delle lacrime, ma quelle proprio non
riusciva a spremerle fuori. Si stese a pancia in gi sul ciglio
della strada e attese.
I freni stridettero. La macchina si arrest e venne
spento il motore. Si apr una portiera, e la voce di un uomo
disse: Oh, mio Dio.
Arthur aspett che l'uomo fosse a pochi metri di distanza,
si rotol sulla schiena, punt la pistola verso di lui e
spar. Sebbene il proiettile non gli fosse passato nemmeno
vicino, l'uomo si accasci a terra, mortalmente pallido.
Il silenzio che segu fu strano, ma poi una donna grid.
Subito dopo segu un pianto di bambini.
Rimani a terra. Se ti muovi, sparo. Capito?
Arthur punt la pistola verso la macchina. La donna
era seduta davanti, e dietro c'erano due bambini piccoli.
La donna stava ancora gridando, ed era sul punto di perdere
il controllo.
Arthur si avvicin alla portiera dell'autista e la indic
con la pistola. Fuori dalla macchina! Porta con te i bambini,
e non accadr niente.
La donna non reag. Entrambi i bambini piangevano a
dirotto e chiamavano la madre, che era impietrita.
Non fargli del male! implor l'uomo. Prendi quello
che vuoi, ma non fargli del male.
Arthur si gir. Alzati. Adesso!
L'uomo si alz in piedi e guard pieno di paura Arthur,
il quale si allontan dall'automobile.
Falli uscire dalla macchina, maledizione!
Qualcosa cambi nell'atteggiamento dell'uomo. Corse
alla macchina e quasi strapp uno dei bambini dal sedile,
poi and dall'altra parte e apr la porta. Liz, fuori dalla
macchina. Fuori dalla macchina, adesso! Appoggi per
terra il bambino e sollev l'altro dal suo sedile.
La donna sedeva ancora immobile.
La prese per il braccio. Elisabeth! Fuori!
Finalmente lei reag e con lentezza usc dalla macchina.
Arthur ritorn al lato del guidatore. Chiudete le altre
porte e andatevene!
L'uomo esegu, facendo attenzione allo stesso tempo a
tenere le mani in alto. Non sparare. Prendi la macchina,
ma non sparare.
Arthur sedette all'interno. Non era esattamente quel
che si dice una macchina veloce, ma sarebbe bastata. Accese
il motore e mise in prima. Perch non poteva esserci
il cambio automatico?
Dallo specchietto retrovisore lanci un ultimo sguardo
alla famiglia ferma sul ciglio della strada. Si erano trovati
nel posto sbagliato al momento sbagliato, come molti altri
sulla faccia della Terra.
Guard l'orologio mentre aumentava la velocit. Di
tempo a disposizione ne aveva davvero poco, e non ne
sarebbe trascorso molto prima che qualcuno passasse di
l, raccogliesse la famiglia, chiamasse la polizia e scattassero
le ricerche dell'auto.
Doveva trovarne un'altra. I numeri gli turbinavano in
testa: chilometri, velocit e minuti furono calcolati e stimati
ancora una volta.
Era contento di non avere la minima idea delle proprie
probabilit di riuscita.
...
.
...
40.
...
.
...
Lei non mi parla.
Cerco di entrare in camera sua, ma lei non vuole vedermi. Le scrivo lettere che poi infilo sotto la porta, ma lei le brucia e lascia la cenere davanti alla soglia. Mio padre rincasa, ma nemmeno lui riesce a cavarle una parola di bocca. Mi chiede di spiegare, ma io non ci riesco. Arriva il dottore e dice che lei sta morendo, morendo di fame, di dolore, di follia, non lo sa di preciso nemmeno lui, perch la voce di lei si  come seccata. Dopo un 'altra notte, mio padre si chiude in camera di lei e finalmente sento la sua voce.
Vengono a trovarmi di notte.
Mi sveglio subito, ma sono in tanti. Legano braccia e gambe al letto. Lui resta sulla soglia a guardare. Non mi viene nemmeno
da gridare, Con un gesto, li invita a uscire dalla stanza, poi, viene a sedersi accanto a me, Il suo volto sembra tanto pacifico, ma mi accorgo che ogni movimento  uno sforzo.
 morta.
Sta sorridendo. Un sorriso che minaccia di annegarci tutti e due, cos distolgo lo sguardo.
Per causa tua.
La mia testa annuisce per conto proprio. Lui mi posa una mano sul petto. Ma tu vivrai in eterno. Ti sembra giusto?
Guardo di nuovo il suo volto e riconosco fin troppo facilmente la follia che vi si  insinuata dietro.
Lui tira fuori la bottiglia e la posa su di me. Voglio il tuo segreto.
Non riesco a trattenermi. Una risata inarrestabile si riversa fuori da me. Pur con l'acido che mi sta corrodendo, sorrido. Sorrido fino a svuotarmi, mentre l'acido mi perfora.
...
.
...
Capitolo 40.
...
.
...
Il ragazzo rischi di inciampare pi volte correndo gi
per la discesa. Non doveva aver preso la patente da molto.
Arthur gett le vecchie chiavi sul sedile dell'auto della
famiglia, si sedette al volante di quella nuova e part. Poteva
correre molto pi veloce del normale con l'aiuto delle
sue forze. Era come se fossero costantemente attive,
ma alla potenza pi bassa. Non os andare al massimo,
poteva destare attenzione indesiderata, e non aveva voglia
di usare la violenza. Quella capacit, invece, era perfetta
per guidare e leggere la cartina nello stesso tempo.
Mancavano solo quindici chilometri, e ancora non aveva
visto l'ombra della polizia.
Arriv all'aeroporto quattro minuti pi tardi del previsto.
Lasci la chiave infilata nell'accensione, e abbandon
la macchina aperta e con la radio accesa. Se a qualcuno
veniva in mente di rubarla, ancora meglio. La pistola
se la infil in tasca, e si butt lo zaino in spalla dopo essersi
ripulito la faccia da terra e sangue.
Che l'aeroporto non fosse molto grande era un vantaggio:
al centro della pista stavano allineati piccoli velivoli, e
attorno a molti di essi c'erano delle persone. Per fortuna
l'aereo con cui avevano viaggiato loro non era nelle vicinanze.
Forse Arthur sarebbe riuscito a noleggiare un apparecchio
facendo finta di voler vedere Yellowstone dall'alto,
ma non aveva tempo per quel genere di cose.
Un uomo sulla trentina stava da solo accanto a un piccolo
velivolo a elica.
Arthur si guard intorno, poi si avvicin. Salve.
L'uomo quasi sbatt la testa su una delle ali, e lanci
ad Arthur un'occhiata infastidita.
Mi scusi, non volevo disturbarla. Mi chiedevo solo se
poteva rispondere a qualche domanda. Ah, io mi chiamo
John prosegu Arthur e tese la mano.
L'uomo esit prima di stringergliela. Kevin. Allora ti
interessano gli aerei?
S, diciamo cos. O meglio, a dire il vero mi interessa
saltare col paracadute.
L'uomo sorrise, e si asciug le mani con un panno che
pesc dalla tasca posteriore. Ma guarda, saltare col paracadute...
eh s,  una bella emozione. Ma tu non sei forse
ancora un po' piccolo?
Arthur fece spallucce. Lei ha un paracadute a bordo
di questo aereo?
S, in effetti ne ho uno in dotazione, ma non so se
avrei il coraggio di usarlo. Sta qui da tanto tempo. Certo,
a pensarci bene, sempre meglio che precipitare con l'aereo,
se si presentasse l'eventualit. Ma dai, cosa vado a
pensare!
Arthur estrasse la pistola e la punt sull'uomo, togliendo
la sicura. Un guizzo di shock e di comprensione pass
sul volto dell'uomo.
Questo aereo mi serve in aria, all'istante disse Arthur.
Ma cosa diavolo...?!
Questa non  una pistola giocattolo, e non ci metto
niente a usarla.
L'uomo spost il peso da un piede all'altro in un modo
che indicava che possedeva una qualche forma di allenamento
fisico. Certo che doveva averlo.
Arthur attiv le sue forze e prese accuratamente la mira.
Il proiettile colp l'uomo di striscio alla coscia, e una
nuvola di goccioline di sangue si sparse nell'aria. La sorpresa
gli imped di gridare, ma l'uomo cadde all'indietro
come un sacco. La gente si volt, cercando di individuare
la causa dello sparo.
Ti ho solo scalfito, dopo non ti rimarr quasi alcuna
ferita. Era un colpo d'avvertimento, e il prossimo sar in
mezzo agli occhi se non ti alzi e non entri nell'aereo.
L'uomo era troppo arrabbiato per aver paura. Sei pazzo? Qual  il tuo problema?!
Arthur mir alla fronte. Conto fino a tre. Posso volare
da solo, se proprio ci sono costretto, ma in quel caso tu rimani qui. Morto. A te la scelta.
Piccolo bastardo! Se pensi che io...
Uno.
Qualcuno cominci a indicarli, cosa di cui entrambi si accorsero.
Due.
Arthur lo guard negli occhi e si strinse nelle spalle.
L'aereo non  nemmeno pronto! Il serbatoio  mezzo vuoto!
Stai calmo, non andiamo lontano. Dentro l'aereo.
Adesso. Prima tu. La gente comincia a incuriosirsi.
L'uomo si rialz, tenendosi una mano sulla coscia. La
gente intorno cominci a gridare per richiamare la loro
attenzione. L'adrenalina doveva ancora pompare abbastanza
forte nelle vene dell'uomo da non fargli notare
il dolore. Si introdusse nell'abitacolo e si sedette al posto
di guida, e Arthur lo segu, butt lo zaino sul retro e chiuse lo sportello.
Niente trucchi. Fa' come ti dico, e anche oggi ritorni
da moglie, bambini e cane. Non ho nessun motivo per
spararti, a meno che non me ne dia uno tu. Dov' il paracadute?
 questo?
L'uomo annu guardando il pacco che Arthur estrasse da sotto il sedile.
Accendi il motore, chiama la torre di controllo. Dammi
l'altra cuffia. Comincia a portarti sulla pista di decollo.
Il motore part con uno stridio. Arthur si guard intorno.
La gente veniva verso di loro da diverse direzioni, e
qualcuno parlava al cellulare. Non ci voleva una grande
fantasia per immaginarsi cosa stavano pensando. Una
persona con una pistola, un aereo. Era una ricetta efficace
per attirare l'attenzione.
Torre, qui Kevin Davids, november-eight-niner-two-five-echo,
devo decollare subito.
L'altoparlante crepit.
Arthur si intromise. Torre, nel caso non capiate bene
cosa si intende per subito: ho una pistola puntata alla testa
di Kevin, e adesso ci portiamo sulla pista di decollo.
Fate in modo che sia tutto a posto. Ok? Lo disse con
uno strano accento, per cui l'uomo lo guard strano.
Alla fine una voce di donna rispose. Kevin, cosa sta
succedendo? E uno scherzo?
Pista di decollo, presto! disse Arthur, agitando la pistola.
Vedi di sgombrare quella maledetta pista, Judy!
L'aereo si port lentamente in avanti. Alcune delle
persone a terra l'avevano quasi raggiunto.
Pi in fretta! Preferirei evitare di sparare a quelli l.
Che accidenti di problema hai, ragazzo? Qualunque
sia la cosa da cui cerchi di fuggire, sar impossibile dopo
questo.
Non hai capito. Non sto scappando da qualcosa, la
sto rincorrendo.
Pochi minuti dopo erano in aria, e solo allora Arthur si
permise di rilassarsi un attimo.
Vola prima verso nord e poi abbassati pi che puoi, e
fai rotta verso il parco. Quello che ho detto prima  vero:
salter fuori dall'aereo e non mi vedrai mai pi. Scusami
se ti ho sparato.
L'uomo sembr faticare a comprendere cosa stava accadendo.
Arthur cominci a disfare lo zaino. Pesava troppo
per portarsi dietro tutto nel salto.
Quello era un problema. Anche Kevin era un problema.
Arthur sistem tutto quanto nel retro dell'abitacolo.
Vola qui. Indic un punto sulla carta. E poi gira dritto a sud. Ok?
L'uomo guard confuso la carta. Non era purtroppo tanto confuso come dava a intendere, e Arthur sapeva che stava cercando di memorizzare tutto quello che aveva visto.
Arthur indoss il paracadute. Il paesaggio era difficile da riconoscere dall'alto. Doveva atterrare nel posto giusto.
Se finiva troppo lontano, avrebbe perso del tempo prezioso che non aveva. Se atterrava troppo vicino, l'avrebbero
visto dal basso come un grande piattello su cui tirare.
Dalla sua gola provenne una risatina strozzata.
A giudicare dall'occhiata che gli scocc, l'uomo aveva
avuto la conferma di tutti i suoi sospetti: quel ragazzino era un folle. Era difficile contraddirlo: tutto in quel piano sapeva di follia.
Arthur si concentr ed esamin attentamente il paesaggio.
Con lentezza riusc a calcolare la propria posizione.
Voleva avere il vento a suo favore.
Torna ancora indietro.
L'aereo vir pian piano in direzione opposta alla base
degli scavi. Arthur ripose tutte le cose che non aveva bisogno
di portare con s in fondo all'abitacolo. Si assicur
lo zaino attorno alla vita con la corda, con un nodo che si
lasciava disfare facilmente.
Adesso apro il portello. Non andare nel panico. Tra
poco sar sparito, e tu potrai fare quello che vuoi. Purtroppo
non puoi usare la tua radio. Arthur prese entrambe
le cuffie, le scolleg e le gett fuori dal velivolo.
Ti suggerisco di tornare all'aeroporto il pi presto possibile.
Ti staranno aspettando. Scusa il disturbo.
L'uomo non sembr credergli.
Arthur si gett a occhi chiusi.
Non aveva mai saltato col paracadute, ma era proprio
la stessa sensazione che aveva provato quando aveva incontrato
il Guardiano per la prima volta. Cont dentro
di s prima di aprire il paracadute. Fu contento di aver
tirato fuori la maggior parte del contenuto dello zaino,
perch il peso quasi gli disarticol entrambe le braccia.
Si guard intorno. Non fu difficile individuare i punti
di riferimento che aveva memorizzato nel paesaggio. Alz
gli occhi verso il paracadute. Sper che non fosse di
un colore molto contrastante con l'azzurro del cielo, anche se ormai era comunque troppo tardi.
L'esplosione dell'aereo fu appena udibile.
L'uomo avrebbe ricordato troppo. Al contrario delle persone incontrate per strada, lui aveva mantenuto la calma. Arthur non aveva alcuna intenzione di diventare un ricercato. Non adesso. E specialmente non in quel modo. Se fosse sopravvissuto, non voleva impiegare il resto della sua vita a nascondersi.
Il suolo si avvicin rapido.
Scosse la testa fra s e s nell'attimo in cui si sorprese a dubitare che l'impatto sarebbe stato morbido.
...
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...
41.
...
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...
L'aria mi graffia le narici.
Mi schiaccio contro il pavimento e mi faccio strada verso la parete, attraverso il labirinto di gambe. Alcuni di loro riescono a stare in piedi solo perch non c' spazio per cadere. Non mi ricordo quand' stata l'ultima volta che ho dormito. L'eterno sferragliare sopra le traversine  come una ninnananna. Nella parte inferiore della parete trovo un foro di aerazione abbastanza grande da guardarci attraverso e respirare.
Il treno frena in maniera troppo brusca.
Sento grida soffocate nella parte anteriore del vagone, mentre l'ammasso umano si comprime ancora di pi. Fuori ci sono soldati dappertutto. Sembrano formiche, con le loro uniformi, apparentemente ignare di ci che sta accadendo intorno a loro.
Le recinzioni di filo spinato sono alte diversi metri e sembrano non finire mai, proprio come l'abbaiare degli ordini e dei cani.
Tutto si ferma.
Nessuno dice niente, come se restando in silenzio potessero far dimenticare al mondo la loro esistenza. Hanno gi sentito
parlare di questo posto, glielo leggo in volto. Un uomo, accanto a me, rivolge una preghiera silenziosa a Dio.
I portelli scorrevoli vengono aperti e sbattono con un gran fracasso, facendo sobbalzare tutti.
Un ufficiale comincia a parlarci, ci ordina di disporci in due file. Nessuno oppone resistenza. Potrei mettermi a correre e
prendermi un proiettile nella schiena, ma voglio sapere. Devo.
Le porte della doccia vengono chiuse da uomini che hanno gi visto l'inferno. Non possono esserci persone innocenti, qui.
Non in questa nazione. Non in questo mondo.
Basta cos.
...
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...
Capitolo 41.
...
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...
Dallo specchietto retrovisore Nathaniel guard la figura
farsi sempre pi piccola e infine scomparire. Arthur si
comportava in modo diverso dal solito, ma Nathaniel
non riusciva a capire bene come. La questione era se fosse
una cosa positiva o meno. Arthur era preoccupato per
lui. Lui stesso non provava pi sentimenti, ma questo
non significava che non li riconoscesse negli altri. Forse
Arthur era diventato pi freddo, pi cupo. Il Guardiano
aveva menzionato qualcosa a proposito delle sue condizioni,
ma Nathaniel non si ricordava cosa fosse. Era qualcosa
che riguardava i ricordi. Se Arthur si spingeva troppo
oltre, lui doveva rammentargli la tecnica. Era tutto.
Sperava che fosse abbastanza.
Qual era il limite di velocit in quell'area? Nathaniel
rallent e ridusse la scala della mappa del GPS per poter
avere un'idea complessiva della zona. Arthur l'aveva pregato
di non fare nulla, ma Paolo o Mercer non si sarebbero
forse aspettati che lui tentasse qualcosa? Nathaniel si fidava
di Arthur, ma a tutto c'era un limite. Ferm la macchina
in un tratto abbastanza rettilineo e tir fuori lo zaino. Ci
doveva pur essere qualcosa che poteva fare. Rovesci il
contenuto nel bagagliaio e cominci a pensare. Non c'erano
molte possibilit, ma una era meglio di niente. Trov il
coltello e il nastro adesivo e inizi a lavorare.
Squill il telefono.
S?
Dirigiti verso Old Faithful. Dopo aver passato Madison, fermati alla prima area di sosta. La trovi sul lato destro, circa tre-quattro chilometri dopo Madison. Un uomo ti aspetter l . Ok? La voce di Mercer suonava come se stesse parlando con un vecchio amico.
Ok.
Arthur  con te?
No,  rimasto indietro.
Ti teniamo d'occhio. Se vediamo Arthur, ti posso garantire che non incontrerai pi tua sorella.
Ok.
Mercer mise gi prima che Nathaniel riuscisse a dire
ancora qualcosa. Cerc di chiamare Arthur, ma trov solo
la segreteria telefonica. Lasci un breve messaggio in cui
spiegava cosa gli avevano detto di fare.
Il traffico di automobili in entrambe le direzioni aument.
Nathaniel cerc di ricordarsi quanti visitatori il
parco era solito accogliere nell'arco di un'estate, ma
non ci riusc, anche se era sicuro di averlo letto in un dpliant
nell'ufficio dell'avvocato quella mattina. Dovevano
comunque essere decine di migliaia. Quanti di loro sarebbero
stati in pericolo se avessero dovuto far esplodere
la bomba? Quanti sarebbero morti? Prima non sarebbe
stato in grado di fare quello che stava facendo in quel
momento, anche se era una scelta ovvia. L'alternativa
era la morte di un numero ancora pi grande di persone.
Era sbagliato privare qualcuno della vita, ma era altrettanto
sbagliato non salvarla. Una vita era una vita, e dieci
vite erano pi di una.
Cos'era cambiato davvero in lui quando aveva perduto
i sentimenti? Era cos che la moralit aveva a che fare
tanto coi sentimenti quanto con la giustizia? Perch adesso
era in grado di compiere un'azione che avrebbe privato
della vita cos tante persone, e prima no? L'azione era
pur sempre la stessa. I pensieri continuarono a dibattersi,
senza che Nathaniel giungesse ad alcuna conclusione.
Rallent di nuovo.
Non fosse stato per il cartello, non si sarebbe mai accorto
di Madison. L'area di sosta arriv di l a poco. C'erano
diverse automobili, e la gente stava sparpagliata
sulle panchine a godersi il sole. Nathaniel parcheggi e
usc dalla macchina. Due famiglie erano sedute a mangiare,
ma non c'era nessuno che sembrasse aspettarlo.
Prese la tavoletta dall'auto e la mise sotto un braccio;
in tasca aveva il passaporto e il portafoglio.
C'era una grande roccia piatta vicino alla macchina, e
Nathaniel si sedette l sopra ad aspettare. Dopo venti minuti
una grande jeep proveniente dal senso opposto entr
nella piazzola. Dentro c'erano due uomini, che si diressero
dritti da lui.
Uno di loro usc dal veicolo e lo indic. Sei tu Nathaniel?
Nathaniel annu e si alz. L'uomo era quasi tanto largo
quanto alto, e non pareva esserci molto grasso su quel
corpo. I capelli tagliati corti e il mostro orientale tatuato
sul collo gli davano un'aria che molti probabilmente
avrebbero trovato minacciosa. Indossava una giacca troppo
calda per quella giornata, che nascondeva a malapena
le armi che si portava dietro.
And all'auto di Nathaniel e gett un'occhiata all'interno.
Ok, tu vieni con noi. Niente scherzi. Se io non rispondo
al telefono a intervalli regolari, sai cosa succede a
tua sorella.
Nathaniel fece spallucce e si sedette nel retro della
jeep. Sospettava che la sorella avrebbe passato dei guai
comunque. L'uomo si sedette accanto a lui. Si vede che
non avevano pensato di perquisirlo. Strano.
Partirono. Anche l'autista aveva i capelli corti, ma gli
occhi nello specchietto non davano l'idea di uno pronto
a uccidere. Fischiettava piano una semplice melodia, che
Nathaniel non riconobbe. Non sembrava che avessero
fretta. L'uomo accanto a lui fissava la strada attraverso
il parabrezza come se tutto fosse normale, ma non era
difficile vedere che lo teneva d'occhio.
Viaggiavano da un'ora e mezzo. Si erano fermati a una
stazione di servizio, dove l'autista aveva riempito una tanica
di benzina e l'aveva messa nel bagagliaio. Il cellulare
dell'uomo aveva squillato solo una volta. Nathaniel dedusse
che si stavano avvicinando alla destinazione, quando
la strada all'improvviso divent uno sterrato e i passeggeri
quasi sobbalzarono sui sedili, anche se stavano
andando piano. Non c'erano altre macchine, e passarono
diversi cartelli che avvertivano che quella non era una
strada comune. L'uomo a fianco di Nathaniel prese a
guardarlo pi spesso, come se si aspettasse che sarebbe
accaduto qualcosa.
Nathaniel guardava fuori dal finestrino cercando di ricordarsi
l'aspetto della zona sulla mappa.
Aveva fatto quello che poteva. Tutto ci che sarebbe accaduto
d'ora in poi era fuori dal suo controllo, con un'eccezione.
Si chiese quale fosse il piano di Arthur. Erano
passate quasi tre ore da quando si erano separati.  vero
che loro erano andati piano fino a l, ma era improbabile
che Arthur li avesse preceduti. Altamente improbabile.
Nathaniel scorse il campo base gi da molto lontano.
Il fondovalle era piatto, e la torre di trivellazione si ergeva
come un'erbaccia metallica nel paesaggio aperto.
La descrizione della mappa era corretta. Sembrava impossibile
scalare i fianchi delle montagne. Il bosco era fitto
e arrivava cos vicino al campo base che gli ricord
quella scena nel Signore degli Anelli in cui la foresta comincia
a mettersi in marcia. Diverse automobili erano
parcheggiate a qualche distanza dal campo base: due camion
con il piano di carico vuoto, un grosso furgoncino
con un portello aperto e due jeep, identiche a quella in
cui sedevano loro. C'erano quattro grandi tende allineate
nelle vicinanze della torre. Nathaniel non vide persone,
e la torre non pareva in funzione, cosa che era un buon
segno oppure uno pessimo. Accanto alla torre giacevano
grandi quantit di tubi accatastati, e c'era una marea di
apparecchi, generatori e cavi che andavano in ogni direzione.
Ma nemmeno una persona.
Parcheggiarono l'auto accanto alle altre jeep.
Uscirono. L'autista squadr Nathaniel da capo a piedi,
poi lo invit a svuotare le tasche e a sollevare la T-shirt.
Vai disse l'uomo grosso, facendo un cenno in direzione
dell'accampamento. Sembrava a disagio, sia nell'aspetto
che nella voce.
Mercer venne fuori da una delle tende. Indossava gli
stessi identici vestiti dell'ultima volta, e si riparava gli occhi
dal sole con la mano mentre guardava verso di loro.
Scomparve di nuovo dentro la tenda.
Di colpo Nathaniel fu assalito dalla nausea e per un attimo
ebbe l'impulso di vomitare, ma gli pass.
Rimanete qui. L'uomo grosso si rivolse sia a Nathaniel
che all'autista. Quest'ultimo prese un accendino e si
accese una sigaretta, mentre il suo compagno si dirigeva
verso la tenda. Nathaniel si infil una mano in tasca. La
reazione dell'autista fu cos rapida che quasi non la vide,
ma la pistola che gli venne puntata contro era reale'abbastanza.
Lo sguardo dell'uomo, per, era ancora mite. Nathaniel
ricord a se stesso che a volte le supposizioni erano
pericolose.
Fuori la mano dalla tasca, lentamente. Parlava inglese
in modo tale da sembrare la parodia del cattivo
in un film.
Nathaniel obbed e sollev la tavoletta con entrambe
le mani tenendola davanti a s quasi come uno scudo.
L'autista abbass la pistola.
Nathaniel! grid Emma nell'attimo in cui sgusci
fuori dalla tenda. Sembrava illesa.
L'autista disse a Nathaniel di incamminarsi. Emma gli
corse incontro e gli si gett al collo con una forza tale da
farlo quasi cadere all'indietro. Le lacrime le scorrevano
lungo le guance.
Nathaniel, cosa sta succedendo? Chi sono questi?
Cosa vogliono da te?
Nathaniel la circond automaticamente con entrambe
le braccia, sapendo che era importante. Da qualche parte
nel profondo della sua coscienza fu come se ricordasse
qualcosa, qualcosa che non riusciva a esprimere in parole,
qualcosa che premeva per venir fuori. Mercer e Paolo
uscirono dalla tenda assieme all'uomo grosso.
E cos Arthur ti ha lasciato venire qui? chiese Paolo.
Solo?
S.
Sai dov'?
No. So solo che ha abbandonato l'auto dopo la tua
telefonata.
Paolo lo guard senza dir nulla. Mercer fissava la tavoletta.
Emma gli stringeva cos forte il braccio che le sue
unghie sembravano aghi.
 strano. Che cos'ha? chiese Paolo.
Credo che quell'oggetto lo governi in qualche modo
rispose Mercer. Non ne sono sicura.
Quell'oggetto lo governava? Nathaniel non aveva mai
formulato quel pensiero, ma non era impossibile. Qualunque
cosa fosse la tavoletta, possedeva poteri che superavano
la sua fantasia. Certo che poteva influenzarlo, ma
la logica era la logica. Ci che aveva fatto era comunque
giusto.
Cosa facciamo adesso? chiese Paolo.
Appoggia la tavoletta per terra disse Mercer.
Lasciate andare Emma replic Nathaniel.
Tu appoggiala per terra e allontanati di due passi, e
lei potr andare.
Nathaniel fece voltare Emma verso di s. Va' alla
macchina, Emma. Ti accompagneranno via da qui. Te
lo prometto. Guard Mercer cercando una sua reazione.
Poi metter gi la tavoletta.
Paolo fece un cenno di assenso all'autista, che prese
Emma per il braccio e tent di portarla via con s.
Emma grid e si divincol, ma Nathaniel le afferr una
mano e la strinse forte. Andr tutto bene. Fidati di me.
Emma lo guard, come se all'improvviso lo vedesse
per la prima volta.
Vai ripet Nathaniel lasciandola libera.
Metti gi la tavoletta intim Mercer.
Emma sembr in procinto di crollare a terra, ma si incammin
verso l'auto, girata di lato, con il viso rivolto
verso il fratello.
Nathaniel le fece un cenno col capo, poi si volt verso
Mercer e gett la tavoletta a terra fra s e gli altri due.
Mercer cerc di apparire indifferente, ma indietreggi
in modo quasi impercettibile.
E adesso? domand Nathaniel.
Prendilo ordin Paolo all'uomo grosso.
L'uomo gli afferr un braccio e glielo blocc dietro la
schiena. Nathaniel non oppose alcuna resistenza.
Paolo raggiunse la tavoletta e la raccolse con cautela.
Nathaniel sper che esplodesse, ma si rivel una speranza
vana.
Lui ci serve? chiese Paolo.
Di certo non nuoce averlo rispose Mercer. Non
posso fargli nulla, visto che  stato a contatto con la macchina.
Non so quanta influenza abbia su di lui, ma mostra
qualche debole reazione nei confronti della sorella,
quindi possiamo provare quella strada.
Risponder a qualsiasi domanda disse Nathaniel.
Non c' motivo di minacciarmi.
Credi che ci fidiamo di te? ribatt Paolo. Mi dispiace,
ma non esiste proprio.
Avrete le stesse risposte qualsiasi cosa facciate a Emma.
Non ne ho altre.
Vedremo comment Paolo.
Nathaniel tese i muscoli, ma non aveva alcuna possibilit
di muoversi, stretto com'era nella presa d'acciaio dello
scagnozzo.
Paolo fece un cenno all'uomo che si era allontanato
con Emma.
Lasciatela andare, io... cominci Nathaniel.
Qualcosa di bagnato lo spruzz sulla nuca e sulla faccia.
Al tempo stesso esplosero dei colpi tanto rapidi che
non riusc a contarli. Sent la stretta attorno alle sue braccia
allentarsi. Mercer parve cadere all'indietro, ma poi
rotol su se stessa a terra e prima che Nathaniel facesse
in tempo a muovere un dito era di nuovo in piedi.
Paolo croll al suolo. Emma grid, e Nathaniel si gir
verso di lei. L'uomo la teneva davanti a s puntandole la
pistola alla testa, ma si guardava freneticamente intorno.
Nathaniel non poteva vedere Arthur, ma doveva essere
lui a sparare. Gli rimaneva un'unica possibilit. Scalci
via le scarpe. Mercer non era lontana: si mise a correre
con tutte le sue forze verso di lei.
I loro occhi si incontrarono per un istante. Il sorriso di
Mercer gli suscit di nuovo un'improvvisa nausea, ma lui
la represse. Ora lei era quasi alla sua portata. Nel preciso
istante in cui Nathaniel si gett verso di lei, Mercer rotol
di lato e lui atterr al suolo cos pesantemente che rimase
ad annaspare in cerca d'aria. Esplosero ancora colpi,
e Nathaniel sent qualcuno correre. Si costrinse a rotolare
sulla schiena.
Arthur arriv correndo a una velocit incredibile.
Un altro colpo. Piccole scintille bluastre sprizzarono
attorno al corpo di Mercer, e qualcosa che assomigliava
a proiettili le ricaddero intorno.
A Nathaniel restava da fare una cosa sola, ma quando?
La pi grande paura di Arthur era cadere durante la
corsa.
Era difficile mirare mentre correva, ma sfrutt al massimo
i suoi poteri. Rallent notevolmente il tempo per brevi
intervalli. Non nutriva la minima speranza che i proiettili
avrebbero provocato danni, ma forse avrebbero sortito
quel piccolo effetto sorpresa di cui c'era bisogno. Nathaniel
aveva reagito con una rapidit sorprendente, ma sembrava
che Mercer non volesse correre alcun rischio.
Arthur non fu sorpreso quando comprese che i proiettili
che sparava contro di lei venivano fermati da una sorta
di scudo. Svuot il carrello e caric di nuovo l'arma.
Paolo era disteso a terra e lo stava prendendo di mira
con una pistola, ma non sparava. Perch no?
Arthur si blocc.
Nathaniel giaceva ancora a terra, e guardava ora Arthur
ora Mercer, mentre le sue labbra si muovevano come
se stesse parlando con se stesso.
Non sparargli intim Mercer a Paolo, fissando Arthur.
Dovr provare tanto dolore quanto ne ha inflitto
a me. Fece qualche passo ed estrasse un coltello dalla
guaina appesa alla cintura.
Arthur mir prima all'uomo che teneva ferma Emma.
Gli spar un colpo alla testa e poi punt su Paolo, ma
Mercer si intromise fra di loro prima che avesse il tempo
di sparare anche solo un colpo. Allora Arthur prese di mira
lei,) e fece fuoco due volte. Di nuovo sprizzarono scintille
azzurre, e due proiettili appiattiti caddero a terra.
Spero che tu abbia un coltello fece Mercer, altrimenti
sar noioso.
Arthur spost la pistola nella mano sinistra, e tir fuori
il proprio coltello. Era pi piccolo di quello di Mercer,
ma non di molto. Era possibile che lo scudo, o qualunque
cosa fosse ci che la donna aveva intorno, non funzionasse
a distanza ravvicinata.
Arthur avanz verso Nathaniel.
Se si alza, sparagli disse Mercer indicando Nathaniel.
Arthur continu ad avanzare verso il compagno, ma
Mercer non volle attendere oltre. C'erano quasi quindici
metri fra di loro, ma la donna si mosse con tale rapidit
che se Arthur non avesse avuto i poteri attivati tutto sarebbe
finito in quel momento. I coltelli si incontrarono
cos veloci e con tale intensit che il loro rumore sembr
un unico suono che durava a oltranza. Arthur spar un
colpo a distanza ravvicinata, ma il proiettile rimbalz.
Non aveva alcuna possibilit di puntare la pistola direttamente
addosso alla donna senza offrire il fianco a un attacco.
Mercer si ritrasse per un breve istante, prima che
Arthur sferrasse un nuovo assalto, stavolta ancora pi rapido.
I coltelli guizzarono, a pochi millimetri soltanto
dalla pelle.
Il calcio arriv all'improvviso, ma Arthur lo vide al rallentatore,
e lasci che il proprio corpo si muovesse sull'onda
del movimento impresso dal colpo.
Dopo, Mercer rimase a guardarlo con disprezzo. Come
mi aspettavo. Sei davvero un bambino. Nessun istinto,
nessun equilibrio. Nessuna capacit di leggere l'avversario
eccetto quando freni il tempo.
Arthur si rialz. Gli faceva male qualche costola, ma i
dolori erano cos distanti che non se ne cur.
Perch fate questo? Perch volete sterminare il genere
umano?
Chi ha detto che vogliamo sterminarvi? Probabilmente
ci riuscirete da soli. Non una grossa perdita, nel grande
schema delle cose.  sorprendente quanto poco siate in
grado di contribuire. Mercer parve delusa. Non avete
nulla di unico. Nulla.
Anche se quello che dici fosse vero, cosa abbiamo fatto
per darvi fastidio?
Mercer fece una breve risata. Fatto? Credevi davvero
che voi foste speciali? Com' che lo chiamate? Nel posto
sbagliato al momento sbagliato? Voi siete uno sbaglio,
nient'altro. Ma non preoccuparti, stai per morire, una
volta per sempre, oggi stesso.
Non c'era nessun motivo per cui Mercer dovesse mentire.
Arthur vide che Nathaniel era in procinto di alzarsi,
ma anche Paolo vide la stessa cosa. Nathaniel non aveva
alcuna chance di raggiungere Mercer senza essere colpito.
Aveva gli occhi ridotti a fessure e tutto il corpo teso.
Qualunque fosse l'azione che aveva in programma, sarebbe
accaduta nei pochi attimi successivi.
Arthur si slanci in avanti fingendo di voler attaccare
Mercer con il coltello, ma all'ultimo momento le si gett
di lato cos da ottenere un'apertura verso Paolo. Nello
stesso istante spar. Era assurdo sperare di centrare il bersaglio,
ma i colpi fecero s che Paolo si raggomitolasse su
se stesso cercando di farsi il pi piccolo possibile, e non
fosse in grado di sparare a Nathaniel. Poi Mercer gli fu
di nuovo addosso. Bloccare il suo attacco non era possibile,
e il coltello della donna gli affond nell'avambraccio.
Arthur non avvert alcun dolore, ma la mano perse all'improvviso
tutta la sua forza e il coltello scivol via.
Nathaniel scatt con tutta l'energia di cui era capace.
Arthur non pot dire se si muoveva rapido o lento. Una
lieve speranza si affacci, ma scomparve non appena
Paolo si riprese. I proiettili colpirono Nathaniel alla coscia
e al braccio, e lui cadde malamente a terra, neppure
prossimo a raggiungere Mercer. Ma tenne gli occhi fissi
su di lei, tutto il tempo, perfino mentre cadeva.
Tu non sai niente! url. La sua voce era strana.
Mercer fece un passo verso di lui. Che cosa hai detto?
Ho detto che non sai niente, non hai capito un bel
niente! Il Guardiano  qui, dentro di me. Nathaniel si
sollev lentamente con il braccio illeso. In un movimento
bizzarro, avvicin i talloni.
Allora pregalo di salvarti ritorse Mercer. Peccato,
purtroppo, che io sappia che  gi morto. Estrasse la pistola
e si mosse verso Nathaniel.
Proprio come te... disse Nathaniel, e sbatt i talloni
l'uno contro l'altro.
Il mondo svan inghiottito da un'onda di luce, aria e
fragore.
Ad Arthur tornarono pian piano le forze.
Mercer si rialz con un ringhio disumano, stringendo
ancora nei pugni coltello e pistola. Aveva un taglio lungo
e profondo sulla gola, ma non sanguinava. Il suo viso era
contorto dalla rabbia quando avanz verso Arthur.
Il calcio lo colp allo stomaco con tale forza che il mondo
per un attimo scomparve di nuovo. Mercer gli si sedette
sopra e gli punt il coltello alla gola. Prese qualcosa
dalla tasca e glielo premette contro il torace. Da quel
contatto con la sua pelle scatur una strana energia.
Non mi dispiacerebbe se ad aspettarti ci fosse la vostra
patetica versione dell'Inferno disse, e premette pi
forte.
Ad Arthur sembr che ogni suo muscolo dovesse lacerarsi.
Tutto il corpo fu percorso da scosse tali che pens
stesse per saltar su da terra. La pulsazione si fece pi intensa.
Arthur voleva urlare, ma nessun muscolo reag come
di consueto. Sent la punta del coltello penetrare lentamente
attraverso la pelle. Mercer gli parlava, ma lui
non era in grado di capire una sola parola.
All'improvviso ud un'altra voce che gli sussurrava qualcosa, da molto, molto lontano. E il mondo si trasform.
Anche volendo, Arthur non avrebbe potuto evitarlo.
Non era difficile riconoscere il posto. Tutto era bianco, e solo grazie all'esperienza fatta in passato Arthur ebbe la sensazione che ci fosse qualcosa su cui poggiare i piedi.
Mercer era dieci metri davanti a lui. Si guardava attorno confusa, e pareva sul punto di cadere da un momento
all'altro. Indossava dei semplici, larghi pantaloni rossi.
Assomigliava a un essere umano, ma i seni e i capezzoli erano scomparsi. Non aveva neppure l'ombelico, e le
braccia erano di una lunghezza anormale. La sua pelle
aveva uno strano colore bluastro e sembrava quasi splendere
di luce propria. Il volto non era lo stesso, anche se
era facile riconoscerla. Era pi stretto e pi magro di
quanto fosse anatomicamente possibile, e pi androgino.
C'era qualcosa di macabro in tutta la sua figura, qualcosa di ultraterreno.
Arthur si guard a sua volta: aveva l'aspetto di sempre,
ma poteva muovere il braccio come se nulla fosse accaduto.
Vlan Shock? Un guizzo di paura pass sopra il volto di Mercer.
Arthur non sapeva di che cosa stesse parlando. In un
modo o nell'altro aveva costretto Mercer a seguirlo nello
stesso spazio dove lui e il Guardiano si erano incontrati.
Com' possibile? grid Mercer. Cos'hai fatto? Si
guard il corpo meravigliata, poi fiss Arthur. Non ne
hai la minima idea, vero? E ciononostante sei riuscito a
far questo. Questo, che noi da cos tanto tempo abbiamo
perduto!
Arthur l'ignor. Cerc di manipolare lo spazio come
aveva fatto in passato, ma le regole non erano pi le stesse.
Lo spazio rimase una grande, piatta superficie bianca.
Cos'era successo?
Arthur non aveva dubbi che fosse stata quella voce a
mandarlo l. Ma Mercer, come c'era venuta anche lei?
Sper che il mondo reale si fosse arrestato, che il coltello
di Mercer non gli stesse pi penetrando nella pelle. D'istinto
si port una mano alla gola, ma non sent nulla.
Mercer assunse una strana posizione, tenendo le palme
delle mani rivolte in fuori all'altezza del petto e chiudendo
gli occhi. Il suo respiro pian piano cess, e dalle
sue mani eman una debole luce. Mosse il corpo controllata,
componendo figure che dovevano aver richiesto
molti anni di perfezionamento. Era come se con le braccia
circondasse qualcosa. I suoi movimenti si fecero sempre
pi rapidi, e la luce aument di pari passo. A poco a
poco davanti a lei si materializz una spada. Questa seguiva
perfettamente i suoi movimenti, come se non fosse
altro che un prolungamento del suo stesso corpo.
Quella strana spada non aveva una lama nel vero senso
del termine, ma una sottile linea blu circondata da un
alone nebbioso. Non emetteva alcun suono, ma Arthur
pot avvertire le vibrazioni attraverso l'aria. Mercer sollev
le palpebre e parve quasi non credere ai suoi occhi.
Per un attimo Arthur pens che gli ricordava un bambino
piccolo. Cap il perch. Guardarla era innegabilmente ipnotico.
Mercer pos di nuovo gli occhi su di lui, con uno
sguardo lungi dall'amichevole. Si posizion in un modo
che annunciava che quella era una battaglia, e Arthur il
suo avversario. Arthur chiuse gli occhi, si concentr, e
percep il bastone tra le proprie mani. Queste riconobbero
il bamb molto prima che lui lo vedesse. Era un po'
pi lungo di lui, e aveva un bilanciamento perfetto.
Mercer attacc senza fare alcun rumore.
Il primo colpo fu duro, dritto al bersaglio, senza alcuna
forma di raffinatezza. Le mani tremarono quando la
spada entr in contatto con il bastone. Mercer si strinse
nelle spalle: probabilmente non funzionava come aveva
creduto. Arthur dedusse che n la potenza fisica n la
forma dell'arma avevano alcun significato in quel luogo.
Mercer si ritrasse e cambi posizione.
Arthur attacc con prudenza, a titolo di prova, mentre
cercava di ricordarsi forme di combattimento che aveva
appreso molto tempo addietro. Ogni fendente fu respinto
a colpi secchi, come se fossero esercizi di riscaldamento.
Lo sai che cosa succede se muori qui dentro? chiese
Mercer mentre giocava con la spada in una mano e la faceva
danzare in cerchio. Non  il tuo corpo che muore
qui. Sei tu stesso. Tutto ci che sei. Tutto ci che sei stato.
C'era del vero in quelle parole. Arthur poteva quasi
sentirlo sulla pelle. Erano i ricordi che sarebbero morti.
Il corpo sarebbe sopravvissuto, ma non sarebbe'rimasto
nulla di ci che era lui. Eshu sarebbe morto.
Il pensiero non lo spavent, era quasi seducente. Dimenticare
tutto prima della fine. Non era forse una benedizione?
Solo un riflesso gli evit di essere tagliato in due dalla
spada. Per un attimo Arthur rimase confuso, ma Mercer
continu ad attaccare, e i pensieri furono spinti via dalla
concentrazione. Il suono delle armi che si incontravano
era come un crepitio di nacchere mentre i due si danzavano
intorno. La lunghezza del bastone rendeva facile tenere
Mercer a distanza, ma il ritmo si faceva sempre pi serrato.
Se Arthur si fosse fermato, anche solo per un secondo,
sarebbe stato spacciato. Ma non poteva. Non voleva.
Arthur spezz il ritmo e attacc pi rapido che pot.
Il terzo colpo saett verso il braccio di Mercer, ma lei
con una mossa sovrumana si contorse e lo schiv, cosicch
il bastone le scalf appena il braccio. Ciononostante il
dolore fu sufficiente da farle digrignare i denti.
Questa commedia  durata abbastanza disse, e spicc
il salto verso Arthur.
I fendenti di spada gli grandinarono addosso. Rapidi,
da ogni direzione. Passo a passo fu costretto a indietreggiare.
La mano di Mercer gli colp il petto con tale forza
che Arthur venne sollevato da terra. Atterr sulla schiena,
e sfrutt l'attimo per rotolare via e rialzarsi in piedi,
ma il bastone era scomparso.
Mercer rimase immobile a guardarlo, e annu fra s.
Spero che dopo questo rimanga qualcosa del tuo cervello,
cos possiamo scoprire cosa ti hanno fatto. Riprendi la
tua arma. Non mi interessa una vittoria sleale.
Arthur cominci a ridere. Sleale? Era fuori da ogni
realt.
Mercer gli stava davanti quasi immobile, ma in tutta
quell'arroganza Arthur colse un pizzico di insicurezza.
E io che credevo che voi foste creature avanzatissime!
In che senso non vuoi una vittoria sleale? Non dovresti
piuttosto ringraziarmi per averti portato qui, se
non siete nemmeno in grado di farlo da soli? Cos'altro avete perso?
Mercer doveva aver sentito ogni parola, ma non sembr
ascoltare.
La tua arma intim. Ora.
Arthur dovette far forza su se stesso per non mettersi a
urlare come un bambinetto. Doveva esserci qualcosa che
poteva fare. Mercer non conosceva per nulla quel mondo,
e quella era la sua debolezza. Arthur rivide con gli occhi
della mente tutto ci che era successo l dentro, e un
piccolo dettaglio risalt pi vivido degli altri. Era una
pazzia, ma non aveva nulla da perdere.
Pens a un osso, un femore, e lo sent nel pugno. Tagliato,
affilato e levigato per diventare una delle armi pi
primitive, una delle primissime che aveva usato. Una
parte dell'osso era limata per consentire una presa migliore,
tuttavia era abbastanza spesso da adattarsi bene
alla mano. L'estremit tondeggiante era massiccia, e poteva
facilmente spaccare un cranio; l'altra estremit era
acuminata, affilata e dura come un qualsiasi coltello. La
sensazione di tenere l'osso in mano era cos familiare che
Arthur si chiese se non fosse una copia esatta di quello
che aveva usato quando era stato un membro della casta dei guerrieri.
Voi siete un'infamia per l'universo dichiar Mercer,
e avanz su di lui facendo roteare la spada una volta.
L'attacco era semplice da prevedere, e Arthur lo blocc.
Due nuovi attacchi, che furono bloccati a loro volta.
Mercer lo stava saggiando, come se pensasse che Arthur
stesse cercando di ingannarla con il passaggio da un'arma
lunga a una corta. Quando sferr l'attacco vero e proprio,
accadde cos in fretta che Arthur non sarebbe riuscito
a bloccarlo con il femore neanche se avesse voluto,
ma d'altra parte non era quella la sua intenzione.
L'arma pi antica dell'uomo era l'uomo stesso.
La spada gli si abbatt vicino al collo, ma Arthur la
ferm con la mano. Per quale motivo l dentro non si sarebbe
potuto utilizzare qualsiasi oggetto come arma?
Il dolore non assomigliava a nulla che avesse mai provato
prima. Non era come se qualcosa gli avesse tagliato
una mano, ma come se fosse stato tagliato lui tutto intero,
in una volta sola. Come se tutto ci che lui era fosse stato
disgregato e ridotto a brandelli, pi e pi volte. Ma aveva arrestato l'attacco.
Ci volle un attimo prima che Mercer capisse cos'era accaduto, ma ormai era troppo tardi.
La punta penetr da sotto il mento dentro la testa come fosse stata aria.
Nessuna resistenza, niente sangue.
Solo un paio d'occhi che fissavano davanti a s fin quando non furono scomparsi assieme al resto del corpo.
Le supposizioni di Arthur non erano state del tutto esatte.
Qualsiasi cosa dicessero le leggende di Vlan Shock menzionate da Mercer, comportavano un'arma, e Arthur ne cap il motivo. Erano pensieri e forza di volont le armi con cui avevano combattuto, ma era pi difficile credere a certe idee che ad altre. Ora sent che le forze lo stavano abbandonando. Mercer non esisteva pi, ma nel mondo reale il suo corpo stava ancora sopra il suo, con il coltello in procinto di bucargli la gola. Anche priva di conoscenza, Mercer poteva finire per ucciderlo.
...
.
...
43.
...
.
...
Sono in tre, e stavolta hanno imparato.
Avrei dovuto saperlo, che non sarei riuscito a fuggire. Mi tasto in cerca del coltello, ma poi ricordo che  rimasto dentro di lui. Eccoli al mio fianco, mentre i proiettili fischiano dappertutto.
 una questione personale, non me la caver con un colpo alla testa. Non dopo avere ucciso suo fratello. Almeno avessi tenuto
un proiettile anche per me. Lui sbuca dal nulla e il bastone mi colpisce alle spalle.
Cerco di mantenere l'equilibrio, ma  troppo tardi. Mi legano stretto a una sedia.
Rispondi!
Mi sputa in faccia, ma io rido. Il martello mi frantuma un dito e tutto diventa nero. Sto gi andando verso un mondo dove
nessun dolore mi pu raggiungere. Ogni colpo non fa che avvicinarmi a una nuova vita.
Gli spari sono come scoppiettii in lontananza.
Non ho intenzione di rimanere qui, ma la voce mi trattiene.
Non vedo niente, eppure davanti a me c' lei, la prima. Il mondo mi strattona ancora a s e nel giro di un istante riecco il dolore. Grido, mi accascio, ma ci sono due braccia che mi reggono con infinita delicatezza, come se io fossi un neonato. Ma  la voce di lei a trattenermi devo arrendermi.
 ora di finirla.
...
.
...
Capitolo 42.
...
.
...
Il corpo di Mercer gli croll addosso come una marionetta
coi fili recisi. Il coltello cadde di lato e gli graffi la pelle,
vicino alla gola. Arthur prov a sollevarla, ma lei era
troppo pesante. Allora Arthur cerc di farla rotolare di
lato. Le orecchie gli fischiavano ancora, e tutto il dolore
era tornato con intensit rinnovata. Qualcuno grid.
Arthur chiam a raccolta le energie che ancora gli rimanevano,
e con un grosso sforzo si tolse da sotto il corpo
di Mercer. La pistola giaceva a terra, e Arthur la raccolse mentre si guardava attorno.
Paolo lo stava gi prendendo di mira.
Gli spari suonarono come piccoli scoppiettii attutiti.
Nello stesso istante attorno a lui si accesero scintille bluastre,
e i proiettili ricaddero a terra davanti ai suoi occhi.
Lo scudo avvolgeva sia lui che Mercer nei decimi di secondo in cui fu visibile.
Paolo sembr sorpreso al pari di lui.
Arthur prese la mira e spar un colpo.
Paolo url di dolore nell'attimo in cui il proiettile gli
colp la mano, e la pistola venne sbalzata via. Paolo cominci
a correre verso le macchine. Arthur spar ancora.
Il proiettile stavolta lo colp al ginocchio, e lui croll a terra.
Emma corse verso di loro. Nathaniel giaceva immobile,
ma c'era qualcosa di strano in lui. Una sostanza grigia
ribolliva dalle sue ferite, e si era gi estesa a ricoprire tutta
la met inferiore del corpo e parte di quella superiore.
Arthur cerc con gli occhi la tavoletta, e la localizz nel
luogo esatto in cui era atterrata dopo che Nathaniel l'aveva gettata a terra.
Paolo arranc bocconi verso la sua pistola.
Arthur lo prese di mira e stava per premere il grilletto
quando gli venne in mente che Paolo gli serviva pi da
vivo che da morto, o per meglio dire in un corpo che
rendeva possibile la comunicazione. Si rialz, raggiunse
il pi in fretta possibile la pistola e riusc a calciarla lontano
prima che Paolo potesse impossessarsene.
Sei arrivato troppo tardi comment Paolo con voce
tranquilla. Ricordava un bambino che aveva sonno e voleva
dormire. Poi si volt sulla schiena e guard in aria.
Stai mentendo disse Arthur.
Ho delle ragioni per mentire? Cosa hai fatto a Mercer?
Vallo a sapere. Non credo che torner.
Paolo non sembr credergli.
Emma pass accanto a loro correndo.
Quella ragazza  un tipo fuori del comune disse Paolo.
Arthur afferr la pistola dell'altro, svuot il caricatore
e scagli lontano le due parti.
Aiutatelo! E vivo! Aiutatelo! La voce di Emma era lacerante.
Non poteva essere vero. Nessuno era in grado di sopravvivere
a una simile esplosione. Ma la materia grigia
poteva provenire soltanto dalla tavoletta, e Arthur si fece
di colpo insicuro. Non poteva abbandonare Paolo senza
controllare se questi aveva addosso altre armi. Lo sguardo
di Paolo gli disse che aveva capito a cosa stava pensando.
Arthur estrasse delle fascette da elettricista da una tasca
dei pantaloni e infil la pistola nella fondina sotto l'ascella.
Paolo gli porse le mani prima che Arthur facesse in
tempo a chiederglielo. Non ebbe la forza di domandare
perch. Non ancora. Esamin la ferita sotto al ginocchio
di Paolo. Non era una forte emorragia. Poteva aspettare.
Per piacere, aiutatelo! grid Emma.
Arthur recuper la tavoletta e si sedette accanto a Nathaniel.
Emma era vicina alla sua testa, le mani rosse di
sangue, ma stranamente composta.
Nathaniel non era soltanto vivo, era anche cosciente. I
suoi occhi li cercarono entrambi, le sue labbra si mossero
appena. Arthur guard il corpo del compagno. L'intera
gamba sinistra era scomparsa, solo un moncone grigio
rimaneva all'altezza del fianco. La destra era ridotta a
brandelli dal ginocchio in su, e sotto non c'era rimasto
pi niente. Quella materia grigia era dappertutto, e l'emorragia si era arrestata.
Arthur si guard il braccio, dove il coltello di Mercer
aveva reciso i tendini. La stessa sostanza ricopriva anche
quella ferita. Emma teneva la mano a Nathaniel. Arthur
non sapeva cosa fare. Era solo la tavoletta a mantenere in
vita l'amico, ma era evidente che faceva gi il possibile.
La sostanza grigia copriva tutto lo stomaco.
Arthur non capiva come Nathaniel ci fosse riuscito, ma
doveva aver piazzato dell'esplosivo attorno alle gambe.
Dobbiamo fare qualcosa! grid Emma. Cos' questa roba? Via! Toglila!
Arthur appoggi la tavoletta sullo stomaco di Nathaniel.
Questa si illumin al tatto, e si incoll saldamente al corpo del compagno.
Ma cosa fai?!
L'unica cosa che pu salvarlo rispose Arthur, il pi calmo possibile.
Appoggi la propria mano sulla tavoletta e prov a
compiere alcuni movimenti nel modo in cui aveva visto
fare al Guardiano. L'oggetto reag al suo tocco, ma era
impossibile capire cosa stesse accadendo. Arthur chiuse
gli occhi e si concentr con tutte le sue forze per mandare
un messaggio alla tavoletta. Per un attimo avvert una
specie di contatto, che per svan rapido com'era sorto.
La tavoletta si fece sempre pi calda. La mano gli scottava,
ma Arthur non os lasciare la presa. Nathaniel ebbe
qualche colpo di tosse, le sue pupille si contrassero e per
un attimo sorrise attraverso i dolori.
Mi dispiace. La sua voce era roca e a malapena un sussurro.
Emma dapprima si spavent, poi le lacrime cominciarono
a colarle lungo le guance. Perch...? No, tu non
morirai. Non puoi. Ospedale, dobbiamo portarti in un ospedale.
Lo sguardo di Nathaniel era uno sguardo da fratello
maggiore. Emma, ascoltami. Qualunque cosa succeda,
devi fidarti di Arthur. Me lo prometti? Capisci quello che ti dico?
Emma li guard entrambi confusa. Ssh, non parlare.
Si asciug le lacrime e si rivolse ad Arthur. Chiama il 911.
Emma!
Lei sussult. La voce di Nathaniel non era pi alta di
una voce normale, ma suon quasi come un grido. Emma,
ascoltami. Non posso spiegare, ma tu devi fidarti di me.
Dobbiamo aiutarti, possiamo...
Emma... Nathaniel cominci a tossire, ma sostenne
lo sguardo della sorella.
S, prometto, prometto disse Emma, con le lacrime
che continuavano a rigarle le guance.
Nathaniel guard Arthur con occhi annebbiati. Li abbiamo fermati?
S rispose Arthur, e sper che fosse vero.
Stacc la mano dalla tavoletta: la palma era coperta da
piccole bolle. Temette che se il calore aumentava, avrebbe
dato fuoco ai vestiti di Nathaniel.
Quest'ultimo guard la tavoletta, e poi Arthur. Non
riuscir a tenermi in vita ancora a lungo, ormai. Posso
sentirlo, in un certo senso. Devi portarla con te.
Lentamente, le palpebre di Nathaniel si chiusero.
No, no, no grid Emma. Non puoi morire! Nathaniel, non puoi!
Un piccolo sorriso apparve all'angolo della bocca del
fratello, ma gli occhi rimasero chiusi. Emma, avrei rifatto
tutto di nuovo, solo per te. Ma molte pi vite erano in
pericolo, ed  andata bene. Vi voglio un bene immenso,
Emma, ma tanto questo lo sai. Apr gli occhi e guard
verso il cielo. Strano. Non sono mai stato un sostenitore
della vita dopo la morte, ma in questo momento non
avrei niente in contrario. Grazie, Arthur. Abbi cura di loro per me.
La sua testa scivol quasi impercettibilmente di lato, il
sorriso ancora sulle labbra. Sembrava che la tavoletta
avesse riportato indietro il vecchio Nathaniel per un breve momento.
Emma si gett su di lui gridando pi volte il suo nome.
Ad Arthur sembr per un attimo di essersi staccato dal
suolo, come se vedesse tutto da molto lontano. Da qualche
parte dentro di lui c'era un buco che si espandeva
pian piano. Si rialz, e avrebbe voluto essere da tutt'altra
parte. Ma non aveva ancora finito.
Paolo era calmo come prima, l dove stava disteso con
le mani sullo stomaco e la gamba illesa tirata un po' su.
Dov' la bomba? chiese Arthur.
Sottoterra,  ovvio.
Come hai intenzione di farla esplodere?
Il meccanismo di conto alla rovescia  gi stato attivato.
Non resta che aspettare.
Arthur gli immobilizz anche i piedi con le fascette da
elettricista e and alla tenda da cui aveva visto uscire Paolo
e Mercer. L'interno assomigliava a un piccolo laboratorio,
con diverse apparecchiature piazzate su tavoli lungo
i lati. Un tavolo in particolare attrasse la sua attenzione:
sopra c'era un computer portatile collegato a qualcosa
che sembrava un trasmettitore, oltre a una vecchia scatola
arrugginita su cui c'erano grossi pulsanti che potevano
essere del secolo passato. Tutti gli apparecchi erano
collegati fra loro con cavi dall'apparenza casalinga che
sembravano essere stati collegati in gran fretta.
Arthur prese il cellulare e compose il numero di Raven,
che per non rispose. Arthur clicc su un tasto del computer,
e gli fu richiesta una password. Prov le password
che il Guardiano aveva trascritto per loro dai computer
trovati nella fattoria, e al terzo tentativo ebbe l'accesso.
Per un attimo fu certo che fosse una trappola, e che l'apparecchio
gli sarebbe esploso in faccia, ma non accadde
nulla. Prov ancora una volta a chiamare Raven.
Sullo schermo apparve una finestra di dialogo.
Arthur cominci a passare in rassegna i comandi usati
di recente. Uno si distingueva dagli altri: era la parola
russa per Controllo'. Arthur clicc Invio e la finestra si
riemp di testo. Tutto era in russo, e alla fine c'era una casella
di testo con cursore lampeggiante in attesa di un
nuovo comando. Arthur ci digit la parola per Stato'.
Innescata. 74,36,14.
Riprov.
Innescata. 74,36,10.
Arthur esamin con attenzione la riga di comando,
prima una volta, poi un'altra. Solo uno di essi era esattamente
ci che cercava, ma volle assicurarsene una volta
di pi prima di inviare l'ordine di disattivazione della
bomba.
L'urlo di Emma gli perfor ogni fibra del corpo.
Arthur si precipit fuori. Controll per prima cosa
Paolo, il quale aveva sollevato la testa e guardava anche
lui Emma. Lei era seduta, sola. Nathaniel era scomparso.
Solo piccoli resti rimanevano al suolo.
Che diavolo  successo? domand Paolo.
Arthur non disse niente, ma rientr nella tenda. Sent
gli occhi di Paolo conficcarglisi nella schiena.
Si trov davanti la riga di comando lampeggiante.
Dopo una breve esitazione, richiese un aggiornamento
sullo stato.
Disattivata.
Arthur non sent nulla. N speranza, n sollievo. Rimase
semplicemente a fissare lo schermo. Per l'ennesima
volta prese il cellulare e compose il numero di Raven.
Hai un minuto di tempo fu il secco saluto di lei. In
sottofondo si sentiva il ticchettio costante di una tastiera.
La bomba  sottoterra, ma credo di averla disinnescata.
Eh? Come credi?
Perlomeno  quel che c' scritto sullo schermo.
Sarebbe una cosa buona che tu ne fossi sicuro, per la
miseria.
Tu come sei messa?
Sono pi bravi di quel che credessi, ma ho la loro attenzione.
Bene. Nathaniel  morto.
Al telefono si fece un breve silenzio. E gli altri?
Emma  viva, Mercer  morta, in un certo senso. Paolo  vivo.
In un certo senso? Come sarebbe a dire?
Non ci pensare,  morta. Hai suggerimenti per cosa
devo fare adesso?
Elimina tutto ci che pu metterti in relazione al luogo.
Magari puoi usare dell'esplosivo? Non so. Ma quando
prima ti ho detto un minuto non era uno scherzo. Tu
stai bene?
Ad Arthur venne pi che altro voglia di ridere di quella
domanda. Sopravviver. Quanto tempo credi che abbia
prima che arrivino le autorit?
Almeno una mezza giornata, ma forse non molto di pi.
Va bene, ti richiamo dopo. Non so ancora come far ad andarmene da qui.
Ok, in bocca al lupo.
Emma guardava fisso davanti a s. Teneva fra le mani
la tavoletta, che ripuliva minuziosamente da terriccio e
polvere. Arthur and da lei e le si accoccol di fronte.
Lei gli porse la tavoletta come in trance. Sono pazza?
C' qualcosa che non va in me?
Arthur prese la tavoletta, ma non le lasci la mano.
Ascoltami. Quello che ha tenuto Nathaniel in vita cos
a lungo  anche quello che ha causato la sua scomparsa.
So che lui ha fatto tutto questo per te, ma non so per quale
motivo. Dobbiamo andarcene da qui. Tra poco arriver
gente. Pensi di farcela?
Gli occhi di Emma guizzarono incontrollati attorno.
Era come se non volesse fissare lo sguardo su nulla di
ci che la circondava, e chiudendoli si risvegliavano immagini
ancora peggiori.
Arthur le strinse forte la mano. Emma! Nathaniel voleva
che ce ne andassimo da qui. Capisci?
Lei annu.
Ok, sali su una delle macchine. Sai guidare?
Lei annu di nuovo.
Arthur si alz e quasi la tir su di peso. Emma cominci
a camminare. Arthur la segu passando oltre Paolo,
che sembr non esistere per lei.
Aspettami in una delle macchine, vedi se riesci ad accendere
il motore, e tieniti pronta a partire.
Arthur attese che Emma fosse arrivata a met strada
verso le auto, poi si volt e torn da Paolo.
Cosa hai intenzione di fare di lei? domand quest'ultimo.
Arthur sent crescere in s il disgusto, ma non sapeva
se era a causa dei risvolti impliciti della domanda, o perch
ci aveva gi pensato anche troppo. Portarla via di
qui. Lei non sa nulla.
Ne sa abbastanza. Dopotutto ho risposto di buon
grado alle sue domande. Non che mi abbia creduto.
Neppure Arthur gli credette, neanche per un secondo.
Sai chi era veramente Mercer? Sai perch qualcuno
vuole ucciderci? O sei semplicemente cos debole che ti
lasci volentieri usare da loro?
Ha qualche importanza? Non so cosa siano, ma sono
sempre esistiti.  stata una scelta mia, non loro. Avrei potuto
fermare tutto in qualunque momento, posso farlo
adesso, se voglio
Ma non vuoi.
Non mi dire che non mi capisci, te lo leggo in faccia.
Una parte di te sa benissimo di cosa sto parlando.
Forse lo capisco meglio di te. Non per questo diventa giusto.
Paolo si tir su a sedere. Giusto, sbagliato, qui non c' una soluzione. Se tutti muoiono perch io premo un pulsante,
perch non farlo? Tanto tutti muoiono, prima o poi.
Lo sai che  impossibile uccidere tutti, qualunque cosa tu faccia. Qualcuno sopravviverebbe. Tutto ci che otterresti
 di riportare indietro il tempo. Lei ti ha usato, ti ha manipolato fin dall'inizio, e tutto per uno scopo di cui
tu evidentemente non sai nulla.
Vedremo. In ogni caso adesso  troppo tardi per tornare indietro. Tra qualche anno questo posto esploder,
e il mondo con lui.
3Fg0j7.
Paolo sembr aver ricevuto una scossa elettrica.
Vuoi che continui? Za84jkL, giusto?
Paolo si irrigid per un attimo, prima di sferrare un
calcio con le gambe legate. Evitarlo fu facile. Il suo volto
era contorto dalla rabbia. Bastardo! Ti uccider!
Arthur non sent nulla.
Sollev la pistola. Lo so che non vuoi dirmi niente
adesso, ma avrai abbastanza tempo per ripensarci. Ci vediamo
tra qualche mese, io e te. Goditi la tua vita da neonato.
Non piangere troppo.
Lo sguardo di Paolo non vacill.
Arthur premette il grilletto, una volta sola.
Dapprima perquis le tasche di Paolo, poi and dove era
caduto Nathaniel e raccolse la tavoletta. Era ancora calda
al tatto. Svuot anche le tasche di Mercer, e prese quello
che trov. Non sapeva che genere di corpo Mercer si fosse
fabbricata, ma c'era il rischio che contenesse segreti che
era meglio non cadessero in mani altrui.
Ricord le parole del Guardiano a proposito della tavoletta.
Sollev il braccio di Mercer e ci infil sotto l'apparecchio.
Subito dal nulla scaturirono dei lunghi fili grigi
che in men che non si dica avvilupparono tutto il corpo.
Arthur riprese la tavoletta e indietreggi. Il corpo
emise un bagliore rosso e si disintegr con un piccolo
sbuffo d'aria. Perlomeno su quello il Guardiano non aveva mentito.
Per un attimo Arthur valut la possibilit di rovistare
in tutte le tende, ma era sicuro che non avrebbe trovato
nulla di pi. Tutto ci che voleva era allontanarsi da quel
luogo il pi in fretta possibile. L'accampamento sarebbe
stato perquisito da innumerevoli persone.
L'ultima cosa che fece fu versare una tanica di benzina
sui corpi. Ci gett sopra un fiammifero e se ne and. Ma
l'odore di carne bruciata lo raggiunse lo stesso.
Emma part nell'attimo in cui Arthur si sedette in macchina.
Le ruote slittarono sulla ghiaia, sparando sassolini
contro l'auto parcheggiata dietro. La velocit era esagerata,
e Arthur preg Emma di rallentare. Non avevano
fretta. Nessuno sapeva cos'era successo in quel luogo,
non ancora. Arthur estrasse il cellulare e mand un
SMS a Raven pregandola di annullare l'aereo il prima possibile.
Cosa doveva fare adesso? E come doveva regolarsi con
Emma? Credeva tuttora che Nathaniel non le avesse raccontato
ogni cosa, ma non ne era pi del tutto sicuro.
Lei teneva entrambe le mani strette attorno al volante,
i tendini visibili sotto la pelle bianca. Sedeva protesa leggermente
in avanti, e sembrava cos concentrata che Arthur
si chiese se avesse sentito che le aveva detto di diminuire la velocit.
Emma, rallenta ancora. Devo chiederti una cosa.
Lei non rallent, ma fece un cenno di assenso col capo.
Ti hanno detto che cosa stava succedendo? Cosa volevano fare?
Hanno detto che avevano una bomba atomica. Che
volevano far saltare in aria l'intero parco.
Arthur sent un nodo alla bocca dello stomaco. Hanno
detto chi erano e perch ti avevano rapito?
No. Il ragazzino ha detto che Nathaniel aveva qualcosa
che a loro serviva. Un'arma. Io non gli ho creduto.
Nathaniel non avrebbe mai tenuto con s un'arma. Giusto?
Giusto. Ti ha raccontato qualcosa su di me, o su se stesso?
Cosa sta succedendo? Perch vogliono far saltare in
aria il parco? Non ha alcun senso! Voi chi siete?
Non posso spiegartelo. Nathaniel non voleva che tu
venissi coinvolta in tutto questo.
Ma lo sono gi! Nathaniel  morto! Cosa devo raccontare a Martha?
Era cos semplice. Troppo semplice. Niente pi domande.
Non devi dire nulla. Non devi parlare con nessuno di
ci che  accaduto qui, mai, con nessuno. Se lo fai, ti garantisco
che qualcuno roviner le vostre vite. Quello di
cui tua sorella verr informata  che Nathaniel  morto
in un incidente da qualche parte nel mondo. Non ha bisogno
di sapere il resto,  la cosa migliore e pi sicura
per entrambe. Sent lui stesso quanto duro suonasse
quel messaggio. Non intendevo spaventarti. Le persone
che ti hanno rapito non ci sono pi, e non torneranno.
Le autorit ben presto verranno informate, e faranno
tutto il possibile per scoprire cos' successo. Ma non ci
riusciranno. Non devi dire niente a nessuno. Nathaniel
e io siamo gli unici a sapere, e ho promesso a Nathaniel di tenerti al di fuori.
Nathaniel ha detto che dovevo fidarmi di te. Nathaniel non si fidava mai di nessuno. E tu hai sparato a quel ragazzino.
Arthur cerc di immaginare il turbine di pensieri che doveva agitarsi nella mente di Emma. Aspett che lei dicesse qualcosa. Il silenzio era soffocante. La pistola gli premeva nel fianco. La tir fuori, l'asciug e la lanci fuori dal finestrino. Cosa doveva fare adesso? Tutto era finito, ma la sensazione di vuoto interiore non era diminuita.
Si pent di aver sparato a Paolo. Perch non aveva pensato a portarlo via con s in macchina?
Pensieri idioti, non erano altro che pensieri idioti.
La strada sterrata fin. Per un attimo Arthur quasi rimpianse gli scossoni e i sobbalzi. Emma guidava come se sapesse dove andare.
Dove stai andando? chiese Arthur.
A casa.
Allora dobbiamo prendere un pullman, un treno o un
aereo. Non possiamo usare questa macchina a lungo.
Emma sembr riflettere, poi annu. Accost al ciglio e
si ferm di colpo. Abbiamo una carta stradale?
Arthur cerc di richiamare alla memoria la mappa che
aveva studiato prima. Conosceva le strade, ma sapeva
ben poco su quali possibilit di trasporto pubblico si trovassero
nelle vicinanze.
Continua pure su questa via. Dopo un po' arriveranno
dei cartelli. Dirigiamoci a sud-ovest. Andiamo a Salt
Lake City.
Emma ripart, all'apparenza soddisfatta della risposta.
Arthur non sapeva per quanto tempo lei avrebbe resistito.
Probabilmente avrebbe continuato a guidare fino a
crollare. Doveva lasciarla subito dopo averla messa sulla
via di casa? I pensieri gli si agitavano nella mente, senza
trovare alcuna risposta.
Il rumore lo svegli.
Un basso profondo, come se qualcosa stesse rotolando
dentro le ruote della macchina. Proveniva da ogni dove e
da nessun luogo preciso. Dapprima Arthur pens che ci
fosse qualche guaio al motore, ma non sembrava che
Emma avesse notato nulla.
Cos' questo rumore? chiese Arthur.
Quale rumore?
Quel rumore basso, come una specie di brontolio.
Emma diminu la velocit e si protese in avanti, come
se questo potesse servire. Ma io non sento niente!
Ferma la macchina, per piacere.
Arthur usc.
Il rumore si fece ancora pi forte. Non veniva dalla macchina, era ovunque.
Che diavolo ?
Come se qualcuno avesse sentito la sua domanda, la terra
cominci a tremare debolmente. Arthur spalanc le
braccia per mantenere l'equilibrio. Si volt verso la zona
che avevano abbandonato. Gli alberi cadevano al suolo come
in una coreografia di danza, spaventosa e bellissima allo
stesso tempo. In lontananza franavano fianchi di montagne.
Il rumore era assordante. Emma rimase seduta immobile,
con le mani sul volante, come se niente fosse.
Il suolo sotto i suoi piedi si innalz spaccandosi, mandandolo
a finire a terra a gambe levate. Arthur chiuse gli
occhi e si aggrapp al terreno. Non credeva alle casualit,
e c'era solo una cosa che poteva aver provocato il terremoto
in quel momento. Una strana sensazione gli dilag per
il corpo. Dapprima non la riconobbe. Poi ci lott contro.
Quello che provava era sollievo. Il panico lo afferr con
la stessa facilit con cui il terremoto falciava gli alberi.
Tutti i bastioni di difesa crollarono, e di colpo Arthur
si ritrov di nuovo nella savana.
Le fiamme erano alte metri, su tutti i fronti. Gli ruggivano
intorno, assieme alle urla degli animali, che in preda
al panico e alla pazzia si attaccavano l'un l'altro. Non
c'era alcun luogo in cui rifugiarsi. Il calore lo colp in
raffiche che gli bruciarono la peluria sulla pelle. Il cielo era un buco nero.
Arthur cadde in ginocchio e cerc di ritrovare la propria
voce, ma respirare era doloroso. Qualcosa dentro
di lui urlava, ma c'era anche una voce quieta, un debole
sussurro che lo calm. Non era forse questo ci che lui voleva,
ci che attendeva da cos tanto tempo? Arthur si costrinse
a rialzarsi. Guard le fiamme e desider che sparissero.
Tutto ci che provava era un senso di vuoto. Un vuoto
infinito, che risucchiava tutti i sentimenti e gli suscitava
un intenso desiderio di addormentarsi.
Le fiamme si allargarono e giocarono con lui, costringendolo
a spostarsi. Gli animali urlavano come ossessi
intorno alla pozza d'acqua. Il fuoco stringeva il cerchio
attorno a loro, e qualcuno salt nelle fiamme per pura
disperazione. Il mondo veniva divorato sotto i suoi occhi.
Si accorse a malapena di un movimento ai margini del suo campo visivo.
Il leone avanz su di lui, del tutto incurante del caos che
infuriava attorno a loro. C'era qualcosa di regale nel corpo
muscoloso che si avvicinava. Gli occhi che lo fissavano
erano lo specchio di un'anima perduta. Spalancando le fauci, il leone rugg verso di lui.
Ogni cosa si plac.
Le fiamme cessarono e lasciarono il posto a un freddo
buio che gli penetr fin dentro il corpo facendo irrigidire
i muscoli. Si sent immensamente stanco. Non ce la faceva
pi. Non era questo che voleva, ma non ce la faceva
pi a lottare. Tutto doveva aver fine.
Il leone venne verso di lui senza esitare. Con un enorme
balzo gli si lanci contro in silenzio. Arthur pot vedere
ogni dettaglio della bestia con una chiarezza innaturale:
i denti, gli artigli, i baffi, la criniera, tutto era come
sotto una lente di ingrandimento. Chiuse gli occhi e abbass le spalle.
Sembr trascorrere un'eternit.
Non c'era alcun pensiero nella sua mente. Una volta
tanto, ogni cosa era ferma e silenziosa.
Era un'eternit.
Perch mai voleva togliersi la vita?
Non os aprire gli occhi. Un vento fresco lo accarezz
sulle spalle, portando con s il familiare profumo della
savana. Caldo e sole gli fecero ardere il corpo. Gli occhi
gli bruciarono, quando li socchiuse per scrutare l'orizzonte.
Non  ancora finita. Non ancora.
La voce era l, proprio davanti a lui, ma non lo spavent.
Il leone era sparito. Qualcosa cominci a prendere
forma. Migliaia di piccole gocce di pioggia danzavano
nell'aria, si fusero luna con l'altra e formarono una figura.
Arthur riusc a discernere braccia, gambe, un tronco e
una testa, ma la figura si disfaceva in continuazione e si
dissolveva in qualcos'altro. Non faceva mai in tempo a
pensare a ci che vedeva prima che fosse scomparso.
Arthur chiuse gli occhi per cercare di concentrarsi abbastanza
da parlare. Sei il Guardiano?
I sentimenti della creatura traboccarono su di lui. Lo
avvolsero di gioia, orgoglio, tristezza, scetticismo, incertezza
e curiosit. Laddove il Guardiano era stato un rubinetto
da cui sgocciolavano sensazioni, questo era un fiume in piena.
Non esiste nessun Guardiano. Hanno frainteso la
funzione in cui sono incappati.
La voce era esattamente come la forma: danzava tra un
tono e l'altro. Arthur ud in contemporanea molte voci
conosciute. Il padre e la madre, Nathaniel, Paolo, il Guardiano.
Non era una sola lingua. Erano tutte, ma insieme
divennero qualcosa di pi che una somma delle parti.
Ogni parola era perfetta. Non c'era spazio per malintesi,
e allo stesso tempo erano presenti tutte le sfumature.
Sei uno di coloro che ci hanno creato? Arthur riapr
gli occhi. Non pot vedere alcun volto, ma ciascun sentimento
si poteva leggere come una parola. Non c'era nulla
di ostile. La creatura nutriva un profondo rispetto per
lui, e al tempo stesso era insicura nei suoi confronti.
Cos'era accaduto?
Tu non eri solo te stesso. Voi non siete stati creati per
affrontare le memorie l'uno dell'altro. Dentro di te ormai
c'era anche l'altro, e questo stava per distruggerti.
Arthur non avvertiva alcuna differenza rispetto a un
attimo prima. Si ricordava ancora quello che aveva vissuto
Paolo.
Non  possibile per te avvertire la differenza, perch
ho eliminato ci che era fuori posto.
Arthur indietreggi. Tu sai quello che penso.
Un sentimento si fece pi forte degli altri: umilt.
In questo momento s. Ma ora ti lascio.
Non capisco. Perch sei qui? Perch proprio ora?
Vergogna.
Ho scelto di mostrarmi ora.
Perch la creatura si vergognava?
Chi siete? Perch ci fate questo? E stata la bomba a
causare il terremoto, vero?
Noi siamo ci che siamo, ma non abbiamo nulla a
che fare con questo. Il terremoto  venuto dalla bomba.
Quindi non l'ho fermata? Arthur avvert l'amarezza dentro di s.
Tristezza.
Io l'ho riattivata.
Cosa?!
 l'alternativa migliore.
Le parole erano appesantite da una tale pregnanza di significato che ascoltarle faceva male.
Arthur sapeva di non desiderare la risposta, ma doveva chiedere. Perch? Come pu essere questo il meglio per l'umanit?
Speranza.
Vi d tempo.
Tempo per cosa? Non possiamo arrestare il terremoto
adesso.
Avete tempo per pianificare, perch sarebbe successo
comunque.
Immagini gli vorticarono nella mente. Il vulcano che
stava per risvegliarsi alla vita da solo, dopo centinaia di
migliaia di anni di sonno. La bomba che avrebbe reso l'esplosione
meno intensa.
Quell'improvvisa consapevolezza gli fece dimenticare
di respirare. Non voleva che fosse vero. Non poteva essere
vero. Tutto, ma non questo. Non era giusto. Era assurdo.
P-perch? balbett. Perch tutto questo, se non
serve a nulla?
Non posso darti spiegazioni. Noi non abbiamo il
permesso.
Noi. Noi chi? Chi  Mercer, chi  il Guardiano? Cosa
volete da noi?
Aspettativa.
Voi non siete pronti per la risposta. Non ancora.
Pronti?! Qualcuno ci vuole sterminare, ucciderci tutti!
Dolore.
Ci sono destini peggiori della morte.
Allora perch mi avete fermato? Perch non mi avete lasciato morire? Arthur avvert una sottile sensazione di disagio dopo aver formulato la domanda. Non aveva inteso parlare cos.
Vergogna. Orgoglio. Curiosit.
Equilibrio.
Equilibrio?
Curioso.
Non arriv alcuna risposta.
Quello di Paolo? Equilibrio tra cosa?
No, Paolo ha il suo proprio equilibrio.
Meraviglia.
Vuoi dare a Paolo un nuovo inizio?
Un nuovo inizio? Cosa intendi dire? Ho bisogno di
Paolo e della sua conoscenza. Devo sapere che cosa ha
progettato.
Non hai risposto alla domanda.
Non capisco cosa mi stai chiedendo!
Lo capirai. Sar una tua scelta.
Tutti i sentimenti scomparvero, e rimase soltanto uno
strano buco nello spazio. Le gocce di pioggia si muovevano
pi lentamente e offrivano solo un lieve accenno di
tutte le forme che avevano creato.
La creatura era sparita.
I sentimenti si agitavano selvaggiamente dentro di lui,
ma Arthur non aveva pi alcun bisogno di nasconderli.
Era un bene che ci fossero. Sapeva cosa c'era alle sue
spalle, aveva un'idea di cosa doveva fare. Il mondo era
ancora un incubo a cui fare ritorno, ma lui non aveva
paura. Non c'era pi nessun vuoto. Esistevano daVvero
destini peggiori della morte.
Apr gli occhi.
Il terremoto era finito, per quella volta.
Arthur sedette in macchina, tolse le mani di Emma dal
volante e le tenne fra le sue.
Erano solo le sue lacrime a scorrere.
...
.
...
43.
...
.
...
Apro gli occhi.
Lei  seduta sulla sedia davanti al letto e mi guarda come se avesse sempre saputo che ero sveglio.  molto pi giovane di
quanto la sua voce faccia pensare. Guardo il mio corpo, vedo le suture e le bende, ma non sento nessun dolore. Le dita dei piedi si tendono a dovere e sento le ginocchia che sfregano Luna contro l'altra. Non sono paralitico, n anestetizzato. Lei si alza e mi porge un bicchiere con una cannuccia.
Andr tutto bene.
Lo dice come se fosse un'ovviet. Mi verrebbe quasi da sorridere, ma mi limito a scuotere la testa. Subito lei fa la stessa cosa, ma la sua espressione  una strana mescolanza di tristezza e rabbia.
 stato difficile trovarti.
Io non dico niente.
Sarebbe ora di fare ci che devi.
Chi  questa donna?
Sei pronto a decidere per la fine?
...
.
...
Epilogo.
...
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...
L'aria fredda le pizzic le guance. Emma soffi fuori il fumo in un filo lungo e sottile che alla luce del cartello al neon gi in strada assunse un bagliore bluastro. Delle voci troppo alte e penetranti risero, producendo un'eco tra le alte pareti. Emma si sporse oltre la balaustra del balcone e picchiett col pollice sulla sigaretta. Una delle persone lanci una bottiglia, che si frantum a terra con uno schianto.
La sigaretta vol verso il suolo.
L'aria nella stanza le si appiccic addosso come un vecchio amico. Emma scavalc il mucchio di vestiti e salt sul letto. La luce del salvaschermo le rese il viso ancora pi pallido. Tocc la tastiera per riportare sullo schermo il documento.
Quante volte ormai lo aveva letto?
Arrivata a quindici, aveva perso il conto. Non sapeva ancora cosa credere. Fiss la data sulla lettera. Non aveva alcuna sensazione del tempo trascorso. Nessuna percezione di tutti i giorni che erano passati da quando si era chiusa dentro, ossessionata da una cosa sola. C'erano momenti in cui desiderava non aver mai ricevuto la lettera.
Quella breve lettera che consisteva in tre righe, e che lei aveva impiegato mesi a decifrare. Tre righe che l'avevano condotta al documento davanti a lei. Tre righe che Nathaniel le aveva lasciato, nella certezza che solo lei avrebbe capito cosa intendeva.
Era come se qualcuno le avesse dato un ceffone in pieno viso, forte.
Prese un'altra sigaretta, ma la gett via. Scorse le pagine fino alla fine: Non so se faccio bene a raccontarti questa storia. Non so come ti sentirai dopo. Se stai leggendo questo messaggio, allora non sono pi in vita.
Ho dovuto scriverlo, cos che tu sapessi. Ma non  solo per te che l'ho fatto. La mappa in allegato mostra come trovare la Biblioteca.  la tua unica probabilit di trovare Arthur o Raven.
Sono certo che farai ci che ritieni giusto. L'ho scritta perch voglio che tu sappia che la mia storia non  un'invenzione, e perch voglio che tu conosca la verit sul mondo. Mi dispiace di non esserci pi. Vi voglio un bene immenso.
Nathaniel
...
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44.
...
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...
L'ultima pedina  pronta.
Siamo tutti altrettanto strani nelle nostre mancanze? Io non sento pi il vuoto, quel buco che inghiotte tutto, l dove dovrei avere un'anima. Al suo posto c' la calma, la consapevolezza che fra poco sar finita. Per quanto tempo ho desiderato diventare adulto e vivere una vita normale? Adesso  la morte a tranquillizzarmi, la morte che mi permette di riposare.  cos che si sentono le persone anziane? Eppure da qualche parte dentro di me c' l'idea che la calma renda piacevole la vita. Mi spaventa pi di ogni altra cosa. Pi del fatto che quel vuoto possa tornare. E io non ce la faccio pi.
Perdonami, ma non ce la faccio pi.
...
.
...
FINE.